La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 21 (Vulgata 20): Domine, in virtute tua, il re gioisce della tua potenza
Il salmo 21 delle Bibbie moderne è il salmo 20 della Vulgata, il *Domine, in virtute tua lætabitur rex*: il canto di vittoria del re esaudito, che la Chiesa ha sempre letto di Cristo risorto e coronato di gloria. Attenzione: il «salmo 21» dei libri liturgici è invece il salmo della Passione. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con il latino a fronte; la guida ne dà la spiegazione, la lettura dei Padri, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 20 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 19.
1 In finem. Psalmus David.
1 Per la fine, salmo di David.
2 Domine, in virtute tua lætabitur rex, et super salutare tuum exsultabit vehementer.
2 Signore, nella tua possanza riporrà il re la sua consolazione, e nella salute, che vien da te, esulterà grandemente.
3 Desiderium cordis ejus tribuisti ei, et voluntate labiorum ejus non fraudasti eum.
3 Tu hai adempiuti i desiderj del suo cuore, e non hai renduti vani i voti delle sue labbra.
4 Quoniam prævenisti eum in benedictionibus dulcedinis ; posuisti in capite ejus coronam de lapide pretioso.
4 Imperocché tu lo hai prevenuto colle benedizioni di tua bontà: hai posta a lui sulla testa una corona di pietre preziose.
5 Vitam petiit a te, et tribuisti ei longitudinem dierum, in sæculum, et in sæculum sæculi.
5 Egli domandò a te la vita, e tu gli hai dato lunghezza di giorni pe' secoli, e in sempiterno.
6 Magna est gloria ejus in salutari tuo ; gloriam et magnum decorem impones super eum.
6 Gloria grande egli ha nella salute avuta da te: di gloria, e di splendore grande lo ammanterai.
7 Quoniam dabis eum in benedictionem in sæculum sæculi ; lætificabis eum in gaudio cum vultu tuo.
7 Perocché tu lo farai benedizione per tutti i secoli: lo letificherai col tuo gaudio nel tuo cospetto.
8 Quoniam rex sperat in Domino, et in misericordia Altissimi non commovebitur.
8 Imperocché il re ha sua fidanza nel Signore; e sopra la misericordia dell'Altissimo poserà sempre immobile.
9 Inveniatur manus tua omnibus inimicis tuis ; dextera tua inveniat omnes qui te oderunt.
9 Incappino nella tua mano tutti i tuoi nemici: incappino nella tua destra tutti color, che ti odiano.
10 Pones eos ut clibanum ignis in tempore vultus tui : Dominus in ira sua conturbabit eos, et devorabit eos ignis.
10 Li ridurrai come ardente fornace, allorché ti farai conoscere: il Signore nell'ira sua li conquiderà, e li divoreranno le fiamme.
11 Fructum eorum de terra perdes, et semen eorum a filiis hominum,
11 I loro frutti sperderai dalla terra, e la loro posterità (torrai) dal numero de' figliuoli degli uomini.
12 quoniam declinaverunt in te mala ; cogitaverunt consilia quæ non potuerunt stabilire.
12 Perocché ei ti caricarono di mali: formarono de' disegni, ai quali non poterono dar sussistenza.
13 Quoniam pones eos dorsum ; in reliquiis tuis præparabis vultum eorum.
13 Tu farai loro volgere il dorso: degli avanzi, che tu lascerai, preparerai alle percosse la faccia.
14 Exaltare, Domine, in virtute tua ; cantabimus et psallemus virtutes tuas.
14 Innalzati, o Signore, secondo la tua possanza: noi celebreremo con cantici, ed inni le tue meraviglie.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 21 o salmo 20?
Lo stesso salmo porta due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 21; la Vulgata e la Settanta, di cui la liturgia conserva la numerazione, lo contano come salmo 20, perché uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. I numeri dei versetti coincidono: il titolo forma il versetto 1 nelle due Bibbie. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Lo scarto inganna spesso, soprattutto in Italia, dove molti libri di preghiera usano il numero latino:
- salmo 21 (ebraico) = salmo 20 (Vulgata): Domine, in virtute tua, il canto di vittoria del re, in questa pagina;
- salmo 21 della Vulgata = salmo 22 (ebraico): il Deus, Deus meus, «Dio, Dio mio, volgiti a me; perché mi hai tu abbandonato?», il salmo che Gesù pregò sulla Croce.
Se cercate il salmo della Passione, lo trovate dunque alla pagina del salmo 21 della Vulgata. I due testi, uno accanto all'altro, si illuminano a vicenda: la corona di gloria e la corona di spine.
Che cosa significa il salmo 21? Spiegazione
Il titolo è «Per la fine, salmo di David» (v. 1). Il salmo risponde punto per punto al precedente. Nel salmo 20 delle Bibbie moderne (Vulgata 19), Exaudiat te Dominus, il popolo pregava per il suo re prima della battaglia: «Dia a te quello, che brama il cuor tuo, e adempia tutti i tuoi disegni». Qui la battaglia è vinta e la preghiera esaudita. Domanda e ringraziamento formano un dittico.
