La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 143 (Vulgata 142): Domine, exaudi orationem meam, il settimo salmo penitenziale
Domine, exaudi
Il salmo 143 delle Bibbie moderne è il salmo 142 della Vulgata, il *Domine, exaudi orationem meam*: l'ultimo dei sette salmi penitenziali, la preghiera di Davide perseguitato da Assalonne, con il versetto che nessun vivente è giusto davanti a Dio e la domanda del mattino «Fa ch'io senta al mattino la tua misericordia». Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il posto fra i salmi penitenziali, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 142 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 141.
1 Psalmus David, quando persequebatur eum Absalom filius ejus. Domine, exaudi orationem meam ; auribus percipe obsecrationem meam in veritate tua ; exaudi me in tua justitia.
1 Salmo di Davidde quando lo perseguitava Assalonne suo figlio. Signore, esaudisci la mia orazione, porgi le orecchie alle mie suppliche secondo la tua verità, esaudiscimi secondo la tua giustizia.
2 Et non intres in judicium cum servo tuo, quia non justificabitur in conspectu tuo omnis vivens.
2 E non entrare in giudizio col tuo servo: dappoiché nissun vivente sarà riconosciuto per giusto al tuo cospetto.
3 Quia persecutus est inimicus animam meam ; humiliavit in terra vitam meam ; collocavit me in obscuris, sicut mortuos sæculi.
3 Perché il nimico ha perseguitato l'anima mia: ha umiliata la mia vita fino alla terra. Mi ha confinato in luoghi tenebrosi, come i morti di gran tempo;
4 Et anxiatus est super me spiritus meus ; in me turbatum est cor meum.
4 ed è involto nell'affanno il mio spirito: il mio cuore si è conturbato dentro di me.
5 Memor fui dierum antiquorum ; meditatus sum in omnibus operibus tuis : in factis manuum tuarum meditabar.
5 Mi son ricordato de' giorni antichi: ho meditate tutte le opere tue: meditava le cose fatte dalle tue mani.
6 Expandi manus meas ad te ; anima mea sicut terra sine aqua tibi.
6 A te io stesi le mani mie: l'anima mia è a te come una terra priva di acqua:
7 Velociter exaudi me, Domine ; defecit spiritus meus. Non avertas faciem tuam a me, et similis ero descendentibus in lacum.
7 Esaudiscimi prontamente, o Signore: è venuto meno il mio spirito. Non rivolger la tua faccia da me: perché sarei simile a que', che scendono nella fossa.
8 Auditam fac mihi mane misericordiam tuam, quia in te speravi. Notam fac mihi viam in qua ambulem, quia ad te levavi animam meam.
8 Fa ch'io senta al mattino la tua misericordia, perché in te ho sperato. Fammi conoscer la via, che ho da battere, perché a te ho elevata l'anima mia.
9 Eripe me de inimicis meis, Domine : ad te confugi.
9 Liberami, o Signore, da' miei nemici: a te son ricorso: insegnami a far la tua volontà, perché mio Dio se' tu.
10 Doce me facere voluntatem tuam, quia Deus meus es tu. Spiritus tuus bonus deducet me in terram rectam.
10 Il tuo spirito buono mi condurrà per diritto cammino: pel nome tuo, o Signore, mi darai vita secondo la tua equità.
11 Propter nomen tuum, Domine, vivificabis me : in æquitate tua, educes de tribulatione animam meam,
11 Trarrai dalla tribolazione l'anima mia, e per tua misericordia manderai dispersi i miei nemici.
12 et in misericordia tua disperdes inimicos meos, et perdes omnes qui tribulant animam meam, quoniam ego servus tuus sum.
12 E dispergerai tutti coloro, che affliggono l'anima mia, perché tuo servo son io.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 143 o salmo 142?
Il numero 143 viene dall'ebraico, che le Bibbie moderne seguono. La Vulgata e la liturgia latina, che uniscono in uno solo i salmi 9 e 10 dell'ebraico, lo numerano 142, ed è con questo numero che compare nell'elenco dei sette salmi penitenziali (6, 31, 37, 50, 101, 129, 142). Il testo è lo stesso, riconoscibile dal suo inizio, Domine, exaudi orationem meam. La tavola dei due conteggi è nella pagina dei Salmi.
