La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il libro di Esdra (primo libro di Esdra)
Il libro di Esdra, che la Vulgata chiama primo libro di Esdra, racconta il ritorno dei Giudei da Babilonia sotto Ciro, la ricostruzione del Tempio e la riforma guidata da Esdra, sacerdote e scriba della Legge. Qui sotto trovate i dieci capitoli nel testo del Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega chi era Esdra, chi ha scritto il libro e quando, il riassunto, i quattro libri di Esdra e la lettura cattolica.
Leggere Esdra: 10 capitoli
Il libro di Esdra abbraccia circa ottant'anni dopo la schiavitù di Babilonia: il ritorno degli esuli, la ricostruzione del Tempio e, due generazioni più tardi, l'arrivo di Esdra con la Legge di Dio in mano. I suoi dieci capitoli sono brevi, ma segnano una svolta della storia sacra: Israele non ha più re, e si ricostruisce intorno al Tempio e alla Legge. La Vulgata lo intitola Liber Esdrae e lo conta come primo libro di Esdra; il libro di Neemia ne è il secondo. Il racconto comincia al capitolo 1, con l'editto di Ciro.
Chi era Esdra nella Bibbia?
Esdra era un sacerdote della stirpe di Aronne: il libro ne dà la genealogia, «Esdra figliuolo di Saraia, figliuolo di Azaria, figliuolo di Helcia», fino al primo sommo sacerdote (Esd 7, 1). Viveva fra gli esuli di Babilonia, ed «egli era scriba erudito nella legge di Mosè, data dal Signore Dio ad Israele» (Esd 7, 6). Scriba, qui, non vuol dire semplice copista, ma dottore della Legge, capace di leggerla, spiegarla e applicarla: il re di Persia lo saluta come «Esdra sacerdote, scriba sapientissimo della legge del Dio del cielo» (Esd 7, 12).
Il settimo anno di Artaserse salì a Gerusalemme con una carovana di esuli, munito di una lettera del re che gli dava autorità di stabilire giudici e d'insegnare la Legge. Vi combatté i matrimoni con le donne idolatre, e più tardi, al tempo di Neemia, lesse pubblicamente la Legge a tutto il popolo (Ne 8). Il nome ebraico Ezra significa “aiuto”.
Perché si parla di primo libro di Esdra?
Presso gli Ebrei i libri di Esdra e di Neemia formavano un solo libro, e san Girolamo lo ricorda nel suo prologo. Greci e Latini lo divisero in due, e la Vulgata conservò per entrambe le parti il nome di Esdra: il primo libro di Esdra è il nostro libro di Esdra, e il secondo libro di Esdra è il libro di Neemia, che il Martini intitola appunto «Neemia», detto anche secondo di Esdra.
La confusione viene da altri due scritti. La Settanta conteneva anche un «Esdra A», rifacimento greco della storia del ritorno, e la tradizione latina conosceva uno scritto apocalittico più tardo che porta lo stesso nome. La Vulgata clementina li chiama terzo e quarto libro di Esdra; le Bibbie protestanti, che li mettono fra gli apocrifi, li chiamano “1 e 2 Esdra”. Ne parliamo più sotto. La Vulgata e il Martini conservano anche le forme latine dei nomi: Zorobabel figliuolo di Salathiel, il sommo sacerdote Josuè figliuolo di Josedec, Sassabasar principe di Giuda, i profeti Aggeo e Zacharia. Sui nomi dei libri nelle varie Bibbie, vedete Quale Bibbia cattolica leggere.
Chi ha scritto il libro di Esdra?
La Chiesa ha ricevuto questo libro come opera di Esdra stesso, e porta il suo nome perché ne è lo scrittore. Il Talmud (trattato Baba Bathra, 15a) riferisce allo stesso modo che Esdra scrisse il suo libro e le genealogie delle Cronache fino ai suoi tempi.