La gioia del re (v. 2-7). Il salmo si apre nell'esultanza: «Signore, nella tua possanza riporrà il re la sua consolazione, e nella salute, che vien da te, esulterà grandemente». Il re non si rallegra della propria forza, ma di quella di Dio, in virtute tua. Quanto il popolo aveva chiesto è stato dato: «Tu hai adempiuti i desiderj del suo cuore, e non hai renduti vani i voti delle sue labbra» (v. 3). I doni si accumulano: «Imperocché tu lo hai prevenuto colle benedizioni di tua bontà: hai posta a lui sulla testa una corona di pietre preziose» (v. 4). Dio non si limita a rispondere; previene, dà prima che si chieda.
Viene poi il versetto che spezza la cornice di una semplice vittoria militare: «Egli domandò a te la vita, e tu gli hai dato lunghezza di giorni pe' secoli, e in sempiterno» (v. 5). Nessun re della terra riceve giorni senza fine. E il vertice è al versetto 7: «lo letificherai col tuo gaudio nel tuo cospetto» (v. 7); il latino dice cum vultu tuo, con il tuo volto. La ricompensa più alta del re non è la corona né la vittoria, ma la presenza di Dio.
Il segreto della sua forza (v. 8). Il centro del salmo sta in una frase: «Imperocché il re ha sua fidanza nel Signore; e sopra la misericordia dell'Altissimo poserà sempre immobile». La stabilità del regno non riposa sulle armi, ma sulla fiducia.
Il giudizio dei nemici (v. 9-13). La seconda parte si rivolge al re vincitore, o a Dio stesso: «Incappino nella tua mano tutti i tuoi nemici». Le immagini sono terribili, la fornace ardente e il fuoco che divora: «Li ridurrai come ardente fornace, allorché ti farai conoscere» (v. 10). Esse dicono il giudizio di Dio su coloro che hanno tramato contro di lui e «formarono de' disegni, ai quali non poterono dar sussistenza» (v. 12). La tradizione vi ha letto il giudizio dell'ultimo giorno, quando Cristo apparirà nella gloria a chi lo ha rifiutato. Non è sete di vendetta: è la certezza che il male non avrà l'ultima parola.
L'acclamazione finale (v. 14). Il popolo conclude: «Innalzati, o Signore, secondo la tua possanza: noi celebreremo con cantici, ed inni le tue meraviglie». Il primo e l'ultimo versetto parlano della stessa forza, virtus: quella di Dio, che fa la gioia del re e il canto del popolo.
Il Re è Cristo risorto
La lettura dei Padri su questo salmo è unanime: il re è Cristo. Già l'antica tradizione ebraica, nella parafrasi aramaica del Targum, vi riconosceva il re Messia. Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, lo intende di Nostro Signore da un capo all'altro: è l'uomo Cristo che si rallegra nella forza di Dio.
La vita chiesta e concessa «pe' secoli, e in sempiterno» è la Risurrezione. Cristo ha pregato il Padre nella sua Passione, e il Padre lo ha esaudito restituendogli una vita che non finirà più. San Paolo lo dice ai Romani: «Cristo risuscitato da morte non muore più, la morte più nol dominerà» (Romani 6, 9).
La corona posta sul suo capo è la gloria che ha ricevuto attraverso le sofferenze. La lettera agli Ebrei lo dice espressamente: «quel Gesù, che per alcun poco fu fatto inferiore agli Angeli per la passione della morte lo veggiamo coronato di gloria, e di onore» (Ebrei 2, 9). E la gioia davanti al volto di Dio, al versetto 7, è quella del Figlio che ritorna presso il Padre nella sua umanità glorificata, il giorno dell'Ascensione.
Il posto del salmo nel Salterio prende allora tutto il suo senso. Dopo il re coronato viene il salmo 21 della Vulgata, il salmo della Passione: la corona di pietre preziose non si comprende senza la corona di spine. Il salmo appartiene alla famiglia dei salmi regali e messianici, con il salmo 2, dove Dio dice al suo Cristo «Tu se' mio figliuolo; io oggi ti ho generato», e con il salmo 110 delle Bibbie moderne (Vulgata 109), Dixit Dominus, dove il Signore fa sedere il Messia alla sua destra. Tutta la festa di Cristo Re si nutre di questi salmi.
La corona dei Santi
La liturgia ha fatto un passo in più. Ciò che il salmo dice del re, Cristo lo comunica a coloro che lo seguono fino alla fine: i martiri, i confessori, i santi. La «corona di pietre preziose» del versetto 4 diventa così la corona di gloria promessa ai fedeli, e il salmo, cantato nelle loro feste, dice che la vittoria del Capo è anche quella delle membra. San Paolo, alla fine della sua corsa, aspettava proprio questo: «è serbata a me la corona della giustizia la quale a me renderà il Signore giusto giudice in quella giornata: né solo a me, ma anche a coloro che desiderano la sua venuta» (II Timoteo 4, 8).
