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Il libro dei Giudici
Il libro dei Giudici racconta il tempo inquieto che segue la conquista di Canaan, quando Israele non aveva re e Dio suscitava, di crisi in crisi, i suoi liberatori: Debora, Gedeone, Iefte, Sansone. Qui sotto trovate i ventuno capitoli nel testo di mons. Antonio Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega chi ha scritto il libro, il riassunto di ogni parte, chi furono i dodici giudici e come li hanno letti i Padri della Chiesa.
Leggere Giudici: 21 capitoli
Il libro dei Giudici è il settimo libro dell'Antico Testamento. Riprende il racconto dove lo lascia il libro di Giosuè: «Dopo la morte di Giosuè i figliuoli d'Israele consultarono il Signore» (Gdc 1, 1). Copre il lungo e oscuro periodo in cui le tribù, stabilite nella terra promessa, non hanno un re e ricadono continuamente nell'idolatria; e Dio, ogni volta che gridano a lui, manda un uomo, o una donna, a liberarle. È un libro di eroi, ma il suo vero protagonista è la pazienza di Dio. Il Martini, che traduce dalla Vulgata, conserva le forme latine dei nomi: Jephte per Iefte, Othoniel, Aod, Jahel, Thola, Abesan.
Chi ha scritto il libro dei Giudici?
Il libro non nomina il suo autore. L'opinione più comune nella Chiesa lo attribuisce al profeta Samuele, l'ultimo dei giudici, e la tradizione ebraica concorda: il Talmud di Babilonia (trattato Baba Bathra) dice che Samuele scrisse il libro che porta il suo nome, i Giudici e Rut.
Gli indizi interni si accordano con questa tradizione. Chi scrive conosce già la monarchia, perché ripete che allora non c'era un re: «In quel tempo non eravi re in Israele, ma ognuno faceva quello che gli pareva» (Gdc 17, 6). Eppure Gerusalemme è ancora dei Gebusei: «e abitò lo Jebuseo co' figliuoli di Beniamin in Gerusalemme, come anche in oggi» (Gdc 1, 21). Davide prese la città solo dopo sette anni e mezzo di regno a Ebron: il libro fu dunque, verosimilmente, compiuto prima. Samuele poté servirsi di documenti più antichi, come il cantico di Debora.
Molti esegeti moderni vedono invece nei Giudici una parte di una lunga storia detta “deuteronomistica”, redatta durante o dopo l'esilio. La Chiesa non ha definito nulla sull'autore.
Quando è stato scritto il libro dei Giudici?
Secondo l'opinione tradizionale, all'inizio della monarchia, probabilmente sotto Saul, e in ogni caso prima che Davide conquistasse Gerusalemme: verso l'XI secolo avanti Cristo. L'autore nota anche che l'idolo dei Daniti rimase «per tutto il tempo in cui la casa di Dio stette in Silo» (Gdc 18, 31): scrive come chi ha visto la fine del santuario di Silo, ai giorni di Eli e di Samuele.
San Paolo riassume il periodo così: Dio «diede i Giudici sino a Samuele profeta» (At 13, 20). Le cifre di anni date per ogni giudice, sommate, superano la durata reale dell'epoca, perché alcuni giudici governarono forse contemporaneamente in regioni diverse: la cronologia esatta resta incerta.
Di cosa parla il libro dei Giudici? Riassunto
Il libro ha tre parti: un'introduzione che spiega perché Israele continua a ricadere, la storia dei giudici, e due appendici che mostrano fin dove scende un popolo senza re.
Israele dopo Giosuè e il ciclo del peccato (capitoli 1-2)
Al capitolo 1 le tribù non riescono a scacciare del tutto i Cananei. Al capitolo 2 viene la chiave di tutto il libro: «E i figliuoli d'Israele fecero il male al cospetto del Signore, e servirono a Baal» (Gdc 2, 11); Dio li consegna ai nemici; poi «il Signore suscitò de' giudici, i quali gli liberassero dalle mani degli oppressori» (Gdc 2, 16); ma «morto che era il giudice, tornavan quegli a far molto peggio di quel che avesser fatto i padri loro» (Gdc 2, 19).
