La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 138 (Vulgata 137): Confitebor tibi, il rendimento di grazie davanti agli Angeli
Il salmo 138 delle Bibbie moderne, salmo 137 della Vulgata, è il *Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo*: il ringraziamento di Davide esaudito, che canta a Dio «al cospetto degli Angeli». Qui sotto trovate il testo completo nella traduzione di mons. Antonio Martini con la Vulgata a fronte, versetto per versetto; seguono la spiegazione, il posto del salmo nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo. Se cercate “Signore, tu mi scruti e mi conosci”, è il salmo seguente.
Cercate il salmo 137 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 136.
1 Ipsi David. Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo, quoniam audisti verba oris mei. In conspectu angelorum psallam tibi ;
1 Dello stesso Davidde. Darò lode a te con tutto il cuor mio, o Signore: perché hai ascoltate le voci della mia bocca.
2 adorabo ad templum sanctum tuum, et confitebor nomini tuo : super misericordia tua et veritate tua ; quoniam magnificasti super omne, nomen sanctum tuum.
2 Al cospetto degli Angeli canterò inni a te: adorerò nel tuo tempio santo, e darò lode al tuo nome, A motivo della tua misericordia, e della tua verità, perché sopra qualunque cosa hai esaltato il tuo santo nome.
3 In quacumque die invocavero te, exaudi me ; multiplicabis in anima mea virtutem.
3 In qualunque giorno io ti invochi, esaudiscimi: moltiplicherai nell'anima mia la fortezza.
4 Confiteantur tibi, Domine, omnes reges terræ, quia audierunt omnia verba oris tui.
4 A te dian lode, o Signore, tutti i re della terra, perché hanno udite tutte le parole della tua bocca:
5 Et cantent in viis Domini, quoniam magna est gloria Domini ;
5 E cantino le vie del Signore, perché grande è la gloria del Signore.
6 quoniam excelsus Dominus, et humilia respicit, et alta a longe cognoscit.
6 Perché il Signore è eccelso, e sopra le cose basse getta i suoi sguardi, e le alte mira da lungi.
7 Si ambulavero in medio tribulationis, vivificabis me ; et super iram inimicorum meorum extendisti manum tuam, et salvum me fecit dextera tua.
7 Se io camminerò nel mezzo della tribolazione tu mi darai vita; e contro l'ira de' miei nemici stendesti la mano tua, e la tua destra mi salvò.
8 Dominus retribuet pro me. Domine, misericordia tua in sæculum ; opera manuum tuarum ne despicias.
8 Il Signore farà mie vendette; Signore, la misericordia tua è per sempre: non disprezzare le opere della tua mano.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 138 o salmo 137?
Il numero 138 è quello della Bibbia ebraica, ripreso dalle Bibbie moderne e dalla CEI. La Vulgata e la liturgia latina, che contano come uno solo i salmi 9 e 10 dell'ebraico, lo numerano 137. È lo stesso testo, che la Chiesa designa con le prime parole, Confitebor tibi, Domine, «Darò lode a te».
Lo scarto produce due equivoci, e molti cadono nel primo. Il celebre salmo “Signore, tu mi scruti e mi conosci” non è questo: è il salmo 139 delle Bibbie moderne, salmo 138 della Vulgata, Domine, probasti me. Chi usa un libro liturgico o un sussidio con la numerazione antica lo chiama dunque “salmo 138”, e ha ragione nella sua numerazione; ma nella Bibbia CEI il salmo 138 è il ringraziamento di questa pagina. Il Domine, probasti me ha la sua pagina: salmo 139 (Vulgata 138), Signore, tu mi hai scrutato. Il secondo equivoco riguarda il numero 137: nelle Bibbie moderne è il Super flumina Babylonis, «Sulle rive de' fiumi di Babilonia», che nella Vulgata è il salmo 136. Riassumendo:
- Salmo 138 CEI = Confitebor tibi, il rendimento di grazie, questa pagina (Vulgata 137).
- “Salmo 138, Signore tu mi scruti e mi conosci” = salmo 139 CEI, Vulgata 138.
- Salmo 137 CEI = Super flumina Babylonis, Vulgata 136.
La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 138?