Attenzione a una confusione frequente: il «salmo 143» di un libro liturgico antico, Benedictus Dominus Deus meus, è il salmo 144 delle Bibbie moderne, un canto di vittoria del re.
Che cosa significa il salmo 143?
La Vulgata gli dà per titolo: «Salmo di Davidde quando lo perseguitava Assalonne suo figlio» (v. 1). La tradizione vi sente dunque il re cacciato da Gerusalemme per la rivolta del proprio figlio, che sale piangendo il monte degli Ulivi: «Or Davidde saliva il colle degli ulivi, e lo saliva piangendo» (II libro dei Re (2 Samuele), capitolo 15). Questo titolo, che manca nell'ebraico, orienta la lettura: Davide sa che la prova è anche la conseguenza del suo peccato, e non si proclama innocente.
Non il giudizio, ma la misericordia (v. 1-2)
«Signore, esaudisci la mia orazione, porgi le orecchie alle mie suppliche secondo la tua verità». Viene poi il versetto che fa di questo salmo un salmo di penitenza: «E non entrare in giudizio col tuo servo: dappoiché nissun vivente sarà riconosciuto per giusto al tuo cospetto» (v. 2). Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, vi vede la confessione che rovina ogni presunzione: nessuno può stare davanti a Dio reclamando il suo dovuto, si può chiedere soltanto la grazia. San Paolo si appoggia sulla stessa verità quando scrive che «non è giustificato l'uomo per le opere della legge, ma per la fede di Gesù Cristo» (Galati 2, 16).
L'anima nelle tenebre (v. 3-6)
«Perché il nimico ha perseguitato l'anima mia: ha umiliata la mia vita fino alla terra. Mi ha confinato in luoghi tenebrosi, come i morti di gran tempo». Lo scoraggiamento è totale: «il mio cuore si è conturbato dentro di me» (v. 4). Il rimedio è la memoria: «Mi son ricordato de' giorni antichi: ho meditate tutte le opere tue» (v. 5). Chi non vede più nulla si ricorda di ciò che Dio ha fatto. Allora vengono il gesto e l'immagine: «A te io stesi le mani mie: l'anima mia è a te come una terra priva di acqua» (v. 6). La terra arida non può irrigarsi da sé; attende la pioggia.
Al mattino, la tua misericordia (v. 7-8)
«Esaudiscimi prontamente, o Signore: è venuto meno il mio spirito». Il versetto 8, il più cercato del salmo, è una preghiera dell'alba: «Fa ch'io senta al mattino la tua misericordia, perché in te ho sperato. Fammi conoscer la via, che ho da battere, perché a te ho elevata l'anima mia» (v. 8). Il latino dice Auditam fac mihi mane misericordiam tuam: fammi udire al mattino la tua misericordia. Dopo la notte dell'angoscia il penitente chiede due cose inseparabili, la misericordia ricevuta e la strada da seguire. Il perdono non va mai senza la conversione.
Insegnami a fare la tua volontà (v. 9-12)
La fine del salmo è una preghiera per essere guidati: «insegnami a far la tua volontà, perché mio Dio se' tu» (v. 9). Il versetto 10 ne dà la via: «Il tuo spirito buono mi condurrà per diritto cammino» (v. 10). I Padri hanno riconosciuto in questo «spirito buono» lo Spirito Santo, che conduce i figli di Dio. L'ultima parola dà il fondamento di tutta la supplica: «perché tuo servo son io» (v. 12).
L'ultimo dei sette salmi penitenziali
La tradizione ha riunito sette salmi per esprimere la contrizione del peccatore; già Cassiodoro, nel VI secolo, li presenta come un gruppo. Nella numerazione della Vulgata sono i salmi 6, 31, 37, 50, 101, 129 e 142; nelle Bibbie moderne 6, 32, 38, 51, 102, 130 e 143. Il Domine, exaudi chiude la serie aperta dal salmo 6, Domine, ne in furore, passata per il salmo 51, Miserere, e per il salmo 130, De profundis. Dopo la confessione e la supplica, termina con la domanda di vivere secondo la volontà di Dio: è il frutto proprio della penitenza.
