La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 30 (Vulgata 29): Exaltabo te, la sera il pianto e al mattino l'allegrezza
Il salmo 30 delle Bibbie moderne è il salmo 29 della Vulgata, l'*Exaltabo te, Domine*: il ringraziamento di un uomo che Dio ha strappato alla morte, quello del versetto «La sera saravvi il pianto, e al mattino allegrezza». Qui sotto trovate il testo completo del Martini con il latino a fronte; la guida ne spiega il significato, la lettura pasquale dei Padri, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 29 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 28.
1 Psalmus cantici, in dedicatione domus David.
1 Salmo del cantico di Davidde nella consacrazione della casa.
2 Exaltabo te, Domine, quoniam suscepisti me, nec delectasti inimicos meos super me.
2 Io ti glorificherò, o Signore, perché tu mi hai protetto, e non hai rallegrati del mio danno i miei nemici.
3 Domine Deus meus, clamavi ad te, et sanasti me.
3 Signore Dio mio, io alzai a te le mie grida, e tu mi sanasti.
4 Domine, eduxisti ab inferno animam meam ; salvasti me a descendentibus in lacum.
4 Signore, tu traesti fuor dall'inferno l'anima mia; mi salvasti dal consorzio di quelli, che scendono nella fossa.
5 Psallite Domino, sancti ejus ; et confitemini memoriæ sanctitatis ejus.
5 Santi del Signore, cantate inni a lui, e celebrate la memoria di lui, che è santo.
6 Quoniam ira in indignatione ejus, et vita in voluntate ejus : ad vesperum demorabitur fletus, et ad matutinum lætitia.
6 Perché egli nella sua indegnazione flagella, e col suo favore dà vita. La sera saravvi il pianto, e al mattino allegrezza.
7 Ego autem dixi in abundantia mea : Non movebor in æternum.
7 Ma io nella mia abbondanza avea detto: Non sarò soggetto a mutazione giammai.
8 Domine, in voluntate tua præstitisti decori meo virtutem ; avertisti faciem tuam a me, et factus sum conturbatus.
8 Signore, col tuo favore tu avevi dato stabilità alle prosperevoli cose mie; Rivolgesti da me la tua faccia, ed io fui in costernazione.
9 Ad te, Domine, clamabo, et ad Deum meum deprecabor.
9 A te, o Signore, alzerò io le mie grida, e al mio Dio presenterò la mia orazione.
10 Quæ utilitas in sanguine meo, dum descendo in corruptionem ? numquid confitebitur tibi pulvis, aut annuntiabit veritatem tuam ?
10 Qual vantaggio del sangue mio, quand'io cadrò nella corruzione? Forse la polvere canterà le tue lodi, od annunzierà la tua verità?
11 Audivit Dominus, et misertus est mei ; Dominus factus est adjutor meus.
11 Il Signore mi udì, ed ebbe pietà di me: il Signore si fè mio aiuto.
12 Convertisti planctum meum in gaudium mihi ; conscidisti saccum meum, et circumdedisti me lætitia :
12 Cangiasti per me in gaudio i miei lamenti: facesti in pezzi il mio sacco, e mi inondasti di allegrezza:
13 ut cantet tibi gloria mea, et non compungar. Domine Deus meus, in æternum confitebor tibi.
13 Affinchè tua laude sia la mia gloria, ed io non sia più trafitto: Signore Dio mio, te io canterò in eterno.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 30 o salmo 29?
Questo salmo porta due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 30; la Vulgata, la Settanta e i libri liturgici della Chiesa lo contano come salmo 29, perché uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. È lo stesso testo, che in latino comincia con Exaltabo te, Domine, quoniam suscepisti me. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Attenzione al numero vicino: il salmo 30 della Vulgata è un altro salmo, l'In te, Domine, speravi, quello delle parole di Gesù sulla croce, «Nelle mani tue raccomando il mio spirito». Nelle Bibbie moderne è il salmo 31, e lo trovate alla pagina del salmo 31 (Vulgata 30).
Anche i versetti possono variare di una unità. Il Martini, come la Vulgata e la CEI, conta il titolo come versetto 1; altre edizioni, soprattutto straniere e protestanti, non lo numerano. Il versetto del pianto e dell'allegrezza, che molti cercano come “salmo 30, 5”, è così il versetto 6 in questa pagina.
