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Il secondo libro dei Paralipomeni (2 Cronache)
Il secondo libro dei Paralipomeni, che le Bibbie moderne chiamano 2 Cronache, racconta la storia del regno di Giuda dal Tempio di Salomone fino all'esilio di Babilonia e all'editto di Ciro: è il libro della promessa di 7, 14, della preghiera di Giosafat e dei re che cercarono il Signore o lo abbandonarono. Qui sotto trovate i trentasei capitoli nel testo del Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega chi l'ha scritto, il riassunto e la lettura cattolica.
Leggere II Paralipomeni: 36 capitoli
Il secondo libro dei Paralipomeni si apre su Salomone che offre sacrifici sull'altura di Gabaon e si chiude su un re persiano che ordina di ricostruire il Tempio. In mezzo, più di quattro secoli di storia di Giuda: il Tempio riempito di gloria, le dieci tribù che si separano, riforme e ricadute, e infine il fuoco che consumò Gerusalemme. Le Bibbie italiane di oggi lo chiamano Secondo libro delle Cronache (2 Cronache, 2 Cr); la Vulgata e il Martini conservano il nome di Paralipomeni. Il racconto comincia al capitolo 1, con la notte in cui Dio apparve a Salomone.
Perché 2 Cronache si chiama secondo libro dei Paralipomeni?
Gli Ebrei chiamano quest'opera Dibre hayyamim, “le parole dei giorni”, cioè gli annali: di qui il nome di Cronache, che san Girolamo suggeriva già nel prologo ai libri dei Re. I traduttori greci della Settanta la chiamarono Paraleipomena, “le cose tralasciate”, perché vi vedevano un supplemento ai libri dei Re, e la divisero in due libri. San Girolamo, nella lettera a san Paolino, vi vedeva però un compendio di tutto l'Antico Testamento.
Presso gli Ebrei i due libri formavano un'opera sola: il primo libro dei Paralipomeni va da Adamo alla morte di Davide, il secondo riprende da Salomone. Sui nomi dei libri nelle varie Bibbie, vedete la nostra guida Quale Bibbia cattolica leggere.
Chi ha scritto il secondo libro delle Cronache?
Il libro non nomina il suo autore. La risposta antica è Esdra, il sacerdote e scriba del ritorno da Babilonia. Il Talmud (trattato Baba Bathra, 15a) dice che Esdra scrisse il suo libro e le genealogie delle Cronache fino ai suoi tempi, e gli antichi scrittori cattolici hanno comunemente seguito questa tradizione.
L'editto di Ciro che chiude il libro è riportato quasi parola per parola all'inizio del libro di Esdra, e le due opere hanno lo stesso stile e lo stesso amore per il Tempio e per la Legge. L'autore nomina gli scritti più antichi di cui si è servito: per Salomone, «ne' libri di Nathan profeta, e ne' libri di Ahia Silonita, e anche nella visione di Addo» (2 Par 9, 29); per il re Ozia, le gesta «le prime, e le ultime le scrisse Isaia figliuolo di Amos, profeta» (2 Par 26, 22).
Molti autori moderni attribuiscono l'opera a uno scrittore più tardo rimasto anonimo. La Chiesa non ha definito l'autore, ma la Pontificia Commissione Biblica (23 giugno 1905) ha insegnato che i libri storici vanno ricevuti come storia vera, a meno di prove solide che l'agiografo non abbia voluto fare opera di storia propriamente detta; ed è così che la Chiesa ha sempre letto i Paralipomeni.
Quando è stato scritto?
Dopo l'esilio: il libro termina con l'editto di Ciro, nel 538 avanti Cristo, e la discendenza di Davide è seguita, nel primo libro, oltre Zorobabel. Gli autori cattolici lo collocavano al tempo di Esdra, alla fine del V o all'inizio del IV secolo avanti Cristo; molti autori moderni propongono una data più bassa.
Fu scritto per la comunità ristabilita a Gerusalemme, povera e senza re, per mostrarle con la sua stessa storia ciò che aveva attirato la benedizione e ciò che aveva causato la rovina. Di qui ciò che tralascia: il regno del Nord vi compare solo quando tocca Giuda, e le colpe di Davide e di Salomone sono taciute.