Il testo lo conferma. Dalla fine del capitolo 7 alla fine del capitolo 9, Esdra parla in prima persona, come chi racconta ciò che ha visto e fatto: «Benedetto il Signore Dio de' padri nostri, il quale ispirò al re questo pensiero per gloria della casa del Signore» (Esd 7, 27). Per la storia anteriore si è servito di documenti pubblici: il registro delle famiglie tornate (capitolo 2) e le lettere della corte persiana, conservate nel loro aramaico originale da 4, 8 a 6, 18 e da 7, 12 a 7, 26.
La Chiesa ha definito che il libro è sacro e canonico; sul suo autore non ha deciso nulla, e la Pontificia Commissione Biblica non si è pronunziata in proposito. Diversi autori moderni collocano la compilazione definitiva più tardi, nel IV secolo avanti Cristo; è un'ipotesi che la tradizione non ha fatto propria.
Quando è stato scritto il libro di Esdra?
Gli avvenimenti vanno dal primo anno di Ciro a Babilonia, verso il 538 avanti Cristo, alla riforma di Esdra, nel settimo anno del re Artaserse (Esd 7, 7), cioè il 458 secondo la cronologia tradizionale. Il Tempio fu terminato «fino al dì tre del mese di Adar, anno sesto del regno del re Dario» (Esd 6, 15), verso il 515. Se Esdra è l'autore, come vuole la tradizione, il libro risale alla seconda metà del V secolo avanti Cristo. Alcuni esegeti cattolici, come il Van Hoonacker a Lovanio, hanno collocato la missione di Esdra dopo quella di Neemia; la questione resta discussa.
Di cosa parla il libro di Esdra? Riassunto
Il libro ha due parti, separate da una sessantina d'anni: il ritorno sotto Zorobabel e la ricostruzione del Tempio (capitoli 1-6), poi la missione di Esdra (capitoli 7-10).
L'editto di Ciro e il ritorno (capitoli 1-2)
«L'anno primo di Ciro re di Persia, affinchè si adempisse la parola del Signore pronunziata da Geremia, il Signore mosse l'animo di Ciro re di Persia» (Esd 1, 1). Il re rimanda i Giudei a costruire la casa di Dio e restituisce i vasi che Nabucodonosor aveva portato via, facendone «la consegna a Sassabasar principe di Giuda» (Esd 1, 8). Il capitolo 2 elenca le famiglie tornate con Zorobabel e Josuè: «Tutta questa turba, come un solo, quarantadue mila trecento sessanta» (Esd 2, 64), senza contare i servi.
L'altare e le fondamenta (capitolo 3)
Il settimo mese «si adunò tutto il popolo come un sol uomo a Gerusalemme» (Esd 3, 1). Josuè e Zorobabel rialzano l'altare e ristabiliscono l'olocausto della mattina e della sera. Il secondo anno si gettano le fondamenta del Tempio al suono delle trombe e dei cimbali, «co' Salmi di David re d'Israele» (3, 10). I giovani gridano di gioia; i vecchi, che avevano visto il primo Tempio, piangono ad alta voce, «E non si potevan discernere i gridi di allegrezza dai clamori di quelli, che si affliggevano» (Esd 3, 13).
L'opposizione e l'arresto dei lavori (capitolo 4)
Gli abitanti del paese chiedono di costruire con i Giudei e sono respinti: «Noi non possiamo edificare con voi la casa al nostro Dio» (Esd 4, 3). Allora disturbano i lavori, corrompono consiglieri e scrivono ai re di Persia che Gerusalemme è una città ribelle; l'autore raccoglie qui accuse portate anche sotto regni più tardi. I lavori si fermano «sino all'anno secondo del regno di Dario re di Persia» (4, 24).
I profeti, Dario e la dedicazione (capitoli 5-6)
«E profetarono nel nome di Dio d'Israele il profeta Aggeo, e Zacharia figliuolo di Addo ai Giudei» (Esd 5, 1), e i costruttori riprendono l'opera. Il governatore Thathanai scrive a Dario (capitolo 5); l'editto di Ciro è ritrovato a Ecbatana, e Dario ordina che i lavori siano pagati dal tesoro regio (capitolo 6). La casa è consacrata «con gaudio», e gli esuli celebrano la Pasqua «ai quattordici del primo mese» (Esd 6, 19).