I sette salmi si recitano da secoli insieme, spesso seguiti dalle litanie dei santi, nei tempi di penitenza e come preparazione alla confessione. Il salmo 142 ne è la conclusione naturale, prima dell'atto di dolore e del proposito.
Il salmo 143 nella liturgia del 1962
Lodi del venerdì. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 142 si canta alle Lodi del venerdì, sia nello schema ordinario sia in quello dei tempi di penitenza. Le antifone sono Eripe me de inimicis meis, Domine, ad te confugi e Propter nomen tuum, Domine, vivificabis me in æquitate tua, prese dai versetti 9 e 10. Il versetto 8 gli dà qui la sua ora: è «al mattino» che la Chiesa chiede di sentire la misericordia di Dio, nel giorno in cui fa memoria della Passione. Potete pregare quest'Ufficio nel breviario del giorno.
Il Venerdì santo. Alle Lodi del Venerdì santo, che si cantano dopo il Mattutino nell'Ufficio delle tenebre, il salmo torna sotto l'antifona Anxiatus est super me spiritus meus, in me turbatum est cor meum, presa dal versetto 4: la Chiesa vi sente l'angoscia di Cristo nell'orto.
La Messa. Il Messale del 1962 canta i versetti 9 e 10, Eripe me, Domine, de inimicis meis: doce me facere voluntatem tuam, nel graduale della domenica di Passione e nell'offertorio del lunedì santo.
Le esequie. Il versetto 2 è passato nella preghiera per i defunti. Nel Rituale romano, ripreso dal Messale, l'assoluzione che segue la Messa esequiale, davanti al feretro, si apre con l'orazione Non intres in judicium cum servo tuo, Domine: la Chiesa supplica Dio di non giudicare il defunto con il solo rigore, poiché nessun vivente è giusto davanti a lui. Vedete la nostra pagina sulla preghiera per i defunti.
Come pregare il salmo 143
- Al mattino. Il versetto 8 si prega al risveglio, per affidare la giornata alla misericordia e alla guida di Dio.
- Prima della confessione. Il versetto 2 dispone all'umiltà: si viene a chiedere grazia, non a far valere meriti.
- Nello scoraggiamento. I versetti 3-6 danno parole alla notte dell'anima, senza abbandonare la speranza.
- Per i defunti, riprendendo il Non intres in judicium.
- Per discernere. I versetti 9 e 10 sono una preghiera semplicissima prima di una decisione.
Domande Frequenti
Che cosa dice il salmo 143, versetto 8?
Nel Martini: «Fa ch'io senta al mattino la tua misericordia, perché in te ho sperato. Fammi conoscer la via, che ho da battere, perché a te ho elevata l'anima mia». Dopo una notte d'angoscia il fedele chiede al mattino la misericordia di Dio e la luce sul cammino; le due cose vanno insieme.
Che cosa significa il salmo 143, versetto 10?
Dopo aver chiesto «insegnami a far la tua volontà», il penitente non domanda soltanto il perdono, ma la grazia di vivere diversamente: «Il tuo spirito buono mi condurrà per diritto cammino». I Padri hanno visto nello «spirito buono» lo Spirito Santo stesso.
Il salmo 143 è un salmo penitenziale?
Sì, è il settimo e ultimo dei salmi penitenziali (142 nella Vulgata). Il suo versetto 2, «nissun vivente sarà riconosciuto per giusto al tuo cospetto», ne fa la confessione per eccellenza della miseria dell'uomo davanti alla santità di Dio.
Si può leggere il salmo 143 per un funerale?
Conviene molto bene alla preghiera per i defunti. L'orazione dell'assoluzione del Rituale romano si apre con il suo versetto 2, Non intres in judicium cum servo tuo, e tutto il salmo è una domanda di misericordia.
Chi ha scritto il salmo 143?
Il titolo lo attribuisce a Davide, e la Vulgata precisa: «quando lo perseguitava Assalonne suo figlio». La tradizione lo legge come la preghiera del re umiliato dalla rivolta del figlio, che riconosce il proprio peccato.
Quali sono i sette salmi penitenziali?
Nella numerazione della Vulgata e del Breviario: 6, 31, 37, 50, 101, 129 e 142. Nelle Bibbie moderne: 6, 32, 38, 51, 102, 130 e 143.
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