La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 43 (Vulgata 42): Judica me, Deus, il salmo ai piedi dell'altare
Judica me, Deus
Il salmo 43 delle Bibbie moderne è il salmo 42 della Vulgata, il *Judica me, Deus*, che il sacerdote recita ai piedi dell'altare all'inizio della Messa tradizionale: «E mi accosterò all'altare di Dio». Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il posto nell'Ordinario della Messa e nel resto della liturgia del 1962, e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 42 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 41.
1 Psalmus David. Judica me, Deus, et discerne causam meam de gente non sancta : ab homine iniquo et doloso erue me.
1 Salmo di Davidde. Fammi ragione, o Signore, e prendi in mano la causa mia: liberami da una nazione non santa, dall'uomo iniquo, e ingannatore.
2 Quia tu es, Deus, fortitudo mea : quare me repulisti ? et quare tristis incedo, dum affligit me inimicus ?
2 Perocché tu sei, o Dio, la mia fortezza: perché mi hai tu rigettato, e perché son io contristato, mentre mi affligge il nimico?
3 Emitte lucem tuam et veritatem tuam : ipsa me deduxerunt, et adduxerunt in montem sanctum tuum, et in tabernacula tua.
3 Fa spuntare la tua luce, e la tua verità: elleno mi stradino, e mi conducano al tuo monte santo, e a' tuoi tabernacoli.
4 Et introibo ad altare Dei, ad Deum qui lætificat juventutem meam. Confitebor tibi in cithara, Deus, Deus meus.
4 E mi accosterò all'altare di Dio, a Dio, il quale da letizia alla mia giovinezza.
5 Quare tristis es, anima mea ? et quare conturbas me ? Spera in Deo, quoniam adhuc confitebor illi, salutare vultus mei, et Deus meus.
5 Te io loderò sulla cetra, Dio, Dio mio: e perché, o anima mia, se' tu nella tristezza, e perché mi conturbi? Spera in Dio; imperocché ancora canterò le lodi di lui, salute della mia faccia, e Dio mio.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 43 o salmo 42?
Questo salmo è il 43 nelle Bibbie moderne, che seguono l'ebraico, e il 42 nella Vulgata e nella Settanta, che uniscono i salmi 9 e 10. Con il numero 42 lo designa il Messale romano, che all'inizio della Messa indica semplicemente Ps. 42. I suoi cinque versetti hanno qui gli stessi numeri che nella CEI.
Attenzione: il salmo 42 delle Bibbie moderne è un altro testo, benché strettamente legato a questo: è il Quemadmodum desiderat cervus, «Come il cervo desidera le fontane di acqua, così te desidera, o Dio, l'anima mia», cioè il salmo 41 della Vulgata. E il salmo 43 della Vulgata, Deus, auribus nostris audivimus, è il 44 delle Bibbie moderne (salmo 43 della Vulgata). Tutte le corrispondenze sono nella pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 43?
Il salmo è breve e prolunga il precedente: ne riprende il lamento e il ritornello. L'esule che nel Quemadmodum sospirava verso Dio chiede ora di essere ricondotto all'altare. Il ritornello «perché, o anima mia, se' tu nella tristezza […] Spera in Dio» torna infatti tre volte nei due salmi (salmo 41, 6 e 12); per questo molti ritengono che in origine formassero un solo canto. La Vulgata e la liturgia li hanno sempre tenuti distinti.
«Fammi ragione» (v. 1-2). «Salmo di Davidde. Fammi ragione, o Signore, e prendi in mano la causa mia: liberami da una nazione non santa, dall'uomo iniquo, e ingannatore» (v. 1). Il Judica me non chiede un giudizio severo contro di sé: chiede che Dio prenda le difese del suo servo e distingua la sua causa da quella degli empi; il Martini lo rende bene con «Fammi ragione». Segue la domanda dolorosa del salmo precedente: «Perocché tu sei, o Dio, la mia fortezza: perché mi hai tu rigettato, e perché son io contristato, mentre mi affligge il nimico?» (v. 2).
La luce e la verità (v. 3). La risposta è una domanda: «Fa spuntare la tua luce, e la tua verità: elleno mi stradino, e mi conducano al tuo monte santo, e a' tuoi tabernacoli». Sant'Agostino riconosce in questa luce e in questa verità Cristo stesso, che ha detto: «Io sono la luce del mondo» (Giovanni 8, 12) e «Io sono via, verità, e vita» (Giovanni 14, 6). Queste due guide conducono l'anima al monte santo, cioè alla Chiesa e, al termine, al Cielo.
L'altare di Dio (v. 4). La meta è raggiunta: «E mi accosterò all'altare di Dio, a Dio, il quale da letizia alla mia giovinezza». Le traduzioni dall'ebraico parlano del “Dio della mia gioia e del mio giubilo”; la Vulgata dice ad Deum qui laetificat juventutem meam. La tradizione vi vede la giovinezza che la grazia rinnova, quella che non invecchia: il sacerdote anziano la ripete ogni mattina con la stessa verità del giovane.
Il ritornello della speranza (v. 5). «Te io loderò sulla cetra, Dio, Dio mio: e perché, o anima mia, se' tu nella tristezza, e perché mi conturbi? Spera in Dio; imperocché ancora canterò le lodi di lui, salute della mia faccia, e Dio mio.» L'anima rimprovera se stessa e si comanda la speranza.
