La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmi 9 e 10 (Vulgata 9): Confitebor tibi, Domine, Dio rifugio del povero
I salmi 9 e 10 delle Bibbie moderne formano nella Vulgata un solo salmo, il 9, *Confitebor tibi, Domine*: un ringraziamento per il giudizio di Dio, poi il lamento del povero oppresso dall'empio. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega perché i due salmi sono uniti, il significato delle due parti, la lettura dei Padri, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
1 In finem, pro occultis filii. Psalmus David.
1 Per la fine: per gli occulti del figlio. Salmo di David.
2 Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo ; narrabo omnia mirabilia tua.
2 Te io loderò, o Signore, con tutto il mio cuore; racconterò tutte le tue meraviglie.
3 Lætabor et exsultabo in te ; psallam nomini tuo, Altissime.
3 In te mi rallegrerò, e tripudierò, canterò inni al tuo nome, o Altissimo.
4 In convertendo inimicum meum retrorsum ; infirmabuntur, et peribunt a facie tua.
4 Perché tu hai messo in fuga il mio nemico: ei diverranno impotenti, e dal tuo cospetto saran dissipati.
5 Quoniam fecisti judicium meum et causam meam ; sedisti super thronum, qui judicas justitiam.
5 Perocché tu hai presa in mano la mia causa, e la mia difesa: ti se' assiso sul trono tu, che giudichi con giustizia.
6 Increpasti gentes, et periit impius : nomen eorum delesti in æternum, et in sæculum sæculi.
6 Tu hai sgridate le nazioni, e l'empio è ito in rovina: hai cancellato il nome loro in eterno, e per tutti i secoli.
7 Inimici defecerunt frameæ in finem, et civitates eorum destruxisti. Periit memoria eorum cum sonitu ;
7 Sono senza forza per sempre le spade dell'inimico: tu hai distrutte le loro cittadi. Svanì col suono la loro memoria:
8 et Dominus in æternum permanet. Paravit in judicio thronum suum,
8 ma il Signore sussiste in eterno. Egli ha preparato il suo trono per far giudizio:
9 et ipse judicabit orbem terræ in æquitate : judicabit populos in justitia.
9 ed egli stesso giudicherà il mondo con equità, giudicherà i popoli con giustizia.
10 Et factus est Dominus refugium pauperi ; adjutor in opportunitatibus, in tribulatione.
10 E il Signore è stato rifugio al povero, aiutatore al tempo opportuno, nella tribolazione.
11 Et sperent in te qui noverunt nomen tuum, quoniam non dereliquisti quærentes te, Domine.
11 E sperino in te quei, che conoscono il nome tuo, perché tu, o Signore, non hai abbandonato color, che ti cercano.
12 Psallite Domino qui habitat in Sion ; annuntiate inter gentes studia ejus :
12 Cantate inni al Signore, che abita in Sion, annunziate i consigli di lui tralle nazioni:
13 quoniam requirens sanguinem eorum recordatus est ; non est oblitus clamorem pauperum.
13 Imperocché colui, che fa vendetta del sangue, si è ricordato di essi: non ha posto in dimenticanza le grida del povero.
14 Miserere mei, Domine : vide humilitatem meam de inimicis meis,
14 Abbi misericordia di me, o Signore, mira la umiliazione mia per opera de' miei nemici.
15 qui exaltas me de portis mortis, ut annuntiem omnes laudationes tuas in portis filiæ Sion :
15 Tu, che mi rialzi dalle porte di morte, affinchè annunzi io tutte le lodi tue alle porte della figliuola di Sion.
16 exsultabo in salutari tuo. Infixæ sunt gentes in interitu quem fecerunt ; in laqueo isto quem absconderunt comprehensus est pes eorum.
16 Esulterò per la salute, che viene da te: si son sommerse le genti nella fossa, che aveano fatta. In quel laccio stesso, che tenevan nascoso, è stato preso il loro piede.
