La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il II libro dei Re (2 Samuele)
Il II libro dei Re della Vulgata è quello che le Bibbie moderne chiamano 2 Samuele: il regno di Davide, l'arca portata a Gerusalemme, la promessa di un trono eterno fatta per bocca di Natan, il peccato con Betsabea, la penitenza del re e la ribellione di Assalonne. Qui sotto trovate i ventiquattro capitoli nel testo del Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega chi ha scritto il libro, il riassunto di ogni parte e la lettura che ne dà la Chiesa.
Leggere II Re: 24 capitoli
Il II libro dei Re si apre all'indomani della morte di Saul e si chiude sull'aia di Areuna, dove un giorno sorgerà il Tempio. In mezzo ci sono i quarant'anni del regno di Davide, raccontati con una franchezza senza pari: vittorie e cantici, adulterio e omicidio, il dolore di un padre e la penitenza di un re. La Vulgata lo chiama Liber II Regum, e la colonna latina del lettore porta i due titoli; quasi tutte le Bibbie di oggi lo chiamano 2 Samuele, o secondo libro di Samuele. Il racconto comincia al capitolo 1 con il lamento di Davide su Saul e Gionata.
Perché 2 Samuele si chiama “II libro dei Re”?
Nella Bibbia ebraica Samuele era un solo libro. I Settanta lo divisero in due e lo unirono alla storia seguente sotto il nome di “libri dei Regni”; san Girolamo conservò la divisione in quattro e li chiamò Libri Regum, libri dei Re, e il Martini lo segue. La Bibbia cattolica antica conta dunque quattro libri dei Re: il I libro dei Re, che è 1 Samuele; il II, che è 2 Samuele; il III libro dei Re, che è 1 Re; e il IV, che è 2 Re. Il testo non cambia, soltanto il titolo. In questa guida i rimandi usano le sigle moderne (2 Sam, 1 Re…), con i capitoli e i versetti della Vulgata.
Chi ha scritto il secondo libro di Samuele?
Il libro non nomina il suo autore, ma la Scrittura stessa indica dove cercare: «Or le prime, e le ultime geste di David re sono scritte nel libro di Samuele profeta, e nel libro di Nathan profeta, e in quello di Gad profeta» (1 Cr 29, 29). La tradizione ebraica conservata nel Talmud (Baba Bathra, 14b-15a) e la maggior parte degli antichi autori cristiani ne hanno concluso che l'opera viene da Samuele, Gad e Natan. Poiché Samuele muore già nel libro precedente, il II libro dei Re spetta interamente ai due profeti della corte di Davide: Gad, che il testo chiama «Profeta, e Veggente di Davidde» (2 Sam 24, 11), e Natan, che riceve la promessa del capitolo 7 e rimprovera il re al capitolo 12.
I commentatori cattolici anteriori al Concilio ammettevano volentieri che uno scrittore ispirato, di cui non conosciamo il nome, avesse riunito questi scritti profetici e gli annali della corte in un'opera di un solo disegno. La Pontificia Commissione Biblica, nella risposta del 23 giugno 1905, ha ricordato che i racconti dei libri storici vanno ricevuti come storia vera, salvo prove solide del contrario. Così la Chiesa ha sempre letto questo libro.
Quando è stato scritto 2 Samuele?
Gli avvenimenti riempiono il regno di Davide, verso il X secolo avanti Cristo: «David avea trent'anni, quando principiò a regnare, e regnò quarant'anni» (2 Sam 5, 4), sette anni e mezzo a Hebron su Giuda, trentatré a Gerusalemme su tutto Israele. Se Natan e Gad hanno messo per iscritto ciò che avevano visto, la sostanza del libro risale alla vita di Davide o agli anni che seguirono. Il libro compiuto porta però il segno di una mano posteriore: già il I libro osserva che Siceleg appartiene ancora ai «regi di Giuda» (1 Sam 27, 6), il che suppone il regno diviso dopo Salomone. Si colloca perciò di solito la redazione finale dopo lo scisma e prima dell'esilio; molti autori moderni preferiscono una data più tarda.
