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Il libro di Tobia
Il libro di Tobia racconta la storia di una famiglia giusta d'Israele, deportata a Ninive, che Dio visita per mezzo dell'arcangelo Raffaele: la cecità del vecchio Tobia, il viaggio del figlio, le nozze di Tobia e Sara. Qui sotto trovate i quattordici capitoli nel testo di mons. Antonio Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida che segue ne spiega l'autore, il riassunto, il significato e il posto nella Chiesa.
Leggere Tobia: 14 capitoli
Il libro di Tobia è uno dei più dolci e dei più pratici dell'Antico Testamento. In quattordici capitoli piuttosto brevi mette sotto i nostri occhi un vecchio che continua a seppellire i morti a rischio della vita, una giovane oppressa dal disonore, un arcangelo che cammina per le strade della Media sotto l'aspetto di una guida presa a giornata, e una notte di nozze passata nella preghiera. Vi si impara l'elemosina, la pazienza, la pietà filiale, la santità del matrimonio e la fiducia nella Provvidenza: tutto è racconto, e tutto è insegnamento.
Una parola sui nomi, per evitare una confusione frequente. La Vulgata e il Martini chiamano padre e figlio con lo stesso nome, Tobia (Tobias). Il testo greco chiama il padre Tobit e il figlio Tobias; per questo le Bibbie moderne tradotte dal greco, come quella della CEI, distinguono “Tobi” e “Tobia”. Si tratta dello stesso libro.
Chi era Tobia?
Il vecchio Tobia era un israelita «della tribù, e della città di Nephthali» (Tb 1, 1), che fin da ragazzo, quando tutti andavano ad adorare i vitelli d'oro di Geroboamo, saliva da solo a Gerusalemme per adorare il Signore. Deportato a Ninive con la moglie Anna e il figlio, osservò la Legge in mezzo ai pagani: «Dava da mangiare agli affamati, vestiva gl'ignudi, e dava con sollecitudine sepoltura a' morti, e agli uccisi» (Tb 1, 20). Il figlio, che porta il suo nome, è il giovane del viaggio con l'angelo e lo sposo di Sara. Il nome Tobia, in ebraico, significa “il Signore è buono”: tutta la storia ne è la prova.
Chi ha scritto il libro di Tobia?
La tradizione ha ricevuto questo libro come opera dei due Tobia. Prima di scomparire, l'angelo comanda loro: «voi benedite Dio, e raccontate tutte le sue meraviglie» (Tb 12, 20), e il versetto seguente dice che così fecero. Nel testo greco, del resto, i primi capitoli sono raccontati in prima persona dal vecchio Tobia. Secondo questa opinione padre e figlio hanno messo per iscritto l'essenziale, e un'altra mano ha aggiunto l'ultimo capitolo, che riferisce la morte del figlio a novantanove anni (Tb 14, 16).
Nella Vulgata il racconto è tutto in terza persona, perché san Girolamo lavorò su un esemplare “caldeo”, cioè aramaico: nella prefazione spiega che un esperto delle due lingue gli rendeva a voce l'aramaico in ebraico, mentre lui dettava il latino, e che il lavoro fu compiuto in un solo giorno. Per questo la Vulgata è più breve del greco in diversi punti, ma ha anche passi propri, come i consigli sulla continenza delle prime tre notti.
Molti esegeti moderni vi vedono l'opera più tarda di un autore ignoto, e un racconto edificante più che una storia. La tradizione della Chiesa lo ha letto come storia vera, e la Commissione Biblica (23 giugno 1905) ha ricordato che i libri ricevuti come storici non si spiegano altrimenti senza ragioni solide.
Quando è stato scritto il libro di Tobia?
Il racconto si colloca al tempo della cattività assira, dopo la deportazione delle tribù del regno del Nord. Tobia fu fatto prigioniero «a tempo di Salmanasar re degli Assiri» (Tb 1, 2) e visse ancora sotto Sennacherib, di cui il libro ricorda la fuga dalla Giudea e l'uccisione per mano dei figli (Tb 1, 21-24), narrate per esteso dal IV libro dei Re (2 Re nelle Bibbie moderne), al capitolo 19.