Che cosa significa il salmo 30?
Il titolo latino, Psalmus cantici, in dedicatione domus David, diventa nel Martini «Salmo del cantico di Davidde nella consacrazione della casa» (v. 1). Davide si era fatto costruire la sua casa a Gerusalemme con il legno di cedro mandato da Hiram re di Tiro (II dei Re 5, 11, 2 Samuele nelle Bibbie moderne). Eppure il salmo non parla di muri: canta una vita restituita. È il ringraziamento di chi è stato malato fino a morire, o in un pericolo mortale, e che Dio ha rialzato.
Il grido di riconoscenza (v. 2-4). Il salmo comincia dalla fine della storia: «Io ti glorificherò, o Signore, perché tu mi hai protetto, e non hai rallegrati del mio danno i miei nemici». Il latino suscepisti me è il gesto di chi raccoglie da terra uno che è caduto. Poi il racconto in poche parole: «io alzai a te le mie grida, e tu mi sanasti» (v. 3). E la misura del pericolo: «tu traesti fuor dall'inferno l'anima mia» (v. 4). L'«inferno» è qui lo sheol, il soggiorno dei morti.
Il pianto della sera (v. 5-6). Il salvato invita i fedeli a unirsi a lui: «Santi del Signore, cantate inni a lui» (v. 5). Viene allora il versetto più celebre: «Perché egli nella sua indegnazione flagella, e col suo favore dà vita. La sera saravvi il pianto, e al mattino allegrezza» (v. 6). La sproporzione è voluta: la prova è una notte, il favore di Dio è una vita intera. La sera delle lacrime non è l'ultima parola; annuncia un mattino.
La presunzione confessata (v. 7-8). Il salmista racconta poi come è venuta la prova: «Ma io nella mia abbondanza avea detto: Non sarò soggetto a mutazione giammai» (v. 7). Aveva dimenticato che la sua forza veniva da Dio. Allora Dio si è nascosto: «Rivolgesti da me la tua faccia, ed io fui in costernazione» (v. 8). La prosperità espone all'oblio di Dio; la prova riconduce a lui.
La preghiera nella prova (v. 9-11). Ecco la supplica di quei giorni: «Qual vantaggio del sangue mio, quand'io cadrò nella corruzione? Forse la polvere canterà le tue lodi, od annunzierà la tua verità?» (v. 10). È lo stesso argomento del re Ezechia guarito, nel suo cantico: «I vivi, i vivi daran laude a te, com' io pure in questo giorno» (Isaia 38, 19). E Dio ha risposto: «Il Signore mi udì, ed ebbe pietà di me: il Signore si fè mio aiuto» (v. 11).
Il sacco fatto in pezzi (v. 12-13). La chiusa è uno dei quadri di gioia più belli del Salterio: «Cangiasti per me in gaudio i miei lamenti: facesti in pezzi il mio sacco, e mi inondasti di allegrezza» (v. 12). Il sacco era la veste del lutto e della penitenza; è Dio stesso a stracciarlo. L'ultima parola è una promessa senza fine: «Signore Dio mio, te io canterò in eterno» (v. 13).
Dal Venerdì santo a Pasqua: la lettura dei Padri
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, ascolta in questo salmo la voce di Cristo risorto. La «casa» che si consacra è per lui il corpo di Cristo, distrutto e riedificato in tre giorni, e poi la Chiesa, casa fatta di pietre vive. L'anima tratta dall'inferno è la discesa di Cristo agli inferi e la sua risurrezione.
Il versetto 6 prende allora tutto il suo peso. Il pianto della sera è quello del Venerdì santo e del sepolcro chiuso; l'allegrezza del mattino è quella delle pie donne che trovano la tomba vuota all'alba del primo giorno della settimana. Il Signore lo aveva annunciato: «voi sarete in tristezza, ma la vostra tristezza si cangerà in gaudio» (Giovanni 16, 20). Il sacco stracciato del versetto 12 è il lutto dell'umanità, che la Risurrezione muta in veste di festa. Per questo il salmo accompagna la gioia della Pasqua.
