La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 26 (Vulgata 25): Judica me, Domine, il salmo del Lavabo
Il salmo 26 delle Bibbie moderne, 25 della Vulgata, è il *Judica me, Domine*: «Sii tu mio giudice, o Signore, perché io ho camminato nella mia innocenza». I suoi versetti 6-12 formano il *Lavabo* della Messa tradizionale. Qui trovate il testo completo del Martini con la Vulgata a fronte, versetto per versetto; sotto, come distinguere i due «salmi 26», la spiegazione e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 25 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 24.
1 In finem. Psalmus David. Judica me, Domine, quoniam ego in innocentia mea ingressus sum, et in Domino sperans non infirmabor.
1 Per la fine: salmo di David. Sii tu mio giudice, o Signore, perché io ho camminato nella mia innocenza, e sperando nel Signore io non vacillerò.
2 Proba me, Domine, et tenta me ; ure renes meos et cor meum.
2 Fa saggio di me, o Signore, e ponimi alla prova: purga col fuoco i miei affetti, e il mio cuore.
3 Quoniam misericordia tua ante oculos meos est, et complacui in veritate tua.
3 Imperocché sta dinanzi a' miei occhi la tua misericordia, e mi compiaccio della tua verità.
4 Non sedi cum concilio vanitatis, et cum iniqua gerentibus non introibo.
4 Non mi posi a sedere nell'adunanza di uomini vani; e non converserò con coloro, che operano iniquamente.
5 Odivi ecclesiam malignantium, et cum impiis non sedebo.
5 Ho in odio la società de' maligni, e non mi porrò a sedere cogli empj.
6 Lavabo inter innocentes manus meas, et circumdabo altare tuum, Domine :
6 Laverò le mani mie tragli innocenti, e starò intorno al tuo altare, o Signore:
7 ut audiam vocem laudis, et enarrem universa mirabilia tua.
7 Affin di udire le voci di laude, e raccontar tutte le tue meraviglie.
8 Domine, dilexi decorem domus tuæ, et locum habitationis gloriæ tuæ.
8 Signore, io ho amato lo splendore della tua casa, e il luogo dove abita la tua gloria.
9 Ne perdas cum impiis, Deus, animam meam, et cum viris sanguinum vitam meam :
9 Non isperdere, o Dio, cogli empj l' anima mia, nè con gli uomini sanguinari la vita mia.
10 in quorum manibus iniquitates sunt ; dextera eorum repleta est muneribus.
10 Nelle mani loro sta l'iniquità: la loro destra è ricolma di donativi.
11 Ego autem in innocentia mea ingressus sum ; redime me, et miserere mei.
11 Ma io ho camminato nella mia innocenza: salvami tu, ed abbi pietà di me.
12 Pes meus stetit in directo ; in ecclesiis benedicam te, Domine.
12 I miei passi furon sempre nella diritta strada: te io benedirò, o Signore, nelle adunanze.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 26 o salmo 25? E il salmo 27?
Questo salmo porta due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono il testo ebraico e lo chiamano salmo 26; la Vulgata, i Settanta, il Martini e i libri liturgici della Chiesa lo contano come salmo 25, perché uniscono in un solo salmo il 9 e il 10 dell'ebraico. Da lì in avanti la numerazione latina resta indietro di uno.
La conseguenza è un equivoco che spiega le tante ricerche di chi scrive salmo 26 e 27. Nei messali antichi, nei libri di canto e nei commenti dei Padri, il «salmo 26» è il Dominus illuminatio mea, «Il Signore mia luce, e mia salute: chi ho io da temere?», che le Bibbie moderne chiamano salmo 27. Se cercate quel salmo, lo trovate alla pagina del salmo 27 (Vulgata 26). Il salmo di questa pagina, invece, è il Judica me, Domine: 26 per l'ebraico, 25 per il latino. E il salmo che le Bibbie moderne chiamano 25, Ad te, Domine, levavi animam meam, è nella Vulgata il salmo 24: quello dell'Introito della prima domenica d'Avvento.
In breve: con il numero ebraico, salmo 26 = Judica me, Domine (questa pagina) e salmo 27 = Dominus illuminatio mea; con il numero latino, salmo 25 = Judica me, Domine e salmo 26 = Dominus illuminatio mea. I due salmi si seguono nel Salterio, e il Breviario del 1962 li fa recitare in due Ore della stessa settimana: il Judica me a Prima del mercoledì, il Dominus illuminatio a Terza del lunedì.
