La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 94 (Vulgata 93): Deus ultionum, il Dio delle vendette
Il salmo 94 delle Bibbie moderne, 93 nella Vulgata, è il grido del giusto oppresso verso il Giudice della terra: *Deus ultionum Dominus*, «Il Signore è il Dio delle vendette», e culmina nel versetto delle consolazioni (v. 19). Qui trovate il testo del Martini con la Vulgata a fronte; sotto, il significato delle sue parti, i Padri e il suo posto a Prima del sabato.
Cercate il salmo 93 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 92.
1 Psalmus ipsi David, quarta sabbati. Deus ultionum Dominus ; Deus ultionum libere egit.
1 Salmo dello stesso Davidde per il quarto giorno della settimana. Il Signore è il Dio delle vendette: il Dio delle vendette opera liberamente.
2 Exaltare, qui judicas terram ; redde retributionem superbis.
2 Dà a conoscere come glorioso se' tu, o giudice della terra: rendi la loro retribuzione a' superbi.
3 Usquequo peccatores, Domine, usquequo peccatores gloriabuntur ;
3 Fino a quando, o Signore, fino a quando i peccatori anderanno fastosi?
4 effabuntur et loquentur iniquitatem ; loquentur omnes qui operantur injustitiam ?
4 Apriranno la bocca, e parleranno iniquamente, parleranno con arroganza tutti quelli, che operano l'ingiustizia?
5 Populum tuum, Domine, humiliaverunt, et hæreditatem tuam vexaverunt.
5 Signore, eglino hann'umiliato il tuo popolo, e hanno malmenata la tua eredità.
6 Viduam et advenam interfecerunt, et pupillos occiderunt.
6 Hanno ucciso la vedova, e lo straniero, e messi a morte i pupilli.
7 Et dixerunt : Non videbit Dominus, nec intelliget Deus Jacob.
7 E hanno detto: il Signore non vedrà, e non ne saprà altro il Dio di Giacobbe.
8 Intelligite, insipientes in populo ; et stulti, aliquando sapite.
8 Intendete, o i più stupidi del popolo, e voi stolti imparate una volta.
9 Qui plantavit aurem non audiet ? aut qui finxit oculum non considerat ?
9 Colui, che piantò l'orecchia non udirà? e quei, che lavorò l'occhio sarà senza vista?
10 Qui corripit gentes non arguet, qui docet hominem scientiam ?
10 Non vi condannerà forse colui, che gastiga le genti: che all'uomo insegna la scienza?
11 Dominus scit cogitationes hominum, quoniam vanæ sunt.
11 Il Signore conosce i pensieri degli uomini, e come son vani.
12 Beatus homo quem tu erudieris, Domine, et de lege tua docueris eum :
12 Beato l'uomo, cui tu avrai istruito, o Signore, e cui averai tu insegnata la tua legge.
13 ut mitiges ei a diebus malis, donec fodiatur peccatori fovea.
13 Per rendere a lui men duri i giorni cattivi, sino a tanto che sia scavata la fossa pel peccatore:
14 Quia non repellet Dominus plebem suam, et hæreditatem suam non derelinquet,
14 Imperocché il Signore non rigetterà il popol suo, e non lascerà in abbandono la sua eredità
15 quoadusque justitia convertatur in judicium : et qui juxta illam, omnes qui recto sunt corde.
15 Fino a tanto che la giustizia venga a far giudizio, e (fino a tanto) che staran presso a lei tutti quelli, che sono di cuore retto.