17 Cognoscetur Dominus judicia faciens ; in operibus manuum suarum comprehensus est peccator.
17 Sarà conosciuto il Signore, che fa giustizia: nelle opere delle mani sue è stato preso il peccatore.
18 Convertantur peccatores in infernum, omnes gentes quæ obliviscuntur Deum.
18 Sian gettati nell'inferno i peccatori; le genti tutte, che di Dio si dimenticano.
19 Quoniam non in finem oblivio erit pauperis ; patientia pauperum non peribit in finem.
19 Imperocché non per sempre sarà dimenticato il povero; la pazienza del povero non sarà vana per sempre.
20 Exsurge, Domine ; non confortetur homo : judicentur gentes in conspectu tuo.
20 Levati su, o Signore, non cresca l'uomo in possanza; sian giudicate le genti dinanzi a te.
21 Constitue, Domine, legislatorem super eos, ut sciant gentes quoniam homines sunt.
21 Poni sopra di loro, o Signore, un legislatore, affinchè conoscan le genti, ch'elle son uomini.
22 Ut quid, Domine, recessisti longe ; despicis in opportunitatibus, in tribulatione ?
22 E perché, o Signore, ti se' ritirato in lontananza, ci hai negletti nel maggior uopo, nella tribolazione?
23 Dum superbit impius, incenditur pauper : comprehenduntur in consiliis quibus cogitant.
23 Mentre l'empio insolentisce, il povero è nella fornace; sono presi nei consigli, che hanno ideati.
24 Quoniam laudatur peccator in desideriis animæ suæ, et iniquus benedicitur.
24 Imperocché e lode riscuote il peccatore nei desideri dell'anima sua, e l'iniquo benedizione.
25 Exacerbavit Dominum peccator : secundum multitudinem iræ suæ, non quæret.
25 Il peccatore ha esacerbato il Signore, secondo la molta sua arroganza egli nol cercherà.
26 Non est Deus in conspectu ejus ; inquinatæ sunt viæ illius in omni tempore. Auferuntur judicia tua a facie ejus ; omnium inimicorum suorum dominabitur.
26 Dinanzi a lui Dio non è: le di lui vie sono sempre contaminate. I tuoi giudizj son lungi dalla vista: ei trionferà di tutti i suoi avversarj.
27 Dixit enim in corde suo : Non movebor a generatione in generationem, sine malo.
27 Imperocché egli ha detto in cuor suo: Io non sarò scosso, d'una in altra età (sarò) senza infortunio.
28 Cujus maledictione os plenum est, et amaritudine, et dolo ; sub lingua ejus labor et dolor.
28 La bocca di lui è piena di maledizione, e di amarezza, e di fraude; sotto la lingua di lui affanno, e dolore.
29 Sedet in insidiis cum divitibus in occultis, ut interficiat innocentem.
29 Sta in aguato co' facoltosi, all'oscuro per uccidere l'innocente.
30 Oculi ejus in pauperem respiciunt ; insidiatur in abscondito, quasi leo in spelunca sua. Insidiatur ut rapiat pauperem ; rapere pauperem dum attrahit eum.
30 Ei tiene gli occhi rivolti contro del povero: sta in aguato, come un lione nella sua tana. Sta in aguato per porre le unghie sopra del povero: per porre le unghie sopra del povero, attraendolo a se.
31 In laqueo suo humiliabit eum ; inclinabit se, et cadet cum dominatus fuerit pauperum.
31 Ne' suoi lacci lo abbatterà; si inchinerà egli, e si getterà a terra, quando si farà padrone de' poveri.
32 Dixit enim in corde suo : Oblitus est Deus ; avertit faciem suam, ne videat in finem.
32 Imperocché egli ha detto in cuor suo: Dio non tiene ricordanza, ha rivolto altrove la faccia per non vedere giammai.
33 Exsurge, Domine Deus, exaltetur manus tua ; ne obliviscaris pauperum.
33 Levati su, Signore Dio, si alzi la mano tua: non ti scordare de' poveri:
34 Propter quid irritavit impius Deum ? dixit enim in corde suo : Non requiret.
34 Per qual motivo ha l'empio irritato Dio? perché ha detto in cuor suo: Ei non faranne ricerca.
35 Vides, quoniam tu laborem et dolorem consideras, ut tradas eos in manus tuas. Tibi derelictus est pauper ; orphano tu eris adjutor.