Che cosa significa il salmo 26?
Nel Martini il titolo, «Per la fine: salmo di David», è unito al primo versetto. Il salmo si apre con una domanda che sorprende: «Sii tu mio giudice, o Signore, perché io ho camminato nella mia innocenza, e sperando nel Signore io non vacillerò» (v. 1). Altrove il peccatore supplica Dio di non entrare in giudizio con lui; qui l'anima chiama l'esame divino.
Un'innocenza che si offre all'esame (v. 1-3)
Non è la presunzione di chi si crede senza colpa, ma la rettitudine di chi ha scelto la parte di Dio e accetta di essere provato: «Fa saggio di me, o Signore, e ponimi alla prova: purga col fuoco i miei affetti, e il mio cuore» (v. 2). Dove il Martini scrive «affetti», il latino ha renes, i reni, che nella lingua biblica sono la sede dei desideri nascosti, come il cuore lo è dei pensieri. La ragione di questa sicurezza non sta in lui: «Imperocché sta dinanzi a' miei occhi la tua misericordia, e mi compiaccio della tua verità» (v. 3).
La separazione dai malvagi (v. 4-5)
Il giusto dice ciò che ha rifiutato: «Non mi posi a sedere nell'adunanza di uomini vani» (v. 4), «Ho in odio la società de' maligni, e non mi porrò a sedere cogli empj» (v. 5). È l'eco del salmo 1, che chiama beato l'uomo che «né si pone a sedere sulla cattedra di pestilenza».
L'altare (v. 6-8)
Il cuore del salmo è un gesto liturgico: «Laverò le mani mie tragli innocenti, e starò intorno al tuo altare, o Signore» (v. 6), «Affin di udire le voci di laude, e raccontar tutte le tue meraviglie» (v. 7). Lavarsi le mani è il segno della purezza richiesta per avvicinarsi a Dio, e la purificazione conduce al santuario. Viene allora il grido che la tradizione ha amato più di ogni altro: «Signore, io ho amato lo splendore della tua casa, e il luogo dove abita la tua gloria» (v. 8). Lo stesso amore arde nel salmo 84 (Vulgata 83), Quam dilecta: «Quanto amabili sono i tuoi tabernacoli, o Signor degli eserciti!»
La supplica finale (v. 9-12)
La sicurezza non impedisce la preghiera: «Non isperdere, o Dio, cogli empj l' anima mia, nè con gli uomini sanguinari la vita mia» (v. 9); «salvami tu, ed abbi pietà di me» (v. 11). Il salmo finisce in piedi, nell'assemblea: «I miei passi furon sempre nella diritta strada: te io benedirò, o Signore, nelle adunanze» (v. 12).
La lettura dei Padri
Sant'Agostino, nei suoi Commenti ai Salmi, sente in questo salmo la voce di Cristo e del suo corpo, la Chiesa. Solo Cristo può dire in piena verità «io ho camminato nella mia innocenza»; il cristiano lo ripete dopo di lui, non per una giustizia propria, ma per quella ricevuta nel Battesimo. Chiedere a Dio di giudicare la propria causa significa chiedergli di separarla da quella degli empi, di non «disperdere» la propria anima con loro. Sotto parole da tribunale c'è una preghiera di fiducia.
Il gesto delle mani lavate riceve dal Vangelo una doppia luce. C'è l'abluzione vana di Pilato: «presa l'acqua, si lavò le mani dinanzi al popolo, dicendo: Io sono innocente del sangue di questo giusto» (Matteo 27, 24); l'acqua non purifica un cuore che acconsente al delitto. E c'è la lavanda dei piedi, in cui Cristo insegna a Pietro che la purificazione viene da lui: «Chi è stato lavato, non ha bisogno di lavarsi, se non i piedi, ma è interamente mondo» (Giovanni 13, 10). San Giacomo dà la sintesi: «Mondate le mani, o peccatori: e purificate i cuori» (Giacomo 4, 8).