È il ciclo che si ripete in tutto il libro: il peccato, la servitù, il grido, la liberazione. Alla radice sta l'idolatria, che i dieci comandamenti condannano prima di ogni altra cosa.
Othoniel, Aod, Samgar, Debora e Barac (capitoli 3-5)
Al capitolo 3 il Signore suscita Othoniel contro il re della Mesopotamia; poi Aod, il beniaminita mancino che uccide Eglon re di Moab; poi Samgar, che abbatte seicento Filistei con un vomere. Ai capitoli 4 e 5 Debora e Barac vincono Jabin, re di Canaan, e il suo generale Sisara, che muore nella tenda di Jahel. Il capitolo 5 è il cantico di Debora, uno dei poemi più antichi della Scrittura.
Gedeone e Abimelech (capitoli 6-9)
Sotto l'oppressione dei Madianiti, l'Angelo del Signore chiama Gedeone, che con trecento uomini mette in fuga Madian (capitoli 6-8). Al capitolo 9 suo figlio Abimelech uccide i settanta fratelli e si fa re a Sichem. L'unico superstite, Joatham, gli oppone la parabola degli alberi che cercano un re: l'ulivo, il fico e la vite rifiutano, solo il roveto accetta. Abimelech muore all'assedio di Thebes, quando «una donna gettò di sopra un pezzo di macina» (Gdc 9, 53).
Thola, Jair, Iefte e i giudici minori (capitoli 10-12)
Il capitolo 10 nomina Thola e Jair, poi l'oppressione degli Ammoniti. Al capitolo 11 gli anziani di Galaad richiamano Iefte, che vince Ammon dopo il suo voto. Il capitolo 12 racconta la parola d'ordine al guado del Giordano: chi diceva «Sibboleth» invece di «Scibboleth» si tradiva come Efraimita (Gdc 12, 6). Seguono Abesan di Betlemme, Ahialon di Zabulon e Abdon.
Sansone (capitoli 13-16)
Un angelo annuncia alla moglie sterile di Manue la nascita di un figlio consacrato a Dio. Sansone sbrana un leone, colpisce i Filistei con le trecento volpi e con la mascella d'asino, finché Dalila gli strappa il segreto della sua forza. Accecato, muore facendo crollare il tempio di Dagon (capitoli 13-16).
L'idolo di Micha e il delitto di Gabaa (capitoli 17-21)
Ai capitoli 17 e 18 Micha, del monte Efraim, si fabbrica un idolo; la tribù di Dan, emigrando a nord, lo porta via con il suo levita. Ai capitoli 19-21 la concubina di un levita è oltraggiata a morte a Gabaa, in Beniamino; le altre tribù quasi sterminano Beniamino, poi se ne lamentano: «Perchè mai, o Signore Dio d'Israele, è avvenuto male sì grande al tuo popolo, che oggi una delle nostre tribù ci sia stata tolta?» (Gdc 21, 3). Il libro si chiude sul suo ritornello: «In quel tempo non eravi re in Israele, ma ognuno faceva quello che pareagli ben fatto» (Gdc 21, 24).
Chi sono i dodici giudici d'Israele?
