La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 32 (Vulgata 31): Beati quorum, la gioia del perdono
Beati quorum
Il salmo 32 delle Bibbie moderne, salmo 31 della Vulgata, comincia con *Beati quorum remissæ sunt iniquitates*: è il canto del peccatore perdonato e il secondo dei sette salmi penitenziali. Qui sotto trovate il testo completo nella traduzione di mons. Antonio Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il versetto 8, la lettura di san Paolo, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo prima e dopo la confessione.
Cercate il salmo 31 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 30.
1 Ipsi David intellectus. Beati quorum remissæ sunt iniquitates, et quorum tecta sunt peccata.
1 Dello stesso Davidde, salmo di intelligenza. Beati coloro, ai quali sono state rimesse le iniquità, e i peccati, de' quali sono stati ricoperti.
2 Beatus vir cui non imputavit Dominus peccatum, nec est in spiritu ejus dolus.
2 Beato l'uomo, cui Dio non imputò peccato, e nello spirito di lui simulazione non è.
3 Quoniam tacui, inveteraverunt ossa mea, dum clamarem tota die.
3 Perché io mi tacqui si consumarono le mie ossa, mentre io per tutto il giorno alzava le strida.
4 Quoniam die ac nocte gravata est super me manus tua, conversus sum in ærumna mea, dum configitur spina.
4 Perché dì, e notte si aggravò sopra di me la tua mano; mi avvolgeva nella mia miseria, mentre portava fitta la spina.
5 Delictum meum cognitum tibi feci, et injustitiam meam non abscondi. Dixi : Confitebor adversum me injustitiam meam Domino ; et tu remisisti impietatem peccati mei.
5 A te il delitto mio feci noto, e non tenni ascosa la mia ingiustizia. Io dissi: Confesserò contro di me stesso al Signore la mia ingiustizia, e tu mi rimettesti l'empietà del mio peccato.
6 Pro hac orabit ad te omnis sanctus in tempore opportuno. Verumtamen in diluvio aquarum multarum, ad eum non approximabunt.
6 Per questo porgerà preghiere a te ogni uomo santo nel tempo opportuno. Certo, che quando inonderanno le grandi acque a lui non si accosteranno.
7 Tu es refugium meum a tribulatione quæ circumdedit me ; exsultatio mea, erue me a circumdantibus me.
7 Tu se' mio asilo nella tribolazione, da cui son circondato: tu mia letizia, liberami da coloro, che mi assediano.
8 Intellectum tibi dabo, et instruam te in via hac qua gradieris ; firmabo super te oculos meos.
8 Io ti darò intelligenza, e ti insegnerò la via, per cui tu hai da camminare: terrò fissi gli occhi miei sopra di te.
9 Nolite fieri sicut equus et mulus, quibus non est intellectus. In camo et freno maxillas eorum constringe, qui non approximant ad te.
9 Guardatevi dall'esser simili al cavallo, e al mulo, i quali son privi del bene dell'intelletto. Stringi col morso, e colla briglia le mascelle di coloro, che si ritiran da te.
10 Multa flagella peccatoris ; sperantem autem in Domino misericordia circumdabit.
10 Molti i flagelli pei peccatori: ma la misericordia sarà a guardia di colui, che spera nel Signore.
11 Lætamini in Domino, et exsultate, justi ; et gloriamini, omnes recti corde.
11 Nel Signore rallegratevi, ed esultate, o giusti, e gloriatevi voi tutti, che siete di retto cuore.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 32 o salmo 31?
Questo salmo porta due numeri, secondo la Bibbia che aprite. Le Bibbie moderne, compresa la traduzione CEI, seguono la numerazione ebraica e lo chiamano salmo 32; la Vulgata latina e la Settanta greca, con le quali la Chiesa ha pregato per secoli nel Messale e nel Breviario, lo contano come salmo 31, perché uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. È dunque lo stesso testo, il Beati quorum. La tavola completa delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
Chi cerca «salmo 31», d'altra parte, può volere un altro testo: nelle Bibbie moderne il salmo 31 è l'In te, Domine, speravi, quello delle parole che Gesù pronunciò sulla croce, «Nelle mani tue raccomando il mio spirito». Nella Vulgata è il salmo 30.
I versetti, per questo salmo, coincidono quasi: nel Martini come nella CEI il titolo è unito al primo versetto, e il celebre versetto 8 è l'8 in entrambe.
Che cosa significa il salmo 32?
Il titolo dice: «Dello stesso Davidde, salmo di intelligenza» (v. 1). Il latino intellectus indica una lezione da capire. E la lezione sta tutta nella prima beatitudine del salmo, che non dichiara felice l'uomo che non ha mai peccato, ma quello a cui il peccato è stato rimesso.