Il salmo 25 nella liturgia del 1962
Il Lavabo della Messa
All'Offertorio della Messa tradizionale, dopo l'offerta del pane e del vino e, nelle Messe solenni, l'incensazione dell'altare, il sacerdote si lava le dita al lato dell'altare recitando i versetti 6-12 di questo salmo: Lavabo inter innocentes manus meas: et circumdabo altare tuum, Domine. Il rito prende il nome da questa prima parola. Il sacerdote, che sta per entrare nel cuore del Sacrificio, chiede la purezza prendendo in prestito la voce di Davide: il salmo è così pregato, in latino, a ogni Messa. Si conclude con il Gloria Patri, che si omette nelle Messe dei defunti e nel tempo di Passione. Il nostro articolo sulla Messa tridentina ne presenta lo svolgimento completo.
Non va confuso con l'altro Judica me, il salmo 43 (Vulgata 42), Judica me, Deus, che il sacerdote recita ai piedi dell'altare all'inizio della Messa. L'uno apre la Messa, l'altro accompagna l'Offertorio, e tutti e due chiedono la stessa purezza.
Altri propri della Messa
Il Messale del 1962 attinge al salmo anche in Quaresima. L'Introito del lunedì della seconda settimana di Quaresima è Redime me, Domine, et miserere mei (vv. 11-12), con il versetto Judica me, Domine, quoniam ego in innocentia mea ingressus sum (v. 1). E l'antifona di Comunione del mercoledì della settimana di Passione è il Lavabo inter innocentes manus meas (vv. 6-7): alle soglie della Settimana Santa, il fedele che ha appena comunicato fa sue le parole che il sacerdote ha detto all'Offertorio.
Il Breviario
Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale di san Pio X (1911), il salmo 25 apre Prima del mercoledì, all'inizio della giornata di lavoro, con l'antifona tratta dal versetto 3: Misericordia tua, Domine, ante oculos meos: et complacui in veritate tua. Era già il salmo proprio del mercoledì a Prima nel Breviario anteriore alla riforma. Potete pregarlo alla sua ora nel breviario.
Come pregare il salmo 26
- Prima della Messa o della Comunione. È il suo uso più naturale. Recitarlo entrando in chiesa, o preparando la Comunione, prolunga il gesto del sacerdote al Lavabo: chiedere mani e cuore puri per avvicinarsi all'altare. Si addice anche ai bambini che si preparano alla Prima Comunione.
- Come esame di coscienza. Dire a Dio «purga col fuoco i miei affetti, e il mio cuore» è offrirsi alla sua luce prima di presentarsi alla Confessione.
- Per amare la chiesa. Il versetto 8 è la preghiera di chi trova la sua gioia nella casa di Dio, nella sua liturgia e nel suo tabernacolo. Si unisce al salmo 24 (Vulgata 23), che chiede per salire al monte del Signore «Colui, che ha pure le mani, e il cuore mondo».
Domande Frequenti
Perché il salmo 26 si chiama anche salmo 25?
Perché la Vulgata e i Settanta, seguiti dalla liturgia cattolica, uniscono in un solo salmo il 9 e il 10 dell'ebraico. Il salmo 26 delle Bibbie moderne è quindi il 25 della Vulgata, il Judica me, Domine. Il «salmo 26» dei messali antichi è un altro salmo, Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il salmo 26 è Il Signore è mia luce e mia salvezza?
Sì nella numerazione della Vulgata e dei libri liturgici antichi; no in quella delle Bibbie moderne, dove quel salmo è il 27. Il salmo 26 dell'ebraico, presentato qui, è il Judica me, Domine del Lavabo. I due salmi si seguono nel Salterio, e per questo si cercano spesso insieme.
Che legame c'è tra il salmo 26 e il Lavabo della Messa?
All'Offertorio della Messa tradizionale il sacerdote si lava le dita recitando i versetti 6-12 di questo salmo, che cominciano con Lavabo inter innocentes manus meas, «Laverò le mani mie tragli innocenti». Il rito prende il nome da questa prima parola, e il salmo è pregato così a ogni Messa secondo il Messale del 1962.
Chi ha scritto il salmo 26?
Il titolo lo attribuisce a Davide: «Per la fine: salmo di David». La tradizione vi sente la preghiera del re che amava la casa di Dio al punto di volergli costruire un tempio. Come tutta la Scrittura, è ispirato dallo Spirito Santo.
Dove trovo il testo del salmo 26?
In questa pagina, nella traduzione di mons. Antonio Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto, sotto il numero latino 25.
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