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Il libro di Giuditta
Il libro di Giuditta racconta come una vedova di Betulia, armata di digiuno, di preghiera e di coraggio, liberò Israele dall'esercito di Oloferne. Qui sotto trovate i sedici capitoli nel testo di mons. Antonio Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida che segue ne espone la storia, il significato e l'uso che la Chiesa ne fa per onorare la Vergine Maria.
Leggere Giuditta: 16 capitoli
Il libro di Giuditta è il racconto di una liberazione. Un esercito immenso scende dal nord, le città cadono una dopo l'altra, una piccola città di montagna, Betulia, muore di sete e si prepara alla resa. Allora compare una vedova che da anni digiuna e prega in una stanza appartata della sua casa. Rimprovera i capi della città per aver fissato un termine alla misericordia di Dio, si prostra nella cenere, poi scende sola con la sua serva nell'accampamento nemico. Ne torna dopo tre giorni con la testa del generale assiro, senza che la sua purezza sia stata toccata.
La Chiesa ha sempre letto questo libro su due piani. Nel senso letterale insegna che Dio salva il suo popolo per mezzo degli umili, quando il popolo si volge a lui con la penitenza. Nel senso spirituale annunzia la donna che doveva schiacciare la testa del nemico, e per questo la liturgia mette sulle labbra dei fedeli, per cantare la Vergine Maria, le lodi rivolte a Giuditta.
Chi era Giuditta nella Bibbia?
Giuditta era una vedova di Betulia, «figliuola di Merari» (Gdt 8, 1); nella preghiera invoca il «Dio del padre mio Simeon» (Gdt 9, 2), il patriarca della sua tribù. Suo marito Manasse era morto di un colpo di sole durante la mietitura dell'orzo, «Ed erano già tre anni e sei mesi che Giuditta era rimasa vedova di lui» (Gdt 8, 4).
Era bellissima e ricca, ma viveva ritirata, vestiva il cilicio e «digiunava tutti i giorni di sua vita, toltine i sabati, e i novilumi, e i dì festivi della casa d'Israello» (Gdt 8, 6). Il libro aggiunge che tutti la stimavano, «perchè molto temeva Dio; e non v'era chi dicesse una mala parola di essa» (Gdt 8, 8). Il suo nome significa “la Giudea”, la donna di Giuda: porta in sé il nome del popolo che salverà.
Chi ha scritto il libro di Giuditta?
Il libro non nomina il suo autore, e la Chiesa non ha definito nulla in proposito: insegna che il libro è sacro e canonico, scritto sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, senza pronunziarsi sulla mano umana che lo ha redatto. Diversi antichi commentatori lo hanno attribuito al sommo sacerdote Eliachim, chiamato anche Joacim, che fa custodire i passi dei monti nel capitolo 4 e viene da Gerusalemme a benedire Giuditta nel capitolo 15. Altri hanno pensato a Giuditta stessa.
Il libro era letto come Scrittura già alla fine del I secolo. San Clemente Romano, nella lettera ai Corinzi, propone l'esempio della beata Giuditta, che si espose al pericolo per amore del suo popolo. San Paolo sembra fare eco al discorso di Giuditta quando scrive: «Né mormorate, come alcuni di loro mormorarono, e furono spersi dallo sterminatore» (1 Cor 10, 10); Giuditta diceva di quelli che mormoravano contro il Signore: «Dallo sterminatore furono sterminati, e morsi dai serpenti perirono» (Gdt 8, 25).
Quando è stato scritto il libro di Giuditta?
Molti interpreti tradizionali collocano i fatti sotto il regno di Manasse, re di Giuda, dopo la sua prigionia e il suo pentimento, narrati nel II libro dei Paralipomeni (2 Cronache nelle Bibbie moderne), al capitolo 33. Il «Nabucodonosor re degli Assiri, il quale regnava nella gran città di Ninive» (Gdt 1, 5) non sarebbe dunque il re di Babilonia che distrusse Gerusalemme, ma un sovrano assiro del VII secolo avanti Cristo; diversi esegeti cattolici dell'Ottocento hanno proposto di riconoscervi Assurbanipal. Gli ultimi versetti, che parlano di una pace durata «per molti anni dopo la sua morte» e di una festa onorata dai Giudei «insino al dì d'oggi» (Gdt 16, 30-31), mostrano che la redazione è posteriore ai fatti.