Il salmo 30 nella liturgia del 1962
Il Mattutino del lunedì. Nel salterio del Breviario romano del 1962, che segue la riforma di san Pio X (1911), il salmo 29 è l'ultimo dei nove salmi del Mattutino del lunedì, detti in un solo notturno, con l'antifona Exaltabo te, Domine, quoniam suscepisti me. Chi canta «al mattino allegrezza» lo canta così prima dell'alba, quando la notte finisce. Potete pregarlo nel breviario.
Il Sabato santo. Al Mattutino del Sabato santo, nell'Ufficio delle Tenebre, è il terzo salmo del secondo notturno, con l'antifona Domine, abstraxisti ab inferis animam meam, tratta dal versetto 4: la Chiesa lo prega presso il sepolcro, aspettando il mattino di Pasqua.
L'Ascensione. Nel Mattutino dell'Ascensione torna nel secondo notturno, con l'antifona Exaltabo te, Domine, quoniam suscepisti me, alleluja: il Padre ha accolto e innalzato il Figlio.
Nel Messale. I primi versetti formano l'offertorio del Mercoledì delle Ceneri e quello dell'undicesima domenica dopo Pentecoste: Exaltabo te, Domine, quoniam suscepisti me, nec delectasti inimicos meos super me. Il venerdì dopo le Ceneri l'introito canta il versetto 11, Audivit Dominus, et misertus est mihi: Dominus factus est adjutor meus; il mercoledì della settimana di Passione i versetti 2-4 formano il graduale. All'inizio della Quaresima, dunque, la Chiesa canta già il ringraziamento del perdonato: il cammino penitenziale comincia nella certezza della misericordia. Anche l'introito dell'Immacolata Concezione, l'8 dicembre, prende il versetto 2 come versetto salmico.
Come pregare il salmo 30
Dopo una guarigione. È il salmo dell'esaudimento. Una malattia superata, un'operazione riuscita, un pericolo scampato: dà le parole della riconoscenza e prolunga la preghiera della guarigione. Forma una coppia con il salmo 6, Domine, ne in furore, il primo dei salmi penitenziali, dove il malato supplica ancora: «nell'inferno chi mai ti confesserà?» (salmo 6, 6). Il salmo 6 è la preghiera di prima, il salmo 30 quella di dopo.
Nella notte. Quando una prova sembra non finire, il versetto 6 è una preghiera di speranza: la sera è reale, ma il mattino verrà.
Contro la presunzione. Il versetto 7 è un esame di coscienza per i giorni felici: non dire «Non sarò soggetto a mutazione giammai», ma rendere grazie della forza ricevuta.
In rendimento di grazie. Si accorda con la preghiera di ringraziamento e con il salmo 34 (Vulgata 33), Benedicam Dominum. Lo si conclude, come all'Ufficio, con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché il salmo 30 si chiama anche salmo 29?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia cattolica, uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Il salmo 30 delle Bibbie moderne è dunque il salmo 29 della Vulgata, l'Exaltabo te, Domine. Il salmo 30 della Vulgata è invece l'In te, Domine, speravi, il 31 delle Bibbie moderne.
Che cosa dice il salmo 30, versetto 5?
Nelle Bibbie che non numerano il titolo, il versetto 5 è quello del pianto: nel Martini, che conta il titolo, è il versetto 6, «La sera saravvi il pianto, e al mattino allegrezza». Insegna che la prova passa e che il favore di Dio resta. Il versetto 5 del Martini è l'invito: «Santi del Signore, cantate inni a lui».
Qual è il significato del salmo 30?
È il ringraziamento di un uomo che Dio ha rialzato da una malattia mortale o da un grande pericolo, dopo una prova che lo ha guarito dalla presunzione. Sant'Agostino vi ascolta la voce di Cristo risorto: il pianto della sera è quello della Passione, l'allegrezza del mattino quella di Pasqua.
Chi ha scritto il salmo 30?
Il titolo lo attribuisce a Davide e lo lega alla consacrazione della sua casa. La tradizione lo accoglie come il canto del re dopo una liberazione, ispirato dallo Spirito Santo.
Quando si prega il salmo 30 nella liturgia?
Nel Breviario del 1962 ogni lunedì al Mattutino, poi il Sabato santo e il giorno dell'Ascensione. Nel Messale i suoi versetti formano l'offertorio del Mercoledì delle Ceneri e dell'undicesima domenica dopo Pentecoste.
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