Secondo la lettura tradizionale il libro fu redatto durante la cattività, nel VII secolo avanti Cristo, salvo l'ultimo capitolo. Gli studiosi moderni lo datano piuttosto al III o al II secolo avanti Cristo. I frammenti aramaici ed ebraici trovati a Qumran hanno almeno confermato l'originale semitico di cui parlava san Girolamo.
Di cosa parla il libro di Tobia? Riassunto
Il giusto di Nephthali (capitoli 1-3)
Il primo capitolo presenta il vecchio Tobia, condannato a morte da Sennacherib per aver seppellito gli uccisi. Nel capitolo 2, un giorno di festa, lascia il pranzo per portare via il corpo di un israelita ucciso sulla piazza. Stanco di seppellire, si addormenta presso un muro, e lo sterco caldo di un nido di rondini lo rende cieco. Il testo ne dà la ragione: «il Signore permise, che questa tentazione gli venisse, affinchè avessero i posteri un esempio di pazienza simile a quello del santo Giobbe» (Tb 2, 12). Deriso dai parenti, risponde: «noi siamo figliuoli de' Santi, e aspettiamo quella vita, che Dio a quelli darà» (Tb 2, 18).
Il capitolo 3 è il perno del libro. Tobia chiede a Dio di toglierlo dal mondo. Lo stesso giorno, a Rages nella Media, Sara, figlia di Raguele, è insultata da una serva: era stata data a sette mariti, «i quali appena accostatisi a lei erano stati uccisi dal demonio chiamato Asmodeo» (Tb 3, 8). Digiuna tre giorni e prega con lacrime, e le due preghiere salgono insieme: «Nello stesso tempo furono esaudite le orazioni dell'uno e dell'altra nel cospetto della Maestà del sommo Iddio» (Tb 3, 24), e Raffaele è mandato a guarire l'uno e l'altra.
I consigli del padre e la partenza (capitoli 4-6)
Credendosi vicino alla morte, il vecchio Tobia dà al figlio i consigli del capitolo 4, un piccolo trattato di morale domestica, e lo manda a Rages a ritirare i dieci talenti prestati un tempo a Gabelo.
Nel capitolo 5 il ragazzo esce a cercare un compagno di viaggio e trova «un giovane di bell'aspetto, che stava succinto, e come allestito a fare strada» (Tb 5, 5), senza sapere che è un angelo. Si presenta come «Azarìa, figliuolo di Anania il grande» (Tb 5, 18). Anna piange; il padre la consola: «io credo, che il buon Angelo di Dio lo accompagna» (Tb 5, 27).
«Or Tobia partì, e seguitollo il cane» (Tb 6, 1). La prima sera, sulla riva del Tigri, «un pesce smisurato uscì fuora per divorarlo» (Tb 6, 2). Tobia lo tira a secco e ne conserva il cuore, il fiele e il fegato; poi Raffaele gli annunzia che deve sposare Sara, sua parente (Tb 6, 16-22).
Le nozze di Tobia e Sara (capitoli 7-10)
Raguele, rassicurato dall'angelo, unisce i due giovani: «Il Dio d'Abramo, e il Dio d'Isacco, e il Dio di Giacobbe sia con voi, ed ei vi congiunga, e adempia in voi la sua benedizione» (Tb 7, 15).
Il capitolo 8 è quello della notte di nozze. Tobia brucia un pezzo del fegato, e «l'Angelo Raphaele prese il Demonio, e lo confinò nel deserto dell'Egitto superiore» (Tb 8, 3). Gli sposi pregano insieme; al canto del gallo Raguele, che ha fatto scavare una fossa, manda una serva, e questa «li trovò sani, e salvi, che dormivano insieme» (Tb 8, 15). Raffaele ritira il denaro da Gabelo (capitolo 9), mentre a Ninive Anna scruta tutte le strade (capitolo 10).
La guarigione e la rivelazione di Raffaele (capitoli 11-12)
Nel capitolo 11 l'angelo e il giovane precedono la carovana. «Allora il cane, che gli avea seguitati nel viaggio corse innanzi, e quasi venisse apportator di buona novella, faceva festa, menando in giro la sua coda» (Tb 11, 9). Il figlio strofina gli occhi del padre con il fiele del pesce. Il vecchio vede ed esclama: «Io ti benedico, Signore Dio d'Israele, perchè tu mi hai castigato, e salvato: ed ecco ch'io veggo il mio figliuolo Tobia» (Tb 11, 17).