I nomi dei re, le distanze e le date presentano difficoltà reali, discusse da lungo tempo; una parte viene dallo stato del testo, perché san Girolamo dice di aver trovato manoscritti molto discordanti. Molti esegeti moderni datano il libro al II secolo avanti Cristo, all'epoca dei Maccabei, e vi vedono un racconto composto per sostenere la fede d'Israele. La tradizione lo ha ricevuto come storia, e la Commissione Biblica (23 giugno 1905) ha chiesto di non trattare come finzione un libro ricevuto per storico senza prove solide.
Di cosa parla il libro di Giuditta? Riassunto
La minaccia assira (capitoli 1-3)
Il capitolo 1 si apre sulla vittoria di Nabucodonosor su Arphaxad, re dei Medi. Poiché i popoli dell'Occidente hanno rifiutato di unirsi a lui, il re giura vendetta. Nel capitolo 2 manda il suo generale Oloferne con un esercito di soldati e di carri «i quali ingombravano la superficie della terra a guisa di locuste» (Gdt 2, 11). Nel capitolo 3 le città gli vanno incontro con corone e danze, ma egli distrugge i loro boschi sacri, perché il re gli aveva comandato di sterminare tutti gli dei della terra, «come quegli che voleva egli solo essere chiamato dio da quelle nazioni» (Gdt 3, 13).
Israele si prepara; la testimonianza di Achior (capitoli 4-7)
Nel capitolo 4 i figli d'Israele occupano i passi dei monti e si volgono a Dio; il sommo sacerdote promette: «Sappiate, che il Signore esaudirà le vostre preghiere, se sarete perseveranti ne’ digiuni, e nelle orazioni dinanzi al Signore» (Gdt 4, 12).
Nel capitolo 5 Achior, capo degli Ammoniti, ripercorre davanti a Oloferne tutta la storia degli Ebrei e ne trae la legge: questo popolo è invincibile finché serve il suo Dio. «E non v'ebbe chi potesse far male a questo popolo, se non quand'egli abbandonò il culto del Signore Dio suo» (Gdt 5, 17). Furioso, Oloferne lo fa legare a un albero presso Betulia perché perisca con gli Israeliti (capitolo 6); questi lo sciolgono e lo accolgono. Nel capitolo 7 l'esercito assedia la città e taglia l'acquedotto. Dopo venti giorni le cisterne sono vuote, il popolo reclama la resa, e Ozia promette di consegnare la città se entro cinque giorni non verrà soccorso.
Il rimprovero di Giuditta e la sua preghiera (capitoli 8-9)
Giuditta entra in scena nel capitolo 8. Fa chiamare gli anziani e rivolge loro un rimprovero di rara fermezza: «E chi siete voi, che tentate il Signore?» (Gdt 8, 11); «Voi avete fissato il tempo alla misericordia del Signore, e ad arbitrio vostro le avete prescritto il giorno» (Gdt 8, 13). Ricorda che Abramo, Isacco, Giacobbe e Mosè passarono per molte tribolazioni, e che i flagelli di Dio «sono mandati per emendazione nostra, non per rovina» (Gdt 8, 27).
Nel capitolo 9 si cosparge di cenere nel suo oratorio e innalza una delle grandi preghiere dell'Antico Testamento. Ricorda le meraviglie dell'Esodo e chiede che l'orgoglio del nemico sia abbattuto dalla mano più debole: «Imperocchè monumento al tuo nome sarà, che lo abbia steso al suolo la mano di una donna» (Gdt 9, 15).
Giuditta e Oloferne nell'accampamento (capitoli 10-13)
Nel capitolo 10 Giuditta lascia le vesti vedovili e si adorna di tutti i suoi ornamenti. Il testo ne precisa l'intenzione: «il Signore eziandio le accrebbe splendore; perchè tutto questo abbigliamento non proveniva da brutta passione, ma da fin virtuoso» (Gdt 10, 4). Scende con la serva verso l'accampamento, e appena compare davanti al generale «fu preso Oloferne alla prima occhiata» (Gdt 10, 17). Nel capitolo 11 gli rivolge un discorso abile, annunziando che Dio consegnerà il suo popolo peccatore.
