La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 109 (Vulgata 108): Deus, laudem meam, il salmo del traditore
Il salmo 109 delle Bibbie moderne è il salmo 108 della Vulgata, il *Deus, laudem meam ne tacueris*: la preghiera del giusto calunniato e tradito, con le sue dure parole contro l'empio, che san Pietro applica a Giuda negli Atti degli Apostoli. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il modo cattolico di intendere le maledizioni, perché non è una formula contro i nemici, e il suo posto nella liturgia del 1962.
Cercate il salmo 108 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 107.
1 In finem. Psalmus David.
1 Per la fine: salmo di Davidde.
2 Deus, laudem meam ne tacueris, quia os peccatoris et os dolosi super me apertum est.
2 Non tener celata, o Dio, la mia lode: perocché la bocca dell'iniquo, e del traditore si è spalancata contro di me.
3 Locuti sunt adversum me lingua dolosa, et sermonibus odii circumdederunt me : et expugnaverunt me gratis.
3 Han parlato contro di me con lingua bugiarda; e con discorsi spiranti il mal animo mi hanno circonvenuto, e impugnato senza cagione.
4 Pro eo ut me diligerent, detrahebant mihi ; ego autem orabam.
4 In vece di amarmi mi nimicavano: ma io orava.
5 Et posuerunt adversum me mala pro bonis, et odium pro dilectione mea.
5 E rendettero a me male per bene, e odio per l'amor mio
6 Constitue super eum peccatorem, et diabolus stet a dextris ejus.
6 Soggetta colui al peccatore, e il diavolo gli stia alla destra.
7 Cum judicatur, exeat condemnatus ; et oratio ejus fiat in peccatum.
7 Quand'egli è chiamato in giudizio n'esca condannato, e l'orazione di lui diventi un peccato.
8 Fiant dies ejus pauci, et episcopatum ejus accipiat alter.
8 I giorni di lui siano pochi, e il suo ministero sia dato a un altro.
9 Fiant filii ejus orphani, et uxor ejus vidua.
9 Divengano orfani i suoi figliuoli, e vedova la sua moglie.
10 Nutantes transferantur filii ejus et mendicent, et ejiciantur de habitationibus suis.
10 I suoi figliuoli errino vagabondi, e mendichino: e siano discacciati dalle loro abitazioni.
11 Scrutetur fœnerator omnem substantiam ejus, et diripiant alieni labores ejus.
11 Le sue facoltà rintracci tutte l'usuraio: e sian depredate dagli stranieri le sue fatiche.
12 Non sit illi adjutor, nec sit qui misereatur pupillis ejus.
12 Non sia per lui chi l'aiuti, né sia chi de' suoi pupilli abbia pietà.
13 Fiant nati ejus in interitum ; in generatione una deleatur nomen ejus.
13 I figliuoli di lui siano sterminati: in una generazione sola resti cancellato il suo nome.
14 In memoriam redeat iniquitas patrum ejus in conspectu Domini, et peccatum matris ejus non deleatur.
14 Torni in memoria dinanzi a Dio l'iniquità de' suoi padri, e il peccato di sua madre non sia cancellato.
15 Fiant contra Dominum semper, et dispereat de terra memoria eorum :
15 Siano (i loro peccati) sempre davanti al Signore, e sparisca dalla terra la memoria di loro:
16 pro eo quod non est recordatus facere misericordiam,
16 perché egli non si è ricordato di usare misericordia.
17 et persecutus est hominem inopem et mendicum, et compunctum corde, mortificare.
17 E ha perseguitato un povero, e un mendico, e uno che aveva il cuore addolorato per metterlo a morte.
18 Et dilexit maledictionem, et veniet ei ; et noluit benedictionem, et elongabitur ab eo. Et induit maledictionem sicut vestimentum ; et intravit sicut aqua in interiora ejus, et sicut oleum in ossibus ejus.
18 E ha amato la maledizione, e gli verrà: e non ha voluto la benedizione, e sarà lontana da lui. E si è rivestito della maledizione quasi di un vestimento, ed ella ha penetrato come acqua nelle sue interiora, e come olio, nelle sue ossa.
