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Il III libro dei Re (1 Re)
Il III libro dei Re della Vulgata corrisponde al libro che le Bibbie moderne chiamano 1 Re, o primo libro dei Re: la sapienza di Salomone e la costruzione del Tempio, la divisione del regno, poi il profeta Elia sul Carmelo e sull'Horeb. Qui sotto trovate i ventidue capitoli nel testo del Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega chi ha scritto il libro, il riassunto di ogni parte, chi era Elia e la lettura che ne dà la Chiesa.
Leggere III Re: 22 capitoli
Il libro che le Bibbie moderne chiamano primo libro dei Re è, nella Vulgata e nella Bibbia di mons. Martini, il III libro dei Re. Va dal letto di morte di Davide alla morte di Achab. Salomone vi chiede «un cuor docile», la gloria del Signore riempie il Tempio, e il profeta Elia fa scendere il fuoco sul Carmelo prima di sentire Dio, sull'Horeb, nel «fischio di un' aura leggera». È la storia del più grande splendore d'Israele e dell'inizio della sua rovina. Non va confuso con il Libro dei Re del poeta persiano Firdusi, che è un poema epico dell'XI secolo.
Perché 1 Re si chiama “III libro dei Re”?
Attenzione alla confusione più frequente: in una Bibbia cattolica antica il “primo libro dei Re” non è 1 Re, ma 1 Samuele. I Settanta contavano i libri di Samuele e dei Re come quattro “libri dei Regni”, e san Girolamo conservò quest'ordine nella Vulgata sotto il nome di quattro libri dei Re; il Martini, che traduce la Vulgata, fa lo stesso. Ne viene questa corrispondenza:
| Vulgata e Martini | Bibbie moderne (CEI e altre) |
|---|---|
| I libro dei Re | 1 Samuele |
| II libro dei Re | 2 Samuele |
| III libro dei Re | 1 Re |
| IV libro dei Re | 2 Re |
Gli Ebrei, da parte loro, avevano un solo libro dei Re, Melakhim, diviso più tardi in due a metà del regno di Ochozia, re d'Israele: il racconto del III libro prosegue dunque senza interruzione nel IV. In questa guida i rimandi usano le sigle moderne (1 Re, 2 Re), con i capitoli e i versetti della Vulgata. Sulle altre differenze di nomi fra le Bibbie, vedete quale Bibbia cattolica leggere.
Chi ha scritto il primo libro dei Re?
Il libro non nomina il suo autore. Il Talmud babilonese (Baba Bathra, 15a) attribuisce i libri dei Re al profeta Geremia, e questa opinione è stata ritenuta probabile da molti esegeti, antichi e moderni. Se ne danno due ragioni: la lingua dei Re è molto vicina a quella di Geremia, e l'ultimo capitolo della profezia di Geremia riproduce quasi alla lettera la fine del IV libro dei Re.
Un'altra opinione, assai diffusa fra i commentatori cattolici, vede in questi libri l'opera non di un solo uomo né di un solo tempo, ma della successione dei profeti che mettevano per iscritto, sotto l'ispirazione divina, i fatti più notevoli della loro epoca.
Il testo stesso rimanda alle sue fonti: le geste di Salomone sono scritte «nel libro dei Giorni di Salomone» (1 Re 11, 41), quelle di Geroboam «nel Giornale dei re d'Israele» (1 Re 14, 19); e i Paralipomeni nominano gli scritti profetici che conservavano la memoria di Salomone: «ne' libri di Nathan profeta, e ne' libri di Ahia Silonita, e anche nella visione di Addo» (2 Cr 9, 29). Le due opinioni si accordano facilmente: un autore ispirato, forse Geremia, ha messo in opera questi documenti. I racconti su Elia hanno tutta la vivacità di un testimone oculare.
La Pontificia Commissione Biblica non ha deciso nulla sull'autore; la sua risposta del 23 giugno 1905 chiede che i libri storici siano ricevuti come storia vera, salvo prove solide del contrario. Molti autori moderni attribuiscono il libro a una scuola di redattori al lavoro per secoli: è soltanto un'ipotesi.
Quando è stato scritto il primo libro dei Re?