Di cosa parla il secondo libro delle Cronache? Riassunto
Il libro ha due parti, Salomone (capitoli 1-9) e i re di Giuda (capitoli 10-36), e la misura di ogni re è semplice: ha cercato il Signore?
Salomone e il Tempio (capitoli 1-9)
Al capitolo 1, Dio dice a Salomone: «Chiedi quello, che vuoi, ch'io ti conceda». Egli domanda «la saggezza, e l'intelligenza», e riceve in più ricchezze e gloria. Al capitolo 2, chiede a Hiram di Tiro legname di cedro e un artefice abile. Al capitolo 3, costruisce la casa del Signore «sul monte Moria additato già a Davidde suo padre, nel luogo preparato da Davidde nell'aja di Ornan Jebuseo» (3, 1).
Al capitolo 5, quando l'arca è introdotta e i cantori intonano «Date laude al Signore, perchè egli è buono», «la casa di Dio fu ingombrata da una nuvola» (5, 13). Seguono la preghiera della dedicazione (capitolo 6), il fuoco caduto dal cielo sui sacrifici e la risposta notturna del Signore (capitolo 7), le imprese del re (capitolo 8), poi la visita della regina di Saba e la morte di Salomone dopo quarant'anni di regno (capitolo 9).
Il regno diviso: Roboamo, Abia e Asa (capitoli 10-16)
Roboamo risponde duramente al popolo, e le dieci tribù si separano: «Noi non abbiam che fare con Davidde» (2 Par 10, 16). Per i suoi peccati Sesac, re d'Egitto, saccheggia il Tempio (capitolo 12). Abia sconfigge Geroboamo dopo avergli ricordato il patto di Dio con Davide (capitolo 13). Asa respinge Zara l'Etiope e, alla parola del profeta Azaria, rinnova l'alleanza (capitoli 14 e 15); ma negli ultimi anni si appoggia al re di Siria anziché a Dio, e il veggente Hanani lo rimprovera (capitolo 16).
Giosafat (capitoli 17-20)
Giosafat manda Leviti per le città, «portando seco il libro della legge del Signore» (2 Par 17, 9). Si allea con Acab a Ramoth di Galaad nonostante l'avvertimento del profeta Michea (capitolo 18), poi esorta i giudici: «voi fate le veci non di un uomo, ma di Dio» (2 Par 19, 6). Quando Moab e Ammon invadono Giuda, intima un digiuno, e il Signore dà la vittoria senza combattimento (capitolo 20).
Apostasie e riforme a metà: da Gioram ad Acaz (capitoli 21-28)
I capitoli 21-28 sono più cupi. Gioram e Ocozia seguono la casa di Acab; Atalia stermina la stirpe reale, ma il piccolo Gioas, nascosto nel Tempio, è incoronato dal pontefice Joiada: «gli posero in mano il libro della legge, e lo dichiararono re» (2 Par 23, 11). Gioas regna bene finché vive Joiada, poi cade nell'idolatria e fa lapidare nell'atrio del Tempio Zaccaria, figlio del sacerdote (capitolo 24). Amasia fa il bene, ma non con cuore perfetto (capitolo 25). Ozia, insuperbito, vuole bruciare l'incenso nel santuario ed è colpito dalla lebbra (capitolo 26). Joatham prospera (capitolo 27), ma Acaz chiude le porte del Tempio e sacrifica agli dèi di Damasco (capitolo 28).
Ezechia (capitoli 29-32)
Fin dal primo mese del suo regno, Ezechia riapre e purifica il Tempio (capitolo 29); invita perfino il resto delle tribù del Nord a una Pasqua, e «non vi era stata la simile in quella città dal tempo di Salomone» (2 Par 30, 26). Ristabilisce le offerte per i sacerdoti e i Leviti (capitolo 31). Quando Sennacherib assedia Gerusalemme, il re rassicura il popolo: «Egli ha seco un braccio di carne: con noi sta il Signore Dio nostro» (2 Par 32, 8); il re e il profeta Isaia pregano, e il Signore manda un angelo che distrugge l'esercito assiro.