I “giudici” non erano anzitutto magistrati, ma liberatori: il testo chiama Othoniel «un salvatore» (Gdc 3, 9). Guidavano Israele in guerra e poi lo governavano. Tradizionalmente se ne contano dodici:
- Othoniel (Gdc 3, 7-11)
- Aod, in ebraico Ehud (Gdc 3, 12-30)
- Samgar (Gdc 3, 31)
- Debora, con Barac (Gdc 4-5)
- Gedeone (Gdc 6-8)
- Thola (Gdc 10, 1-2)
- Jair (Gdc 10, 3-5)
- Iefte (Gdc 11-12, 7)
- Abesan, in ebraico Ibsan (Gdc 12, 8-10)
- Ahialon, in ebraico Elon (Gdc 12, 11-12)
- Abdon (Gdc 12, 13-15)
- Sansone (Gdc 13-16)
I sei di cui si raccontano le gesta, Othoniel, Aod, Debora, Gedeone, Iefte e Sansone, sono detti giudici maggiori; gli altri, giudici minori. Abimelech non è contato, perché prese il potere da sé. Gli ultimi due giudici, il sacerdote Eli e il profeta Samuele, compaiono nel I libro dei Re (1 Samuele): Samuele «fu giudice d'Israele per tutto il tempo di sua vita» (1 Sam 7, 15). È lui l'ultimo giudice d'Israele, che ungerà il primo re.
Chi era Gedeone, il giudice che rifiutò la corona?
Gedeone, figlio di Gioas, della tribù di Manasse, viveva a Ephra quando i Madianiti razziavano ogni anno i raccolti. L'Angelo lo trova mentre batte il grano di nascosto e lo saluta: «Il Signore è con te, o il più forte di tutti gli uomini» (Gdc 6, 12). Gedeone si schermisce: è «il minimo della casa del padre mio» (Gdc 6, 15). Abbatte l'altare di Baal di suo padre, e per questo è chiamato Jerobaal.
Prima della battaglia chiede un segno: «Io metterò questo vello di lana nell'aia: se sul vello sarà la rugiada, e tutto il terreno asciutto, io intenderò, che per mezzo di me libererai Israele» (Gdc 6, 37). La notte seguente chiede il contrario, e «il solo vello fu asciutto, e la rugiada per tutto il terreno» (Gdc 6, 40). Poi Dio riduce il suo esercito «affinchè Israele non si glorifichi contro di me, e dica: Colle mie forze mi son liberato» (Gdc 7, 2). Con trecento uomini, di notte, Gedeone circonda il campo nemico; spezzano le pentole, alzano i lumi, suonano le trombe e gridano: «La spada del Signore, e di Gedeone» (Gdc 7, 20).
Dopo la vittoria gli offrono il regno, per lui e per i suoi discendenti. Gedeone risponde: «Io non sarò signor vostro, nè lo sarà il mio figliuolo, ma il Signore comanderà a voi» (Gdc 8, 23). È lui il giudice che rifiutò la corona. Ma con l'oro dei nemici fece un efod, e la Scrittura non tace la sua caduta: «peccò tutto Israele a causa di questo Ephod, il quale fu la rovina di Gedeone, e di tutta la sua famiglia» (Gdc 8, 27).
I Padri hanno letto il vello come una figura. Sant'Ambrogio, all'inizio del trattato Sullo Spirito Santo, vi vede Israele, che per primo ricevette la rugiada della parola di Dio mentre il resto della terra era secco; poi la rugiada passò a tutte le nazioni. San Bernardo, nel sermone sul Signum magnum dell'Apocalisse, ne fa una figura della Vergine: il vello di Gedeone, bagnato in mezzo all'aia asciutta, prefigurava Maria, che concepì il Verbo restando vergine. Il salmo lo aveva detto del Messia: «Egli scenderà come pioggia sul vello di lana» (Sal 71, 6), il salmo 72 delle Bibbie moderne.
Chi era Debora nella Bibbia?
«Ma eravi una profetessa, Debora moglie di Lapidoth, la quale in quel tempo reggeva il popolo» (Gdc 4, 4). Sedeva sotto una palma, sul monte Efraim, e i figli d'Israele salivano da lei per le loro liti. È l'unica donna fra i giudici, ed è profetessa. Chiama Barac a salire al Tabor con diecimila uomini; Barac accetta solo se lei viene con lui, e Debora gli risponde: «io verrò teco, ma per questa volta non sarà attribuita a te la vittoria; perocché Sisara sarà dato nelle mani di una donna» (Gdc 4, 9). La donna è Jahel, che uccide il generale addormentato nella sua tenda.