Gli avvenimenti appartengono al X e al IX secolo avanti Cristo. Salomone comincia il Tempio «l'anno quattrocento ottanta dopo l'uscita de' figliuoli d'Israele dalla terra d'Egitto, l'anno quarto del regno di Salomone» (1 Re 6, 1). L'opera completa formata dal III e dal IV libro si chiude sulla liberazione del re Ioachin a Babilonia, verso il 562 avanti Cristo: ha dunque ricevuto la sua forma ultima durante l'esilio. Se Geremia ne è l'autore, l'ha scritta intorno alla rovina di Gerusalemme (587), a partire da annali tenuti sotto i regni stessi.
Di cosa parla il primo libro dei Re? Riassunto
Una stessa domanda attraversa tutto il libro: il re camminerà davanti a Dio «con cuor semplice, e retto» (1 Re 9, 4), come Davide? Ogni re è giudicato non sulle sue guerre ma sulla sua fedeltà al vero culto, e quando gli idoli si alzano, Dio manda i suoi profeti.
La successione di Davide e la sapienza di Salomone (capitoli 1-4)
Al capitolo 1, Davide, ormai vecchio, fa ungere Salomone dal sacerdote Sadoc e dal profeta Natan, sventando la congiura di Adonia, e il popolo grida: «Viva il re Salomone». Al capitolo 2, Davide dà gli ultimi ordini e muore dopo quarant'anni di regno; Salomone consolida il trono. Al capitolo 3, il Signore gli appare in sogno a Gabaon: «Chiedimi quello, che vuoi, ch'io ti conceda». Salomone chiede la sapienza, e Dio vi aggiunge le ricchezze e la gloria. Subito dopo viene il celebre giudizio di Salomone (3, 16-28): due donne si contendono un bambino, il re ordina di dividerlo con la spada, e la vera madre si tradisce per il suo amore. Il capitolo 4 celebra la sua «vastità di mente immensurabile, com'è l'arena, che sta sul lido del mare» e le sue «tre mila parabole».
Il Tempio di Salomone (capitoli 5-8)
Hiram, re di Tiro, fornisce i cedri e gli operai (capitolo 5). Il capitolo 6 descrive la casa del Signore, costruita in sette anni con pietre preparate in anticipo, tanto che «non si sentì rumor di martello, nè di scarpello, nè d'altro strumento di ferro, mentre si edificava la casa». Il capitolo 7 aggiunge il palazzo reale, le due colonne di bronzo e il mare di getto. Al capitolo 8, l'arca è collocata nel Santo dei santi, la nube riempie la casa, e Salomone, in ginocchio, pronuncia la grande preghiera della dedicazione.
Gloria e caduta di Salomone (capitoli 9-11)
Al capitolo 9, Dio risponde alla preghiera del re, «gli occhi miei, e il mio cuore saran fissi su questo luogo in ogni tempo», ma lo avverte di ciò che seguirà all'idolatria. Il capitolo 10 porta la regina di Saba e descrive il trono d'avorio e l'oro di Ophir. Poi, al capitolo 11, «essendo egli già vecchio, fu per opera delle donne depravato il cuore di lui sino a farlo andar dietro a dei stranieri». Il profeta Ahia di Silo strappa il suo mantello nuovo in dodici pezzi e ne dà dieci a Geroboam; Salomone muore dopo quarant'anni di regno.
Il regno diviso (capitoli 12-16)
Al capitolo 12, Roboam disprezza il consiglio degli anziani, «il padre mio vi ha battuti colle verghe, e io vi strazierò con gli scorpioni», e perde dieci tribù a vantaggio di Geroboam, che innalza due vitelli d'oro a Bethel e a Dan: «ecco gli dei tuoi, o Israele, i quali ti trassero dalla terra d'Egitto». Al capitolo 13, un uomo di Dio venuto da Giuda annuncia per nome il futuro re Giosia, poi disobbedisce e muore ucciso da un leone. I capitoli 14-16 percorrono rapidamente i regni: in Israele una dinastia caccia l'altra nel sangue; Hiel di Bethel ricostruisce Gerico al prezzo dei suoi figli, come aveva predetto Giosuè; e al capitolo 16 Achab sposa Gezabele e serve Baal.
Il profeta Elia (capitoli 17-19)
Al capitolo 17, Elia chiude il cielo; i corvi lo nutrono al torrente Carith, la farina e l'olio della vedova di Sarepta non vengono meno, e il profeta le rende vivo il figlio. Al capitolo 18, sul Carmelo, si leva solo contro i quattrocentocinquanta profeti di Baal; il fuoco del Signore scende, e alla sua preghiera «una piccola nuvoletta come un piede di uomo» annuncia la pioggia. Al capitolo 19, fugge davanti a Gezabele, è nutrito da un angelo, cammina quaranta giorni fino all'Horeb, vi incontra Dio nell'aura leggera, e getta il suo mantello su Eliseo.