Il salmo 21 nella liturgia del 1962
Mattutino del lunedì. Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale di san Pio X (1911), il salmo 20 si recita al Mattutino del lunedì, l'Ufficio della notte, come ottavo dei nove salmi dell'unico notturno feriale, sotto l'antifona Domine, in virtute tua lætabitur rex. Vi sta accanto alla preghiera per il re, il salmo 19, e al ringraziamento del salmo 29: supplica e azione di grazie si rispondono nella stessa veglia. Potete pregarlo nel breviario del giorno.
L'Ascensione. Al Mattutino dell'Ascensione il salmo apre il secondo notturno, con un'antifona tratta dal suo ultimo versetto: Exaltare, Domine, in virtute tua: cantabimus et psallemus, alleluia. Il re che sale al cielo è il re del salmo, al quale il Padre ha dato la vita per i secoli.
I Comuni dei martiri e dei confessori. Nel Comune di un martire pontefice, il salmo è cantato al terzo notturno sotto l'antifona Posuisti, Domine, super caput ejus coronam de lapide pretioso; nel Comune di un confessore pontefice, sotto l'antifona Vitam petiit a te, et tribuisti ei, Domine.
Nel Messale. I versetti 3-5 ricorrono continuamente nelle Messe dei Santi. La Messa In virtute del Comune di un martire non pontefice si apre con il versetto 2 applicato al giusto: In virtute tua, Domine, lætabitur justus. Il graduale Domine, prævenisti eum in benedictionibus dulcedinis: posuisti in capite ejus coronam de lapide pretioso si canta nella festa di san Giuseppe, il 19 marzo; il versetto 4, Posuisti, Domine, in capite ejus coronam, è il communio della Decollazione di san Giovanni Battista, il 29 agosto; il tratto Desiderium animæ ejus tribuisti ei si canta, dopo la Settuagesima, in molte feste di Santi. L'alleluia della quinta domenica dopo Pentecoste, infine, è il primo versetto: Domine, in virtute tua lætabitur rex.
Come pregare il salmo 21
Come ringraziamento. Dopo una grazia ricevuta, una domanda esaudita, una prova superata, il salmo mette sulle labbra la riconoscenza: «Tu hai adempiuti i desiderj del suo cuore». Accompagna bene la preghiera di ringraziamento della tradizione.
Nel tempo pasquale. Poiché il suo cuore è la vita data per i secoli dei secoli, si prega davanti a Cristo risorto, a Pasqua e nei giorni fino all'Ascensione.
Per onorare la regalità di Cristo. Nella festa di Cristo Re, o ogni volta che si vuole riconoscere la sua sovranità su di sé, sulla propria famiglia e sulla propria patria, il salmo è un'acclamazione già pronta.
Nelle feste dei Santi. Pregato nel giorno di un martire o di un santo, ricorda la corona promessa a chi persevera.
Lo si conclude con il Gloria Patri, come all'Ufficio.
Domande Frequenti
Perché il salmo 21 si chiama anche salmo 20?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia cattolica, uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Il salmo 21 delle Bibbie moderne è quindi il salmo 20 della Vulgata, il Domine, in virtute tua. Al contrario, il «salmo 21» dei libri liturgici è il salmo della Passione, numerato 22 nelle Bibbie moderne.
Il salmo 21 è “Dio mio, perché mi hai abbandonato”?
Sì nella numerazione della Vulgata e dei libri liturgici, no in quella delle Bibbie moderne. Il salmo che comincia con il grido di Cristo in Croce è il salmo 21 della Vulgata e il salmo 22 dell'ebraico. Il salmo 21 dell'ebraico, presentato qui, è il canto di vittoria del re.
Di che cosa parla il salmo 21?
È il ringraziamento del popolo per la vittoria del suo re: Dio gli ha dato ciò che chiedeva, una corona, giorni senza fine e la gioia della sua presenza. La seconda parte annuncia il giudizio dei suoi nemici. La tradizione vi legge Cristo risorto e coronato di gloria.
Chi ha scritto il salmo 21?
Il titolo lo attribuisce a Davide: «Per la fine, salmo di David». La tradizione lo riceve come opera del re profeta, ispirata dallo Spirito Santo; i Padri vi sentono, al di là di Davide, la regalità eterna di Cristo.
Il salmo 21 parla di Gesù?
Sì, secondo la lettura costante dei Padri. Sant'Agostino lo intende tutto di Cristo: la vita chiesta e concessa per sempre è la Risurrezione, e la corona è la gloria ricevuta attraverso la Passione. La lettera agli Ebrei mostra Gesù «coronato di gloria, e di onore» a causa delle sue sofferenze.
Che cosa significa «una corona di pietre preziose»?
Nel senso letterale è la corona regale che Dio pone sul capo del re vittorioso. Nel senso spirituale è la gloria di Cristo risorto, e per partecipazione quella dei Santi: per questo la Chiesa canta il versetto 4 nelle feste dei martiri, con le parole Posuisti, Domine, in capite ejus coronam de lapide pretioso.
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