È il canto di un uomo che ha pregato nell'angustia ed è stato ascoltato. Il titolo lo attribuisce semplicemente a Davide, «Dello stesso Davidde», e la Vulgata lo fa cominciare con la parola che lo riassume, Confitebor: «Darò lode a te». Molti lo cercano come “inno di ringraziamento”, ed è il nome giusto.
La lode di tutto il cuore (v. 1-3)
«Darò lode a te con tutto il cuor mio, o Signore: perché hai ascoltate le voci della mia bocca» (v. 1). Sant'Agostino ricorda a proposito di questo verbo che la confessione, nella Scrittura, non è soltanto l'accusa dei peccati: è anzitutto la confessione della gloria di Dio. Davide loda senza riserve, «con tutto il cuor mio», e nomina i due attributi che tornano in tutto il Salterio: «A motivo della tua misericordia, e della tua verità» (v. 2), la bontà che promette e la fedeltà che mantiene. Il frutto della preghiera esaudita non è soltanto la liberazione: «moltiplicherai nell'anima mia la fortezza» (v. 3).
Al cospetto degli Angeli
Il versetto 2 contiene un'espressione che la liturgia ha reso celebre: «Al cospetto degli Angeli canterò inni a te: adorerò nel tuo tempio santo» (v. 2). L'ebraico porta una parola che si può rendere “gli dèi” o “le potenze celesti”; la Settanta e la Vulgata hanno inteso in conspectu Angelorum, ed è questa la lettura del Martini. Esprime una verità costante della fede: la preghiera della Chiesa sulla terra si unisce alla lode degli spiriti beati.
San Giovanni vede i seniori prostrati davanti all'Agnello con «nappi d'oro pieni di materie odorifere, che sono le orazioni de' santi» (Apocalisse 5, 8). San Benedetto, nella sua Regola, cita proprio questo versetto per insegnare ai monaci come stare in coro: si salmeggia davanti a Dio e ai suoi Angeli. Su questi messaggeri di Dio, vedete la pagina sull'angelo custode e quella sui nove cori angelici.
I re della terra (v. 4-6)
Il ringraziamento si allarga d'un tratto a tutte le nazioni: «A te dian lode, o Signore, tutti i re della terra, perché hanno udite tutte le parole della tua bocca» (v. 4). I Padri vi hanno letto l'annuncio della conversione dei popoli al Vangelo. Il centro del salmo ne dà la legge spirituale: «Perché il Signore è eccelso, e sopra le cose basse getta i suoi sguardi, e le alte mira da lungi» (v. 6). Dio si china verso l'umile e tiene a distanza il superbo, come riassume san Giacomo: «Dio resiste a' superbi, e agli umili da la grazia» (Giacomo 4, 6).
La fiducia per l'avvenire (v. 7-8)
Gli ultimi due versetti, spesso cercati da soli, volgono il ringraziamento verso il futuro. «Se io camminerò nel mezzo della tribolazione tu mi darai vita; e contro l'ira de' miei nemici stendesti la mano tua, e la tua destra mi salvò» (v. 7): chi è stato esaudito una volta sa che lo sarà ancora. Poi la conclusione: «Il Signore farà mie vendette; Signore, la misericordia tua è per sempre: non disprezzare le opere della tua mano» (v. 8).
“Farà mie vendette” vuol dire: prenderà le mie difese, mi renderà giustizia. L'anima si sa opera di Dio e gli chiede di compiere ciò che ha cominciato. San Paolo esprime la stessa certezza scrivendo ai Filippesi: «colui, il quale ha principiato in voi la buona opera, la perfezionerà fino al giorno di Cristo Gesù» (Filippesi 1, 6).
Il salmo 137 nella liturgia del 1962
Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale di san Pio X (1911), il salmo 137 della Vulgata si canta ai Vespri del giovedì, come quinto e ultimo salmo, subito dopo il Super flumina Babylonis, con l'antifona Confitebor nomini tuo, Domine, super misericordia et veritate tua. L'accostamento è eloquente: al canto dell'esilio risponde la riconoscenza di colui che Dio ha rialzato «nel mezzo della tribolazione». Questo ufficio si prega ogni settimana nel breviario, e la pagina sui Vespri ne spiega l'ordinamento.
