La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 121 (Vulgata 120): Levavi oculos, il Signore ti custodisce
Levavi oculos meos
Il salmo 121 delle Bibbie moderne, 120 della Vulgata, è il *Levavi oculos*: «Alzai gli occhi miei verso de' monti, donde verrà a me soccorso», e subito la risposta: «Il mio aiuto vien dal Signore, che fece il cielo, e la terra». Otto versetti sulla custodia di Dio, di giorno e di notte, alla partenza e al ritorno. Qui sotto trovate il testo integrale del Martini con il latino della Vulgata a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il posto nell'Ufficio del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 120 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 119.
1 Canticum graduum. Levavi oculos meos in montes, unde veniet auxilium mihi.
1 Cantico dei gradi. Alzai gli occhi miei verso de' monti, donde verrà a me soccorso.
2 Auxilium meum a Domino, qui fecit cælum et terram.
2 Il mio aiuto vien dal Signore, che fece il cielo, e la terra.
3 Non det in commotionem pedem tuum, neque dormitet qui custodit te.
3 Non permetta egli, che vacilli il tuo piede: e non assonni colui, che è tuo custode.
4 Ecce non dormitabit neque dormiet qui custodit Israël.
4 Ecco che non assonnerà, né dormirà colui, che custodisce Israele.
5 Dominus custodit te ; Dominus protectio tua super manum dexteram tuam.
5 Il Signore ti custodisce: il Signore è tua difesa al tuo destro fianco.
6 Per diem sol non uret te, neque luna per noctem.
6 Non ti brugerà il sole di giorno, né la luna di notte.
7 Dominus custodit te ab omni malo ; custodiat animam tuam Dominus.
7 Il Signore ti custodisce da ogni male: custodisca il Signore l'anima tua.
8 Dominus custodiat introitum tuum et exitum tuum, ex hoc nunc et usque in sæculum.
8 Il Signore ti custodisca all'entrare, e all'uscire, da questo punto, e per sempre.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 121 o salmo 120?
Il salmo che nella CEI e nelle altre Bibbie moderne porta il numero 121 è il salmo 120 della Vulgata, del Breviario e di questo lettore. Le due numerazioni si scostano di un'unità a partire dal salmo 9, che la Vulgata conserva intero e l'ebraico divide in due. I numeri dei versetti, invece, sono gli stessi: i versetti 7 e 8 della CEI sono i nostri versetti 7 e 8. La tavola completa delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
Una confusione frequente nasce dai libri liturgici e dai canti italiani, che spesso danno per primo il numero greco-latino. Il celebre canto “Quale gioia, quando mi dissero: andremo alla casa del Signore”, annunciato come “salmo 121”, è il Lætatus sum, il salmo graduale seguente, che le Bibbie moderne numerano 122: lo trovate alla pagina del salmo 122 (Vulgata 121), che nel Martini comincia: «Mi son rallegrato di quel, che è stato a me detto: noi anderemo alla casa del Signore». Al contrario, un libretto che indica “Sal 120 (121)” parla proprio del salmo di questa pagina. E il salmo 120 delle Bibbie moderne è il Ad Dominum cum tribularer, 119 della Vulgata.
Che cosa significa il salmo 121?
Il salmo è un cantico dei gradi, il secondo dei quindici salmi graduali (119-133 della Vulgata) che i pellegrini cantavano salendo verso Gerusalemme. Lo si immagina sulla strada: il viaggiatore scorge i monti della Giudea, luogo dei santuari ma anche delle imboscate e dei pericoli, e si domanda da dove gli verrà l'aiuto. La risposta apre il salmo; poi un'altra voce, quella di un sacerdote o di un compagno di cammino, gli promette la custodia di Dio.
Tutto il salmo sta in una parola, ripetuta come un battito del cuore: custodire. Nell'ebraico lo stesso verbo ritorna sei volte in otto versetti; la Vulgata lo rende con custodire, e il Martini lo conserva fedelmente: custode, custodisce, custodisca. Il Signore è il tuo custode, il custode d'Israele, custodisce la tua anima, il tuo entrare e il tuo uscire.
Lo sguardo levato (v. 1-2). «Alzai gli occhi miei verso de' monti, donde verrà a me soccorso» (v. 1). Il gesto è quello di ogni preghiera: alzare gli occhi. Ma il salmista non si ferma ai monti; sale più in alto, fino al loro Creatore: «Il mio aiuto vien dal Signore, che fece il cielo, e la terra» (v. 2). Chi ha fatto tutto può custodire tutto.
Il custode che non dorme (v. 3-4). «Non permetta egli, che vacilli il tuo piede: e non assonni colui, che è tuo custode» (v. 3). Poi l'affermazione, più forte ancora: «Ecco che non assonnerà, né dormirà colui, che custodisce Israele» (v. 4). Gli dèi delle nazioni dormono: Elia se ne prendeva gioco sul Carmelo, dicendo dei profeti di Baal e del loro idolo «o almeno dorme, fatelo svegliare» (1 Re 18, 27). Il Dio d'Israele veglia. Il viaggiatore può dormire sotto la tenda: un Altro veglia per lui. I discepoli nella barca, durante la tempesta, credevano il Signore addormentato e gli gridavano: «Maestro, a te non cale, che noi andiamo in perdizione?» (Marco 4, 38). Era la loro fede che dormiva.