Achab, Naboth e Michea (capitoli 20-22)
Achab vince due volte i Siri e si sente rimproverare di aver risparmiato Benadad (capitolo 20). Gezabele fa lapidare Naboth per impadronirsi della sua vigna, ed Elia pronuncia contro Achab la sentenza di Dio (capitolo 21). Al capitolo 22, quattrocento profeti di corte promettono la vittoria; Michea soltanto dice la verità, e Achab muore a Ramoth di Galaad, come era stato annunciato. Gli ultimi versetti riferiscono la morte del buon re Giosafat e il regno empio di Ochozia in Israele.
Chi era il profeta Elia?
Elia, il cui nome significa “il mio Dio è il Signore”, entra nella Scrittura all'improvviso: «Elia Thesbite abitante di Galaad, disse ad Achab: Viva il Signore Dio d'Israele, di cui io son servo: non verrà né rugiada, né pioggia in questi anni, se non quand'io lo dirò» (1 Re 17, 1). Il libro non dice nulla della sua famiglia; il IV libro lo descrive «uomo peloso, e che si cinge i fianchi con una cintola di cuoio» (2 Re 1, 8). Profetò nel regno del Nord, sotto Achab e Ochozia, nel IX secolo avanti Cristo, quando Gezabele voleva fare di Baal il dio d'Israele.
La sua vita è una lotta per l'unico Dio: sul Carmelo chiede al popolo di scegliere, e nel deserto conosce lo scoraggiamento fino a desiderare la morte. Non morì: fu rapito in cielo su un carro di fuoco, come racconta il IV libro dei Re, capitolo 2.
Per questo l'Antico Testamento attende il suo ritorno, «Ecco, che io manderò a voi il profeta Elia, prima che venga il giorno grande, e tremendo del Signore» (Mal 4, 5), e il Vangelo lo mostra accanto a Mosè sul monte della Trasfigurazione: «E questi erano Mosé, ed Elia» (Lc 9, 30). L'Ecclesiastico lo loda così: «sorse il profeta Elia come un fuoco, e le parole di lui erano come ardente facella» (Sir 48, 1). Il Martirologio Romano lo commemora il 20 luglio, e l'Ordine del Carmelo lo venera come padre.
Temi e lettura cattolica
Salomone, ombra di Cristo
Sant'Agostino, nel libro XVII della Città di Dio, insegna che la promessa di un regno eterno fatta a Davide non si è compiuta in Salomone, che cadde nell'idolatria, ma in Cristo. Salomone ne porta però un'immagine: costruisce il Tempio e regna nella pace che il suo nome significa. Nostro Signore ricorda la regina di Saba per indicare se stesso: «venne dall'estremità della terra a udire la sapienza di Salomone. Ed ecco qui uno, che è da più di Salomone» (Mt 12, 42).
Il Tempio e la Chiesa
Salomone stesso sa che il Tempio non contiene Dio: «se il cielo, e gli altissimi cieli non posson capirti, quanto meno questa casa edificata da me?» (1 Re 8, 27). I Padri hanno visto in questa casa, costruita con pietre tagliate altrove e posate in silenzio, l'immagine della Chiesa, i cui fedeli sono le pietre vive, preparate quaggiù dalle prove prima di trovare il loro posto nella Gerusalemme celeste. L'inno della Dedicazione, Caelestis urbs Ierusalem, canta proprio queste pietre lavorate dai colpi dello scalpello.
Il pane di Elia e l'Eucaristia
Il pane cotto sotto la cenere che l'angelo porta al profeta sfinito, e nella forza del quale egli cammina quaranta giorni, è una figura classica del pane eucaristico, viatico del cristiano fino al monte di Dio: «fortificato con quel cibo camminò quaranta dì, e quaranta notti, sino al monte di Dio Horeb» (1 Re 19, 8). La Chiesa canta questa figura al Mattutino del Corpus Domini, nel responsorio Respexit Elias ad caput suum subcinericium panem, il cui versetto è la parola di Cristo: Si quis manducaverit ex hoc pane, vivet in aeternum.