Quando padre e figlio vogliono dare alla loro guida la metà dei beni, essa si fa conoscere nel capitolo 12. Esorta a benedire Dio e dice il suo nome: «io sono l'Angelo Raphaele, uno dei sette, che stiamo dinanzi al Signore» (Tb 12, 15).
Il cantico e le ultime parole (capitoli 13-14)
Il capitolo 13 è il cantico di ringraziamento del vecchio Tobia: «Grande se' tu in eterno, o Signore, e il regno tuo è per tutti i secoli» (Tb 13, 1). Si innalza poi alla profezia di Gerusalemme restaurata: «Di zaffiri, e di smeraldi saran formate le porte di Gerusalemme» (Tb 13, 21), e «nelle sue contrade canterassi alleluja» (Tb 13, 22). I Padri vi hanno riconosciuto, oltre la città ricostruita dopo l'esilio, la Chiesa e la Gerusalemme celeste che san Giovanni contempla nel capitolo 21 dell'Apocalisse.
Nel capitolo 14 il vecchio, in punto di morte, annunzia la rovina di Ninive, il ritorno degli esuli e la conversione dei popoli: «le genti abbandoneranno gl'idoli loro, e verranno a Gerusalemme» (Tb 14, 8).
Temi e lettura cattolica
L'elemosina e le opere di misericordia
Il libro è anzitutto una scuola di carità: «la limosina libera dal peccato, e dalla morte, e non permetterà, che l'anima cada nelle tenebre» (Tb 4, 11); «la limosina libera dalla morte, ed ella è che purga i peccati, e fa trovare la misericordia, e la vita eterna» (Tb 12, 9). San Policarpo, nella lettera ai Filippesi, riprende già questa dottrina, e san Cipriano la sviluppa nel trattato sulle opere buone e l'elemosina: non che l'elemosina sostituisca la grazia, ma è il frutto di una fede viva, che dispone alla misericordia. Fra le opere di misericordia corporali la Chiesa conta il seppellire i morti, di cui il vecchio Tobia resta il modello.
La preghiera, il digiuno e gli angeli
«Buona cosa ell'è l'orazione col digiuno, e colla limosina, più che il mettere a parte tesori di oro» (Tb 12, 8). Le tre opere della penitenza del Discorso della montagna sono qui già unite. Le parole di Raffaele, «io presentai al Signore la tua orazione» (Tb 12, 12), sono una delle testimonianze più chiare della Scrittura sul ministero degli angeli, che portano le nostre preghiere davanti a Dio, come l'angelo del turibolo d'oro nell'Apocalisse. Tobia è l'unico libro della Scrittura che nomina Raffaele; san Gregorio Magno spiega il nome come “medicina di Dio”. Sull'arcangelo e sui suoi compagni vedete i tre arcangeli, e sull'angelo che accompagna ciascuno di noi la pagina sull'angelo custode.
Il matrimonio cristiano
L'insegnamento di Raffaele nel capitolo 6 è il cuore del libro per gli sposi. Il demonio ha potere su «quelli, che in tal guisa abbracciano il matrimonio, che Dio scacciano da se, e dalla lor mente, e soddisfanno la loro libidine come il cavallo, e il mulo, che non hanno intelletto» (Tb 6, 17). L'angelo chiede a Tobia di vivere tre giorni nella continenza e nella preghiera; di qui l'antico uso, nei paesi cattolici, delle “notti di Tobia”. Prima di pregare, Tobia dice a Sara: «noi siamo figliuoli di Santi, e non possiamo congiungerci come i Gentili, che non conoscono Dio» (Tb 8, 5). Il libro dà così i fini del matrimonio: la santificazione reciproca, la prole, la lode di Dio. Per pregare in questo spirito c'è la preghiera per la famiglia.
Il pesce, il cane e la figura di Cristo
Sant'Ambrogio, nel trattato De Tobia, chiama profetico questo libro. San Beda il Venerabile, nel suo commento allegorico, vi legge i misteri di Cristo e della Chiesa: il giovane Tobia, figlio unico mandato lontano per condurre una sposa e restituire la luce al padre, è figura di Cristo; il pesce che voleva divorarlo è figura dell'antico nemico, vinto e mutato in rimedio. Il cane che segue il giovane e lo precede al ritorno, particolare che ogni lettore ricorda, dice una Provvidenza che scende fino ai dettagli di un viaggio.