Nel capitolo 12 rifiuta i cibi del generale: «mangerò di quelle cose, che meco ho portate» (Gdt 12, 2); ogni notte esce a pregare nella valle. Il quarto giorno Oloferne dà un banchetto per sedurla e «bevve del vino for misura, quanto non avea mai bevuto a' suoi giorni» (Gdt 12, 20). Nel capitolo 13, rimasta sola nella tenda, prega in silenzio, stacca il pugnale appeso alla colonna del letto e dice: «Signore, dammi coraggio in tal punto» (Gdt 13, 9); con due colpi gli tronca la testa. Tornata a Betulia, mostra la testa al popolo e rende testimonianza: «l'Angelo di lui mi ha custodita e nell'andare, e nello stare, e nel ritornare in quà, e non ha permesso il Signore, che io sua serva fossi disonorata» (Gdt 13, 20).
La vittoria, il cantico e la santa morte (capitoli 14-16)
Nel capitolo 14 la testa è appesa alle mura e gli Israeliti fanno una sortita. Achior, vedendo il prodigio, «abbandonati i riti gentileschi credette in Dio» (Gdt 14, 6). Quando gli Assiri scoprono il loro capo decapitato, il panico li afferra: «Una donna Ebrea ha messa a soqquadro la casa del re Nabuchodonosor» (Gdt 14, 16). Nel capitolo 15 fuggono, inseguiti fino ai confini, e il sommo sacerdote Joacim viene da Gerusalemme a benedire Giuditta.
Il capitolo 16 contiene il suo cantico di ringraziamento, che riecheggia quello di Mosè: «Il Signore strugge gli eserciti, il suo nome egli è il Signore» (Gdt 16, 3). Giuditta offre al Tempio le armi di Oloferne, poi torna a Betulia, dove vive nella castità: «E stette nella casa di suo marito fino ai cento cinque anni» (Gdt 16, 28). Tutto il popolo la piange sette giorni.
Giuditta e Oloferne nell'arte
La scena della tenda è fra le più rappresentate dall'arte cristiana, e in Italia particolarmente: il bronzo di Donatello per i Medici, oggi in Palazzo Vecchio a Firenze; uno dei pennacchi angolari della volta della Cappella Sistina, dipinto da Michelangelo; la tela di Caravaggio a Palazzo Barberini, a Roma; le due versioni di Artemisia Gentileschi, a Napoli e agli Uffizi. Il libro però non indugia sul sangue: dice in un versetto i due colpi, e in molti la preghiera che li precede e il ringraziamento che li segue.
Temi e lettura cattolica
Il digiuno e la preghiera più forti degli eserciti
La lezione del libro è data fin dal capitolo 4: Mosè vinse Amalec «non col ferro combattendo, ma colle orazioni sante pregando» (Gdt 4, 13), come racconta l'Esodo al capitolo 17. Giuditta digiuna, prega nel cilicio e nella cenere, prega prima di agire e ringrazia dopo. Sant'Ambrogio, nel trattato De Elia et jejunio, la mostra uscire dal digiuno come da un'armatura: sobria, tagliò la testa di Oloferne, custodì la pudicizia e riportò la vittoria. Il Breviario romano legge proprio questa pagina al secondo notturno del Mattutino, nella domenica in cui comincia il libro di Giuditta. È una catechesi sul digiuno che la Chiesa rivolge ai suoi figli.
Non fissare un termine a Dio
Il rimprovero di Giuditta agli anziani è di grande attualità spirituale. Fissare a Dio il giorno in cui dovrà intervenire significa tentarlo; bisogna invece aspettare umilmente: «Aspettiamo con umiltà le sue consolazioni» (Gdt 8, 20). La prova non è una condanna: saggia la fedeltà dei servi di Dio, come quella di Abramo, che «divenne l'amico di Dio» (Gdt 8, 22).
La castità e la vedovanza
La benedizione del sommo sacerdote dà la ragione della sua forza: «hai avuto un cuore costante, perchè hai amata la castità, e dopo il tuo marito non hai conosciuto altro uomo» (Gdt 15, 11). San Girolamo, nella prefazione al libro, propone Giuditta come esempio di castità agli uomini come alle donne, e sant'Ambrogio, nel trattato sulle vedove, la cita fra i modelli della vedovanza cristiana.
Giuditta ha mentito?
