La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 3: Domine, quid multiplicati sunt, la fiducia di Davide in fuga
Domine, quid multiplicati sunt
Il salmo 3, *Domine, quid multiplicati sunt*, è la preghiera di Davide in fuga davanti al figlio Assalonne: circondato da nemici che lo dicono perduto, si addormenta, si risveglia e non teme nulla, perché il Signore lo sostiene. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il versetto del sonno e del risveglio letto dai Padri come profezia della Risurrezione, e il suo posto nella liturgia del 1962.
1 Psalmus David, cum fugeret a facie Absalom filii sui.
1 Salmo di David, quando fuggiva dal cospetto del figliuolo Assalonne.
2 Domine, quid multiplicati sunt qui tribulant me ? Multi insurgunt adversum me ;
2 Signore, come mai si sono moltiplicati quelli, che mi perseguitano? molti insorgono contro di me.
3 multi dicunt animæ meæ : Non est salus ipsi in Deo ejus.
3 Molti dicono all'anima mia: Salute per lui non è nel suo Dio.
4 Tu autem Domine, susceptor meus es, gloria mea, et exaltans caput meum.
4 Tu però, o Signore, tu se' mio scudo, mia gloria, e tu rinnalzi il mio capo.
5 Voce mea ad Dominum clamavi ; et exaudivit me de monte sancto suo.
5 Alzai le voci mie, e le grida al Signore, ed egli mi esaudì dal suo monte santo.
6 Ego dormivi, et soporatus sum ; et exsurrexi, quia Dominus suscepit me.
6 Io dormii, e assonnai, e mi svegliai, perché per man mi prese il Signore.
7 Non timebo millia populi circumdantis me. Exsurge, Domine ; salvum me fac, Deus meus.
7 Non avrò timore del popolo innumerabile, che mi circonda; levati su, o Signore, salvami, Dio mio.
8 Quoniam tu percussisti omnes adversantes mihi sine causa ; dentes peccatorum contrivisti.
8 Perocchè tu hai percosso tutti coloro, che senza ragione mi sono avversi: hai spezzati i denti de' peccatori.
9 Domini est salus ; et super populum tuum benedictio tua.
9 Del Signore ell'è la salute; e sopra il tuo popolo verrà la tua benedizione.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 3: la stessa numerazione in tutte le Bibbie
Il salmo 3 porta lo stesso numero nelle Bibbie moderne, che seguono l'ebraico, e nella Vulgata, che segue i Settanta: le due numerazioni si separano soltanto dal salmo 9. Anche i versetti coincidono con quelli della Bibbia CEI, perché il Martini, come la CEI, conta il titolo come versetto 1: la preghiera comincia al versetto 2. La tavola completa delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 3?
Il salmo 3 è il primo del Salterio a portare un titolo, e quel titolo ne dà la chiave: «Salmo di David, quando fuggiva dal cospetto del figliuolo Assalonne» (v. 1). È la preghiera di un re tradito, cacciato dalla sua capitale dal proprio figlio, insultato lungo la strada, e che tuttavia non dispera. In otto versetti l'angoscia diventa pace, poi certezza di vittoria. Il salmo non nega il pericolo; lo guarda in faccia e lo rimette a Dio.
Il contesto: Davide cacciato da Gerusalemme
L'episodio è narrato nel secondo libro dei Re secondo la Vulgata, il 2 Samuele delle Bibbie moderne, ai capitoli 15-18. Assalonne si è guadagnato il cuore del popolo e si è fatto proclamare re a Ebron; Achitofel, il consigliere di Davide, è passato dalla sua parte. Davide lascia Gerusalemme a piedi con i suoi fedeli, e la Scrittura dà di quella fuga un'immagine indimenticabile: «Or Davidde saliva il colle degli ulivi, e lo saliva piangendo, e camminava a piedi ignudi, col capo coperto» (2 Samuele 15, 30). Lungo la via, Semei lo copre di maledizioni; Davide non lascia che lo si punisca e dice: «Ecco che un mio figliuolo generato da me vuol la mia vita» (2 Samuele 16, 11). È da quest'ora che la tradizione fa salire il salmo.
Versetti 2-3: la moltitudine e la parola che uccide
«Signore, come mai si sono moltiplicati quelli, che mi perseguitano? molti insorgono contro di me» (v. 2). La parola che ritorna è il numero: moltiplicati, molti, molti. Ma il peggio non è la folla armata; è ciò che dice: «Molti dicono all'anima mia: Salute per lui non è nel suo Dio» (v. 3). Il nemico non attacca soltanto il corpo, attacca la speranza. Vuole persuadere il giusto che Dio lo ha abbandonato. È la tentazione più profonda della prova, e il salmo la nomina per vincerla.