Due beatitudini (v. 1-2)
«Beati coloro, ai quali sono state rimesse le iniquità, e i peccati, de' quali sono stati ricoperti» (v. 1). Il male è chiamato con più nomi, iniquità e peccati; il perdono con tre verbi: rimettere, ricoprire e, al versetto seguente, non imputare. Il versetto 2 aggiunge una condizione che non è accessoria: «Beato l'uomo, cui Dio non imputò peccato, e nello spirito di lui simulazione non è» (v. 2). Il perdono è dato a chi non inganna più né Dio né se stesso.
Il silenzio che consuma (v. 3-4)
Viene poi il ricordo del tempo in cui Davide rifiutava di confessare. «Perché io mi tacqui si consumarono le mie ossa» (v. 3): la colpa nascosta logora l'uomo dall'interno. La mano di Dio pesa su di lui giorno e notte; egli si rigira nella sua miseria «mentre portava fitta la spina» (v. 4). La tradizione latina ha visto in questa spina il pungolo della coscienza, la compunzione che ferisce per guarire. Il dolore non è qui una vendetta di Dio, ma un richiamo a uscire dalla menzogna.
La confessione e il perdono (v. 5)
Il versetto 5 è il centro del salmo: «A te il delitto mio feci noto, e non tenni ascosa la mia ingiustizia. Io dissi: Confesserò contro di me stesso al Signore la mia ingiustizia, e tu mi rimettesti l'empietà del mio peccato» (v. 5). Sant'Agostino si ferma sull'ordine delle parole: Davide dice soltanto che confesserà, e già il perdono è concesso. Dio ascolta la confessione del cuore prima di quella delle labbra. San Giovanni dirà lo stesso nella sua lettera: «Se confessiamo i nostri peccati: egli è fedele, e giusto per rimetterci i nostri peccati» (1 Giovanni 1, 9).
La sicurezza del perdonato (v. 6-7)
Il perdono cambia la situazione dell'uomo davanti al pericolo. Ogni uomo santo pregherà «nel tempo opportuno», e quando «inonderanno le grandi acque a lui non si accosteranno» (v. 6). Il peccatore rialzato può dire: «Tu se' mio asilo nella tribolazione, da cui son circondato: tu mia letizia» (v. 7).
Salmo 32, 8: Dio si fa guida (v. 8-9)
Poi la voce cambia: è Dio che parla. «Io ti darò intelligenza, e ti insegnerò la via, per cui tu hai da camminare: terrò fissi gli occhi miei sopra di te» (v. 8). È il versetto più cercato del salmo. Dio non si limita a cancellare la colpa: prende a carico la strada di colui che ha perdonato e lo custodisce sotto il suo sguardo. Il titolo prometteva intellectus; qui Dio stesso lo dona.
Il versetto seguente ne dà la condizione per contrasto: «Guardatevi dall'esser simili al cavallo, e al mulo, i quali son privi del bene dell'intelletto» (v. 9). All'animale servono il morso e la briglia; all'uomo Dio chiede una docilità libera.
La gioia dei giusti (v. 10-11)
«Molti i flagelli pei peccatori: ma la misericordia sarà a guardia di colui, che spera nel Signore» (v. 10). Il salmo si chiude sulla gioia: «Nel Signore rallegratevi, ed esultate, o giusti, e gloriatevi voi tutti, che siete di retto cuore» (v. 11). Il salmo, cominciato nel silenzio della colpa, finisce nel canto.
San Paolo e i Padri: la grazia che giustifica
San Paolo cita i primi due versetti nella Lettera ai Romani per mostrare che la giustizia è data per grazia: «Conforme anche Davidde chiama beato l'uomo, cui Dio imputa la giustizia senza le opere» (Romani 4, 6), e subito dopo riporta le parole del salmo. Sant'Agostino ne fa la chiave del suo commento nelle Enarrationes in Psalmos: il titolo intellectus invita a capire che nessuno è salvato per i suoi meriti, ma per la misericordia che previene e rende possibili le opere buone. Il primo frutto di questa intelligenza è riconoscersi peccatori.
Il Breviario romano, nella lezione della festa di sant'Agostino (28 agosto), riferisce dal suo biografo Possidio che, nell'ultima malattia, il vescovo di Ippona leggeva piangendo i salmi di Davide che riguardano la penitenza, fatti porre davanti ai suoi occhi: Psalmos David qui ad pœnitentiam pertinent, in conspectu positos profusis lacrimis legebat. Il testo non dice quali; la tradizione pensa naturalmente a quelli che la Chiesa chiama penitenziali, fra cui questo.