Di cosa parla il secondo libro di Samuele? Riassunto
Il libro non è una semplice cronaca. La sua idea centrale è la fondazione provvidenziale di una casa reale stabile nella famiglia di Davide: tutto il racconto sale verso la promessa del capitolo 7, poi mostra come la grazia di Dio attraversa perfino il peccato del re.
Davide re a Hebron (capitoli 1-4)
Al capitolo 1, un Amalecita si vanta di aver finito Saul; Davide lo fa uccidere per aver steso la mano contro «il cristo del Signore» e compone il «cantico dell'arco» su Saul e Gionata. Al capitolo 2, gli uomini di Giuda ungono Davide a Hebron, mentre Abner, capo dell'esercito di Saul, fa proclamare re Isboseth, figlio di Saul, sulle altre tribù. Segue la guerra civile, e «la casa di Saul andava ogni dì in decadenza» (2 Sam 3, 1): Abner passa a Davide, ma Gioab lo uccide a tradimento per vendicare il fratello Asael (capitolo 3); Isboseth è assassinato nel suo letto da due suoi ufficiali, che Davide fa punire (capitolo 4).
Davide re a Gerusalemme (capitoli 5-10)
Al capitolo 5, tutte le tribù vengono a ungere Davide a Hebron, ed egli prende ai Gebusei «la fortezza di Sion; questa è la città di David». Al capitolo 6, fa salire l'arca fra canti e danze; Oza è colpito a morte per averla toccata, e l'arca resta tre mesi in casa di Obededom prima di entrare in città. Al capitolo 7, Davide vuole costruire una casa al Signore, e il Signore gli risponde per bocca di Natan che sarà lui a edificare una casa a Davide. Seguono le vittorie sui Filistei, su Moab e sulla Siria (capitolo 8), la bontà di Davide verso Miphiboseth, il figlio zoppo di Gionata (capitolo 9), e la guerra contro gli Ammoniti (capitolo 10).
Il peccato di Davide e le sue conseguenze (capitoli 11-20)
Questi capitoli sono il cuore del libro. Mentre l'esercito assedia Rabba, Davide resta a Gerusalemme, vede dal terrazzo Betsabea, moglie di Uria l'Heteo, e la prende; poi, non potendo nascondere la colpa, fa morire Uria in battaglia (capitolo 11). Natan viene a raccontargli la parabola della pecorella del povero, e Davide confessa il suo peccato (capitolo 12). È perdonato, ma la spada non si allontana più dalla sua casa. Amnon fa violenza alla sorellastra Thamar e Assalonne lo fa uccidere (capitolo 13); Gioab ottiene il ritorno di Assalonne per mezzo della donna di Thecua (capitolo 14); Assalonne si ribella, e Davide fugge passando il torrente Cedron e salendo piangente, a piedi nudi, il colle degli ulivi (capitolo 15).
Semei lo maledice lungo la strada, e il re proibisce di colpirlo (capitolo 16); Chusai sventa il consiglio di Achitofel, che si impicca (capitolo 17); Assalonne, rimasto appeso per la testa ai rami di una quercia, è ucciso da Gioab contro l'ordine del re (capitolo 18). Davide torna a Gerusalemme perdonando a Semei (capitolo 19), e la rivolta di Seba si chiude con l'uccisione di Amasa, che Gioab colpisce fingendo di baciarlo (capitolo 20).
Appendice: carestia, cantico, ultime parole e censimento (capitoli 21-24)
Gli ultimi capitoli riuniscono quattro pezzi posti fuori della successione del racconto: la carestia mandata per il delitto di Saul contro i Gabaoniti, con le guerre contro i giganti filistei (capitolo 21); il cantico di ringraziamento di Davide (capitolo 22), che è anche il salmo 17 della Vulgata (18 nelle Bibbie moderne); le sue «ultime parole» e l'elenco dei suoi prodi (capitolo 23); infine il censimento del popolo, la pestilenza e l'altare eretto sull'aia di Areuna (capitolo 24), il luogo dove Salomone costruirà il Tempio (2 Cr 3, 1).
