La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 15 (Vulgata 14): Domine, quis habitabit, chi abiterà presso Dio?
Il salmo 15 delle Bibbie moderne, salmo 14 della Vulgata, è il *Domine, quis habitabit*: «Signore, chi abiterà nel tuo tabernacolo?». La risposta è il ritratto del giusto, retto nelle parole e nell'uso del denaro. Qui sotto trovate il testo completo nella traduzione di mons. Antonio Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, l'eco in san Benedetto, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 14 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 13.
1 Psalmus David. Domine, quis habitabit in tabernaculo tuo ? aut quis requiescet in monte sancto tuo ?
1 Salmo di David. Signore, chi abiterà nel tuo tabernacolo, ovver chi riposerà nel tuo santo monte?
2 Qui ingreditur sine macula, et operatur justitiam ;
2 Colui, che vive esente da ogni macchia, e fa opere di giustizia:
3 qui loquitur veritatem in corde suo : qui non egit dolum in lingua sua, nec fecit proximo suo malum, et opprobrium non accepit adversus proximos suos.
3 Colui, che dice la verità, che ha in cuor suo, e non ha ordita fraude colla sua lingua: Non ha fatto danno al prossimo suo, non ha dato ricetto alla maldicenza contro i suoi prossimi.
4 Ad nihilum deductus est in conspectu ejus malignus ; timentes autem Dominum glorificat. Qui jurat proximo suo, et non decipit ;
4 Negli occhi di lui è un niente il maligno: ma onora quelli, che temono Dio: Fa giuramento al suo prossimo, e non lo inganna;
5 qui pecuniam suam non dedit ad usuram, et munera super innocentem non accepit : qui facit hæc non movebitur in æternum.
5 Non dà il suo denaro ad usura; e non riceve regali contro dell'innocente. Chi fa tali cose non sarà smosso in eterno.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 15 o salmo 14?
Questo salmo porta due numeri, secondo la Bibbia che aprite. Le Bibbie moderne, compresa la traduzione CEI, seguono la numerazione ebraica e lo chiamano salmo 15; la Vulgata latina e la Settanta greca, con le quali la Chiesa ha pregato nel Messale e nel Breviario, lo contano come salmo 14. Il testo è uno solo, che in latino comincia con Domine, quis habitabit in tabernaculo tuo?. Lo scarto nasce dal fatto che la Vulgata unisce in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico: da lì in avanti il numero latino è inferiore di uno. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Chi cerca «salmo 15» può quindi volere due testi diversi:
- salmo 15 (ebraico) = salmo 14 (Vulgata): il Domine, quis habitabit, il ritratto del giusto, presentato in questa pagina;
- salmo 16 (ebraico) = salmo 15 (Vulgata): il Conserva me, Domine, «Salvami, o Signore, perocché in te ho posta la mia speranza», il salmo che dice «Il Signore è la porzione di mio retaggio, e del mio calice», e che in un libro liturgico o in un commento antico si trova sotto il numero 15.
Nelle Bibbie moderne, invece, il «salmo 14» è il Dixit insipiens, lo stolto che dice in cuor suo «Iddio non è»: nella Vulgata è il salmo 13, e nel Breviario precede immediatamente il nostro.
Che cosa significa il salmo 15?
Il salmo si apre con una domanda: «Signore, chi abiterà nel tuo tabernacolo, ovver chi riposerà nel tuo santo monte?» (v. 1). Lo si è spesso accostato a una liturgia d'ingresso al santuario: il pellegrino chiede a quali condizioni può avvicinarsi a Dio, e la risposta non parla di offerte né di riti, ma della vita. In cinque versetti il salmo traccia un ritratto morale completo.
La rettitudine (v. 2)
«Colui, che vive esente da ogni macchia, e fa opere di giustizia» (v. 2). Il latino dice qui ingreditur sine macula: colui che cammina senza macchia. Il giusto è anzitutto un uomo in cammino, che avanza ogni giorno per una via retta. La giustizia non è uno stato acquisito una volta per tutte, ma una pratica quotidiana: operatur justitiam.