Manasse, Giosia e la caduta di Gerusalemme (capitoli 33-36)
Manasse riempie Gerusalemme di idoli, è condotto in catene a Babilonia, si pente ed è ristabilito (capitolo 33). Sotto Giosia, il sommo sacerdote Helcia trova nel Tempio «il libro della legge del Signore (data) per mano di Mosè» (2 Par 34, 14); il re rinnova l'alleanza, celebra una Pasqua solenne e cade davanti al faraone Nechao (capitolo 35). Gli ultimi re disprezzano i profeti; Nabucodonosor brucia il Tempio e porta il popolo a Babilonia finché non siano «compiti i settanta anni» annunziati da Geremia; e il libro si chiude su Ciro che dice agli esuli: «ed ei si metta in viaggio» (capitolo 36).
Che cosa significa 2 Cronache 7, 14?
È il versetto più cercato del libro. Dopo la dedicazione, «il Signore gli apparve di notte, e disse: Ho udita la tua orazione» (2 Par 7, 12). Dio risponde punto per punto alle domande di Salomone del capitolo 6: se chiuderà il cielo, manderà le locuste o la peste, «E convertitosi il mio popolo, che prende il nome da me, mi pregherà, e cercherà di placarmi, e farà penitenza della sua mala vita; io pur dal cielo gli esaudirò, e sarò propizio ai loro peccati, e da' suoi mali libererò il loro paese» (2 Par 7, 14).
«Farà penitenza» traduce il latino egerit poenitentiam a viis suis pessimis, dove le Bibbie moderne dicono “si convertirà dalle sue vie malvagie”. La promessa era legata al Tempio, che sarebbe divenuto «favola, ed esempio a tutte le genti» se Israele avesse abbandonato il Signore (7, 20). Vale ancora oggi? Il suo ordine, sì: il popolo «che prende il nome da me» è ora quello dei battezzati, e conversione, preghiera e penitenza restano la via del perdono, come la Chiesa insegna nel sacramento della confessione e nelle sue preghiere pubbliche nei giorni di calamità. La Chiesa legge proprio questi versetti nell'Ufficio della Dedicazione di una chiesa (vedete più sotto).
La preghiera di Giosafat (2 Cronache 20)
Davanti agli eserciti di Moab, di Ammon e del monte Seir, «Josaphat pieno di spavento si rivolse tutto a pregare il Signore, e intimò il digiuno a tutto il popolo di Giuda» (2 Par 20, 3). La paura diventa preghiera e digiuno, non disperazione: «Ma non sapendo quel, che abbiamo da fare, questo solo ci rimane di volgere a te gli occhi nostri» (20, 12).
Il levita Jahaziel risponde in nome di Dio: «Non vi spaurite, e non temete quella moltitudine: perocché non è vostra la pugna, ma di Dio» (2 Par 20, 15); «solo tenetevi fermi con fidanza, e vedrete il soccorso, che darà il Signore a voi» (20, 17). Giosafat esorta il popolo: «credete al Signore Dio vostro, e sarete senza timori: credete ai profeti di lui, e tutto anderà felicemente» (20, 20).
Mette i cantori davanti all'esercito, che dicono «Date lode al Signore, perchè la sua misericordia è eterna», e «quand'eglino ebber dato principio al canto, il Signore rivolse contro di lor medesimi gli stratagemmi de' nemici» (20, 22). Umiltà nel pericolo, preghiera e digiuno pubblici, fede nella parola di Dio, lode offerta prima di vedere la vittoria: è tutto lo spirito della Quaresima e del digiuno cristiano. Chi cerca un versetto per i giorni di scoraggiamento lo trova qui, e nell'esortazione di Azaria ad Asa: «Voi pertanto armatevi di coraggio, e non s'illanguidiscano le vostre braccia: conciossiachè della fatica vostra avrete mercede» (2 Par 15, 7).
Temi e lettura cattolica
Cercare il Signore
Il profeta Azaria lo dice al re Asa: «Il Signore (è stato) con voi, perchè voi siete stati con lui. Se lo cercherete, lo troverete: se lo abbandonerete, egli vi abbandonerà» (2 Par 15, 2). Ozia prospera finché cerca il Signore (26, 5); Asa, che nella malattia «neppur nella sua infermità ricorse a Dio; ma confidò piuttosto nel sapere de' medici» (16, 12), finisce male.
