La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 13 (Vulgata 12): Usquequo, Domine, fino a quando, o Signore?
Il salmo 13 delle Bibbie moderne è il salmo 12 della Vulgata, l'*Usquequo, Domine*: «Fino a quando, o Signore? ti scorderai forse di me per sempre?». In sei versetti passa dal lamento di chi si sente dimenticato da Dio alla fiducia e al canto. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con il latino a fronte; la guida ne spiega il significato, la lettura dei Padri, il posto a Compieta nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 12 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 11.
1 In finem. Psalmus David. Usquequo, Domine, oblivisceris me in finem ? usquequo avertis faciem tuam a me ?
1 Per la fine, salmo di David. Fino a quando, o Signore? ti scorderai forse di me per sempre? fino a quando volgi da me la tua faccia?
2 quamdiu ponam consilia in anima mea ; dolorem in corde meo per diem ?
2 Fino a quando accumulerò perplessità nell'anima mia, e nel cuor mio dolori ogni giorno?
3 usquequo exaltabitur inimicus meus super me ?
3 Fino a quando avrà possanza sopra di me il mio nemico?
4 Respice, et exaudi me, Domine Deus meus. Illumina oculos meos, ne umquam obdormiam in morte ;
4 Volgiti a me, ed esaudiscimi, Signore, Dio mio. Illumina gli occhi miei, affinchè io non dorma giammai sonno di morte;
5 nequando dicat inimicus meus : Prævalui adversus eum. Qui tribulant me exsultabunt si motus fuero ;
5 Affinchè non dica una volta il mio nemico: Io lo ho vinto. Color che mi affliggono, trionferanno se io sarò smosso:
6 ego autem in misericordia tua speravi. Exsultabit cor meum in salutari tuo. Cantabo Domino qui bona tribuit mihi ; et psallam nomini Domini altissimi.
6 Io però mia speranza ho posta nella tua misericordia. Il mio cuore esulterà nella salute, che vien da te: canterò il Signore mio benefattore: e al nome del Signore altissimo farò risonare inni di laude.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 13 o salmo 12?
Il numero 13 è quello della numerazione ebraica, seguita dalle Bibbie moderne e dalla CEI. La Vulgata latina e la Settanta uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico e contano quindi questo salmo come salmo 12: con questo numero lo conoscono il Breviario, il Messale e i commenti dei Padri. Il testo è lo stesso, riconoscibile dalle prime parole, Usquequo, Domine, oblivisceris me in finem?. La tavola delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
Lo scarto crea due equivoci:
- salmo 13 (ebraico) = salmo 12 (Vulgata): l'Usquequo, Domine, in questa pagina;
- salmo 13 della Vulgata = salmo 14 (ebraico): il Dixit insipiens, «Disse lo insensato in cuor suo: Iddio non è».
Anche la divisione dei versetti differisce un poco. Il Martini, come la Vulgata, mette il titolo e il primo lamento nel versetto 1, e distribuisce diversamente i versetti seguenti; il versetto della fiducia ritrovata resta però l'ultimo, il versetto 6.
Che cosa significa il salmo 13?
È uno dei salmi più brevi del Salterio, e uno dei più compiuti. In pochi versetti percorre tutto il cammino della preghiera nella prova: il lamento, la supplica, la fiducia.
Il lamento: quattro volte “fino a quando?” (v. 1-3). «Fino a quando, o Signore? ti scorderai forse di me per sempre? fino a quando volgi da me la tua faccia?» (v. 1). La domanda ritorna quattro volte, come un respiro affannoso. Chi prega si sente dimenticato da Dio, poi lontano dal suo volto, poi solo con i suoi pensieri: «Fino a quando accumulerò perplessità nell'anima mia, e nel cuor mio dolori ogni giorno?» (v. 2). Infine vede il nemico vincere: «Fino a quando avrà possanza sopra di me il mio nemico?» (v. 3). Non è una ribellione: chi dice “fino a quando” crede ancora che la prova abbia un termine e che Dio possa porlo.
La supplica: illumina gli occhi miei (v. 4-5). La preghiera cambia tono: non più domande, ma richieste. «Volgiti a me, ed esaudiscimi, Signore, Dio mio. Illumina gli occhi miei, affinchè io non dorma giammai sonno di morte» (v. 4). Gli occhi spenti sono, alla lettera, quelli di un uomo sfinito, vicino a morire; la luce domandata è la vita che torna. Il motivo è la gloria di Dio stesso: «Affinchè non dica una volta il mio nemico: Io lo ho vinto» (v. 5).
La fiducia e il canto (v. 6). Nulla è cambiato fuori, eppure tutto è cambiato dentro: «Io però mia speranza ho posta nella tua misericordia. Il mio cuore esulterà nella salute, che vien da te: canterò il Signore mio benefattore». La prova non è finita, ma il salmista canta già. L'ultima frase, «e al nome del Signore altissimo farò risonare inni di laude», si trova nella Settanta e nella Vulgata e manca nel testo ebraico: per questo le Bibbie moderne finiscono un poco prima.
