La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 6: Domine, ne in furore, il primo salmo penitenziale
Domine, ne in furore
Il salmo 6, *Domine, ne in furore tuo arguas me*, è il primo dei sette salmi penitenziali: la preghiera del peccatore malato nel corpo e nell'anima, che bagna di lacrime il suo letto e si sente infine esaudito. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il titolo «per la ottava», la lettura dei Padri, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
1 In finem, in carminibus. Psalmus David. Pro octava.
1 Per la fine: cantico, e salmo di David, per la ottava.
2 Domine, ne in furore tuo arguas me, neque in ira tua corripias me.
2 Signore non mi riprendere nel tuo furore, e non mi correggere nell'ira tua.
3 Miserere mei, Domine, quoniam infirmus sum ; sana me, Domine, quoniam conturbata sunt ossa mea.
3 Abbi pietà di me, perché io sono senza forze, sanami, o Signore, perché le ossa mie sono scommosse.
4 Et anima mea turbata est valde ; sed tu, Domine, usquequo ?
4 E l'anima mia è grandemente turbata: ma tu, o Signore, fino a quando? ...
5 Convertere, Domine, et eripe animam meam ; salvum me fac propter misericordiam tuam.
5 Volgiti, o Signore, e libera l'anima mia: per tua misericordia dammi salute.
6 Quoniam non est in morte qui memor sit tui ; in inferno autem quis confitebitur tibi ?
6 Imperocché nella morte non è chi di te si ricordi; e nell'inferno chi mai ti confesserà?
7 Laboravi in gemitu meo ; lavabo per singulas noctes lectum meum : lacrimis meis stratum meum rigabo.
7 Mi son consumato nel gemere; laverò tutte le notti il mio letto (col pianto), il luogo del mio riposo irrigherò colle mie lagrime.
8 Turbatus est a furore oculus meus ; inveteravi inter omnes inimicos meos.
8 Per lo furore l'occhio mio si è ottenebrato; sono invecchiato in mezzo a tutti i miei nemici.
9 Discedite a me omnes qui operamini iniquitatem, quoniam exaudivit Dominus vocem fletus mei.
9 Andate lungi da me voi tutti, che operate l'iniquità, conciossiachè il Signore ha esaudita la voce del pianto mio.
10 Exaudivit Dominus deprecationem meam ; Dominus orationem meam suscepit.
10 Il Signore ha esaudite le mie suppliche, il Signore ha accolta la mia orazione.
11 Erubescant, et conturbentur vehementer, omnes inimici mei ; convertantur, et erubescant valde velociter.
11 Siano svergognati, e sconturbati altamente tutti i miei nemici, siano volti in fuga, e svergognati in un attimo.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 6: un solo numero nelle due Bibbie
Per una volta non c'è doppia numerazione. La Vulgata latina e le Bibbie moderne, che seguono l'ebraico, cominciano a divergere soltanto dal salmo 9, che la Vulgata conserva intero mentre l'ebraico lo divide in 9 e 10: fino al salmo 8 i numeri coincidono. Il salmo 6 della CEI è dunque il salmo 6 del Martini e del Breviario, il Domine, ne in furore tuo arguas me. Anche i versetti coincidono, perché il Martini, come la CEI, conta il titolo come versetto 1. La tavola delle due numerazioni è nella pagina dei Salmi.
Non va confuso con il salmo 38 delle Bibbie moderne (Vulgata 37), anch'esso penitenziale, che comincia con le stesse parole: «Signore, non mi riprendere nel tuo furore, e non mi correggere nell'ira tua».
Che cosa significa il salmo 6?
È la preghiera di un uomo malato nel corpo e nell'anima, che riconosce di meritare la correzione e si appella soltanto alla misericordia. Non nomina alcun peccato preciso, alcuna circostanza: per questo ciascuno può farlo suo. In dieci versetti passa dal gemito alla certezza di essere ascoltato, ed è tutto il cammino della penitenza.
Guarire piuttosto che giudicare (v. 2-4). «Signore non mi riprendere nel tuo furore, e non mi correggere nell'ira tua» (v. 2). Il penitente non chiede di sfuggire a ogni correzione; chiede che la correzione non venga dal furore. Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, distingue le due parole: il furore è la condanna dell'ultimo giorno, l'ira una correzione che ancora purifica, come per mezzo del fuoco; il peccatore domanda di essere guarito fin da questa vita, per non aver bisogno né dell'una né dell'altra.