Esdra sale da Babilonia (capitoli 7-8)
Sotto Artaserse, Esdra giunge a Gerusalemme con la lettera del re, doni per il Tempio e l'autorità di creare giudici e d'insegnare la Legge (capitolo 7). Presso il fiume Ahava intima un digiuno, perché si vergogna di chiedere al re una scorta dopo aver proclamato che Dio protegge chi lo cerca (Esd 8, 21-22), e la carovana arriva senza danno: «la mano del nostro Dio fu sopra di noi» (Esd 8, 31).
I matrimoni misti e la penitenza del popolo (capitoli 9-10)
Molti, sacerdoti e capi in testa, hanno sposato donne dei popoli idolatri (Esd 9, 2). Esdra si straccia le vesti, resta seduto nella desolazione fino al sacrificio della sera, poi cade in ginocchio e confessa i peccati di tutto il popolo. Sechenia propone un patto per allontanare le donne straniere (Esd 10, 3); sotto le piogge d'inverno, «tremante a causa del suo peccato, e delle gran piogge» (10, 9), l'assemblea risponde: «Si faccia, come tu hai detto» (Esd 10, 12), e una commissione siede tre mesi. Il libro termina con l'elenco dei colpevoli, cominciando dai sacerdoti.
Temi e lettura cattolica
Dio mantiene la parola
Il libro si apre su una profezia compiuta. Geremia aveva annunziato: «Allorché sarete per compiere i settant'anni in Babilonia, io vi visiterò» (Ger 29, 10). Isaia aveva perfino nominato il liberatore: «Queste cose dice il Signore a Ciro mio unto» (Is 45, 1). I commentatori cattolici hanno visto in Ciro, re pagano scelto per liberare il popolo di Dio, una figura di Cristo, il grande liberatore.
Uscire da Babilonia e fare penitenza
Il digiuno di Ahava mostra che la liberazione non dispensa dalla penitenza: non basta lasciare Babilonia, cioè, in senso spirituale, il peccato; bisogna anche farne penitenza. Esdra vi aggiunge la fiducia: «La mano del nostro Dio assiste tutti quelli, che lo cercano con sincerità» (8, 22).
Zorobabel e Josuè, figure di Cristo
Il Tempio è ricostruito da un principe della stirpe di Davide, antenato di Cristo secondo san Matteo, «Salatiel generò Zorobabel» (Mt 1, 12), e da un sommo sacerdote il cui nome, in greco e in latino, è quello di Gesù. Zaccaria annunziava dell'uomo «il cui nome è l'Oriente»: «Egli edificherà il tempio al Signore» (Zc 6, 12-13). San Beda il Venerabile, nel suo commento In Ezram et Neemiam, legge insieme i due capi come una sola figura di Nostro Signore, Sacerdote e Re, e vede nel Tempio ricostruito l'immagine della Chiesa. L'Ecclesiastico li loda tutti e due: «Che direm noi in commendazione di Zorobabel? Di lui, che fu come un anello nella destra mano» (Sir 49, 13).
Il secondo Tempio e la Chiesa
I vecchi piangevano su una casa più povera della prima; ma Aggeo prometteva che «verrà il Desiderato da tutte le genti», e che «Maggiore sarà la gloria di quest'ultima casa, che della prima» (Ag 2, 8-10). Questa gloria la Chiesa la vede compiuta quando Cristo entrò in quel Tempio.
Esdra, il sacerdote che insegna
«Imperocché Esdra avea rivolto il suo cuore, a far ricerca della legge del Signore, e ad eseguire, e insegnare ad Israele i precetti di essa» (Esd 7, 10). L'ordine del versetto è una lezione per ogni sacerdote e ogni maestro: studiare, poi praticare, e solo allora insegnare. Il latino lo dice con forza: Esdras enim paravit cor suum, ut investigaret legem Domini, et faceret et doceret.