La madre del re e la Vergine Maria
Quando Betsabea va da Salomone, il re si alza, le si inchina, «e fu posto un trono per la madre del re, la quale si assise alla sua destra» (1 Re 2, 19). La tradizione vi ha riconosciuto una figura della Madre del Re dei re, assisa alla destra del Figlio. La piccola nuvola che sale dal mare alla preghiera di Elia è letta dalla liturgia stessa come figura della Vergine: la lezione del Breviario per la festa della Madonna del Carmine (16 luglio) ricorda il luogo del Carmelo dove Elia vide salire la nube, beatae Mariae Virginis typo insignem, e dove i primi eremiti costruirono una cappella alla Vergine.
L'idolatria e il pentimento
I vitelli di Geroboam, il Baal di Achab e i profeti adulatori portano il regno alla rovina. Ma la misericordia di Dio resta aperta fino all'ultimo: perfino Achab, quando si umilia, ottiene che il castigo sia rimandato: «Perchè egli adunque si è umiliato per rispetto a me, io non manderò quelle sciagure, mentre ei sarà vivo» (1 Re 21, 29).
Versetti celebri del III libro dei Re
- 1 Re 2, 2: le ultime raccomandazioni di Davide: «Io sto per giungere al termine comune di tutti gli uomini: armati di fortezza, e di petto virile».
- 1 Re 3, 9: «Dà adunque al tuo servo un cuor docile, affinchè possa render giustizia al tuo popolo, e distinguere il bene dal male». È il modello di ogni preghiera per ottenere la sapienza.
- 1 Re 3, 27: il giudizio di Salomone: «Date a quella il bambino vivo, e non si uccida: perocché dessa è sua madre».
- 1 Re 8, 11: «la gloria del Signore avea ripiena la casa del Signore». Salomone chiude la sua preghiera: «il cuor nostro sia retto inverso il Signore Dio nostro» (8, 61).
- 1 Re 10, 7: la regina di Saba: «non era stata detta a me la metà del vero».
- 1 Re 17, 16: «La farina della pentola non venne meno, e il vaso dell'olio non calò». Nostro Signore ricorderà che Elia fu mandato soltanto «a una donna vedova di Sarepta del territorio di Sidone» (Lc 4, 26).
- 1 Re 18, 21: «Fino a quando zoppicate voi da due lati? Se il Signore è Dio, tenete da lui». E quando il fuoco è sceso: «Il Signore egli è Dio, il Signore egli è Dio» (18, 39).
- 1 Re 19, 4: Elia sotto il ginepro: «Basta, o Signore, prendi l'anima mia; perocché non son io qualche cosa di meglio, che i padri miei». L'angelo risponde: «Alzati, e mangia; perocché lunga è la strada, che ti rimane» (19, 7). Poche pagine della Scrittura parlano con tanta dolcezza agli scoraggiati.
- 1 Re 19, 11-12: «non col vento il Signore: e dopo il vento un tremuoto; non col tremuoto il Signore: E dopo il tremuoto un fuoco; non col fuoco il Signore: e dopo il fuoco, il fischio di un' aura leggera». Le Bibbie moderne parlano del “sussurro di una brezza leggera”; i maestri dell'orazione vi hanno imparato il silenzio in cui l'anima ascolta.
- 1 Re 19, 18: «io serberommi in Israele sette mila uomini, i quali non han piegato il ginocchio dinanzi a Baal». San Paolo lo applica al piccolo resto fedele (Rm 11, 4).
- 1 Re 21, 19: «In quel luogo, dove i cani hanno leccato il sangue di Naboth, ivi pur leccheranno il tuo sangue».
Il III libro dei Re nel canone e nella liturgia
Il III libro dei Re è protocanonico: Ebrei, cattolici, ortodossi e protestanti lo ricevono. Il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) conta “quattro libri dei Re” fra i libri sacri e dichiara autentica la Vulgata. Gli stessi regni sono raccontati, dal solo punto di vista di Giuda, nel II libro dei Paralipomeni, che comincia anch'esso con il sogno di Salomone a Gabaon.
Nel Breviario romano del 1962 i libri dei Re si leggono al Mattutino nelle settimane dopo la Pentecoste: il III libro comincia la settima domenica, e la domenica seguente l'antifona al Magnificat dei primi Vespri riprende la preghiera della dedicazione, Exaudisti, Domine, orationem servi tui, ut aedificarem templum nomini tuo. Il pane di Elia ritorna, come si è visto, al Mattutino del Corpus Domini.