19 Fiat ei sicut vestimentum quo operitur, et sicut zona qua semper præcingitur.
19 Siagli come la veste, che lo ricopre, e come la cintola, con cui sempre si cinge.
20 Hoc opus eorum qui detrahunt mihi apud Dominum, et qui loquuntur mala adversus animam meam.
20 Questo è presso Dio il guadagno di coloro, che mi nimicano, e macchinano sciagure contro l'anima mia.
21 Et tu, Domine, Domine, fac mecum propter nomen tuum, quia suavis est misericordia tua.
21 E tu, Signore, Signore, sta dalla parte mia per amor del tuo nome: imperocché soave ell'è la tua misericordia.
22 Libera me, quia egenus et pauper ego sum, et cor meum conturbatum est intra me.
22 Liberami, perché io son bisognoso e povero: e il mio cuore è turbato dentro di me.
23 Sicut umbra cum declinat ablatus sum, et excussus sum sicut locustæ.
23 Svanisco com' ombra, che va declinando, e mi agitano come si fa delle locuste.
24 Genua mea infirmata sunt a jejunio, et caro mea immutata est propter oleum.
24 Le mie ginocchia sono snervate per lo digiuno, ed è stenuata la mia carne priva di umore.
25 Et ego factus sum opprobrium illis ; viderunt me, et moverunt capita sua.
25 Ed io divenni il loro ludibrio: mi miravano, e scuotevano le loro teste.
26 Adjuva me, Domine Deus meus ; salvum me fac secundum misericordiam tuam.
26 Aiutami, Signore Dio mio: salvami secondo la tua misericordia.
27 Et sciant quia manus tua hæc, et tu, Domine, fecisti eam.
27 E sappiano, che in questo vi è la tua mano: e che questa cosa da te è fatta, o Signore.
28 Maledicent illi, et tu benedices : qui insurgunt in me confundantur ; servus autem tuus lætabitur.
28 Eglino malediranno, e tu benedirai; quelli, che si levano contro di me siano svergognati: ma il tuo servo sarà nell'allegrezza.
29 Induantur qui detrahunt mihi pudore, et operiantur sicut diploide confusione sua.
29 Siano coperti di rossore quelli, che mi nimicano: e siano rinvolti nella lor confusione come in un doppio mantello:
30 Confitebor Domino nimis in ore meo, et in medio multorum laudabo eum :
30 Celebrerò altamente colla mia bocca il Signore: e nella numerosa adunanza a lui darò lode.
31 quia astitit a dextris pauperis, ut salvam faceret a persequentibus animam meam.
31 Perché egli si è messo alla destra del povero per salvar dai persecutori l'anima mia.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 109 o salmo 108?
Questo salmo porta due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 109; la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia e dai Padri, lo contano come salmo 108. Il testo è lo stesso, quello che comincia in latino con Deus, laudem meam ne tacueris. Lo scarto viene dal fatto che la Vulgata unisce in uno solo i salmi 9 e 10 dell'ebraico; la tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Ne nasce un equivoco frequente. Il salmo 109 della Vulgata è un altro salmo: il Dixit Dominus, il salmo messianico di «tu se' sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedech», primo salmo dei Vespri della domenica, che nelle Bibbie moderne è il salmo 110 (Vulgata 109). Chi in un libro di devozione antico trova “salmo 109” legge dunque quel salmo, non questo.
Che cosa significa il salmo 109?
Il titolo dice soltanto: «Per la fine: salmo di Davidde» (v. 1). Il salmo si svolge in tre movimenti, di una violenza verbale che sorprende alla prima lettura.
Il lamento dell'innocente (v. 2-5). Un uomo è assalito da lingue menzognere: «Han parlato contro di me con lingua bugiarda; e con discorsi spiranti il mal animo mi hanno circonvenuto, e impugnato senza cagione» (v. 3). Gli si rende male per bene e odio per amore. Un tratto lo distingue dai suoi accusatori: «In vece di amarmi mi nimicavano: ma io orava» (v. 4). Non risponde; prega.
Le imprecazioni (v. 6-20). Viene poi la lunga serie delle maledizioni, tutte al singolare, contro un uomo preciso: «Soggetta colui al peccatore, e il diavolo gli stia alla destra» (v. 6). I suoi giorni saranno abbreviati, il suo ufficio passerà a un altro, la sua casa sarà svuotata, il suo nome cancellato. Il salmo dice anche perché: «perché egli non si è ricordato di usare misericordia» (v. 16), e perché «ha amato la maledizione, e gli verrà: e non ha voluto la benedizione, e sarà lontana da lui» (v. 18). Il castigo non è arbitrario: il malvagio raccoglie ciò che ha scelto, e se ne è rivestito «quasi di un vestimento».
La supplica e il ringraziamento (v. 21-31). Il tono cambia di colpo: «E tu, Signore, Signore, sta dalla parte mia per amor del tuo nome: imperocché soave ell'è la tua misericordia» (v. 21). Il giusto si descrive povero e sfinito: «Svanisco com' ombra, che va declinando» (v. 23), «Le mie ginocchia sono snervate per lo digiuno» (v. 24). Si rimette interamente a Dio: «Eglino malediranno, e tu benedirai» (v. 28). L'ultimo versetto risponde al sesto. Il diavolo stava alla destra del malvagio; Dio, invece, «si è messo alla destra del povero per salvar dai persecutori l'anima mia» (v. 31).