L'ombra alla destra (v. 5-6). «Il Signore ti custodisce: il Signore è tua difesa al tuo destro fianco» (v. 5). La destra è il posto del difensore, in battaglia e in tribunale. Il versetto 6 precisa la custodia: «Non ti brugerà il sole di giorno, né la luna di notte» (v. 6). Per il pellegrino il sole cocente della strada era un pericolo reale; la luna, secondo una credenza diffusa nell'antichità, poteva nuocere a chi dormiva all'aperto. Il salmo copre dunque il giorno e la notte, tutte le ore e tutti i pericoli.
La custodia di tutta la vita (v. 7-8). Gli ultimi due versetti, i più cercati, allargano ogni cosa: «Il Signore ti custodisce da ogni male: custodisca il Signore l'anima tua» (v. 7). Non è la promessa di una vita senza prove, ma di una vita che non esce mai dalla mano di Dio; e ciò che egli custodisce prima di tutto è l'anima. Poi: «Il Signore ti custodisca all'entrare, e all'uscire, da questo punto, e per sempre» (v. 8). Nella lingua della Bibbia entrare e uscire indicano tutta l'attività dell'uomo: partire per il lavoro e tornare a casa, cominciare e finire. L'ultima parola, «per sempre», porta la custodia oltre la morte.
La lettura dei Padri e della tradizione
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, si sofferma sul primo versetto. I monti verso i quali si alzano gli occhi possono figurare i grandi servi di Dio, profeti e apostoli, attraverso i quali ci giunge la luce della Scrittura; ma quei monti sono illuminati da una luce che ricevono. Non bisogna dunque riporre in essi la propria speranza: l'aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra. È il giusto posto dei santi nella preghiera: ci si appoggia a loro, ma per salire fino a Dio.
Il salmo ricorda la promessa fatta a Giacobbe in fuga verso Carran, la notte della scala: «io sarò tuo custode, in qualunque luogo anderai» (Genesi 28, 15). Si compie in Cristo, buon Pastore, che nella preghiera sacerdotale dice al Padre: «Quando io era con essi nel mondo, io li custodiva nel nome tuo» (Giovanni 17, 12).
La custodia di Dio si esercita anche per mezzo degli Angeli, come dice il salmo 91 (Vulgata 90), Qui habitat: «egli ha commessa di te la cura a' suoi Angeli; ed eglino in tutte le vie tue saran tuoi custodi». Per questo il salmo si prega così naturalmente insieme alla preghiera all'Angelo custode.
Appartiene alla grande famiglia dei salmi di fiducia, con il salmo 23 (Vulgata 22), Dominus regit me, il salmo del buon pastore. Dove il salmo 91 copre la notte e il salmo 23 il pascolo, il salmo 121 copre la strada. E prepara il salmo graduale che viene subito dopo il Lætatus sum, dove lo stesso sguardo si alza ancora più in alto: «Alzai gli occhi miei a te, che fai tuo soggiorno ne' cieli» (salmo 123, Vulgata 122).
«Il mio aiuto vien dal Signore»
Il versetto 2 è diventato familiare a ogni cattolico, spesso senza che si sappia da dove viene. La formula che il sacerdote dice ai piedi dell'altare all'inizio della Messa tradizionale, e prima di tante benedizioni, Adjutorium nostrum in nomine Domini. – Qui fecit cælum et terram, è presa propriamente da un altro salmo graduale, il salmo 124 (Vulgata 123): «Il nostro aiuto è nel nome del Signore, che fece il cielo, e la terra». Ma riprende alla lettera la professione di fede del nostro versetto: il Dio a cui si chiede aiuto è il Creatore, e chi ha fatto il cielo e la terra non è impotente davanti a nessun pericolo.
Chi ha scritto il salmo 121?
Il titolo di questo salmo non porta il nome di Davide: dice soltanto «Cantico dei gradi». Nell'ebraico alcuni salmi graduali portano il suo nome, e uno quello di Salomone; questo non è tra loro. Una parte della tradizione, con sant'Agostino, riferisce però l'insieme del Salterio a Davide, suo primo cantore e modello, e per questo molti lettori parlano del “salmo 121 di Davide”. L'autore principale, del resto, è lo Spirito Santo, che ha ispirato tutta la Scrittura.
Nel testo ebraico il salmo è fatto di versi brevi, costruiti sulla ripresa della stessa parola. Il latino della Vulgata, Levavi oculos meos in montes, unde veniet auxilium mihi, ha conservato questa semplicità, che lo rende facile da imparare a memoria.