Il cantico del capitolo 5 canta la vittoria come opera di Dio e dà alla profetessa un titolo bellissimo: «fino a tanto che Debora comparì, comparì una madre per Israele» (Gdc 5, 7). Si chiude con una preghiera: «Periscan così, o Signore, tutti i tuoi nemici: ma color che ti amano, sieno ammantati di luce, come risplende il sole nel suo nascere» (Gdc 5, 31). Sant'Ambrogio, nel trattato Sulle vedove, propone Debora come esempio di una donna che governò il popolo e mostrò che la forza viene dalla virtù.
Sansone e Dalila: chi era Sansone?
Sansone, della tribù di Dan, nasce da una madre sterile a cui l'angelo annuncia che il figlio «sarà Nazareo di Dio fin dalla sua infanzia, e dal sen della madre» (Gdc 13, 5). Il nazireo era consacrato a Dio con un voto: niente vino, niente rasoio. La forza di Sansone non viene dai capelli in sé, ma dalla consacrazione di cui sono il segno, e dallo spirito del Signore che lo «investì» (Gdc 14, 6). Sbrana un leone a mani nude, e dallo sciame d'api trovato nella carcassa trae il suo enigma: «Dal divoratore è venuto il cibo, e dal forte è venuto il dolce» (Gdc 14, 14).
Ma davanti alle sue passioni Sansone è il più debole dei giudici. Ama «una donna che abitava nella valle di Sorec, chiamata Dalila» (Gdc 16, 4), pagata dai principi dei Filistei, e al quarto assalto le apre il cuore: «Non è mai passato il rasoio per la mia testa, perocché io son Nazareo» (Gdc 16, 17). Rasato nel sonno, si sveglia e non sa «come il Signore si era ritirato da lui» (Gdc 16, 20). Accecato, gira la macina nella prigione di Gaza. Condotto fra le colonne del tempio di Dagon per esser deriso, prega: «Dio Signore, ricordati di me, e restituiscimi adesso la mia fortezza» (Gdc 16, 28), e scuote le colonne, «e molti più ne uccise egli morendo che non aveane uccisi pell'innanzi da vivo» (Gdc 16, 30).
I Padri hanno visto in Sansone una figura di Cristo. La sua nascita, annunciata da un angelo a una donna sterile, prepara quella di san Giovanni Battista; la sua morte, che vince i nemici, annuncia la croce. San Gregorio Magno, nell'omelia 21 sui Vangeli, legge l'episodio di Gaza (Gdc 16, 3): Sansone chiuso nella città, che a mezzanotte porta via le porte e sale sul monte, è il Redentore che risorge prima del giorno, spezza le porte dell'inferno e sale al cielo. San Basilio, in un'omelia sul digiuno che il Breviario legge al Mattutino della IV domenica di Quaresima, attribuisce l'invincibilità di Sansone al digiuno con cui fu concepito, perché l'angelo aveva vietato a sua madre vino e sicera (Gdc 13, 4).
Iefte e il voto: che cosa dicono i Padri
Iefte di Galaad era «uomo valorosissimo nel mestiero dell'armi, figliuolo di Galaad, e di una donna meretrice» (Gdc 11, 1). Cacciato dai fratelli, fu richiamato contro gli Ammoniti. Prima della battaglia fece un voto: «Il primo, chiunque egli sia, che uscirà dalle porte di casa mia, e verrà incontro a me […] l'offerirò in olocausto al Signore» (Gdc 11, 31). Al ritorno, «gli andò incontro la sua unica figlia» (Gdc 11, 34). Lei stessa gli chiese di compiere il voto, dopo due mesi sui monti a «piangere la mia verginità» (Gdc 11, 37); «ed egli fece di lei quel che avea promesso con voto, ed ella non conobbe uomo» (Gdc 11, 39).