La domanda diventa allora quella di un malato: «Abbi pietà di me, perché io sono senza forze, sanami, o Signore, perché le ossa mie sono scommosse» (v. 3). Le ossa, nella Bibbia, sono l'impalcatura dell'uomo: è tutto l'essere che trema. Il turbamento raggiunge l'anima stessa, fino al grido lasciato in sospeso: «E l'anima mia è grandemente turbata: ma tu, o Signore, fino a quando? ...» (v. 4). La frase non finisce; il dolore toglie la parola. Il Signore riprenderà quasi queste parole all'avvicinarsi della Passione: «Adesso l'anima mia è conturbata» (Giovanni 12, 27).
Convertirsi prima della morte (v. 5-6). «Volgiti, o Signore, e libera l'anima mia: per tua misericordia dammi salute» (v. 5). Il peccatore non invoca alcun merito; il suo solo argomento è la misericordia di Dio. Il versetto 6 aggiunge una seconda ragione: «Imperocché nella morte non è chi di te si ricordi; e nell'inferno chi mai ti confesserà?» (v. 6). Prima della Risurrezione di Cristo l'Antico Testamento non vedeva nel soggiorno dei morti che un luogo d'ombra, dove la lode tace; la parola «inferno» traduce qui il latino infernus, il regno dei morti. La tradizione cristiana ha letto il versetto più a fondo: la morte di cui parla è anche quella dell'anima, e chi muore nel peccato non loda Dio. Il tempo della penitenza è adesso.
Le lacrime della notte (v. 7-8). «Mi son consumato nel gemere; laverò tutte le notti il mio letto (col pianto), il luogo del mio riposo irrigherò colle mie lagrime» (v. 7). Le parole tra parentesi sono un'aggiunta del Martini per chiarire il senso. L'immagine è forte e voluta: il letto, luogo del riposo e forse del peccato, diventa il luogo delle lacrime. La tradizione ha sempre ritenuto le lacrime di compunzione un dono di Dio e il segno di una contrizione vera. «Per lo furore l'occhio mio si è ottenebrato» (v. 8): il pianto e l'angoscia hanno spento lo sguardo.
Il capovolgimento (v. 9-11). Di colpo il tono cambia: «Andate lungi da me voi tutti, che operate l'iniquità, conciossiachè il Signore ha esaudita la voce del pianto mio» (v. 9). Le lacrime hanno una voce, e Dio l'ha udita. Il penitente può ora congedare quelli che lo trascinavano al male. Gesù riprende queste parole per il giudizio: «ritiratevi da me tutti voi, che commettete l'iniquità» (Matteo 7, 23). Ciò che il peccatore perdonato dice ai tentatori, Cristo lo dirà a chi non avrà fatto penitenza.
Il versetto 10 raddoppia la certezza, «il Signore ha accolta la mia orazione» (v. 10), e l'ultimo augura ai nemici di essere «svergognati, e sconturbati» (v. 11): non una vendetta, ma la confusione salutare che può convertire anch'essi.
Il titolo «per la ottava»
Il titolo dice: «Per la fine: cantico, e salmo di David, per la ottava» (v. 1), in latino pro octava. Nel senso primo è con ogni probabilità un'indicazione musicale: l'ebraico sheminith, «l'ottava», designava forse uno strumento a otto corde o un registro grave. Sant'Agostino vi legge l'ottavo giorno, quello che viene dopo i sette giorni di questo mondo: il giorno del giudizio e dell'eternità. Il penitente chiede misericordia oggi, per non incontrare il furore in quel giorno. Fin dal titolo, il salmo 6 è una preghiera rivolta ai novissimi.
Il primo dei sette salmi penitenziali
La Chiesa ha messo il salmo 6 in testa ai sette salmi penitenziali, che la tradizione raccoglie almeno dal tempo di Cassiodoro, nel VI secolo. Nella numerazione della Vulgata sono: il 6; il 31, Beati quorum remissæ sunt iniquitates; il 37, Domine, ne in furore, che comincia come il nostro; il 50, Miserere, il più celebre; il 101, Domine, exaudi orationem meam; il 129, De profundis, che è anche la preghiera per i defunti; il 142, Domine, exaudi. Nelle Bibbie moderne portano i numeri 6, 32, 38, 51, 102, 130 e 143. Insieme formano una lunga confessione, che la consuetudine fa seguire dalle Litanie dei Santi.
