La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 14 (Vulgata 13): Dixit insipiens, lo stolto che dice «Dio non c'è»
Il salmo 14 delle Bibbie moderne è il salmo 13 della Vulgata, il *Dixit insipiens*: il ritratto dell'uomo che vive come se Dio non esistesse, e della corruzione che ne segue. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con il latino della Vulgata a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il lungo versetto 3 citato da san Paolo, il suo posto nel Breviario del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 13 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 12.
1 In finem. Psalmus David. Dixit insipiens in corde suo : Non est Deus. Corrupti sunt, et abominabiles facti sunt in studiis suis ; non est qui faciat bonum, non est usque ad unum.
1 Per la fine, salmo di David. Disse lo insensato in cuor suo: Iddio non è. Si sono corrotti, e sono divenuti abominevoli ne' loro affetti: non v'ha, chi faccia il bene, non v'ha neppur uno.
2 Dominus de cælo prospexit super filios hominum, ut videat si est intelligens, aut requirens Deum.
2 Il Signore dal cielo gittò lo sguardo sui figliuoli degli uomini per vedere se siavi chi abbia intelletto, o chi cerchi Dio.
3 Omnes declinaverunt, simul inutiles facti sunt. Non est qui faciat bonum, non est usque ad unum. Sepulchrum patens est guttur eorum ; linguis suis dolose agebant. Venenum aspidum sub labiis eorum, quorum os maledictione et amaritudine plenum est ; veloces pedes eorum ad effundendum sanguinem. Contritio et infelicitas in viis eorum, et viam pacis non cognoverunt ; non est timor Dei ante oculos eorum.
3 Tutti sono usciti di strada, son divenuti egualmente inutili: non havvi chi faccia il bene, non ve n'ha nemmen uno. La loro gola è un aperto sepolcro, colle loro lingue tessono inganni, veleno d'aspidi chiudon le loro labbra. La bocca de' quali è ripiena di maledizione, e di amarezza: i loro piedi veloci a spargere il sangue. Nelle loro vie è afflizione, e calamità, e non han conosciuta la via della pace, non è dinanzi a' loro occhi il timore di Dio.
4 Nonne cognoscent omnes qui operantur iniquitatem, qui devorant plebem meam sicut escam panis ?
4 Non se n'avvedranno eglino tutti coloro, i quali fan loro mestiere dell'iniquità, coloro che divorano il popol mio, come un pezzo di pane?
5 Dominum non invocaverunt ; illic trepidaverunt timore, ubi non erat timor.
5 Non hanno invocato il Signore: ivi tremarono di paura, dove non era timore.
6 Quoniam Dominus in generatione justa est : consilium inopis confudistis, quoniam Dominus spes ejus est.
6 Perché il Signore sta colla stirpe de' giusti: voi vi faceste beffe de' consigli del povero, perché il Signore è la sua speranza.
7 Quis dabit ex Sion salutare Israël ? Cum averterit Dominus captivitatem plebis suæ, exsultabit Jacob, et lætabitur Israël.
7 Chi darà da Sionne la salute di Israele? quando il Signore ritornerà il suo popolo dalla schiavitù, esulterà Giacobbe, e sarà in allegrezza Israele.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 14 o salmo 13?
È lo stesso salmo con due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono la numerazione ebraica e lo chiamano salmo 14; la Vulgata latina e la Settanta greca, sulle quali sono costruiti il Messale e il Breviario, lo contano come salmo 13, perché uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. In latino comincia con Dixit insipiens in corde suo: Non est Deus. La tavola completa delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
Ne nascono due possibili confusioni:
- chi cerca il «salmo 14» in un libro liturgico antico o in un commento dei Padri vi troverà il Domine, quis habitabit, che è il salmo 15 delle Bibbie moderne;
- il Salterio contiene una seconda versione quasi identica di questo canto, il salmo 53 delle Bibbie moderne (Vulgata 52), che comincia anch'esso con «Disse lo insensato in cuor suo: Iddio non è».
Che cosa significa il salmo 14?