Il Judica me ai piedi dell'altare
È il posto più conosciuto di questo salmo. Nella Messa tradizionale, dopo il segno della croce, il sacerdote dice l'antifona Introibo ad altare Dei, e il ministro risponde Ad Deum qui laetificat juventutem meam. Recitano poi il salmo alternando i versetti, con il Gloria Patri, e ripetono l'antifona; segue Adjutorium nostrum in nomine Domini e il Confiteor. Il sacerdote sta per salire all'altare: chiede, con le parole del salmo, di essere separato da una «nazione non santa» e condotto dalla luce e dalla verità di Dio fino al Sacrificio. Questa preparazione, nata nel Medioevo come preghiera del celebrante, è stata fissata per tutta la Chiesa latina dal Messale di san Pio V (1570).
Quando si omette. Il Messale del 1962 prescrive di tralasciare il salmo, con il Gloria Patri e la ripetizione dell'antifona, nelle Messe dei defunti e nelle Messe del Tempo dalla domenica di Passione al Sabato santo escluso. In quei giorni, detti il segno della croce e l'Introibo, si passa subito all'Adjutorium. La gioia del salmo cede al lutto della Chiesa; le Messe dei santi celebrate in quelle due settimane, invece, lo conservano.
Lo stesso Messale fa recitare al Lavabo un altro salmo dell'altare, il salmo 25, Lavabo inter innocentes: «Laverò le mani mie tragli innocenti, e starò intorno al tuo altare, o Signore» (salmo 25, 6). Sulla struttura della Messa vedete la pagina sulla Santa Messa.
Il salmo 42 nel resto della liturgia del 1962
La domenica di Passione. Proprio quando il salmo scompare dai piedi dell'altare, la Chiesa ne fa l'introito della domenica di Passione: Judica me, Deus, et discerne causam meam de gente non sancta: ab homine iniquo et doloso eripe me: quia tu es Deus meus et fortitudo mea, con il versetto 3, Emitte lucem tuam, come versetto salmico. Ora è Cristo che parla, alla vigilia della Passione. Il martedì della settimana di Passione il graduale riprende i versetti 1 e 3, Discerne causam meam, Domine.
La Sessagesima. Il communio della domenica di Sessagesima è il versetto 4: Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam.
L'Ufficio. Nel Breviario romano del 1962, il salmo 42 della Vulgata è il secondo salmo delle Lodi del martedì, nello schema ordinario, con l'antifona Salutare vultus mei, Deus meus, come in quello dei tempi di penitenza, con l'antifona Discerne causam meam, Deus, de gente non sancta. Al Mattutino del Corpus Domini apre il terzo notturno, con un'antifona che ne fa una preghiera eucaristica: Introibo ad altare Dei: sumam Christum, qui renovat juventutem meam, mi accosterò all'altare di Dio, riceverò Cristo che rinnova la mia giovinezza. Vedete la pagina sul Corpus Domini e pregate l'Ufficio nel breviario del giorno.
Come pregare il salmo 43
- Prima della Messa. Lo si dice per strada o in ginocchio prima dell'inizio, per entrare con il sacerdote nel Sacrificio; il fedele che serve la Messa lo risponde versetto per versetto.
- Nell'ingiustizia. Il versetto 1 rimette la propria causa a Dio invece di difenderla da sé.
- Nel dubbio. Il versetto 3 è una domanda di luce per una scelta o per una vocazione.
- Nella tristezza. Il ritornello del versetto 5 insegna a comandare la speranza alla propria anima. Si prega bene dopo il salmo 42 (Vulgata 41), Quemadmodum, di cui è il seguito.
Domande Frequenti
Che cosa significa “Judica me, Deus”?
Sono le prime parole del salmo, che il Martini traduce «Fammi ragione, o Signore» e le Bibbie moderne “Fammi giustizia, o Dio”. Il salmista chiede a Dio di distinguere la sua causa da quella degli empi. Per estensione si chiama Judica me tutto il salmo recitato ai piedi dell'altare.
Che cosa vuol dire “Introibo ad altare Dei”?
“Mi accosterò all'altare di Dio”: è il versetto 4 del salmo, «E mi accosterò all'altare di Dio, a Dio, il quale da letizia alla mia giovinezza». Il sacerdote lo dice come antifona all'inizio della Messa tradizionale, e il ministro risponde con la seconda metà, ad Deum qui laetificat juventutem meam.
Perché il Judica me non si dice nelle Messe dei defunti?
Perché il Messale lo omette nelle Messe dei defunti e nel Tempo di Passione: la sua gioia, la «letizia» della giovinezza, cede al lutto della Chiesa. In quelle Messe, dopo l'Introibo, si passa direttamente all'Adjutorium nostrum.
Il salmo 43 di Mendelssohn è questo salmo?
Sì. Felix Mendelssohn ha messo in musica questo salmo in tedesco, Richte mich, Gott, per coro a cappella, secondo la numerazione ebraica.
Chi ha scritto il salmo 43?
La Vulgata e il Martini lo intitolano «Salmo di Davidde»; l'ebraico non ha titolo, e il ritornello lo lega strettamente al salmo precedente, attribuito ai figli di Core. L'autore principale, come per tutta la Scrittura, è lo Spirito Santo.
Tutta la Bibbia offline, con la pagina segnata e i versetti evidenziati: la Bibbia cattolica nell'applicazione.
Salmo 42 (43) · con l'app
Accesso anticipato