La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 122 (Vulgata 121): Laetatus sum, andremo alla casa del Signore
Lætatus sum
Il salmo 122 delle Bibbie moderne è il salmo 121 della Vulgata, il *Lætatus sum in his quæ dicta sunt mihi*, che il Martini traduce «Mi son rallegrato di quel, che è stato a me detto: noi anderemo alla casa del Signore» e che molti conoscono nel canto “Quale gioia, quando mi dissero”. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con il latino a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, la Gerusalemme del cielo letta dai Padri, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 121 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 120.
1 Canticum graduum. Lætatus sum in his quæ dicta sunt mihi : In domum Domini ibimus.
1 Cantico dei gradi. Mi son rallegrato di quel, che è stato a me detto: noi anderemo alla casa del Signore.
2 Stantes erant pedes nostri in atriis tuis, Jerusalem.
2 I nostri piedi si son posati negli atrj tuoi, o Gerusalemme.
3 Jerusalem, quæ ædificatur ut civitas, cujus participatio ejus in idipsum.
3 Gerusalemme, che si edifica come una città, a cui per la concordia si ha parte.
4 Illuc enim ascenderunt tribus, tribus Domini : testimonium Israël, ad confitendum nomini Domini.
4 Perocché là salirono le tribù, le tribù del Signore, al testimonio di Israele, a lodare il nome del Signore.
5 Quia illic sederunt sedes in judicio, sedes super domum David.
5 Perocché ivi furon collocati i troni per giudicare, i troni sopra la casa di Davidde.
6 Rogate quæ ad pacem sunt Jerusalem, et abundantia diligentibus te.
6 Domandate voi quelle cose, che sono utili alla pace di Gerusalemme: e (dite): Siano nell'abbondanza color, che ti amano.
7 Fiat pax in virtute tua, et abundantia in turribus tuis.
7 Sia la pace nella tua moltitudine: e nelle tue torri sia l'abbondanza.
8 Propter fratres meos et proximos meos, loquebar pacem de te.
8 Per amore de' miei fratelli, e de' miei propinqui ho io domandata la pace per te.
9 Propter domum Domini Dei nostri, quæsivi bona tibi.
9 Per amor della casa del Signore Dio nostro ho desiderato il tuo bene.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 122 o salmo 121?
Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono la numerazione ebraica e lo chiamano salmo 122; la Vulgata e la liturgia tradizionale, che uniscono in uno solo i salmi 9 e 10 dell'ebraico, lo contano come salmo 121. È lo stesso testo, che in latino comincia con Lætatus sum in his quæ dicta sunt mihi. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Chi cerca «salmo 121» in una Bibbia moderna troverà invece il Levavi oculos meos in montes, il canto del custode d'Israele che non dorme, che è il salmo 120 della Vulgata.
Che cosa significa il salmo 122?
È uno dei quindici cantici dei gradi (Canticum graduum, salmi 119-133 della Vulgata), che i pellegrini cantavano salendo a Gerusalemme per le feste. Questo segna l'arrivo: dopo l'angustia del salmo 120 delle Bibbie moderne, Ad Dominum cum tribularer, e il cammino affidato al custode d'Israele del Levavi oculos, il pellegrino sta finalmente alle porte della città. Il testo ebraico porta nel titolo il nome di Davide; la Vulgata e il Martini dicono soltanto «Cantico dei gradi».
La gioia della casa di Dio (v. 1-2). Tutto comincia con una notizia ricevuta: «Mi son rallegrato di quel, che è stato a me detto: noi anderemo alla casa del Signore». Poi il desiderio è esaudito: «I nostri piedi si son posati negli atrj tuoi, o Gerusalemme». La gioia del salmo non è anzitutto quella dell'arrivo, ma quella dell'invito: basta sapere che si andrà alla casa di Dio perché il cuore si rallegri.
La città e la sua unità (v. 3-5). Gerusalemme è descritta così: «Gerusalemme, che si edifica come una città, a cui per la concordia si ha parte». È là che «salirono le tribù, le tribù del Signore» (v. 4) per lodare il suo nome, e là che «furon collocati i troni per giudicare, i troni sopra la casa di Davidde» (v. 5). Una città, un culto, un re: l'unità del popolo si fa visibile nella città santa.
La preghiera per la pace (v. 6-9). «Domandate voi quelle cose, che sono utili alla pace di Gerusalemme». Il pellegrino augura la pace e l'abbondanza: «Sia la pace nella tua moltitudine: e nelle tue torri sia l'abbondanza» (v. 7). E ne dà due motivi: i fratelli, «Per amore de' miei fratelli, e de' miei propinqui ho io domandata la pace per te» (v. 8), e la casa di Dio, «Per amor della casa del Signore Dio nostro ho desiderato il tuo bene» (v. 9). Si ama la città per Colui che la abita.