Il suo biografo Possidio racconta che sant'Agostino, negli ultimi giorni, si fece scrivere sulla parete i salmi della penitenza e li leggeva dal letto piangendo. È il commento più eloquente a questo salmo, che parla proprio del letto bagnato di lacrime.
Il salmo 6 nella liturgia del 1962
A Compieta del lunedì. Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale di san Pio X (1911), il salmo 6 apre la Compieta del lunedì, seguito dalle due sezioni del salmo 7, sotto l'antifona Salvum me fac, Domine, propter misericordiam tuam, tratta dal versetto 5. Il posto conviene a un salmo che parla del letto e delle lacrime della notte: la Chiesa chiede perdono prima di riposare. Vedete la pagina sulla Compieta e l'Ufficio del giorno nel breviario.
Nell'Ufficio dei defunti. È il secondo salmo del primo notturno del Mattutino dei defunti, dopo il salmo 5, con l'antifona Convertere, Domine, et eripe animam meam: quoniam non est in morte, qui memor sit tui (v. 5-6). La Chiesa lo presta alle anime che non possono più meritare e chiedono la misericordia; è l'ufficio del 2 novembre, la Commemorazione dei defunti.
Nel Messale. L'offertorio Domine, convertere, et eripe animam meam: salvum me fac propter misericordiam tuam (v. 5) si canta la II domenica dopo Pentecoste e il lunedì di Passione. Il graduale del mercoledì della III settimana di Quaresima comincia con Miserere mei, Domine, quoniam infirmus sum: sana me, Domine (v. 3). Il communio del venerdì delle Tempora di Quaresima è l'ultimo versetto: Erubescant et conturbentur omnes inimici mei.
Come pregare il salmo 6
- Prima della confessione. È l'uso più naturale. Dispone a riconoscere la propria debolezza senza disperare e prepara l'accusa del sacramento; vedete la guida sulla confessione.
- La sera, dopo una colpa. Con la Chiesa che lo canta a Compieta, lo si può dire prima di dormire, poi recitare l'atto di dolore.
- Nella malattia. «Sanami, o Signore, perché le ossa mie sono scommosse»: il salmo chiede insieme la salute del corpo e quella dell'anima, e si unisce alla preghiera per i malati.
- Per i defunti. Con l'antifona Convertere, Domine, come nell'Ufficio dei defunti.
- Con gli altri salmi penitenziali. Si possono recitare tutti e sette, per esempio il venerdì o in Quaresima.
Lo si conclude con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché il salmo 6 è un salmo penitenziale?
Perché è interamente la preghiera di un peccatore che chiede grazia: si dice senza forze, con le ossa scosse e l'anima turbata, e si appoggia solo sulla misericordia di Dio. La tradizione lo ha posto in testa ai sette salmi penitenziali, prima dei salmi 31, 37, 50, 101, 129 e 142 della Vulgata.
Il salmo 6 ha lo stesso numero nella Vulgata e nella Bibbia CEI?
Sì. Le due numerazioni divergono soltanto a partire dal salmo 9: il salmo 6 è lo stesso in tutte le Bibbie, e anche i versetti coincidono.
Che cosa dice il salmo 6, versetto 6?
«Imperocché nella morte non è chi di te si ricordi; e nell'inferno chi mai ti confesserà?» Il penitente sollecita Dio a salvarlo finché è tempo, perché la morte chiude il tempo della lode e della conversione. I Padri vi leggono anche la morte dell'anima nel peccato.
Che cosa significa «per la ottava» nel titolo?
Probabilmente è un'indicazione musicale: l'ebraico sheminith significa «l'ottava», forse uno strumento a otto corde o un registro grave. Sant'Agostino vi vede l'ottavo giorno, quello del giudizio e dell'eternità, che segue i sette giorni del tempo presente.
Chi ha scritto il salmo 6?
Il titolo lo attribuisce a Davide: «cantico, e salmo di David». Non indica alcuna circostanza della sua vita. La Chiesa vi ascolta la preghiera di ogni penitente, ispirata dallo Spirito Santo.
Quando si recita il salmo 6?
Nel Breviario del 1962 a Compieta del lunedì e nel primo notturno dell'Ufficio dei defunti. Si recita anche, con gli altri salmi penitenziali, in Quaresima e prima della confessione.
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