La parola (v. 3-4)
Tre tratti riguardano la lingua. Il giusto è «Colui, che dice la verità, che ha in cuor suo, e non ha ordita fraude colla sua lingua» (v. 3); non fa danno al prossimo e «non ha dato ricetto alla maldicenza contro i suoi prossimi». La verità comincia nel cuore, prima di arrivare alle labbra. E c'è un modo di peccare con l'orecchio: accogliere la maldicenza è già prendervi parte.
Il versetto 4 descrive un giudizio giusto sulle persone: «Negli occhi di lui è un niente il maligno: ma onora quelli, che temono Dio» (v. 4). Il giusto non si lascia impressionare dalla potenza del malvagio; riserva la sua stima alla pietà. E mantiene la parola data: «Fa giuramento al suo prossimo, e non lo inganna».
Il denaro (v. 5)
Due tratti riguardano il denaro: «Non dà il suo denaro ad usura; e non riceve regali contro dell'innocente» (v. 5). La legge di Mosè proibiva il prestito a interesse fra Israeliti; la tradizione della Chiesa ha sempre condannato l'usura che sfrutta il bisogno del povero, e ha messo la corruzione del giudice fra le ingiustizie più gravi. Il salmo si chiude con una promessa: «Chi fa tali cose non sarà smosso in eterno». La domanda riguardava il diritto di abitare presso Dio; la risposta è una stabilità che non passerà.
La tenda e il monte: la lettura dei Padri
Sant'Agostino, commentando il salmo nelle Enarrationes in Psalmos, distingue i due luoghi del primo versetto. Il tabernacolo, la tenda, è la dimora del tempo, quella del soldato in campagna e del pellegrino: è la Chiesa che cammina sulla terra. Il monte santo è la dimora dell'eternità, dove si riposa. Si passa per la tenda per giungere al monte. E colui che cammina davvero senza macchia è Cristo; le sue membra vi entrano soltanto in lui, per la grazia. Il salmo precedente lo aveva detto con severità: senza Dio «non v'ha, chi faccia il bene, non v'ha neppur uno» (salmo 14 delle Bibbie moderne, Vulgata 13).
Il profeta Isaia pone la stessa domanda e dà la stessa risposta: abiterà sulle alture «Colui, che cammina nella giustizia, ed è verace nel suo parlare, e abborrisce gli acquisti della calunnia» (Isaia 33, 15). Nostro Signore la riassume in una beatitudine: «Beati coloro, che hanno il cuor puro: perché questi vedranno Dio» (Matteo 5, 8). E il Salterio la riprende nel salmo 24 (Vulgata 23), Domini est terra: «Chi salirà al monte del Signore?» chiede il salmista, e risponde: «Colui, che ha pure le mani, e il cuore mondo» (salmo 23, 4).
San Benedetto e il salmo 15
San Benedetto ha posto questo salmo sulla soglia della sua Regola. Nel Prologo egli immagina il Signore che cerca il suo operaio tra la folla e domanda chi vuole la vita; poi pone, con le parole del profeta, la domanda del primo versetto: Signore, chi abiterà nella tua tenda, chi riposerà sul tuo monte santo? E ascolta la risposta del salmo, versetto dopo versetto: camminare senza macchia, operare la giustizia, dire la verità nel cuore, non usare inganno con la lingua, non fare male al prossimo. Ne fa il programma stesso della vita monastica: una “scuola del servizio del Signore” in cui si impara a vivere ciò che il salmo descrive. Il patriarca dei monaci d'Occidente è presentato nella nostra pagina su san Benedetto.