Il Tempio e la dimora di Dio
Salomone si stupisce: «E' egli adunque credibile, che Dio abiti sopra la terra cogli uomini?» (2 Par 6, 18). Il Vangelo risponde. Nostro Signore dice: «Disfate questo tempio, e io in tre giorni lo rimetterò in piedi», e san Giovanni aggiunge: «Or egli parlava del tempio del suo corpo» (Gv 2, 19-21). La gloria che riempie la casa di Salomone annunzia il Verbo fatto carne e la Presenza reale nei nostri tabernacoli. Cristo cita anche la regina di Saba contro i suoi ascoltatori: «venne dall'estremità della terra a udire la sapienza di Salomone. Ed ecco qui uno, che è da più di Salomone» (Mt 12, 42).
L'orgoglio e la penitenza
Quando il cuore di Ozia «si elevò […] per sua rovina», egli usurpò la funzione sacerdotale, e i sacerdoti gli resistettero: «Non si appartiene a te, o Ozia, di bruciare l'incenso al Signore; ma si ai sacerdoti» (2 Par 26, 16-18). La sua lebbra è una lezione contro l'orgoglio e una testimonianza della distinzione voluta da Dio fra il re e il sacerdote; e fu «Nell'anno, in cui si morì il re Ozia» che Isaia vide il Signore sul trono (Is 6, 1). Manasse, il peggiore dei re, «ebbe gran pentimento dinanzi al Dio de' padri suoi» e fu esaudito (2 Par 33, 12-13): nessun peccatore è fuori della misericordia. La Preghiera di Manasse stampata in appendice alla Vulgata clementina non appartiene al canone.
Il sangue di Zaccaria
Il sacerdote morente dice: «Il Signore vegga, e faccia vendetta» (24, 22). Nostro Signore annunzia il castigo di tutto il sangue versato «dal sangue del giusto Abele sino al sangue di Zaccaria figliuolo di Barachia, che voi uccideste tra il tempio, e l'altare» (Mt 23, 35). San Girolamo, nel commento a san Matteo, nota che il Vangelo in uso presso i Nazarei leggeva qui “figlio di Joiada”.
Atalia e Gioas
Il bambino regale nascosto sei anni nella casa di Dio e incoronato da Joiada ha ispirato la tragedia Athalie di Racine (1691) e l'azione sacra Gioas re di Giuda di Metastasio (1735). Il Tempio vi appare come il luogo dove Dio custodisce la promessa fatta a Davide, proprio quando sembra perduta.
Versetti celebri del secondo libro delle Cronache
- La sapienza domandata (2 Par 1, 10): «Dammi la saggezza, e l'intelligenza, affinchè io possa governare il tuo popolo».
- Il fuoco dal cielo (2 Par 7, 1): «Finito che ebbe Salomone di spander le sue preghiere, cadde fuoco dal cielo, il quale divorò gli olocausti, e le vittime, e la maestà del Signore riempie la casa.»
- Dio che salva con pochi (2 Par 14, 11): «Signore, non havvi divario alcuno per te tral dar soccorso col piccol numero, e'l darlo col numero grande».
- Gli occhi del Signore (2 Par 16, 9): «Perocché gli occhi del Signore contemplano tutta la terra, e danno fortezza a quelli, che credono in lui con cuor sincero.»
- I messaggeri disprezzati (2 Par 36, 15-16): il Signore parlava loro «per mezzo de' suoi ambasciadori, per tempo ammonendogli ogni giorno: perchè ei volea perdonare al suo popolo […] Ma quelli si facevan beffe degli ambasciadori di Dio».
Il secondo libro dei Paralipomeni nel canone e nella liturgia
Il secondo libro dei Paralipomeni è protocanonico, ricevuto da Ebrei, cattolici, ortodossi e protestanti. Nella Bibbia ebraica è l'ultimo libro di tutta la Scrittura; la Settanta e la Vulgata lo pongono fra i libri storici, dopo il quarto libro dei Re e prima di Esdra. I primi nove capitoli riprendono il regno di Salomone narrato nel terzo libro dei Re (1 Re), e il seguito corre parallelo al terzo e al quarto libro dei Re (2 Re), seguendo solo Giuda. Il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) conta i due libri dei Paralipomeni fra i libri sacri e dichiara autentica la Vulgata.