Versetti 4-5: «Tu se' mio scudo»
La risposta arriva subito, e non si rivolge più ai nemici ma a Dio: «Tu però, o Signore, tu se' mio scudo, mia gloria, e tu rinnalzi il mio capo» (v. 4). Il latino dice susceptor meus, colui che mi accoglie e mi sostiene; l'ebraico dice lo scudo, e il Martini ha scelto questa immagine. Le due si completano: Dio copre e Dio porta. «Tu rinnalzi il mio capo» risponde al capo coperto di Davide sul monte degli Ulivi, segno di lutto e di vergogna. Il re umiliato sa che la sua dignità gli sarà resa da Dio solo.
Il versetto 5 afferma che la preghiera è già esaudita: «Alzai le voci mie, e le grida al Signore, ed egli mi esaudì dal suo monte santo» (v. 5). Davide è lontano da Sion, ma Dio lo ascolta dal suo monte: l'esilio non allontana da Dio chi grida a lui.
Versetti 6-7: dormire in mezzo ai nemici
Ecco il versetto più celebre del salmo: «Io dormii, e assonnai, e mi svegliai, perché per man mi prese il Signore» (v. 6). Dormire in mezzo a un esercito nemico è il segno più semplice della fiducia. Il giusto non veglia come chi conta sulle proprie sentinelle; si abbandona. E se al mattino si rialza, non è per la sua vigilanza, ma perché il Signore lo ha preso per mano. Il latino suscepit me riprende il susceptor del versetto 4: colui che sostiene il capo sostiene anche il sonno.
Di qui l'ardire del versetto seguente: «Non avrò timore del popolo innumerabile, che mi circonda» (v. 7). Il numero, che faceva l'angoscia dell'inizio, non fa più paura. E la preghiera riprende con slancio: «levati su, o Signore, salvami, Dio mio».
Versetti 8-9: la salvezza viene dal Signore
Il salmo finisce in rendimento di grazie. Dio ha percosso i nemici, ha «spezzati i denti de' peccatori» (v. 8): l'immagine è quella di una belva disarmata, che non può più mordere. L'ultimo versetto ne trae la lezione per tutti i tempi: «Del Signore ell'è la salute; e sopra il tuo popolo verrà la tua benedizione» (v. 9). In latino, Domini est salus: la salvezza appartiene al Signore. L'ultimo pensiero di Davide non è per sé, ma per il popolo, quello stesso che lo aveva abbandonato per seguire Assalonne.
Cristo addormentato e risorto: la lettura dei Padri
I Padri hanno letto questo salmo più in alto di Davide. Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, lo intende anzitutto di Nostro Signore: il sonno del versetto 6 è la morte che ha liberamente accettato, il risveglio è la sua Risurrezione, e la mano che lo prende è la potenza del Padre che lo ha risuscitato. Davide tradito dal figlio figura Cristo consegnato da uno dei suoi; Agostino accosta Assalonne a Giuda, e osserva che il nome di Assalonne significa “pace del padre”: il Signore conservò la pace con il traditore fino al bacio del Getsemani.
L'accostamento va lontano. Davide attraversa il Cedron e sale piangendo al monte degli Ulivi; nello stesso luogo Nostro Signore entra nella sua agonia e dice ai discepoli: «L'anima mia è afflitta sino alla morte» (Matteo 26, 38). I nemici dicono di Davide che non c'è salvezza per lui nel suo Dio; al Calvario si deride Cristo dicendo: «Ha confidato in Dio: lo liberi adesso, se gli vuol bene» (Matteo 27, 43). Il salmo, detto in figura da Davide, si compie alla lettera nella Passione.
Agostino aggiunge che il salmo si può dire anche a nome della Chiesa intera, perseguitata e sempre rialzata, e a nome di ogni fedele, assalito da nemici invisibili che gli sussurrano che Dio non lo salverà. Le tre letture non si escludono: la voce di Cristo diventa quella del suo Corpo. San Paolo applica al Battesimo lo stesso passaggio dal sonno al risveglio: «levati su tu, che dormi, e risuscita da morte, e Cristo ti illuminerà» (Efesini 5, 14).
Il salmo 3 appartiene alla famiglia dei salmi di fiducia in mezzo ai nemici. Lo si accosta al salmo 27 (Vulgata 26), Dominus illuminatio mea, e soprattutto al salmo 91 (Vulgata 90), Qui habitat, il grande salmo della protezione. Segue il salmo 2, dove le nazioni si alzavano contro il Cristo: la rivolta dei popoli diventa qui la rivolta di un figlio.