35 Tu vedi; tu l'affanno, e il dolore consideri: per abbandonar coloro nelle tue mani. Alla tua cura è rimesso il povero: aiuto dell'orfano sarai tu.
36 Contere brachium peccatoris et maligni ; quæretur peccatum illius, et non invenietur.
36 Spezza il braccio del peccatore, e del maligno: si farà ricerca del peccato di lui, e non troverassi.
37 Dominus regnabit in æternum, et in sæculum sæculi ; peribitis, gentes, de terra illius.
37 Il Signore regnerà in eterno, e per tutti i secoli: nazioni, voi sarete sterminate dalla terra di lui.
38 Desiderium pauperum exaudivit Dominus ; præparationem cordis eorum audivit auris tua :
38 Il Signore ha esaudito il desiderio de' poveri: il tuo orecchio ha ascoltata la preparazione del loro cuore.
39 judicare pupillo et humili, ut non apponat ultra magnificare se homo super terram.
39 Per far giustizia al pupillo, e all'oppresso, affinché non seguiti più a farla da grande l'uomo sopra la terra.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 9, salmo 10 o salmo 9 della Vulgata?
È qui che nasce la doppia numerazione dei salmi. Il testo ebraico conta due salmi, il 9 e il 10; la Settanta greca e la Vulgata latina ne fanno uno solo, il salmo 9. Nel lettore:
- i versetti 1-21 corrispondono al salmo 9 delle Bibbie moderne;
- i versetti 22-39 corrispondono al salmo 10: per ritrovare un versetto del salmo 10 ebraico basta aggiungere 21 al suo numero (il versetto 1, “Perché, Signore, stai lontano?”, è il nostro versetto 22).
L'unione non è arbitraria. Nell'ebraico i due salmi formano insieme un poema alfabetico, conservato in modo imperfetto, le cui strofe seguono le lettere dell'alfabeto dall'uno all'altro; inoltre il salmo 10 ebraico non ha titolo proprio. Da qui in avanti, e quasi fino alla fine del Salterio, la Vulgata conta un numero in meno rispetto alle Bibbie moderne: il Qui habitat è il 90 per l'una e il 91 per le altre. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Chi cerca il «salmo 10» della Vulgata, l'In Domino confido, lo trova nel salmo 11 delle Bibbie moderne.
Che cosa significa il salmo 9? Il ringraziamento per il giudizio
Il titolo latino dice: «Per la fine: per gli occulti del figlio. Salmo di David» (v. 1). La prima parte è una lode: «Te io loderò, o Signore, con tutto il mio cuore; racconterò tutte le tue meraviglie» (v. 2). In latino, Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo: è l'incipit con cui la Chiesa designa il salmo. Davide ha visto indietreggiare i suoi nemici, e ne dà la gloria soltanto a Dio: «tu hai presa in mano la mia causa, e la mia difesa: ti se' assiso sul trono tu, che giudichi con giustizia» (v. 5).
Il salmo passa presto dalla vittoria di un giorno al giudizio di sempre. Le città nemiche sono distrutte, il loro ricordo svanisce, «ma il Signore sussiste in eterno. Egli ha preparato il suo trono per far giudizio» (v. 8), «ed egli stesso giudicherà il mondo con equità» (v. 9). San Paolo, davanti all'Areopago di Atene, riprende quasi alla lettera queste parole per annunciare il giorno «in cui giudicherà con giustizia il mondo per mezzo di un uomo stabilito da lui» (Atti 17, 31): il giudice del salmo è Cristo risorto. È la dottrina del Giudizio universale.
Al centro sta il versetto più consolante: «E il Signore è stato rifugio al povero, aiutatore al tempo opportuno, nella tribolazione» (v. 10). E la sua conseguenza: «E sperino in te quei, che conoscono il nome tuo, perché tu, o Signore, non hai abbandonato color, che ti cercano» (v. 11). Conoscere il nome di Dio, nella Scrittura, significa conoscere lui stesso, e chi lo conosce si fida. Dio non dimentica gli umili: «non ha posto in dimenticanza le grida del povero» (v. 13).