“Quale gioia, quando mi dissero”: il canto e il testo
Molti italiani conoscono questo salmo nella versione cantata delle parrocchie, “Quale gioia, quando mi dissero: andremo alla casa del Signore”, che segue la traduzione moderna dall'ebraico. Il Martini, tradotto dalla Vulgata, dice «Mi son rallegrato di quel, che è stato a me detto»: è il Lætatus sum che la Chiesa latina canta da secoli. Le due versioni dicono la stessa gioia. Il versetto 3 è quello in cui differiscono di più: l'ebraico parla di una città “salda e compatta”, la Vulgata di una città cujus participatio ejus in idipsum, di cui si è partecipi nell'unità.
La Gerusalemme di lassù, secondo i Padri
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, ricorda che il nome di Gerusalemme significa visio pacis, visione di pace, e intende tutto il salmo della città celeste verso la quale sale la Chiesa. Si ferma a lungo sul latino del versetto 3, in idipsum: questo «lo stesso» è Dio che non muta, Colui che disse a Mosè: «io sono quegli, che sono» (Esodo 3, 14). La città sta insieme perché partecipa dell'Essere che non cambia.
San Paolo fonda questa lettura: «Ma quella, che è lassuso Gerusalemme, ella è libera; e dessa è la madre nostra» (Galati 4, 26). E la lettera agli Ebrei ricorda che quaggiù siamo sempre pellegrini: «non abbiam qui ferma città, ma andiam cercando la futura» (Ebrei 13, 14). Ogni salita alla casa di Dio sulla terra è una tappa verso quella.
Il salmo 122 nella liturgia del 1962
Vespri del lunedì. Nel Breviario romano del 1962, nato dalla riforma di san Pio X, il salmo 121 è il quinto e ultimo dei Vespri del lunedì, dopo il salmo 120 delle Bibbie moderne e il Levavi oculos. La sua antifona riprende il primo versetto: Lætatus sum in his, quæ dicta sunt mihi.
I Vespri della Madonna e delle vergini. Si canta anche ai Vespri delle feste della Beata Vergine e del comune delle vergini, con i salmi 109, 112, 147 e il salmo 127 delle Bibbie moderne, Nisi Dominus: la Chiesa vede in Maria la casa di Dio e la città santa in cui il Signore ha preso dimora. Potete pregare questi Uffici nel breviario del giorno e leggerne la storia nella guida ai Vespri.
La domenica Lætare. Nel Messale il salmo nutre tutta la Messa della quarta domenica di Quaresima: il versetto 1 accompagna l'introito Lætare, Jerusalem, i versetti 1 e 7 formano il graduale, e il communio riprende i versetti 3 e 4, Jerusalem, quæ ædificatur ut civitas. L'epistola di quella domenica è proprio il passo di san Paolo sulla Gerusalemme di lassù. A metà della Quaresima la Chiesa si rallegra perché la Pasqua è vicina.
Altre Messe. Lo stesso graduale Lætatus sum… Fiat pax in virtute tua torna nella diciottesima domenica dopo Pentecoste, il cui introito Da pacem, Domine ha per versetto salmico il versetto 1; e il versetto 1 forma il versetto alleluiatico della seconda domenica d'Avvento.
Come pregare il salmo 122
- Andando in chiesa. Il primo versetto è fatto per la soglia della Messa o dell'adorazione: la gioia comincia già per strada.
- Per la pace. I versetti 6-9 si pregano per la Chiesa, per i suoi pastori, per la concordia di una famiglia o di un paese; si uniscono bene alla preghiera per la pace.
- Pensando al cielo. Con sant'Agostino si può pregarlo come il canto dell'anima che sale verso la Gerusalemme celeste, specialmente per i propri morti.
- In pellegrinaggio, come lo cantavano gli Ebrei salendo al Tempio.
Domande Frequenti
Che cosa dice il salmo 122, versetto 1?
Nel Martini: «Mi son rallegrato di quel, che è stato a me detto: noi anderemo alla casa del Signore». In latino, Lætatus sum in his quæ dicta sunt mihi: in domum Domini ibimus. È la gioia del pellegrino che riceve l'invito a salire al Tempio.
Qual è il significato del salmo 122?
È un cantico dei gradi: l'arrivo a Gerusalemme, l'unità della città santa, la preghiera per la sua pace. I Padri vi leggono la salita dell'anima verso la Gerusalemme celeste e l'amore per la Chiesa.
Il salmo 122 è di Davide?
Il titolo ebraico porta il nome di Davide; la Vulgata e il Martini dicono soltanto «Cantico dei gradi». La tradizione riferisce il Salterio a Davide come suo autore principale, e il versetto 5 nomina la sua casa.
Che cosa significano i versetti 6 e 7 sulla pace di Gerusalemme?
Nel senso letterale sono l'augurio del pellegrino per la sicurezza della città santa. Nel senso spirituale si chiede la pace della Chiesa; il versetto 9 ne dà il motivo: «Per amor della casa del Signore Dio nostro ho desiderato il tuo bene».
“Quale gioia, quando mi dissero” è il salmo 122?
Sì. Il canto liturgico moderno riprende il primo versetto di questo salmo, secondo la traduzione dall'ebraico. Nel Martini e nella Vulgata è il salmo 121, Lætatus sum.
Quando si prega il salmo 122 nel Breviario?
Nel Breviario del 1962 chiude i Vespri del lunedì, e si canta ai Vespri delle feste della Madonna e delle vergini.
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