16 Quis consurget mihi adversus malignantes ? aut quis stabit mecum adversus operantes iniquitatem ?
16 Chi si alzerà per me contro i maligni? O chi starà dalla parte mia contro di que', che operano l'iniquità?
17 Nisi quia Dominus adjuvit me, paulominus habitasset in inferno anima mea.
17 Se non che il Signore mi ha aiutato, quasi quasi avrei avuto per mia stanza il sepolcro.
18 Si dicebam : Motus est pes meus : misericordia tua, Domine, adjuvabat me.
18 Se io diceva a te: il mio piede vacilla: la tua misericordia, o Signore, veniva in mio soccorso.
19 Secundum multitudinem dolorum meorum in corde meo, consolationes tuæ lætificaverunt animam meam.
19 A proporzione de' molti dolori, che provò il cuor mio, le tue consolazioni letificarono l'anima mia.
20 Numquid adhæret tibi sedes iniquitatis, qui fingis laborem in præcepto ?
20 Ha forse il tribunale di iniquità qualche cosa di comune con te, che ci prepari travaglio ne' tuoi comandamenti?
21 Captabunt in animam justi, et sanguinem innocentem condemnabunt.
21 Anderanno a caccia del giusto, e condanneranno il sangue innocente.
22 Et factus est mihi Dominus in refugium, et Deus meus in adjutorium spei meæ.
22 Ma il Signore è stato mio rifugio, e il mio Dio il sostegno di mia speranza.
23 Et reddet illis iniquitatem ipsorum, et in malitia eorum disperdet eos : disperdet illos Dominus Deus noster.
23 Ed ei renderà ad essi la loro iniquità, e per la loro malizia gli sperderà: li manderà in perdizione il Signore Dio nostro.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 94 o salmo 93?
Con il numero 94 si indicano due salmi diversi, secondo la Bibbia che aprite: è la prima cosa da sapere. Nelle Bibbie moderne, come la Bibbia CEI, che seguono l'ebraico, il salmo 94 è il Deus ultionum, il Dio delle vendette: è il salmo di questa pagina, che nella Vulgata, nel Martini e nei libri liturgici porta il numero 93. Nella Vulgata e nella liturgia, invece, il salmo 94 è un altro canto, il Venite, exsultemus Domino dell'invitatorio, che le Bibbie moderne chiamano salmo 95 e che trovate al salmo 95 (Vulgata 94): «Oggi se la voce di lui udirete, non vogliate indurare i vostri cuori».
Lo scarto nasce dal fatto che la Vulgata unisce in uno solo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Ne segue anche una seconda confusione: il salmo 93 di una Bibbia moderna è il breve Dominus regnavit, "il Signore regna", che nella Vulgata è il salmo 92. Per il Deus ultionum, invece, i versetti hanno lo stesso numero nelle due tradizioni: il "salmo 94 19" che si cerca è il versetto 19 di questa pagina.
Che cosa significa il salmo 94?
Il titolo latino lo attribuisce a Davide e lo destina al mercoledì: «Salmo dello stesso Davidde per il quarto giorno della settimana». È una preghiera che si appella al tribunale di Dio e che, a poco a poco, si trasforma in confessione di fiducia.
L'appello al Giudice (v. 1-7)
Il salmo si apre con un nome che sconcerta: «Il Signore è il Dio delle vendette: il Dio delle vendette opera liberamente» (v. 1). Non si tratta di rancore. La vendetta, nel linguaggio biblico, è l'atto del giudice che ristabilisce il diritto quando nessun altro può farlo. Di qui l'appello: «o giudice della terra: rendi la loro retribuzione a' superbi» (v. 2). E la domanda che attraversa tanti salmi: «Fino a quando, o Signore, fino a quando i peccatori anderanno fastosi?» (v. 3).
Il salmista descrive allora l'oppressione: i potenti «Hanno ucciso la vedova, e lo straniero, e messi a morte i pupilli» (v. 6), cioè proprio coloro che la Legge poneva sotto la protezione diretta di Dio. Il loro delitto poggia su una menzogna: «il Signore non vedrà, e non ne saprà altro il Dio di Giacobbe» (v. 7).