I lettori se lo chiedono davanti alle parole di Giuditta a Oloferne. San Tommaso d'Aquino risponde nella Somma teologica (II-II, q. 110, a. 3, ad 3): Giuditta non è lodata per aver ingannato Oloferne, ma per l'amore con cui espose la vita per la salvezza del suo popolo. Non tutto ciò che la Scrittura riferisce dei servi di Dio è approvato; essa loda in Giuditta la fede, la purezza e il coraggio.
Giuditta, figura della Vergine Maria
La liturgia legge Giuditta come figura della Madonna. Come Jahel, che nel libro dei Giudici trafisse la tempia di Sisara ed è chiamata «Benedetta tra le donne» (Gdc 5, 24), Giuditta colpisce la testa del nemico del popolo di Dio, e richiama la promessa della Genesi: «Ella schiaccerà la tua testa». La lode di Ozia, «Benedetta se' tu, o figliuola, dal Signore Dio altissimo sopra tutte le donne della terra» (Gdt 13, 23), annunzia il saluto di Elisabetta: «Benedetta tu tra le donne» (Lc 1, 42). Giuditta ha vinto un tiranno; Maria, preservata da ogni peccato, ha schiacciato il serpente stesso.
Versetti celebri del libro di Giuditta
- Gdt 8, 11-13: «E chi siete voi, che tentate il Signore?» Il rimprovero agli anziani di Betulia.
- Gdt 9, 16: «non sta il tuo potere nelle molte schiere, nè ti compiaci nelle forze dei cavalieri: e ab antico dispiacquero a te i superbi, ma gradisti mai sempre l'orazione degli umili, e de' mansueti.»
- Gdt 13, 20: la testimonianza sull'angelo che l'ha custodita all'andata, nell'accampamento e al ritorno, cara a quanti onorano gli angeli custodi.
- Gdt 15, 10: «Tu gloria di Gerusalemme, tu letizia d'Israele, onore del popol nostro.» In latino, Tu gloria Jerusalem, tu laetitia Israel, tu honorificentia populi nostri: parole passate nell'antifona Tota pulchra es, Maria.
- Gdt 16, 2: «Lodate il Signore al suono de' timpani, celebrate il Signore al suono de' cimbali, intuonate un nuovo salmo in onore di lui».
- Gdt 16, 17: «mandasti il tuo spirito, e furon create; e nissuno resiste alla tua voce».
Giuditta nel canone e nella liturgia
Un libro deuterocanonico: che cosa vuol dire
Giuditta fa parte dei libri deuterocanonici, con Tobia, la Sapienza, l'Ecclesiastico, Baruc, i due libri dei Maccabei e le parti greche di Ester e di Daniele. Il nome indica i libri la cui canonicità fu discussa da alcuni nell'antichità prima di essere riconosciuta da tutta la Chiesa; non significa un'autorità minore. Giuditta non è nella Bibbia ebraica, ma appartiene alla Settanta, la Bibbia greca degli Apostoli. I concili di Ippona (393) e di Cartagine (397) lo contano fra i libri sacri, come sant'Agostino nella Dottrina cristiana.
San Girolamo, che di regola seguiva il canone ebraico, lo tradusse ugualmente perché, dice nella prefazione, il Concilio di Nicea passava per averlo annoverato fra le Sacre Scritture; lavorò su un testo caldeo, in una sola veglia notturna. Il Concilio di Firenze (1442) confermò questo canone, e il Concilio di Trento, sessione IV (8 aprile 1546), lo definì nominando espressamente Tobia, Giuditta ed Ester. Le Bibbie protestanti lo relegano fra gli “apocrifi” o lo omettono.
Il testo della Vulgata, tradotto dal Martini, è sensibilmente più breve del greco, e la numerazione dei versetti è diversa: un riferimento preso da una Bibbia moderna non cade quindi sempre sullo stesso versetto.
Nel Messale e nel Breviario del 1962
- L'Assunzione, 15 agosto. L'epistola della Messa Signum magnum è presa da Giuditta (13, 22-25 e 15, 10); vedete l'Assunzione di Maria.
- I Sette Dolori della Madonna, 15 settembre. La lezione è la stessa pagina di Giuditta 13; vedete la Madonna Addolorata.