I Padri, nella grande maggioranza, intendono un vero sacrificio, e lo giudicano severamente. Sant'Ambrogio, nel terzo libro Dei doveri, scrive che non si deve promettere ciò che non è lecito mantenere, e chiama miserabile la necessità di un voto sciolto con la morte di una figlia. San Girolamo, citato da san Tommaso (Somma teologica, II-II, q. 88, a. 2), dice che Iefte fu stolto nel fare il voto ed empio nell'adempierlo: la legge stessa vietava i sacrifici umani. Sant'Agostino, nelle Questioni sull'Ettateuco, nota che la Scrittura racconta il fatto senza lodarlo. Altri interpreti, ebrei e cristiani, hanno pensato che la figlia fosse soltanto consacrata a Dio nella verginità perpetua; è un'opinione minoritaria. La Chiesa non loda il voto: loda, con la lettera agli Ebrei, la fede di Iefte nel combattimento, e l'obbedienza della figlia.
Temi e lettura cattolica del libro dei Giudici
La misericordia di Dio
All'infedeltà del popolo il libro oppone la fedeltà di Dio, che «si lasciava piegare a misericordia, e udiva i gemiti degli afflitti» (Gdc 2, 18). Ogni ciclo comincia con un peccato e finisce con un perdono. Il ritornello “non eravi re in Israele” prepara la monarchia di Davide, figura del Re che deve venire. I delitti degli ultimi capitoli sono raccontati, non approvati: il libro li riferisce per mostrare dove porta l'oblio di Dio.
Dio sceglie ciò che è debole
Gedeone, il minimo della sua casa; Debora, una donna; Aod, un mancino; Sansone, cieco e incatenato: Dio sceglie gli strumenti più deboli perché la vittoria appaia sua. San Paolo lo dirà: «le cose deboli del mondo elesse Dio per confonder le forti» (1 Cor 1, 27). Per questo la lettera agli Ebrei mette i giudici fra gli eroi della fede: «mancherammi il tempo a raccontare di Gedeone, di Barac, di Sansone, di Jefte […] I quali per la fede debellarono i regni» (Eb 11, 32-33). Lodare la fede non è approvare ogni atto.
Echi mariani e cristologici
L'Angelo saluta Gedeone con «Il Signore è con te» (Gdc 6, 12), e Debora canta: «Benedetta tra le donne sia Jahel» (Gdc 5, 24). Le stesse parole tornano, in pienezza, per la Madre di Dio: «il Signore è teco: Benedetta tu fra le donne» (Lc 1, 28). È il saluto che ripetiamo nell'Ave Maria.
A Manue l'angelo dice che il suo nome «è ammirabile» (Gdc 13, 18); Isaia darà lo stesso titolo al Messia: «ei si chiamerà per nome l'Ammirabile, il Consigliere, Dio, il Forte» (Is 9, 6).
Versetti celebri del libro dei Giudici
- Giudici 5, 7: «fino a tanto che Debora comparì, comparì una madre per Israele».
- Giudici 6, 12: «Il Signore è con te, o il più forte di tutti gli uomini».
- Giudici 7, 20: il grido dei trecento, «La spada del Signore, e di Gedeone».
- Giudici 8, 23: «il Signore comanderà a voi».
- Giudici 14, 14: l'enigma di Sansone, «Dal divoratore è venuto il cibo, e dal forte è venuto il dolce».
- Giudici 16, 28: l'ultima preghiera di Sansone, «Dio Signore, ricordati di me».
I Giudici nel canone e nella liturgia
Il libro dei Giudici sta fra Giosuè e Rut in tutte le Bibbie cattoliche, e il suo posto nel canone non è mai stato contestato. Nel canone ebraico si chiama Shofetim e fa parte dei “Profeti anteriori”. La Vulgata lo chiama Liber Judicum, e il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) lo nomina fra Giosuè e Rut. Le Bibbie protestanti lo contengono con gli stessi capitoli e le forme ebraiche dei nomi (Ehud per Aod, Elon per Ahialon). Il libro di Rut, che segue, si apre «A tempo di uno de' giudici» (Rt 1, 1).