Temi e lettura cattolica
La promessa di un trono eterno
L'oracolo di Natan è il cardine di tutta la speranza dell'Antico Testamento: «Egli edificherà una casa al nome mio, e io stabilirò il trono del suo regno per l'eternità. Io sarogli padre, ed ei sarammi figliuolo» (2 Sam 7, 13-14). La promessa riguarda anzitutto Salomone, che costruirà il Tempio; ma lo oltrepassa, perché il regno di Salomone finisce e la sua casa cade. Sant'Agostino dedica un capitolo della Città di Dio (XVII, 8) a mostrare che queste promesse non si sono compiute in Salomone, ma pienamente in Cristo.
La lettera agli Ebrei applica al Figlio la parola «io sarogli padre, ed ei sarammi figliuolo» (Eb 1, 5), e l'angelo Gabriele annuncia alla Vergine che «a lui darà il Signore Iddio la sede di Davidde suo padre» (Lc 1, 32). San Matteo apre il suo Vangelo con il «Libro della generazione di Gesù Cristo figliuolo di David» (Mt 1, 1), e la Chiesa celebra questa regalità nella festa di Cristo Re.
Il peccato perdonato e la pena che resta
Alla parola di Natan, «Tu se' quell'uomo», Davide risponde senza difendersi: «Ho peccato contro il Signore». Il profeta riprende: «Il Signore ancora ha tolto il tuo peccato: tu non morrai», e subito dopo: «il figliuolo che ti è nato, certamente morrà» (2 Sam 12, 13-14). La colpa è rimessa, ma una pena temporale rimane. Il Concilio di Trento insegna che Dio non sempre condona, insieme alla colpa, tutta la pena (sessione XIV), e i teologi ne danno come esempio classico proprio Davide: è il fondamento della soddisfazione sacramentale e delle indulgenze. La penitenza di Davide ha lasciato alla Chiesa il Miserere, il salmo 50 della Vulgata, composto, dice il titolo, «quando andò a trovarlo il profeta Nathan»; lo si recita fra i sette salmi penitenziali e prepara bene all'atto di dolore.
Davide, figura di Cristo nella Passione
Il re tradito passa il torrente Cedron e sale piangendo il colle degli ulivi, come Nostro Signore, la notte in cui fu tradito, «uscì co' suoi discepoli di là dal torrente Cedron» (Gv 18, 1). Achitofel, il consigliere che tradisce il suo re e finisce impiccato, è stato accostato dai Padri a Giuda. Sant'Agostino, commentando il salmo 3, «Salmo di David, quando fuggiva dal cospetto del figliuolo Assalonne», vede nel figlio ribelle il discepolo che tradì il Maestro. E il grido di Davide su Assalonne, che vorrebbe morire al posto del figlio che lo perseguitava, lascia intravedere Cristo che muore per quelli stessi che si sono levati contro di lui.
L'arca e la Vergine Maria
La tradizione cattolica ha letto il capitolo 6 alla luce della Visitazione. Davide esclama: «Come entrerà ella in mia casa l'arca del Signore?» (6, 9); Elisabetta dirà: «donde a me questo, che la madre del Signor mio venga da me?» (Lc 1, 43). L'arca resta tre mesi in casa di Obededom, che ne è benedetto (6, 11); Maria «si trattenne con lei circa tre mesi» (Lc 1, 56). Davide danza davanti all'arca; Giovanni sussulta nel seno della madre. L'accostamento è tradizionale, ed è per questo che la Chiesa saluta Maria come Arca dell'alleanza.
Il santo timore delle cose sacre
La morte di Oza, che stese la mano sull'arca, e la pestilenza che segue il censimento orgoglioso insegnano che la familiarità con le cose di Dio non dispensa dal rispetto. Davide lo impara e non vuole offrire al Signore se non ciò che gli costa: «non offerirò al Signore Dio mio olocausti datimi in dono» (2 Sam 24, 24).
Versetti celebri del II libro dei Re
- 2 Samuele 1, 23: «Saul, e Gionata amabili, e gloriosi nella lor vita, più veloci dell'aquile, più forti de' leoni, non sono stati divisi neppur nella morte». E il ritornello: «Come mai son eglino caduti i forti nella battaglia?» (1, 25).