La lezione agli stolti (v. 8-15)
Contro questa menzogna il salmo avanza l'argomento più semplice che ci sia: «Colui, che piantò l'orecchia non udirà? e quei, che lavorò l'occhio sarà senza vista?» (v. 9). Chi ha dato all'uomo il potere di vedere non può essere cieco. Poi: «Il Signore conosce i pensieri degli uomini, e come son vani» (v. 11). San Paolo cita questo versetto per confondere la sapienza del mondo: «il Signore conosce, come sono vani i pensamenti de' sapienti» (1 Cor 3, 20).
Viene quindi una beatitudine inattesa: «Beato l'uomo, cui tu avrai istruito, o Signore, e cui averai tu insegnata la tua legge» (v. 12). Il latino erudieris indica un'educazione che passa per la correzione. La prova del giusto non è un abbandono ma una pedagogia, «Per rendere a lui men duri i giorni cattivi» (v. 13), come ricorda la Lettera agli Ebrei a proposito del Padre che corregge i figli: «il Signore corregge quei che ama» (Eb 12, 6). E la certezza arriva: «il Signore non rigetterà il popol suo, e non lascerà in abbandono la sua eredità» (v. 14).
Il sostegno e le consolazioni (v. 16-23)
L'ultima parte si fa personale. «Chi si alzerà per me contro i maligni?» (v. 16). E la risposta: «Se non che il Signore mi ha aiutato, quasi quasi avrei avuto per mia stanza il sepolcro» (v. 17). Vengono allora i due versetti più cercati:
«Se io diceva a te: il mio piede vacilla: la tua misericordia, o Signore, veniva in mio soccorso» (v. 18).
«A proporzione de' molti dolori, che provò il cuor mio, le tue consolazioni letificarono l'anima mia» (v. 19).
Il movimento è decisivo. Dopo l'ingiustizia di fuori, il giusto scopre la lotta di dentro. Dio non risponde anzitutto cambiando le circostanze, ma visitando l'anima. E la misura della consolazione è quella del dolore: «A proporzione de' molti dolori». San Paolo lo ripeterà: «siccome abbondano sopra di noi i patimenti di Cristo; cosi pur è per Cristo ridondante la nostra consolazione» (2 Cor 1, 5).
Il salmo si chiude con una confessione di fiducia: «Ma il Signore è stato mio rifugio, e il mio Dio il sostegno di mia speranza» (v. 22).
Il salmo 94, versetto 19
Il versetto 19 merita una sosta, perché è quello che molti cercano nei giorni pesanti. Il latino dice: Secundum multitudinem dolorum meorum in corde meo, consolationes tuae laetificaverunt animam meam. Le Bibbie moderne lo rendono più o meno così: quando ero oppresso dall'angoscia, il tuo conforto mi ha consolato.
Tre cose vi si possono notare. Il dolore non è negato: è «molto», è nel cuore. La consolazione non viene dagli uomini, ma da Dio: sono «le tue consolazioni». E il frutto non è soltanto la calma, ma la letizia: Dio non si limita a sedare l'anima, la rallegra. La Chiesa ha sentito questo versetto come una parola di penitenza e di speranza: nel Breviario lo si ritrova come versetto di un responsorio del Mattutino del giovedì della prima settimana di Quaresima, accanto alla Cananea e al pubblicano chiamati a penitenza.
La lettura dei Padri
Sant'Agostino, commentando questo salmo nelle Enarrationes, mette in guardia contro un fraintendimento: chiedere a Dio di giudicare non significa desiderare la rovina del peccatore, ma desiderare che il male sia distrutto; e l'uomo malvagio, se si converte, è il primo a esserne liberato. Dio tarda non perché ignori, ma per lasciare il tempo della penitenza. Su di lui potete leggere la nostra pagina dedicata a sant'Agostino.