Perché è chiamato il salmo di Giuda?
È il Nuovo Testamento stesso a dare la chiave del salmo. Dopo l'Ascensione, san Pietro riunisce i discepoli per sostituire il traditore e dichiara che doveva compiersi «quel, che fu scritto, e predetto dallo Spirito santo per bocca di Davidde intorno a Giuda» (Atti 1, 16). Cita poi due salmi: il salmo 69 (Vulgata 68), per la dimora rimasta deserta, e il nostro versetto 8: «e l'ufficio di lui lo abbia un altro» (Atti 1, 20). Il latino della Vulgata dice episcopatum ejus accipiat alter; il Martini traduce nel salmo «il suo ministero sia dato a un altro» (v. 8). È la carica di Apostolo che Giuda ha perduto e che riceve san Mattia, eletto in quel giorno.
Tutta la tradizione ha seguito questa lettura. Colui che prega in mezzo alle calunnie è Cristo nella sua Passione; l'amico che rende odio per amore è Giuda, nel quale, dopo il boccone della Cena, «entrò dentro di lui Satana» (Giovanni 13, 27). Il diavolo che sta «alla destra» del versetto 6 trova qui il suo compimento. Il versetto 25, «mi miravano, e scuotevano le loro teste», si ritrova al Calvario, dove i passanti bestemmiavano Gesù «crollando il capo» (Matteo 27, 39).
Il salmo si unisce così al salmo 22 (Vulgata 21), che descrive lo stesso gesto di disprezzo, e al salmo 41 (Vulgata 40), di cui il Signore cita il versetto sull'amico che mangiava il suo pane. Gesù stesso, nella preghiera sacerdotale, parla di Giuda come del «figliuol di perdizione, affinchè si adempisse la Scrittura» (Giovanni 17, 12).
Come vanno intese le maledizioni del salmo?
Ogni lettore cristiano avverte la difficoltà: come può la Scrittura, ispirata dallo Spirito Santo, augurare a un uomo che i suoi figli restino orfani e il suo nome sia cancellato? La Chiesa vi ha risposto da sempre, e la sua risposta è chiara.
Una profezia in forma di augurio. Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos e altrove, insegna che queste parole non sono voti di odio ma profezie: il salmista ispirato annuncia sotto forma di augurio ciò che accadrà al peccatore ostinato. La forma è quella dell'imprecazione, il senso è quello di un oracolo. San Pietro negli Atti non dice “Davide desiderò”, ma “lo Spirito Santo predisse”. San Tommaso d'Aquino, nella Somma teologica (II-II, q. 25, a. 6), riassume la dottrina: le imprecazioni della Scrittura si possono intendere come predizione del castigo, non come augurio; oppure come desiderio rivolto alla giustizia di Dio che punisce, non alla pena dell'uomo; oppure come desiderio che sia tolta la colpa, non che il colpevole soffra.
Il giusto non si vendica. L'orante del salmo non alza mai la mano: «ma io orava» (v. 4). Rimette il giudizio a Dio. È esattamente ciò che la Legge e il Vangelo insegnano: la vendetta appartiene a Dio, non all'uomo.
Il castigo è scelto dal malvagio. Il salmo insiste: ha amato la maledizione, l'ha indossata come una veste, è entrata come acqua nelle sue viscere. Non è Dio che spinge il peccatore alla rovina; è il peccatore che rifiuta la benedizione offerta. Giuda è il caso estremo: non il peccato in sé lo ha perduto, perché Pietro rinnegò e fu perdonato, ma la disperazione che rifiutò la misericordia. Il salmo insegna così il santo timore di Dio: mostra dove conduce il rifiuto ostinato della grazia.
Si può pregare il salmo 109 contro i nemici?
Molti cercano il salmo 109 come “preghiera contro i nemici”, e in rete lo si presenta talvolta come una formula “potente” per colpire qualcuno, spezzare una gelosia o fare del male a distanza. Bisogna dirlo con chiarezza: quest'uso è contrario alla fede. Recitare un testo sacro come una formula che agirebbe da sé è superstizione, che il Catechismo pone tra i peccati contro il primo comandamento; servirsene per augurare il male a una persona è un peccato grave contro la carità. Il Signore ha detto: «Amate i vostri nemici: fate del bene a coloro, che vi odiano; e orate per coloro, che vi perseguitano, e vi calunniano» (Matteo 5, 44). E san Paolo: «Benedite coloro, che vi perseguitano: benedite, e non vogliate maledire» (Romani 12, 14).