La santità del matrimonio e la confessione dei peccati
I matrimoni con donne idolatre mettevano in pericolo la fede d'Israele, come avevano perduto Salomone; la Chiesa, per la stessa ragione, ha sempre protetto la fede degli sposi, esigendo una dispensa per il matrimonio con un non battezzato. Il rimedio proposto da Esdra è la confessione e l'emendamento: «Adesso adunque date gloria al Signore Dio de' padri vostri, e fate quello, che piace a lui» (Esd 10, 11). La sua preghiera, in cui prende su di sé i peccati degli altri, è un modello di contrizione; vedete la nostra pagina sulla confessione.
Versetti celebri del libro di Esdra
- L'editto di Ciro (Esd 1, 2): «Tutti i regni della terra sono stati dati a me dal Signore Dio del cielo, ed egli mi ha comandato di edificare a lui una casa in Gerusalemme, che è nella Giudea.» Lo stesso editto chiude il secondo libro dei Paralipomeni, così che la storia continua senza interruzione.
- Il canto della fondazione (Esd 3, 11): «confessavano com'egli è buono, e come eterna ell'è la sua misericordia verso Israele».
- La preghiera di Esdra (Esd 9, 6): «Dio mio, io mi vergogno, e non ardisco di alzar a te la mia faccia: perocché le nostre iniquità soverchiano la nostra testa, e i nostri delitti si sono alzati sino al cielo».
- Il resto salvato (Esd 9, 8-9): «Perocché noi siamo servi, ma nella nostra servitù non ci ha abbandonati il nostro Dio». E la conclusione: «Signore Dio d'Israele, giusto se' tu» (Esd 9, 15).
- Esdra legge la Legge al popolo. La scena celebre in cui Esdra, in piedi «sopra una tribuna di legno», legge la Legge «dalla mattina sino a mezzodì», con la parola «il gaudio del Signore è la nostra fortezza», appartiene al capitolo 8 di Neemia, il secondo libro di Esdra.
Il terzo e il quarto libro di Esdra
Quattro libri portano il nome di Esdra, e le Bibbie li numerano in modo diverso. Il primo libro di Esdra della Vulgata è il libro di Esdra delle Bibbie moderne. Il secondo libro di Esdra è il libro di Neemia. Il terzo libro di Esdra della Vulgata, “1 Esdra” degli apocrifi protestanti, riprende in greco passi dei Paralipomeni, di Esdra e di Neemia, e vi aggiunge il racconto delle tre guardie del re Dario, che disputano su che cosa sia più forte: il vino, il re o le donne; Zorobabel risponde che le donne sono più forti, ma che sopra ogni cosa vince la verità.
Di qui le parole latine fortiores sunt mulieres e magna est veritas, et praevalet (III Esd 4, 41). Il quarto libro di Esdra, “2 Esdra” degli apocrifi protestanti, è un'apocalisse composta dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani, nella quale l'angelo Uriele risponde alle domande di Esdra sul male e sulla fine dei tempi.
Questi ultimi due libri non sono canonici. San Girolamo non volle tradurli e mise in guardia i lettori contro i sogni di quegli apocrifi; la Vulgata clementina del 1592 li stampa in appendice, fuori del canone, perché non vadano perduti, e il Martini non li traduce. Non fanno parte dei deuterocanonici. La liturgia, però, prende da loro una parola che tutti conoscono: l'introito della Messa dei defunti, Requiem aeternam dona eis, Domine: et lux perpetua luceat eis, è tratto dal quarto libro di Esdra (2, 34-35), come il Messale del 1962 indica in margine, e così l'introito del martedì di Pentecoste, Accipite iucunditatem gloriae vestrae (2, 36-37). Sulla preghiera per i defunti, vedete la Commemorazione dei defunti.
Il libro di Esdra nel canone e nella liturgia
Il libro di Esdra è protocanonico, ricevuto dagli Ebrei e da tutte le Chiese cristiane. Gli antichi concili di Roma (382) e di Cartagine (397) contano due libri di Esdra; il Concilio di Trento, nella sessione IV (1546), nomina il primo libro di Esdra e il secondo, “che è detto Neemia” (Esdrae primus, et secundus, qui dicitur Nehemias). Nella Bibbia cattolica segue il secondo libro dei Paralipomeni e precede Neemia e poi Tobia. Appartiene all'epoca dei profeti del ritorno: Aggeo e Zaccaria, che incoraggiarono i costruttori, e Malachia, che una tradizione ebraica riferita da san Girolamo identificava con Esdra.