La tradizione ha poi sentito nel giusto del salmo la voce di Cristo, il Giusto contro cui i malvagi «Anderanno a caccia del giusto, e condanneranno il sangue innocente» (v. 21), e che ha rimesso la propria causa al Padre. La stessa lotta interiore si legge nel salmo 73, Quam bonus, e la stessa consegna di pazienza nel salmo 37, Noli aemulari: non adiratevi contro i malvagi.
Il salmo 94 nella liturgia del 1962
Nel Breviario romano del 1962 il salmo 93 si recita a Prima del sabato, diviso in due parti (v. 1-11 e v. 12-23), con l'antifona Exaltare, Domine, qui judicas terram: redde retributionem superbis, presa dal versetto 2. Lo segue il salmo 107 della Vulgata. All'inizio della giornata di lavoro, l'ultimo giorno della settimana, la Chiesa rimette al Giudice della terra il peso delle ingiustizie del mondo e chiede la forza di non vendicarsi da sé. Potete seguire quest'Ora nel breviario del giorno e conoscere meglio l'Ufficio divino nella nostra pagina sul Divinum Officium.
Il salmo non ha una melodia propria: come tutto l'Ufficio, si canta sui toni salmodici gregoriani. Gli spartiti intitolati "salmo 94" che circolano nelle parrocchie indicano quasi sempre il Venite, che nei libri liturgici porta quel numero.
Come pregare il salmo 94
- Quando subite un'ingiustizia. Davanti alla calunnia o all'abuso di potere, questo salmo rimette la causa a Dio invece di riprenderla con la vendetta personale.
- Nell'angoscia interiore. Ripetete lentamente i versetti 18 e 19 quando i pensieri si accavallano: è una preghiera della sera per i giorni pesanti.
- Per la difesa dei deboli. Il salmo prende le parti della vedova, dello straniero e dell'orfano: lo si può pregare per chi non ha difensori, insieme a una preghiera di liberazione.
- Come atto di fede nella Provvidenza. Dio vede, ascolta e renderà: è la dottrina della Provvidenza fatta preghiera.
Questo salmo si accompagna bene al salmo 91, Qui habitat, che canta il riparo dell'Altissimo.
Domande Frequenti
Perché il salmo 94 si chiama anche salmo 93?
Perché la Vulgata e i Settanta, seguiti dalla liturgia e dal Martini, contano come un solo salmo il 9 e il 10 dell'ebraico. Il Deus ultionum, salmo 94 delle Bibbie moderne, vi porta quindi il numero 93. Il testo è lo stesso.
Che cosa significa il salmo 94, versetto 19?
Il Martini traduce: «A proporzione de' molti dolori, che provò il cuor mio, le tue consolazioni letificarono l'anima mia». Il versetto dice che Dio proporziona la consolazione al dolore: più grande è l'angoscia, più abbondante è il soccorso interiore. Con il versetto 18 forma una delle preghiere di fiducia più amate del Salterio.
Il salmo 94 "Ascoltate oggi la sua voce" è questo?
No. Quel ritornello viene dal Venite, che la liturgia numera 94 secondo la Vulgata e le Bibbie moderne chiamano 95. Il suo testo si trova alla pagina del salmo 95 (Vulgata 94).
Che cosa si intende per "salmo 94 preghiera"?
Dipende dalla numerazione. Se seguite una Bibbia moderna, è questo salmo, la preghiera del giusto che affida a Dio la propria causa; se seguite la liturgia, è il Venite, la preghiera con cui si apre quasi ogni giorno il Mattutino.
Chi ha scritto il salmo 94?
L'ebraico non ha titolo; la Vulgata lo intitola «Salmo dello stesso Davidde per il quarto giorno della settimana». La tradizione lo riceve dunque come un salmo di Davide, sapendo che il suo autore principale è lo Spirito Santo.
Il salmo 94 è una preghiera di vendetta?
Non nel senso di un rancore personale. Il salmista rimette la giustizia a Dio, unico giudice, proprio per non farsela da sé. È una preghiera di fiducia: «il Signore è stato mio rifugio».
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