Il salmo 15 nella liturgia del 1962
Mattutino del lunedì. Nel salterio del Breviario romano del 1962 il salmo 14 della Vulgata si canta al Mattutino del lunedì, subito dopo il Dixit insipiens: al ritratto dell'uomo senza Dio succede quello del giusto. L'antifona è Qui operatur justitiam requiescet in monte sancto tuo, Domine: chi opera la giustizia riposerà sul tuo monte santo. Potete seguire l'Ufficio nel breviario del giorno.
Il Sabato santo. Al Mattutino delle Tenebre del Sabato santo il salmo è cantato nel primo notturno, fra il salmo 4 e il Conserva me, con l'antifona Habitabit in tabernaculo tuo, requiescet in monte sancto tuo. La Chiesa lo ascolta da Cristo, che riposa nel sepolcro prima di entrare nella gloria: è lui il giusto che abita la tenda e riposa sul monte.
I santi. Proprio perché descrive il giusto ammesso presso Dio, il salmo entra nei Comuni del Breviario: nel terzo notturno del Mattutino di un martire e di un confessore pontefice, nel secondo notturno di più martiri, e nel secondo notturno della festa di Ognissanti, con l'antifona Domine, qui operati sunt justitiam, habitabunt in tabernaculo tuo.
Alla Messa. Il martedì della terza settimana di Quaresima il communio canta i versetti 1 e 2: Domine, quis habitabit in tabernaculo tuo? aut quis requiescet in monte sancto tuo?. Mentre il fedele si comunica, la Chiesa gli ricorda a quali condizioni si abita presso Dio.
Come pregare il salmo 15
Come esame di coscienza. I cinque versetti passano in rassegna la rettitudine, la parola, la maldicenza, la fedeltà agli impegni e l'uso del denaro. Preparano bene all'esame di coscienza e illuminano parecchi dei dieci comandamenti, in particolare il settimo e l'ottavo.
Prima di entrare in chiesa o di comunicarsi. La domanda del primo versetto è quella di ogni anima che si avvicina a Dio. Si può dirla sulla soglia, e rispondere con la preghiera del centurione.
Prima di una decisione di denaro o di un impegno. Il salmo ricorda il valore della parola data e la giustizia negli affari. Il versetto 5 vale per il commerciante, l'impiegato, il giudice.
Si conclude con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché il salmo 15 si chiama anche salmo 14?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia latina e dal Martini, uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Il salmo 15 delle Bibbie moderne, Domine, quis habitabit, è dunque il salmo 14 della Vulgata.
Il salmo 15 è “Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio”?
No: quello è il salmo 16 delle Bibbie moderne, il Conserva me, Domine, che nella Vulgata e nei libri antichi porta il numero 15. Il salmo 15 ebraico, presentato qui, è il Domine, quis habitabit.
Che cosa vuol dire «chi abiterà nel tuo tabernacolo»?
Il tabernacolo è la tenda in cui Dio abitava in mezzo al suo popolo, poi il Tempio sul monte Sion. Chiedere chi vi abiterà è chiedere chi può vivere alla presenza di Dio. Per i Padri la tenda è la Chiesa pellegrina, e il monte la patria del cielo.
Chi ha scritto il salmo 15?
Il titolo dice «Salmo di David», e la tradizione lo attribuisce al re Davide. Alcuni commentatori vi riconoscono un canto d'ingresso al santuario, forse legato al trasporto dell'arca sul monte Sion; ma è un'ipotesi. Autore principale è lo Spirito Santo.
Perché il salmo condanna l'usura?
Perché la Legge di Mosè vietava di prestare a interesse al fratello povero, approfittando del suo bisogno. La Chiesa ha sempre insegnato che sfruttare la miseria altrui è un'ingiustizia grave. Il salmo unisce questa colpa ai regali presi contro l'innocente: due modi di servirsi del denaro contro il prossimo.
Quando si prega il salmo 15?
Nel Breviario del 1962 ogni lunedì al Mattutino, nelle Tenebre del Sabato santo e nelle feste dei santi. Chi vuole pregarlo da sé può dirlo la sera come esame di coscienza, o prima della Comunione.
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