Il Messale del 1962 non legge nessuna lezione del primo libro di Esdra in quanto tale; la lezione “del libro di Esdra” del mercoledì delle Quattro Tempora di settembre, Lectio libri Esdrae, è tratta dal capitolo 8 di Neemia, il secondo libro di Esdra. Il Salterio, invece, è pieno del ritorno: la Vulgata dà al salmo 95 il titolo «Cantico dello stesso Davidde, quando la casa si edificava dopo la cattività», e il salterio del 1962 lo canta alle Lodi del martedì; il salmo 125, In convertendo Dominus captivitatem Sion, si canta ai Vespri del martedì.
Dove aveva trovato Esdra il libro della Legge?
Lo portava da Babilonia, dove gli esuli avevano custodito la Legge di Mosè: Artaserse lo manda a visitare la Giudea «relativamente alla legge del tuo Dio, la quale tu hai per le mani» (Esd 7, 14). Una tradizione antica, ampiamente svolta nell'apocrifo quarto libro di Esdra, voleva che le Scritture fossero perite durante la schiavitù e che Esdra le avesse ristabilite per ispirazione; sant'Ireneo ne fa eco nel trattato Contro le eresie (III, 21). I commentatori cattolici hanno risposto che i libri santi non erano mai andati interamente perduti: Esdra li ha raccolti, copiati e insegnati, non riscritti.
Come leggere il libro di Esdra
I dieci capitoli si leggono in un'ora. Leggete la breve profezia di Aggeo accanto al capitolo 5, perché predicava nei mesi che quel capitolo descrive. Scorrete gli elenchi dei capitoli 2 e 10, rallentate per la preghiera del capitolo 9, poi passate al libro di Neemia, dove le mura si rialzano ed Esdra legge la Legge al popolo.
Domande Frequenti
Chi era Esdra?
Un sacerdote discendente di Aronne e «scriba erudito nella legge di Mosè», vissuto fra gli esuli di Babilonia nel V secolo avanti Cristo. Nel settimo anno del re Artaserse guidò un ritorno a Gerusalemme, riformò il popolo e più tardi lesse pubblicamente la Legge. La tradizione gli attribuisce il libro che porta il suo nome e i Paralipomeni.
Chi ha scritto il libro di Esdra?
La tradizione lo attribuisce a Esdra stesso, e il testo parla in prima persona dalla fine del capitolo 7 alla fine del capitolo 9. Il Talmud dice che Esdra scrisse il suo libro. Alcuni autori moderni collocano la compilazione finale più tardi; la Chiesa non ha definito nulla su questo punto.
Quanti capitoli ha il libro di Esdra?
Dieci, con 280 versetti nella Vulgata e nel Martini: il ritorno e il Tempio nei capitoli 1-6, la missione di Esdra nei capitoli 7-10.
Qual è il messaggio del libro di Esdra?
Mostra che Dio mantiene le sue promesse: la schiavitù annunziata da Geremia finisce al termine stabilito, e il Tempio è ricostruito nonostante l'opposizione. Insegna anche che il popolo di Dio si ricostruisce con il culto, lo studio della Legge e la penitenza, non con la potenza politica.
Che cos'è il quarto libro di Esdra?
È un'apocalisse giudaica scritta dopo la distruzione di Gerusalemme del 70, con aggiunte cristiane, in cui l'angelo Uriele dialoga con Esdra. Non è canonico: la Vulgata clementina lo stampa in appendice, insieme al terzo libro, fuori della Bibbia. La liturgia gli ha preso l'introito Requiem aeternam.
Chi è Sassabasar nel libro di Esdra?
Sassabasar è il «principe di Giuda» al quale Ciro fece consegnare i vasi del Tempio e che ne gettò le fondamenta (Esdra 1, 8 e 5, 14-16). Molti antichi commentatori vi hanno visto un altro nome di Zorobabel, nome babilonese dato a corte come Daniele fu chiamato Baltassar; diversi moderni distinguono i due uomini.
Il libro di Esdra si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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