Appartiene anche all'Ufficio dei defunti, di cui chiude i Vespri. La sua antifona vi è tratta dal versetto 8: Opera manuum tuarum, Domine, ne despicias, non disprezzare, Signore, le opere delle tue mani. La Chiesa affida così il defunto al suo Creatore.
Il Messale del 1962 lo usa più volte:
- Offertorio della diciannovesima domenica dopo Pentecoste e del giovedì della terza settimana di Quaresima: Si ambulavero in medio tribulationis, vivificabis me, Domine (v. 7).
- Il versetto In conspectu Angelorum. In conspectu Angelorum psallam tibi è il versetto alleluiatico della festa di san Raffaele arcangelo (24 ottobre); è anche l'Offertorio della festa di sant'Antonio Maria Zaccaria (5 luglio).
Come pregare il salmo 138
- Dopo una grazia ricevuta. Una guarigione, una riconciliazione, una prova superata: questo salmo dà la forma giusta della preghiera di ringraziamento, che rende gloria prima di chiedere di nuovo.
- La sera, con la Chiesa. Pregato il giovedì ai Vespri, conviene a ogni sera in cui si fa memoria dei benefici del giorno.
- In una prova che dura. Il versetto 7 si custodisce come una giaculatoria: Dio dà vita a chi cammina nella tribolazione.
- Per perseverare. Il versetto 8 è una preghiera di perseveranza finale: che Dio non abbandoni l'opera delle sue mani.
- In coro, davanti agli Angeli. Chi recita l'ufficio può ricordarsi, all'inizio, del versetto 2: non si prega mai da soli, ma al cospetto degli Angeli.
Si può accostarlo ad altri grandi ringraziamenti: il salmo 34 (Vulgata 33), Benedicam Dominum, il salmo 103 (Vulgata 102), Benedic, anima mea, e il salmo 111 (Vulgata 110), Confitebor tibi dei Vespri della domenica, che si apre con la stessa parola: «A Te darò laude, o Signore, con tutto il cuor mio» (salmo 110, 1).
Domande Frequenti
Che cosa significa il salmo 138?
È un ringraziamento di Davide dopo una preghiera esaudita. Loda la misericordia e la verità di Dio, annuncia che i re della terra lo celebreranno e termina con la fiducia che Dio porterà a compimento la sua opera. Sant'Agostino vi ascolta la confessione di lode, distinta dalla confessione delle colpe.
“Signore, tu mi scruti e mi conosci” è il salmo 138?
Sì nella numerazione della Vulgata e della liturgia, no in quella delle Bibbie moderne. Nella CEI quel salmo è il 139; il salmo 138 della CEI è il Confitebor tibi di questa pagina. Il Domine, probasti me ha la sua pagina, al numero 138 della Vulgata.
Che cosa dice il salmo 138, versetto 8?
Nel Martini: «Il Signore farà mie vendette; Signore, la misericordia tua è per sempre: non disprezzare le opere della tua mano». “Farà mie vendette” significa che Dio prenderà le difese del suo servo. Il fedele si appoggia sulla misericordia eterna di Dio per chiedergli di compiere ciò che ha cominciato in lui.
Che cosa dice il salmo 138, versetto 7?
«Se io camminerò nel mezzo della tribolazione tu mi darai vita.» È la certezza di chi è già stato liberato: la prova non è tolta, ma Dio vi custodisce vivo il suo servo. La Messa della diciannovesima domenica dopo Pentecoste ne fa il suo Offertorio.
Chi ha scritto il salmo 138?
Il titolo porta «Dello stesso Davidde», e la tradizione della Chiesa lo considera una preghiera del re Davide, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo. Il titolo latino, Ipsi David, non precisa l'occasione: la liberazione cantata resta aperta a tutte quelle che il fedele ha conosciuto.
Quando la Chiesa canta il salmo 138?
Nel Breviario romano del 1962 il salmo 137 della Vulgata si canta ogni giovedì ai Vespri, dopo il Super flumina Babylonis, e chiude i Vespri dell'Ufficio dei defunti. Si può pregarlo la sera con la Chiesa, e in ogni occasione di rendimento di grazie.
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