Il salmo, però, si può e si deve pregare nella prova: è la sua vocazione. Chi subisce la calunnia, la persecuzione o il tradimento può dire a Dio tutta l'ingiustizia patita, senza attenuarla, e rimettergli la sentenza: «sta dalla parte mia per amor del tuo nome». Si chiede allora che il male sia smascherato e cessi, che la verità trionfi, e si prega per la conversione dell'avversario, come Cristo sulla croce: «Padre, perdona loro» (Luca 23, 34). È lo spirito del Padre nostro: «E rimettici i nostri debiti, come noi pure li rimettiamo a chi ci è debitore» (Matteo 6, 12). Per difendersi dal male, la Chiesa offre la preghiera di liberazione e l'invocazione a san Michele, non le maledizioni.
Il salmo 108 nella liturgia del 1962
Nel Breviario romano del 1962 il salmo 108 della Vulgata si recita ogni settimana a Nona del sabato, diviso in tre sezioni: versetti 2-13, 14-21 e 22-31, sotto l'antifona Ne tacueris Deus, quia sermonibus odii circumdederunt me, tratta dai versetti 2 e 3. La Chiesa non sopprime questo salmo difficile: lo prega intero, sulla bocca di Cristo, ogni sabato a metà pomeriggio. Potete seguire l'ufficio del giorno nel breviario.
Alla Messa ne restano le parole di fiducia, non le maledizioni. L'offertorio del mercoledì della terza settimana di Quaresima canta il versetto 21: Domine, fac mecum misericordiam tuam, propter nomen tuum: quia suavis est misericordia tua. L'offertorio del lunedì delle Rogazioni prende gli ultimi due versetti: Confitebor Domino nimis in ore meo: et in medio multorum laudabo eum, qui astitit a dextris pauperis. È la lettura della Chiesa: il salmo del traditore finisce nella lode di Dio che si mette alla destra del povero.
Come pregare il salmo 109
- Come meditazione della Passione. Ascoltare nei versetti 2-5 e 21-31 la voce di Cristo tradito, che prega per quelli che lo calunniano.
- Nella calunnia o nella persecuzione. Rimettere la propria causa a Dio invece di farsi giustizia, appoggiandosi ai versetti 21, 26 e 31: «salvami secondo la tua misericordia».
- Per il santo timore. Ricordare, davanti alla sorte di Giuda, che non si gioca con la grazia, e chiedere la perseveranza finale.
- Pregando per chi ci fa del male. Terminare sempre con una preghiera per l'avversario, come insegna il Signore.
Lo si conclude, come tutti i salmi dell'ufficio, con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Che cosa significa il salmo 109?
È la preghiera di un innocente calunniato e tradito da chi amava. Annuncia il castigo del malvagio, poi si rimette a Dio, che sta «alla destra del povero». La tradizione, sulla scia di san Pietro, vi legge la Passione di Cristo e la fine di Giuda.
Il salmo 109 è una preghiera contro i nemici?
Non nel senso di una formula da recitare contro una persona: sarebbe superstizione e mancanza di carità. Si prega per affidare a Dio un'ingiustizia subita, senza vendicarsi, osservando il comando di amare i nemici e di pregare per loro.
Perché il salmo 109 contiene maledizioni?
Perché, secondo la lettura della Chiesa, è una profezia in forma di augurio: lo Spirito Santo annuncia per bocca di Davide il castigo del traditore, compiuto in Giuda. Sant'Agostino e san Tommaso spiegano che queste parole non esprimono odio, ma predicono la giustizia di Dio sul peccatore ostinato.
Chi ha scritto il salmo 109?
Il titolo lo attribuisce a Davide, e san Pietro lo conferma negli Atti degli Apostoli: lo Spirito Santo ha parlato «per bocca di Davidde» (Atti 1, 16). La tradizione ritiene Davide il suo autore umano.
Quando la Chiesa prega il salmo 109?
Nel Breviario del 1962 ogni sabato a Nona, diviso in tre parti. Personalmente lo si può pregare nella prova della calunnia o del tradimento, o meditare in Quaresima e nella Settimana santa come profezia della Passione.
Il salmo 109 è il salmo “Tu sei sacerdote in eterno”?
No. Quel versetto appartiene al salmo 109 della Vulgata, che è il salmo 110 delle Bibbie moderne, il Dixit Dominus. Il salmo 109 delle Bibbie moderne è il Deus, laudem meam, presentato in questa pagina.
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