Il Messale del 1962 ne prende quattro epistole in Quaresima: il mercoledì delle Tempora, Elia che cammina quaranta giorni nella forza del pane dell'angelo (19, 3-8), accanto a Mosè sul Sinai; il martedì dopo la seconda domenica, la vedova di Sarepta (17, 8-16); il lunedì dopo la quarta domenica, il giudizio di Salomone (3, 16-28); il venerdì dopo la stessa domenica, la risurrezione del figlio della vedova (17, 17-24), letta con il Vangelo della risurrezione di Lazzaro. L'introito della festa di san Giovanni Bosco (31 gennaio) è il versetto sulla sapienza di Salomone, Dedit illi Deus sapientiam et prudentiam multam nimis, et latitudinem cordis quasi arenam, quae est in littore maris (4, 29; 5, 9 nelle Bibbie che seguono la divisione ebraica). Queste letture si ritrovano nell'Ufficio del giorno.
Come leggere il III libro dei Re
Leggetelo in tre tempi: Salomone (capitoli 1-11), il regno diviso (12-16), Elia e Achab (17-22). Notate la formula che giudica ogni regno, «fece quello, che era giusto» o «fece il male nel cospetto del Signore», perché è la chiave che l'autore sacro dà di tutta la sua storia. Pregate lentamente la preghiera della dedicazione al capitolo 8. Tenete aperto il II libro dei Paralipomeni per i regni di Giuda, e proseguite nel IV libro dei Re, perché la storia di Elia si chiude soltanto con il carro di fuoco.
Domande Frequenti
Il III libro dei Re è lo stesso di 1 Re?
Sì. La Vulgata e il Martini contano quattro libri dei Re: i primi due corrispondono a 1 e 2 Samuele, gli ultimi due a 1 e 2 Re. Il III libro dei Re è dunque il primo libro dei Re delle Bibbie moderne, e il “I libro dei Re” di una Bibbia cattolica antica è 1 Samuele.
Chi ha scritto il libro dei Re?
Il libro non nomina il suo autore. Il Talmud attribuisce i libri dei Re al profeta Geremia, opinione ritenuta probabile da molti esegeti per la parentela della lingua e perché Geremia 52 riprende la fine del IV libro. Altri vi vedono l'opera dei profeti successivi, di cui il testo cita spesso gli scritti.
Quanti capitoli ha il primo libro dei Re?
Il III libro dei Re ha ventidue capitoli e 817 versetti nella Vulgata e nel Martini. Il più lungo è il capitolo 8, la dedicazione del Tempio. I capitoli 1-11 sono dedicati a Salomone, i capitoli 12-16 al regno diviso, i capitoli 17-22 a Elia e al re Achab.
Che cos'è il giudizio di Salomone?
È il racconto di 1 Re 3, 16-28. Due donne si presentano al re con un solo bambino vivo, ciascuna dicendo di esserne la madre. Salomone ordina di dividerlo in due con la spada; la vera madre, mossa a pietà, chiede che il bambino sia dato all'altra purché viva, e il re la riconosce. Tutto Israele vide allora «come la sapienza di Dio era in lui».
Dove si trova la storia del profeta Elia nella Bibbia?
Elia compare all'improvviso al capitolo 17 del III libro dei Re e riempie i capitoli 17-19 e 21: la siccità, la vedova di Sarepta, il fuoco del Carmelo, la fuga all'Horeb, la chiamata di Eliseo e la sentenza contro Achab. La sua storia si chiude al capitolo 2 del IV libro dei Re, dove è rapito in cielo su un carro di fuoco.
Che cosa significa la brezza leggera di Elia?
Sull'Horeb il Signore non era nel vento impetuoso, né nel terremoto, né nel fuoco, ma nel «fischio di un' aura leggera» (1 Re 19, 12). Il profeta scoraggiato impara che Dio agisce anche nel silenzio, e non soltanto nel fuoco caduto dal cielo. La tradizione spirituale vi vede una lezione di orazione e di raccoglimento; poi Dio rimanda Elia alla sua missione.
Quanto tempo impiegò Salomone a costruire il Tempio?
Sette anni, secondo 1 Re 6, 38: cominciato il quarto anno del regno, nel mese di Zio, il Tempio fu terminato l'undicesimo anno, nel mese di Bul. Il palazzo reale richiese poi tredici anni. La dedicazione, con la preghiera di Salomone e la nube che riempie la casa, è raccontata al capitolo 8.
Il III libro dei Re si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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