Dio rialza il giusto «dalle porte di morte» (v. 15), mentre i malvagi cadono nella fossa che avevano scavato: «In quel laccio stesso, che tenevan nascoso, è stato preso il loro piede» (v. 16). La prima parte si chiude su una domanda di umiltà per le nazioni: «Poni sopra di loro, o Signore, un legislatore, affinchè conoscan le genti, ch'elle son uomini» (v. 21). L'orgoglio dimentica di essere creatura; il giudizio di Dio lo ricorda.
Che cosa significa il salmo 10? L'empio e il povero
La seconda parte cambia tono. Non è più la vittoria, è lo scandalo: «E perché, o Signore, ti se' ritirato in lontananza, ci hai negletti nel maggior uopo, nella tribolazione?» (v. 22). Il giusto sente Dio assente mentre il malvagio trionfa.
Segue un ritratto dell'empio di rara precisione. Si vanta delle sue voglie; «Dinanzi a lui Dio non è» (v. 26); si crede al sicuro: «Io non sarò scosso, d'una in altra età (sarò) senza infortunio» (v. 27). «La bocca di lui è piena di maledizione, e di amarezza, e di fraude» (v. 28): san Paolo cita questo versetto tra quelli che mostrano l'universalità del peccato, «La bocca de' quali è ripiena di maledizione, e di amarezza» (Romani 3, 14).
Sta in agguato contro il povero «come un lione nella sua tana» (v. 30), e il suo ateismo è pratico più che teorico: «Imperocché egli ha detto in cuor suo: Dio non tiene ricordanza, ha rivolto altrove la faccia per non vedere giammai» (v. 32). Non nega Dio con gli argomenti; vive come se Dio non vedesse.
Il salmista risponde con un grido: «Levati su, Signore Dio, si alzi la mano tua: non ti scordare de' poveri» (v. 33). E la fiducia ritorna: «Alla tua cura è rimesso il povero: aiuto dell'orfano sarai tu» (v. 35). Il salmo si chiude sulla regalità di Dio, «Il Signore regnerà in eterno, e per tutti i secoli» (v. 37), e sull'esaudimento dei poveri: «Il Signore ha esaudito il desiderio de' poveri» (v. 38), «affinché non seguiti più a farla da grande l'uomo sopra la terra» (v. 39). La Vergine Maria canterà lo stesso rovesciamento nel Magnificat: «Ha deposto dal trono i potenti, e ha esaltato i piccoli» (Luca 1, 52).
Il salmo 9 è una preghiera contro i nemici?
Molti cercano il salmo 9 come preghiera “contro i nemici”, e il testo parla in effetti di nemici messi in fuga, di nazioni giudicate, di empi presi nei propri lacci. Ma conviene leggerlo come la Chiesa lo ha sempre letto. Il salmo non chiede a Dio di servire le nostre vendette: gli consegna una causa, «tu hai presa in mano la mia causa», e lascia a lui il giudizio. I nemici di cui parla sono anzitutto gli oppressori del povero, e, nel senso spirituale che i Padri vi hanno visto, il peccato e il demonio. Chi lo prega in un conflitto chiede dunque giustizia, non rovina; e ricorda che anche l'avversario, se si converte, può passare dalla parte dei poveri che Dio esaudisce.
La lettura dei Padri
Il titolo della Vulgata, «per gli occulti del figlio», ha attirato l'attenzione dei commentatori. Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, vi legge il mistero delle due venute del Figlio di Dio: la prima, nascosta nell'umiltà della carne; la seconda, manifesta, quando verrà a giudicare. Tutto il salmo sta fra queste due venute: Cristo è già venuto come povero, e verrà come giudice, «quando poi verrà il Figliuolo dell'uomo nella sua maestà» (Matteo 25, 31). Nel ritratto dell'empio della seconda parte Agostino riconosce anche la figura dell'avversario degli ultimi tempi, che il Signore distruggerà.
La seconda parte appartiene alla famiglia dei salmi che affrontano la prosperità dei malvagi: il salmo 37 (Vulgata 36), Noli æmulari, «Non voler imitare i maligni», che consola il giusto, e il salmo 73 (Vulgata 72), dove l'anima si turba «in osservando la pace de' peccatori» prima di comprendere la loro fine. L'empio che dice «Dio non tiene ricordanza» somiglia all'insensato del salmo 14 (Vulgata 13), che «Disse lo insensato in cuor suo: Iddio non è».