Il salmo 3 nella liturgia del 1962
Al Mattutino della domenica. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 3 è il terzo salmo del primo notturno del Mattutino domenicale, dopo i salmi 1 e 2, con l'antifona Exsurge, Domine, salvum me fac, Deus meus, presa dal versetto 7. I tre primi salmi del Salterio aprono così insieme l'ufficio della notte della domenica. Il posto si addice a un salmo che canta il sonno attraversato e il risveglio sotto la custodia di Dio. L'ufficio del giorno si segue nel breviario.
A Pasqua. Il versetto 6 trova qui il suo senso pieno: il Mattutino della Risurrezione canta il salmo 3 con l'antifona Ego dormivi, et somnum cepi: et exsurrexi, quoniam Dominus suscepit me, alleluja, alleluja. La Chiesa mette sulle labbra di Cristo risorto le parole di Davide. Sul mistero di quel giorno vedete la pagina sulla Pasqua.
Nei Comuni dei santi. Il salmo ritorna nel primo notturno del Comune di un martire pontefice, con l'antifona Voce mea ad Dominum clamavi: et exaudivit me de monte sancto suo (v. 5), e del Comune di un confessore pontefice, con Tu es gloria mea, tu es susceptor meus, Domine; tu exaltans caput meum (v. 4).
Nella Regola di san Benedetto. L'uso monastico gli ha dato un posto ancora più singolare. La Regola di san Benedetto, al capitolo 9, fa cominciare ogni notte le vigilie con il versetto Domine, labia mea aperies, detto tre volte, seguito subito dal salmo 3 e poi dal salmo 94 dell'invitatorio. Da quindici secoli i monaci si alzano così ogni notte dicendo: io dormii, e mi svegliai, perché il Signore mi ha preso per mano.
Come pregare il salmo 3
- Al risveglio. È la sua ora propria. Dirlo alzandosi è ringraziare Dio di aver custodito la notte e affidargli il giorno, nello spirito della preghiera del mattino. Gli fa da seguito naturale il salmo 5, Verba mea.
- La sera, con il salmo 4. Il salmo 3 dice il risveglio, il salmo 4, Cum invocarem, il riposo: «In pace insieme io dormirò». Molti li recitano l'uno al mattino, l'altro la sera.
- Quando ci si sente assediati. Difficoltà accumulate, ostilità, giudizi altrui: il salmo è fatto per l'anima che vede «molti» alzarsi contro di lei.
- Quando vi dicono che tutto è perduto. Contro la voce interiore che sussurra che non c'è salvezza in Dio, il versetto 4 è una risposta da imparare a memoria.
- In un tradimento. Preghiera di un padre tradito dal figlio, si addice alle ferite di famiglia, senza odio: Davide piange Assalonne, non lo maledice.
Lo si conclude, come all'ufficio, con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Chi ha scritto il salmo 3 e in quale occasione?
Il titolo lo attribuisce a Davide, «quando fuggiva dal cospetto del figliuolo Assalonne». L'episodio è narrato in 2 Samuele 15-18 (secondo libro dei Re nella Vulgata): Assalonne solleva il popolo contro il padre e Davide deve lasciare Gerusalemme. È la lettura costante della tradizione.
Che cosa dice il salmo 3, versetto 4?
Nel Martini: «Tu però, o Signore, tu se' mio scudo, mia gloria, e tu rinnalzi il mio capo». È la svolta del salmo: dopo aver sentito i nemici dire che per lui non c'è più salvezza, Davide si volge a Dio. Il latino dice susceptor meus, colui che mi sostiene.
Che cosa significa «Io dormii, e assonnai, e mi svegliai»?
Alla lettera, Davide dorme in pace in mezzo al pericolo perché Dio lo custodisce, e si risveglia sano e salvo. Sant'Agostino vi ascolta la voce di Cristo: il sonno è la sua morte in croce, il risveglio la Risurrezione. Per questo la Chiesa canta il versetto a Pasqua.
Il salmo 3 è un salmo di protezione?
Sì. Tutta la sua sostanza è la custodia di Dio su chi si abbandona a lui: lo scudo, il sonno tranquillo, il risveglio sicuro, i nemici disarmati. Si prega nel pericolo come il salmo 91, con un accento proprio: la fiducia quando gli avversari sono molti e vi dicono abbandonati da Dio.
Perché nel testo non c'è la parola «Selah»?
Selah è un'indicazione musicale dell'ebraico, che in questo salmo ricorre tre volte. I Settanta la rendono con il termine greco diapsalma; il testo latino dato in questa pagina non la riporta, e nemmeno il Martini, tradotto dalla Vulgata. Non la si pronuncia pregando: segnava probabilmente una pausa del canto.
Quando la Chiesa canta il salmo 3?
Nel Breviario del 1962 ogni domenica al Mattutino, nel primo notturno, e con un'antifona propria al Mattutino di Pasqua. La Regola di san Benedetto lo fa dire ogni notte all'inizio delle vigilie.
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