Il Messale del 1962 non ne trae letture, e il Breviario non lo legge in lettura continua al Mattutino. Ma le sue figure entrano nella liturgia. Il 1° gennaio, ottava del Natale, Lodi e Vespri cantano l'antifona Quando natus es ineffabiliter ex Virgine: quando sei nato in modo ineffabile dalla Vergine si sono adempiute le Scritture; sei disceso come pioggia sul vello per salvare il genere umano. La III domenica d'Avvento un responsorio del Mattutino canta Descendet Dominus sicut pluvia in vellus. E il salmo 82 della Vulgata (83 delle Bibbie moderne) prega Dio di trattare i nemici del suo popolo «come a Madianiti, e a Sisara, e come a Jabin al torrente di Cisson» (Sal 82, 10). Il Breviario dà ogni giorno l'Ufficio intero.
Come leggere il libro dei Giudici
Leggete prima il capitolo 2 e tenetene a mente lo schema: tutte le storie seguenti vi si inseriscono. Leggete poi di seguito i grandi racconti, Debora (4-5), Gedeone (6-8), Iefte (11-12), Sansone (13-16), notando come i giudici declinano, dall'irreprensibile Othoniel a Sansone, che si perde per le sue passioni. Leggete gli ultimi cinque capitoli come il giudizio della Scrittura su un popolo senza l'ordine di Dio, e proseguite con Rut e il I libro dei Re.
Domande Frequenti
Chi ha scritto il libro dei Giudici?
Il libro non nomina il suo autore, ma l'opinione più comune nella Chiesa, come il Talmud, lo attribuisce al profeta Samuele, che si sarebbe servito di documenti più antichi come il cantico di Debora. Molti esegeti moderni pensano a una redazione molto più tarda.
Di cosa parla il libro dei Giudici?
Della storia d'Israele dalla morte di Giosuè al tempo di Samuele: il popolo cade nell'idolatria, è oppresso, grida al Signore ed è liberato da un giudice suscitato da Dio, come Debora, Gedeone, Iefte e Sansone.
Quanti sono i giudici d'Israele?
Tradizionalmente dodici nel libro: Othoniel, Aod, Samgar, Debora (con Barac), Gedeone, Thola, Jair, Iefte, Abesan, Ahialon, Abdon e Sansone. Abimelech regnò ma non è contato. Eli e Samuele, gli ultimi giudici, compaiono nel I libro dei Re (1 Samuele).
Quanti capitoli ha il libro dei Giudici?
Ventuno, con 618 versetti nel Martini. I capitoli 1-2 presentano il periodo, 3-16 raccontano i giudici, 17-21 formano due appendici.
Chi fu il giudice d'Israele che rifiutò la corona?
Gedeone. Dopo la vittoria sui Madianiti gli offrirono di regnare, lui e i suoi discendenti, ed egli rispose: «Io non sarò signor vostro, nè lo sarà il mio figliuolo, ma il Signore comanderà a voi» (Gdc 8, 23).
Chi fu l'ultimo giudice d'Israele?
Il profeta Samuele, che giudicò Israele per tutta la vita e unse Saul, il primo re. La sua storia è nel I libro dei Re, chiamato 1 Samuele nelle Bibbie moderne.
Che cosa significa il vello di Gedeone?
È il segno che Gedeone chiese a Dio: la rugiada sul solo vello, poi su tutta la terra tranne il vello (Gdc 6, 36-40). Sant'Ambrogio vi lesse il passaggio della grazia da Israele alle nazioni; san Bernardo e la liturgia del Natale vi vedono l'Incarnazione: Cristo disceso nel seno della Vergine come pioggia sul vello, senza ferirne la verginità.
Il libro dei Giudici si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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