Il titolo latino, In finem, Psalmus David, che il Martini rende «Per la fine, salmo di David», lo attribuisce a Davide. Il salmo è breve e procede per quadri: la sentenza dello stolto, lo sguardo di Dio, il castigo, l'attesa della salvezza.
Lo stolto e il suo cuore (v. 1). Tutto comincia da una frase detta dentro di sé: «Disse lo insensato in cuor suo: Iddio non è». Lo stolto della Scrittura non è anzitutto un filosofo che ragiona, ma l'uomo che vive come se Dio non vedesse nulla. Lo dice «in cuor suo», là dove si decide la condotta. E la conseguenza segue subito: «Si sono corrotti, e sono divenuti abominevoli ne' loro affetti: non v'ha, chi faccia il bene, non v'ha neppur uno». Dimenticare Dio significa disfare se stessi.
Dio che guarda (v. 2-3). Lo stolto crede che Dio non veda; il salmo mostra Dio che guarda: «Il Signore dal cielo gittò lo sguardo sui figliuoli degli uomini per vedere se siavi chi abbia intelletto, o chi cerchi Dio». La constatazione è severa: «Tutti sono usciti di strada, son divenuti egualmente inutili». Nella Vulgata il versetto 3 prosegue con una lunga serie di immagini: la gola come sepolcro aperto, il veleno d'aspidi sulle labbra, i piedi veloci a spargere il sangue, e infine la radice di tutto: «non è dinanzi a' loro occhi il timore di Dio».
L'oppressione dei piccoli (v. 4-6). L'ateismo pratico si traduce in ingiustizia: gli operatori d'iniquità sono «coloro che divorano il popol mio, come un pezzo di pane». La loro sicurezza però è fragile: «ivi tremarono di paura, dove non era timore». Chi ha cacciato il timore di Dio cade nella paura di tutto. E il salmista ne dà la ragione: «il Signore sta colla stirpe de' giusti», ed è «la sua speranza» del povero, di cui gli empi si fanno beffe.
L'attesa di Sion (v. 7). L'ultimo versetto si apre sulla speranza: «Chi darà da Sionne la salute di Israele?». La tradizione vi ha riconosciuto l'attesa del Redentore, che viene da Sion per liberare il suo popolo dalla schiavitù più profonda, quella del peccato.
San Paolo e il lungo versetto 3
San Paolo cita questo salmo nella lettera ai Romani per mostrare che Giudei e pagani sono tutti sotto il peccato: «non v' ha, chi sia giusto: Non havvi, chi abbia intelligenza, non v' ha, chi cerchi Dio» (Romani 3, 10-11). A queste parole l'Apostolo unisce altri versetti dei salmi e di Isaia: la gola come sepolcro aperto, che si legge nel salmo 5, il veleno d'aspidi, i piedi veloci a spargere il sangue, fino a «Non è dinanzi a' loro occhi il timore di Dio» (Romani 3, 18), che è il versetto 2 del salmo 36 delle Bibbie moderne (Vulgata 35).
Il testo greco e latino del salmo 13 contiene proprio questa serie di versetti, che l'ebraico non ha: per questo il versetto 3 del Martini è così lungo, mentre nelle Bibbie tradotte dall'ebraico è breve. Già san Girolamo osservava che quelle righe non si trovano nel testo ebraico del salmo. La spiegazione più comune è che la catena composta dall'Apostolo sia entrata molto presto nei manoscritti greci del salterio; la Chiesa latina l'ha cantata a questo posto per secoli.
La lezione è dottrinale. Il salmo non insegna che l'uomo non possa fare nulla di buono, ma che nessuno può salvarsi con le sole sue forze: «tutti hanno peccato, ed hanno bisogno della gloria di Dio», scrive ancora san Paolo (Romani 3, 23). È uno dei testi biblici del peccato originale e della necessità della grazia, che sant'Agostino ha meditato a lungo contro chi pensava di potersene fare a meno.
Il salmo 14 e il salmo 53: perché due volte?