Nel Breviario romano, l'Ufficio comune della Dedicazione di una chiesa legge nel primo notturno del Mattutino il capitolo 7: il fuoco dal cielo, i sacerdoti e i Leviti al loro posto, e la risposta notturna del Signore con le parole del versetto 14 e del 16, Elegi enim et sanctificavi locum istum. Un responsorio dello stesso notturno, Benedic, Domine, domum istam, riprende la preghiera di Salomone del capitolo 6.
Le ultime parole di quella preghiera, «levati, e vieni alla tua requie, tu, e l'arca di tua possanza» (6, 41), sono quelle del salmo 131 della Vulgata (132 nelle Bibbie moderne), che il salterio del 1962 assegna ai Vespri del mercoledì; e il ritornello dei cantori del Tempio, «perchè la sua misericordia è eterna», è quello del salmo 135 (136), cantato ai Vespri del giovedì. Un responsorio del Mattutino nelle domeniche di ottobre, quando l'Ufficio legge i Maccabei, riprende quasi alla lettera la preghiera di Giosafat: et ignoramus quid agere debeamus: Domine Deus, ad te sunt oculi nostri, ne pereamus. Potete seguire l'Ufficio del giorno nel nostro Breviario.
Come leggere il secondo libro delle Cronache
Tenete aperti il terzo e il quarto libro dei Re per i racconti paralleli. Leggete insieme i capitoli 6 e 7, perché il secondo risponde al primo. Fermatevi sulle preghiere dei re e sulle parole dei profeti, che sono il cuore del libro. Poi passate dal capitolo 36 al libro di Esdra, che riprende l'editto di Ciro là dove si interrompe.
Domande Frequenti
Chi ha scritto i libri delle Cronache?
I due libri formavano un'opera sola in ebraico, divisa dai traduttori greci, e hanno un solo autore, che non si nomina. La tradizione ebraica e cristiana lo identifica con Esdra, il sacerdote e scriba del ritorno dall'esilio. Molti autori moderni preferiscono un autore più tardo rimasto anonimo.
Che cosa vuol dire Dio in 2 Cronache 7, 12-14?
È la risposta di Dio alla preghiera di Salomone per la dedicazione del Tempio. Il Signore promette che, se il suo popolo lo pregherà, cercherà il suo volto e farà penitenza della sua mala vita, egli lo esaudirà, perdonerà i suoi peccati e risanerà il suo paese. La lezione vale per tutti i tempi: conversione, preghiera e penitenza ottengono la misericordia di Dio.
Quanti capitoli ha il secondo libro delle Cronache?
Trentasei, con 822 versetti nella Vulgata e nel Martini. I capitoli 1-9 sono dedicati a Salomone, i capitoli 10-36 ai re di Giuda fino all'esilio.
Qual è il messaggio di 2 Cronache 20?
La fiducia in Dio nel pericolo. Giosafat risponde alla paura con la preghiera e un digiuno pubblico, confessa di non sapere che cosa fare e sente rispondere: «non è vostra la pugna, ma di Dio». Il popolo va incontro al nemico cantando le lodi del Signore, e i nemici si distruggono fra loro.
Che cos'è il patto di sale di 2 Cronache 13, 5?
Il re Abia ricorda a Geroboamo che il Signore ha dato il regno a Davide e ai suoi figli per sempre. Il latino dice in pactum salis, “con un patto di sale”, che il Martini traduce «con patto inviolabile». Il sale, che preserva dalla corruzione e accompagnava tutti i sacrifici, significava un'alleanza ferma e perpetua.
Perché il re Ozia diventò lebbroso?
Perché, insuperbito, entrò nel Tempio per offrire l'incenso sull'altare dei profumi, funzione riservata ai sacerdoti figli di Aronne. Si adirò contro i sacerdoti che gli resistevano, e la lebbra gli spuntò subito sulla fronte (2 Par 26, 16-21). Rimase lebbroso fino alla morte, in una casa appartata, mentre suo figlio Joatham governava.
Il secondo libro dei Paralipomeni si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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