I salmi 9 e 10 nella liturgia del 1962
Mattutino della domenica. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 9, che contiene dunque i salmi 9 e 10 delle Bibbie moderne, si canta al Mattutino della domenica, diviso in quattro sezioni: le prime due chiudono il secondo notturno, sotto le antifone Sedisti super thronum, qui judicas justitiam ed Exsurge, Domine, non prævaleat homo; le altre due aprono il terzo notturno, sotto le antifone Ut quid, Domine, recessisti longe? ed Exsurge, Domine Deus, exaltetur manus tua. Ogni settimana, l'Ufficio della notte domenicale fa così risuonare la lode del giusto Giudice e il grido del povero che attende giustizia. Potete seguire l'Ufficio del giorno nel breviario.
Nel Messale. Pochi salmi danno tanti canti al tempo che prepara la Pasqua:
- il graduale della Settuagesima, Adjutor in opportunitatibus, in tribulatione (versetti 10-11 e 19-20), che apre il tempo pre-quaresimale;
- il graduale della III domenica di Quaresima, Exsurge, Domine, non prævaleat homo (versetti 20 e 4);
- la communio del martedì della II settimana di Quaresima, Narrabo omnia mirabilia tua (versetti 2-3);
- il graduale del sabato della IV settimana di Quaresima, Tibi, Domine, derelictus est pauper: pupillo tu eris adjutor (versetto 35), con il versetto Ut quid, Domine, recessisti longe?;
- l'offertorio del martedì della settimana di Passione, Sperent in te omnes, qui noverunt nomen tuum (versetti 11-13).
Dopo Pentecoste, la IV domenica ne canta all'alleluia i versetti 5 e 10: Deus, qui sedes super thronum, et judicas æquitatem: esto refugium pauperum in tribulatione.
Come pregare i salmi 9 e 10
- Nel ringraziamento. Dopo una liberazione, la prima parte insegna a riferire a Dio ciò che saremmo tentati di attribuire a noi stessi; vedete anche la preghiera di ringraziamento.
- Quando Dio sembra lontano. Il versetto 22 dà parole alla prova della fede; il versetto 35 dà la risposta: il povero è affidato alla cura di Dio.
- Per gli oppressi. Il salmo si prega per i poveri, gli orfani, le vittime di ingiustizia, affidando la loro causa a Dio.
- Nella lotta spirituale. Il grido «Levati su, Signore» si unisce bene alla preghiera di liberazione.
Lo si conclude con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché i salmi 9 e 10 sono uniti?
Perché la Settanta greca e la Vulgata latina li contano come un solo salmo, il 9. Nell'ebraico formano insieme un poema alfabetico, e il salmo 10 non ha titolo proprio, il che giustifica la loro unione. Da qui viene lo scarto di un numero tra la Vulgata e le Bibbie moderne per la maggior parte del Salterio.
Dove si trova il salmo 10 nella Vulgata?
Il salmo 10 delle Bibbie moderne corrisponde ai versetti 22-39 del salmo 9 della Vulgata, che cominciano con Ut quid, Domine, recessisti longe. Il salmo che la Vulgata numera 10, In Domino confido, è l'11 delle Bibbie moderne.
Che cosa dice il salmo 9, versetto 2?
«Te io loderò, o Signore, con tutto il mio cuore; racconterò tutte le tue meraviglie». È l'apertura del ringraziamento; in latino Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo, l'incipit con cui la Chiesa designa questo salmo.
Il salmo 9 è una preghiera contro i nemici?
Parla di nemici sconfitti e di malvagi giudicati, ma non è una formula di vendetta. Consegna a Dio la propria causa e chiede giustizia per i poveri; i Padri vi hanno letto anzitutto la vittoria di Cristo sul peccato e sul demonio.
Chi ha scritto i salmi 9 e 10?
Il titolo li attribuisce a Davide: «Per la fine: per gli occulti del figlio. Salmo di David». La tradizione considera le due parti un unico canto di Davide. Come tutta la Scrittura, hanno per autore principale lo Spirito Santo.
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