Il sonno della morte: la lettura dei Padri
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, intende il quadruplice «fino a quando» come il gemito dell'anima che sopporta il ritardo di Dio e desidera vederlo. Si ferma soprattutto sul versetto 4. Gli occhi di cui parla il salmo sono quelli del cuore; addormentarsi nella morte è acconsentire al peccato e rimanervi; il nemico che dice «Io lo ho vinto» è il demonio. La luce domandata è quella della grazia, che tiene sveglia l'anima.
La tradizione ha sentito questo salmo anche sulla bocca di Cristo sofferente, che sulla croce ha provato il silenzio del Padre: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo 27, 46), le prime parole del salmo 22 (Vulgata 21), Deus, Deus meus. Il salmo 13 appartiene alla stessa famiglia delle preghiere dell'anima provata, con il salmo 6, Domine, ne in furore, e con il Quemadmodum: «Fino a quando» e «Perché» sono domande che la Scrittura stessa mette sulle labbra del giusto.
Il salmo 13 nella liturgia del 1962
La Compieta del martedì. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 12 è il secondo salmo della Compieta del martedì, fra il salmo 12 delle Bibbie moderne, Salvum me fac, e il salmo 16 (Vulgata 15), Conserva me. L'antifona viene dal primo dei tre: Tu, Domine, servabis nos: et custodies nos in æternum. Il posto è scelto bene: al momento di addormentarsi, la Chiesa domanda a Dio di illuminare i suoi occhi, perché il sonno del corpo non diventi mai quello della morte. Potete pregare quest'Ora nel breviario e conoscerne la storia nella guida alla Compieta.
Nel Messale. Il salmo dà alla Messa diversi canti. L'introito della Messa della prima domenica dopo Pentecoste, detta nel 1962 nei giorni feriali di quella settimana perché la domenica è la Santissima Trinità, è il versetto 6, Domine, in tua misericordia speravi: exsultavit cor meum in salutari tuo, con il versetto 1, Usquequo, Domine, come versetto salmico. Il communio della seconda domenica dopo Pentecoste è la fine dello stesso versetto: Cantabo Domino, qui bona tribuit mihi: et psallam nomini Domini altissimi. L'offertorio della quarta domenica dopo Pentecoste e del sabato della seconda settimana di Quaresima è la supplica dei versetti 4 e 5: Illumina oculos meos, ne umquam obdormiam in morte. Il graduale della festa del Cuore Immacolato di Maria, il 22 agosto, si apre ancora con il versetto 6.
Come pregare il salmo 13
Quando Dio sembra tacere. Il salmo insegna che si può dire a Dio la propria stanchezza senza perdere la fede. Il “fino a quando” detto a lui è già una preghiera; detto contro di lui sarebbe una ribellione.
La sera. Come a Compieta, il versetto 4 è una preghiera semplice prima di dormire, che si unisce alla preghiera della sera: chiedere di non addormentarsi mai nel peccato, e di non essere sorpresi dalla morte senza la grazia.
Nella prova lunga. Una malattia, un lutto, un'attesa che non finisce: il salmo dà parole al lamento e lo porta fino al versetto 6. Conviene recitarlo intero, per non fermarsi al lamento.
Per rinnovare la speranza. Il versetto 6 è un atto di speranza in forma di preghiera, da unire agli atti di fede, speranza e carità.
Lo si conclude con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché il salmo 13 si chiama anche salmo 12?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia cattolica, uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Il salmo 13 delle Bibbie moderne è dunque il salmo 12 della Vulgata, l'Usquequo, Domine. Il salmo 13 della Vulgata è invece il Dixit insipiens, il 14 delle Bibbie moderne.
Che cosa vuol dire “fino a quando, Signore?”
È il grido dell'anima che si sente dimenticata e non capisce il silenzio di Dio. Ripetuto quattro volte, esprime la fatica della prova più che la rivolta. Sant'Agostino vi ascolta il gemito di chi desidera vedere Dio e ne sopporta il ritardo.
Che cosa significa “illumina gli occhi miei, affinché io non dorma sonno di morte”?
Alla lettera, il salmista sfinito chiede che Dio gli renda la vita prima che i suoi occhi si spengano. Sant'Agostino lo intende della morte dell'anima: addormentarsi nella morte è acconsentire al peccato. La luce domandata è quella della grazia. La Chiesa ne ha fatto un offertorio della Messa.
Chi ha scritto il salmo 13?
Il titolo dice «Per la fine, salmo di David». La tradizione lo accoglie come una preghiera del re nella prova, ispirata dallo Spirito Santo; non si sa a quale episodio della sua vita si riferisca.
Quando si prega il salmo 13?
Nel Breviario del 1962 il martedì sera a Compieta, quando l'Ufficio prende i salmi della feria. Si addice a ogni tempo di prova e alla preghiera della sera, e la Messa ne canta i versetti nelle domeniche dopo Pentecoste.
Tutta la Bibbia offline, con la pagina segnata e i versetti evidenziati: la Bibbia cattolica nell'applicazione.
Salmo 12 (13) · con l'app
Accesso anticipato