- 2 Samuele 1, 26: «Te io piango, o fratello mio, Gionata […] In quella guisa che la madre ama l'unico figlio, così io ti amava».
- 2 Samuele 6, 14: «E David saltava a tutta forza dinanzi al Signore: ed era cinto di un Ephod di lino». A Micol che lo disprezza risponde: «sarò abbietto negli occhi miei» (6, 22).
- 2 Samuele 7, 18: «Chi son io, Signore Dio, e che è la mia casa, onde tu mi abbi condotto fin quassù?». La promessa si chiude con queste parole: «il tuo trono sarà sempre immobile» (7, 16).
- 2 Samuele 9, 7: «Non temere, perocché io ti farò del bene assai per amore di Gionata padre tuo […] e tu mangerai sempre alla mia mensa».
- 2 Samuele 11, 1: «nel tempo, in cui sogliono i re andare alla guerra […] David si restò in Gerusalemme». Gli autori spirituali vi vedono l'ozio che apre la porta alla tentazione. Uria, il soldato fedele, fa arrossire il re: «L'arca di Dio e Israele, e Giuda abitano sotto le tende» (11, 11).
- 2 Samuele 12, 23: «piuttosto andrò io a trovarlo: ma egli non tornerà a me».
- 2 Samuele 14, 14: «Tutti siam mortali, e ci sperdiamo nella terra come l'acqua che non può più raccogliersi, e Dio non vuole che alcun uomo perisca».
- 2 Samuele 18, 33: «Assalonne figliuol mio, Assalonne figliuol mio! Chi mi concederà, che io muoja per te». Nelle Bibbie che seguono la numerazione ebraica il versetto diventa 19, 1.
- 2 Samuele 22, 2: «Il Signore mio asilo, e mia fortezza, e mio salvatore», e più avanti: «La mia lampa se' tu, o Signore: le mie tenebre schiarirai tu» (22, 29).
- 2 Samuele 23, 2: «Lo Spirito del Signore per me parlò, e la parola di lui (fu) sulla mia lingua». San Pietro chiamerà Davide profeta (At 2, 30).
- 2 Samuele 24, 14: «è meglio che io cada nelle mani del Signore, (di cui grandi son le misericordie) che nelle mani degli uomini». Davanti all'angelo sterminatore Davide si offre per il popolo: «che hann'eglino fatto costoro, che son le pecore?» (24, 17).
Il II libro dei Re nel canone e nella liturgia
Il II libro dei Re è protocanonico, ricevuto da Ebrei, cattolici, ortodossi e protestanti; cambia soltanto il nome. Il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) conta “quattro libri dei Re” fra i libri sacri e canonici e dichiara autentica la Vulgata. Il libro segue il I libro dei Re, che si chiude sulla morte di Saul, e conduce al III, che si apre sulla vecchiaia di Davide e l'avvento di Salomone. Gran parte del suo contenuto è ripresa nel I libro dei Paralipomeni, a partire dal capitolo 11, che tralascia però il peccato con Betsabea e la ribellione di Assalonne.
Due difficoltà di testo meritano di essere conosciute. Al capitolo 24 si dice che il furore del Signore si accese contro Israele e Davide «si mosse» a fare il censimento; il racconto parallelo precisa: «Ma Satan si levò su contro Israele: e incitò David a fare il censo d'Israele» (1 Cr 21, 1). Dio permette la tentazione che Satana suscita. Al capitolo 21, versetto 19, il Martini, con la Vulgata, scrive che «Adeodato figliuolo di Saltus» uccise «Goliath di Geth»; il testo parallelo precisa che l'ucciso era «il fratello di Goliath di Geth» (1 Cr 20, 5), il che esclude ogni contraddizione con il combattimento di Davide.