- L'Immacolata Concezione, 8 dicembre. Il graduale unisce Giuditta 13, 23 e 15, 10: Benedicta es tu, Virgo Maria, a Domino Deo excelso, prae omnibus mulieribus super terram. Tu gloria Jerusalem; vedete l'Immacolata Concezione. Il tratto dell'Apparizione della Madonna a Lourdes, l'11 febbraio, riprende anch'esso Giuditta 15, 10.
- Le Lodi del mercoledì. Il cantico di Giuditta (16, 15-21), Hymnum cantemus Domino, si canta alle Lodi del mercoledì nel salterio di san Pio X.
- L'Ufficio del tempo. Nel Breviario il libro si legge al Mattutino nella quarta settimana di settembre, dopo Tobia e prima di Ester. L'antifona al Magnificat che lo introduce ne riassume il senso: Adonai, Domine, Deus magne et mirabilis, qui dedisti salutem in manu feminae, exaudi preces servorum tuorum, “Signore, Dio grande e mirabile, che hai dato la salvezza per mano di una donna, esaudisci le preghiere dei tuoi servi”.
Come leggere il libro di Giuditta
Leggetelo in due o tre volte. I capitoli 1-7 sono lenti e militari, ma necessari: mostrano quanto la situazione sia disperata prima che Giuditta compaia al capitolo 8. Il vero vertice del libro non è il colpo di pugnale, ma il discorso agli anziani e la preghiera del capitolo 9, da riprendere lentamente. Leggete ad alta voce il cantico del capitolo 16, come si canta un salmo. Nelle pagine dei capitoli la Vulgata è a fronte del Martini: vi si sente il Tu gloria Jerusalem come la Chiesa lo canta.
Domande Frequenti
Qual è la storia di Giuditta e Oloferne?
Oloferne, generale di Nabucodonosor, assedia Betulia, che senz'acqua sta per arrendersi. La vedova Giuditta rimprovera ai capi la loro sfiducia, prega, poi va nell'accampamento nemico, dove conquista la fiducia di Oloferne. La quarta notte, mentre il generale giace ubriaco, gli taglia la testa con il suo stesso pugnale. Gli Assiri fuggono, Israele è liberato, e Giuditta canta un cantico di ringraziamento.
Chi ha scritto il libro di Giuditta?
Il libro non nomina l'autore, e la Chiesa non ha definito nulla in proposito. Diversi antichi commentatori lo hanno attribuito al sommo sacerdote Eliachim, o Joacim, che compare nei capitoli 4 e 15; altri a Giuditta stessa o a uno scrittore posteriore. La Chiesa ha definito che il libro è ispirato e canonico.
Quanti capitoli compongono il libro di Giuditta?
Il libro di Giuditta ha sedici capitoli nella Vulgata e nel Martini, per un totale di 346 versetti. Il testo greco, seguito dalle Bibbie moderne, è più lungo e la sua numerazione differisce in vari punti.
Il libro di Giuditta è nella Bibbia cattolica?
Sì. Giuditta è un libro canonico dell'Antico Testamento cattolico, posto fra Tobia ed Ester. I concili di Ippona e di Cartagine lo hanno iscritto nel canone alla fine del IV secolo, e il Concilio di Trento lo ha definito Sacra Scrittura nel 1546. Le Bibbie protestanti lo omettono perché i Riformatori conservarono solo i libri della Bibbia ebraica.
Il libro di Giuditta è una storia vera?
I Padri lo hanno letto come storia, e la tradizione lo colloca sotto il re Manasse, nel VII secolo avanti Cristo. I nomi e le date presentano difficoltà reali, in parte dovute allo stato del testo. Molti esegeti moderni vi vedono un racconto edificante del II secolo avanti Cristo; la Commissione Biblica (1905) ha chiesto di non leggere come finzione un libro ricevuto per storico senza prove solide.
Perché Giuditta è figura della Madonna?
Giuditta, donna santa e pura, libera il suo popolo colpendo la testa del nemico, come la donna della Genesi doveva schiacciare la testa del serpente. Le lodi che riceve, «Benedetta se' tu […] sopra tutte le donne della terra» e «Tu gloria di Gerusalemme», sono applicate dalla Chiesa a Maria nelle Messe dell'Assunzione e dell'Immacolata e nell'antifona Tota pulchra es.
Leggete il libro di Giuditta versetto per versetto, il Martini con il latino a fronte, anche nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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