Il salmo 121 nella liturgia del 1962
Ai Vespri del lunedì. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 120 della Vulgata si canta ai Vespri del lunedì, con il Dilexi, il Credidi, l'Ad Dominum cum tribularer e il Lætatus sum (salmi 114, 115, 119 e 121 della Vulgata), sotto l'antifona Auxilium meum a Domino, qui fecit cælum et terram. Ogni settimana, alla sera del primo giorno di lavoro, la Chiesa alza gli occhi verso i monti. Per pregare l'Ufficio del giorno vedete il breviario, e per conoscere quest'Ora la guida ai Vespri.
Ai Vespri dei defunti. Il salmo è anche il terzo dei Vespri dell'Ufficio dei morti, con l'antifona Dominus custodit te ab omni malo: custodiat animam tuam Dominus, tratta dal versetto 7. La Chiesa canta così per il defunto la custodia di Dio sulla sua anima, nel momento del suo ultimo passaggio, della sua ultima «uscita».
Nella Regola di san Benedetto. Al capitolo 18 della Regola, san Benedetto assegna i salmi 119-127 della Vulgata alle Ore minori di Terza, Sesta e Nona, dal martedì al sabato. I monaci che seguono quest'uso ridicono così il Levavi quasi ogni giorno, in mezzo al lavoro.
Il Messale del 1962, invece, non ne fa un canto proprio della Messa: il salmo vive nell'Ufficio.
Come pregare il salmo 121
Questo salmo si addice a tutte le ore, ma la tradizione cristiana gli riconosce alcuni momenti privilegiati.
- Prima di un viaggio o di un pellegrinaggio. È il suo uso più naturale: lo si recita lasciando la casa, affidando la strada a Dio con il versetto 8.
- La sera e nell'insonnia. Il versetto 4, «non assonnerà, né dormirà», rimette l'inquietudine nelle mani di Colui che veglia.
- Per chi amiamo ed è lontano. Figli, malati, viaggiatori, soldati: si chiede per loro la custodia dei versetti 7 e 8, mettendo il loro nome al posto del «ti».
- Nell'ansia per il domani. È una preghiera di fiducia nella Provvidenza, che conserva e governa tutte le cose; non promette l'assenza della prova, ma la presenza del Custode.
- Per un morente o un defunto. Sull'esempio dell'Ufficio dei morti, lo si prega per chi compie l'ultimo viaggio; si unisce bene alla preghiera per i defunti.
Lo si dice lentamente, versetto per versetto, concludendo con il Gloria Patri. La sua brevità permette di impararlo a memoria, in italiano o in latino, per ridirlo per strada. Per averlo sempre con sé, con il resto della Bibbia in italiano e in latino, c'è l'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
Domande Frequenti
Che cosa significano i versetti 7 e 8 del salmo 121?
«Il Signore ti custodisce da ogni male: custodisca il Signore l'anima tua.» Poi: «Il Signore ti custodisca all'entrare, e all'uscire, da questo punto, e per sempre.» Dio custodisce tutta la vita del fedele, e anzitutto la sua anima; entrare e uscire indicano tutte le sue azioni, e «per sempre» porta questa custodia fino all'eternità.
Il salmo 121 è un salmo di Davide?
Il titolo non porta il nome di Davide, ma soltanto «Cantico dei gradi». Appartiene ai quindici salmi graduali cantati dai pellegrini. Una parte della tradizione riferisce l'intero Salterio a Davide, da cui l'espressione corrente “salmo 121 di Davide”; l'autore principale resta lo Spirito Santo.
Che cosa significa «Alzai gli occhi miei verso de' monti»?
È il gesto del pellegrino che vede i monti di Gerusalemme e si domanda da dove verrà il suo soccorso. Il versetto seguente risponde: da Dio solo, che ha fatto il cielo e la terra. Sant'Agostino vi legge una lezione: i monti, figura dei santi, ci aiutano, ma la speranza deve salire fino al Signore.
Il canto “Quale gioia, quando mi dissero” è il salmo 121?
Sì e no. È il salmo 121 secondo la numerazione della Vulgata, il Lætatus sum, ma il salmo 122 secondo le Bibbie moderne. Il salmo 121 delle Bibbie moderne, quello del custode che non dorme, è il 120 della Vulgata, presentato in questa pagina.
Dove si trova il salmo 121 nella Bibbia cattolica?
In una Bibbia cattolica che segue la Vulgata, come quella di mons. Martini, porta il numero 120. Il testo completo, versetti 1-8, in italiano e in latino, è in cima a questa pagina.
Quando pregare il salmo 121?
Prima di un viaggio, la sera, nell'inquietudine, per una persona cara lontana o per un defunto. La Chiesa lo canta ogni lunedì ai Vespri e ai Vespri dell'Ufficio dei morti.
Tutta la Bibbia offline, con la pagina segnata e i versetti evidenziati: la Bibbia cattolica nell'applicazione.
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