La tradizione cattolica vi legge anche la virtù del sacramento della penitenza. Il perdono che Davide riceve confessando, la Chiesa lo dona con l'assoluzione a chi accusa le sue colpe con contrizione: è quanto insegna la dottrina della confessione.
Il salmo 32 nella liturgia del 1962
Il secondo salmo penitenziale. Il Beati quorum è il secondo dei sette salmi penitenziali, che nella numerazione della Vulgata sono 6, 31, 37, 50, 101, 129 e 142. Il Breviario li riunisce sotto l'antifona Ne reminiscaris, Domine, delicta nostra e li fa seguire dalle Litanie dei Santi. Nella serie, il Miserere (Vulgata 50) chiede il perdono; il Beati quorum canta la gioia di averlo ricevuto. Gli altri sono il salmo 6 e il salmo 38 (Vulgata 37), che cominciano entrambi con Domine, ne in furore, il salmo 102 (Vulgata 101), Domine, exaudi, il De profundis (Vulgata 129) e il salmo 143 (Vulgata 142).
Nona del lunedì. Nel salterio del Breviario romano del 1962 il salmo 31 della Vulgata si dice a Nona del lunedì, seguito dal salmo 32 della Vulgata, con l'antifona Exsultate, justi, et gloriamini, omnes recti corde, tratta dall'ultimo versetto. La Chiesa lo pone così ogni settimana a metà del pomeriggio: lo trovate nel breviario del giorno.
Ognissanti. Nella festa di Ognissanti il salmo chiude il secondo notturno del Mattutino, con l'antifona Lætamini in Domino, et exsultate justi: i santi sono anzitutto peccatori perdonati.
Alla Messa. Lo stesso versetto 11, Lætamini in Domino et exsultate, justi: et gloriamini, omnes recti corde, forma l'offertorio di varie Messe di martiri, come quella dei santi Fabiano e Sebastiano (20 gennaio) e dei Quaranta Martiri di Sebaste (10 marzo; cadendo in Quaresima, nel 1962 la loro festa è di regola soltanto commemorata).
Come pregare il salmo 32
Prima della confessione. I versetti 3-5 aiutano a vincere la vergogna che trattiene la confessione. Leggeteli lentamente durante l'esame di coscienza, poi recitate l'atto di dolore.
Dopo l'assoluzione. I versetti 1, 2, 7 e 11 diventano un ringraziamento: il peccatore perdonato è restituito alla gioia.
Per una scelta difficile. Il versetto 8 si prega da solo, come domanda di luce, quando bisogna discernere una decisione, una vocazione, una strada: «terrò fissi gli occhi miei sopra di te».
In Quaresima. Pregatelo con gli altri sei salmi penitenziali, di preferenza il venerdì, e concludetelo con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché il salmo 32 si chiama anche salmo 31?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia latina e dal Martini, riuniscono in uno i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Il salmo 32 delle Bibbie moderne, Beati quorum, è quindi il salmo 31 della Vulgata. Nelle Bibbie moderne il salmo 31 è invece l'In te, Domine, speravi.
Che cosa dice il salmo 32, 8?
Nel Martini: «Io ti darò intelligenza, e ti insegnerò la via, per cui tu hai da camminare: terrò fissi gli occhi miei sopra di te». È la risposta di Dio al peccatore che ha confessato la sua colpa: egli non lo lascia solo, ma lo guida e lo custodisce con lo sguardo.
Perché il salmo 32 è un salmo penitenziale?
Perché descrive tutto il cammino del pentimento: il silenzio che consuma, la confessione, il perdono e la gioia ritrovata. È il secondo dei sette salmi penitenziali, recitati tradizionalmente con le Litanie dei Santi.
Chi ha scritto il salmo 32?
Il titolo lo attribuisce a Davide, e san Paolo lo cita come parola di Davide nella Lettera ai Romani. La tradizione vi ha sentito l'esperienza del re dopo il suo peccato, come nel Miserere. Autore principale è lo Spirito Santo.
Che cosa significa «portava fitta la spina»?
È il versetto 4. Il Martini segue la Vulgata, che parla di una spina conficcata; il testo ebraico, tradotto diversamente nelle Bibbie moderne, parla dell'inaridirsi del vigore. Nella lettura latina la spina è il rimorso della coscienza, che fa soffrire finché il peccato non è confessato.
Quando si prega il salmo 32?
Nel Breviario del 1962 il lunedì a Nona, quando si dicono i salmi della feria, fra i salmi penitenziali e nella festa di Ognissanti. Personalmente conviene prima e dopo la confessione, e ogni volta che si vuole ringraziare Dio per il perdono.
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