Versetti celebri del libro di Tobia
- Tb 4, 16, la regola d'oro. «Quello, che tu non vuoi, che altri a te faccia, guardati dal farlo giammai agli altri.» Nostro Signore la dà in forma positiva: «Fate dunque agli uomini tutto quello, che volete, che facciano a voi» (Mt 7, 12).
- Tb 8, 7-10, la preghiera degli sposi. «Tu facesti Adamo di fango della terra, e gli desti Eva in aiuto.» Poi: «Or tu sai, o Signore, com'io prendo questa mia sorella per moglie non per principio di passione, ma per solo amore della prole, in cui si benedica il nome tuo per tutti i secoli.» E Sara: «Abbi pietà di noi, o Signore, abbi pietà di noi e fa, che invecchiamo ambedue in sanità.»
- Tb 12, 12, l'angelo che presenta le preghiere. «Quando tu facevi orazione con lacrime, e seppellivi i morti […] io presentai al Signore la tua orazione.»
- Tb 13, 2, il Dio che castiga e salva. «Perocchè tu flagelli, e salvi, e conduci al sepolcro, e risusciti, e nissun alla mano tua può sottrarsi.»
“Dal libro di Tobia 8, 4b-8”: la lettura delle nozze
I lezionari moderni delle nozze, posteriori al 1969, citano la preghiera della notte nuziale come Tobia 8, 4b-8, secondo la numerazione del testo greco. Nella Vulgata e nel Martini la stessa preghiera si legge ai versetti 4-10 del capitolo 8: il testo è un po' più ampio, ma la preghiera è la stessa.
Tobia nel canone e nella liturgia
Un libro deuterocanonico: che cosa vuol dire
Tobia appartiene alla Settanta, la Bibbia greca usata dagli Apostoli, e fa parte dei libri detti deuterocanonici, con Giuditta, la Sapienza, l'Ecclesiastico, Baruc, i due libri dei Maccabei e le parti greche di Ester e di Daniele. “Deuterocanonico” non vuol dire “di seconda classe”: indica un libro la cui appartenenza al canone fu discussa da alcuni nell'antichità prima di essere riconosciuta da tutta la Chiesa. Hanno la stessa autorità degli altri, perché hanno lo stesso autore, Dio.
Il libro compare nelle liste dei concili di Ippona (393) e di Cartagine (397), nella lettera del papa sant'Innocenzo I a Esuperio di Tolosa (405), nel Concilio di Firenze (1442) e infine nel decreto del Concilio di Trento, sessione IV (8 aprile 1546), che obbliga tutti i cattolici a riceverlo come sacro e canonico. Le Bibbie protestanti lo omettono o lo relegano fra gli “apocrifi”, perché i Riformatori seguirono il canone ebraico più corto.
Nel Messale e nel Breviario del 1962
- La Messa degli sposi. L'introito della Messa pro sponsis è preso da Tobia (7, 15 e 8, 19): Deus Israel conjungat vos, et ipse sit vobiscum, qui misertus est duobus unicis: il Dio d'Israele, che «hai avuto pietà di due unigeniti» (Tb 8, 19), è pregato di unire gli sposi e di restare con loro. Dopo l'Ite, missa est il sacerdote li benedice ancora con le parole di Raguele: Deus Abraham, Deus Isaac et Deus Jacob sit vobiscum: et ipse adimpleat benedictionem suam in vobis, e augura loro di vedere i figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione, come Gabelo al capitolo 9.
- San Raffaele arcangelo, 24 ottobre. L'epistola è Tobia 12, 7-15; il graduale è Tobia 8, 3, Angelus Domini Raphael apprehendit, et ligavit daemonem, seguito dall'alleluia In conspectu Angelorum psallam tibi del salmo 138 (Vulgata 137); solo la forma pasquale di questa Messa unisce Tobia 3, 25 e 5, 11, Missus est Angelus Domini sanctus Raphael. Per prepararsi alla festa c'è la novena a san Raffaele arcangelo.
- La Santissima Trinità. L'introito Benedicta sit sancta Trinitas, l'offertorio Benedictus sit Deus Pater e la communio Benedicimus Deum caeli adattano tutti e tre Tobia 12, 6, la lode del «Dio del cielo» che l'angelo chiede ai due Tobia.