Nel Breviario romano del 1962 i libri dei Re si leggono al Mattutino nelle settimane dopo la Pentecoste, fino all'inizio di agosto. Il II libro comincia la quinta domenica dopo Pentecoste, e l'antifona al Magnificat dei primi Vespri di quella domenica è il lamento stesso di Davide: Montes Gelboe, nec ros nec pluvia veniant super vos. Il Miserere apre le Lodi nel secondo schema del salterio, quello dei giorni di penitenza, e il salmo 3, il salmo della fuga davanti ad Assalonne, è il terzo salmo del Mattutino domenicale. Nel Messale, la Messa votiva tempore mortalitatis, in tempo di epidemia, prende dal capitolo 24 sia l'epistola (24, 15-19.25) sia l'introito: Recordare, Domine, testamenti tui, et dic Angelo percutienti: Cesset iam manus tua. Potete seguire l'Ufficio del giorno nel Breviario.
Come leggere il II libro dei Re
Rileggete prima gli ultimi capitoli del libro precedente, perché questo comincia a metà della storia. Poi leggete di seguito: è una prosa narrativa di grande limpidezza, che giudica di rado e lascia vedere la mano di Dio nell'esito degli avvenimenti. Tenete accanto i salmi: il salmo 50 con i capitoli 11 e 12, il salmo 3 con i capitoli 15-18, il salmo 17 con il capitolo 22. E leggete lentamente il capitolo 7, perché il resto della Bibbia vi ritorna di continuo.
Domande Frequenti
Chi ha scritto il libro di 2 Samuele?
Il libro non nomina il suo autore. La tradizione, fondata su 1 Paralipomeni 29, 29, attribuisce la storia di Davide ai profeti Samuele, Natan e Gad; poiché Samuele morì prima del regno di Davide, il II libro dei Re spetta a Natan e a Gad. Un redattore ispirato rimasto anonimo può averne riunito gli scritti in un'opera sola.
Perché 2 Samuele si chiama II libro dei Re nella Bibbia cattolica?
Perché la Vulgata, seguendo i Settanta, conta quattro libri dei Re: i due libri di Samuele e i due libri dei Re delle Bibbie moderne. Il II libro dei Re del Martini è dunque 2 Samuele, e il III corrisponde a 1 Re.
Quanti capitoli ha 2 Samuele?
Ventiquattro, con 695 versetti nella Vulgata e nel Martini. In qualche punto la numerazione dei versetti differisce dalle Bibbie che seguono l'ebraico: il grido «Assalonne figliuol mio!» è 18, 33 nella Vulgata e 19, 1 altrove.
Qual è il peccato di Davide con Betsabea?
Al capitolo 11 Davide commette adulterio con Betsabea, moglie di Uria, uno dei suoi soldati, e per nascondere la colpa fa porre Uria nel punto più duro della battaglia perché vi muoia. Al capitolo 12 il profeta Natan lo smaschera con una parabola, e Davide riconosce: «Ho peccato contro il Signore». Dio lo perdona, ma il bambino muore e la sventura colpisce la sua casa. Da Betsabea nascerà poi Salomone.
Che cosa promette Dio a Davide in 2 Samuele 7?
Per bocca del profeta Natan, Dio promette a Davide una discendenza il cui trono sarà stabile per sempre, e dice del figlio: «Io sarogli padre, ed ei sarammi figliuolo». La promessa riguarda prima Salomone, che costruirà il Tempio, ma si compie pienamente soltanto in Cristo, Figlio di Davide, il cui regno non avrà fine.
Perché il censimento di Davide fu un peccato?
Davide fece contare gli uomini atti alle armi per orgoglio, ponendo la sua fiducia nel numero più che in Dio; Gioab stesso cercò di dissuaderlo. Il testo parallelo dei Paralipomeni precisa che fu Satana a incitarlo. Davide se ne pentì, scelse di cadere nelle mani del Signore, e il suo sacrificio sull'aia di Areuna fermò la pestilenza.
Chi era Assalonne?
Assalonne era il terzo figlio di Davide, celebre per la sua bellezza e per la sua capigliatura. Dopo aver fatto uccidere il fratellastro Amnon, sollevò il popolo contro il padre e lo cacciò da Gerusalemme. Vinto nella selva di Efraim, rimase appeso per la testa ai rami di una quercia e fu ucciso da Gioab, e Davide lo pianse amaramente.
Il II libro dei Re si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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