I due salmi sono quasi identici. Il salmo 13 della Vulgata chiama Dio «il Signore», il salmo 52 dice «Dio»; il secondo non ha la lunga aggiunta del versetto 3 e differisce verso la fine, sulla sorte degli empi. Gli studiosi pensano a due raccolte di salmi che hanno conservato lo stesso canto, ciascuna con il suo uso del nome divino. Per il lettore credente la ripetizione ha un senso semplice: lo Spirito Santo ha voluto che questa verità sull'uomo senza Dio fosse detta due volte nel Salterio.
Lo stolto del versetto 1 ha un fratello nell'empio del salmo 10 delle Bibbie moderne, che anch'egli dice in cuor suo che Dio non vede.
Il salmo 14 nella liturgia del 1962
Mattutino del lunedì. Nel salterio del Breviario romano del 1962 il salmo 13 apre i nove salmi del Mattutino del lunedì, che nelle ferie ha un solo notturno, con l'antifona Dominus de cælo prospexit super filios hominum, presa dal versetto 2. Lo segue il salmo 15 delle Bibbie moderne, Domine, quis habitabit: al ritratto dell'uomo senza Dio risponde quello dell'uomo giusto, che abiterà sul monte santo. Potete pregare l'Ufficio del giorno nel breviario.
La Messa. Il Messale del 1962 prende dal versetto 7 il communio del lunedì della terza settimana di Quaresima: Quis dabit ex Sion salutare Israël? Nel tempo della penitenza la Chiesa fa sua l'attesa del salmista: la salvezza viene da Sion, e la si riceve all'altare.
Come pregare il salmo 14
- Come esame di coscienza. Lo stolto non è soltanto l'altro: ciascuno può vivere un giorno intero come se Dio non vedesse. Il salmo aiuta a riconoscere dove si è lasciato uscire dagli occhi il timore di Dio; si unisce bene all'esame di coscienza della sera.
- Per chi non crede. Il versetto 2 mostra Dio che cerca chi lo cerchi: si prega per i lontani, senza disprezzo, perché il salmo dice «non v'ha neppur uno».
- Per i poveri e gli oppressi. I versetti 4-6 ricordano che l'oblio di Dio ricade sempre sui piccoli, e che il Signore è la loro speranza.
- In attesa del Salvatore, con il versetto 7, specialmente in Avvento e in Quaresima.
Lo si conclude, come all'Ufficio, con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Che cosa significa “Disse lo stolto nel suo cuore: Dio non c'è”?
È un rifiuto pratico di Dio più che una tesi: lo stolto vive come se Dio non vedesse nulla. Il salmo mostra che questo oblio porta con sé la corruzione dei costumi e l'oppressione dei deboli. La Bibbia chiama «stoltezza» non la mancanza di intelligenza, ma la mancanza di sapienza, che comincia dal timore di Dio.
Perché san Paolo cita il salmo 14?
Nella lettera ai Romani (3, 10-18) se ne serve per mostrare che tutti gli uomini, Giudei e pagani, sono sotto il peccato e hanno bisogno della grazia di Cristo. Il salmo 13 della Vulgata contiene anzi tutta la serie di versetti che l'Apostolo raccoglie in quel passo.
Qual è la differenza tra il salmo 14 e il salmo 53?
Sono due versioni quasi identiche dello stesso canto. Il salmo 14 (Vulgata 13) nomina il Signore, il salmo 53 (Vulgata 52) nomina Dio; il secondo non ha la lunga aggiunta del versetto 3 e cambia nella conclusione.
Chi ha scritto il salmo 14?
Il titolo lo attribuisce a Davide: «Per la fine, salmo di David». È l'attribuzione accolta dalla tradizione della Chiesa. Come tutta la Scrittura, ha per autore principale lo Spirito Santo.
Quando si recita il salmo 14 nel Breviario?
Nel Breviario romano del 1962 apre il Mattutino del lunedì. Il Messale ne canta il versetto 7 al communio del lunedì della terza settimana di Quaresima.
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