- Le Lodi del martedì. Nel salterio del Breviario romano riformato da san Pio X, il cantico di Tobia (13, 1-10), Magnus es, Domine, in aeternum, si canta alle Lodi del martedì.
- L'Ufficio del tempo. Nel Breviario il libro di Tobia si legge al Mattutino nella terza settimana di settembre, fra Giobbe e Giuditta.
- L'Itinerario. La preghiera dei viaggiatori del Breviario, l'Itinerarium, chiede che l'angelo Raffaele ci accompagni nel cammino: et Angelus Raphael comitetur nobiscum in via.
Come leggere il libro di Tobia
Leggetelo prima d'un fiato: basta un'ora, e si coglie il movimento che va dalle lacrime dei capitoli 2 e 3 alla gioia dei capitoli 11 e 12. Tornate poi alle preghiere, che ne sono l'anima: capitoli 3, 8 e 13. I fidanzati leggeranno con frutto insieme i capitoli 6-8; i genitori i consigli del capitolo 4, che possono servire da esame di coscienza a tutta una famiglia. Tenete il latino sotto gli occhi: la Vulgata, che il Martini segue, differisce in vari punti dal greco delle traduzioni recenti, ed è il testo che la Chiesa ha letto per secoli nella liturgia.
Domande Frequenti
Di cosa parla il libro di Tobia?
Racconta la storia di un israelita deportato a Ninive, diventato cieco dopo anni di elemosine e di sepolture date ai morti. Dio manda l'arcangelo Raffaele, sotto l'aspetto di un giovane chiamato Azaria, a guidare il figlio fino in Media. Là il giovane Tobia sposa Sara e la libera dal demonio Asmodeo; al ritorno restituisce la vista al padre, e l'angelo rivela chi è.
Chi ha scritto il libro di Tobia?
La tradizione attribuisce il libro ai due Tobia, padre e figlio, ai quali l'angelo comandò di raccontare le meraviglie di Dio (Tb 12, 20). L'ultimo capitolo, che riferisce la loro morte, fu aggiunto da un'altra mano. Molti esegeti moderni lo attribuiscono a un autore più tardo e sconosciuto.
Perché il libro di Tobia non è nella Bibbia protestante?
I Riformatori seguirono il canone della Bibbia ebraica, che non contiene Tobia, e lo classificarono fra gli “apocrifi”. La Chiesa cattolica lo ha ricevuto con la Settanta e la tradizione degli Apostoli; i concili di Ippona, di Cartagine e di Firenze lo iscrivono nel canone, e il Concilio di Trento lo ha definito Scrittura ispirata nel 1546. Anche le Chiese ortodosse lo leggono.
Quanti capitoli ha il libro di Tobia?
Quattordici, nella Vulgata come nelle traduzioni fatte dal greco; nel Martini sono 298 versetti. La numerazione dei versetti però cambia da una versione all'altra, perché la Vulgata è più breve in alcuni passi e più lunga in altri.
Chi è l'arcangelo Raffaele nel libro di Tobia?
È l'angelo mandato da Dio a guarire il vecchio Tobia e a liberare Sara (Tb 3, 25). Accompagna il giovane sotto il nome di Azaria e rivela chi è solo alla fine: «uno dei sette, che stiamo dinanzi al Signore» (Tb 12, 15). Il calendario del 1962 lo festeggia il 24 ottobre, e la Chiesa lo invoca per i viaggiatori e per i malati.
Chi è Asmodeo nel libro di Tobia?
Asmodeo è il demonio che aveva ucciso i sette primi mariti di Sara la sera delle nozze (Tb 3, 8). Tobia lo mette in fuga con la preghiera e con il fumo del fegato del pesce, e l'angelo lo confina «nel deserto dell'Egitto superiore» (Tb 8, 3).
Qual è la preghiera di Tobia e Sara?
È la preghiera che i due sposi fanno insieme la sera delle nozze, al capitolo 8: benedicono il Creatore, ricordano Adamo ed Eva, Tobia dichiara di prendere Sara in moglie non per passione ma per amore della prole, e Sara chiede di invecchiare insieme. Nel Martini si legge ai versetti 4-10; i lezionari moderni la citano come Tobia 8, 4b-8.
Leggete il libro di Tobia versetto per versetto, il Martini con il latino a fronte, anche nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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