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Il libro di Rut
Il libro di Rut racconta in quattro capitoli come una vedova moabita, fedele alla suocera Noemi, abbracci il Dio d'Israele, sposi Booz a Betlemme e diventi l'antenata di Davide e di Cristo. Qui sotto trovate il testo di mons. Antonio Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida che segue spiega chi era Rut, chi ha scritto il libro, la sua storia capitolo per capitolo e il suo significato.
Leggere Rut: 4 capitoli
Il libro di Rut è uno dei più brevi dell'Antico Testamento e uno dei più amati: quattro capitoli e ottantacinque versetti, ambientati «A tempo di uno de' giudici» (Rt 1, 1). La sua storia va dalla carestia alla mietitura. Una famiglia di Betlemme parte per l'esilio, tre uomini muoiono, una vedova torna a casa a mani vuote, e una nuora straniera, con la sua fedeltà, diventa un anello della discendenza di Davide e di Cristo. Il Martini, che traduce dalla Vulgata, scrive Ruth con l'acca finale e conserva le forme latine dei nomi: Noemi, Booz, Orpha (Orpa nelle Bibbie moderne), Elimelech, e Isai per Iesse, il padre di Davide.
Chi era Rut nella Bibbia?
Rut era una donna di Moab, il popolo che abitava a oriente del Mar Morto. Sposò Mahalon, uno dei due figli di Elimelech e di Noemi, una famiglia di Betlemme emigrata in Moab per la fame: «delle quali una chiamavasi Orpha, e l'altra Ruth» (Rt 1, 4). Rimasta vedova senza figli, rifiutò di lasciare la suocera e la seguì in una terra che non conosceva. A Betlemme spigolò nei campi di Booz, parente del marito defunto, che la sposò. Il loro figlio Obed «fu padre d'Isai, padre di Davidde» (Rt 4, 17): Rut fu dunque la bisnonna del re Davide, e san Matteo la nomina fra gli antenati di Nostro Signore.
Il significato del nome è incerto; lo si spiega di solito con l'idea di “amica” o “compagna”, che si adatta bene alla sua storia, ma non è una certezza. Il libro stesso spiega invece il nome della suocera: «Non mi chiamate Noemi (vale a dir bella), ma chiamatemi Mara (cioè amara)» (Rt 1, 20). Le due glosse si trovano già nel latino della Vulgata: id est, pulchram, id est, amaram.
Chi ha scritto il libro di Rut?
Il libro non nomina il suo autore. La tradizione più antica è giudaica: il Talmud, nel trattato Baba Bathra, dice che Samuele scrisse il libro che porta il suo nome, quello dei Giudici e quello di Rut, e molti commentatori cattolici hanno accolto questa opinione. Essa si appoggia al testo. Il libro si chiude con la genealogia di Davide (Rt 4, 18-22), che il profeta che lo aveva unto aveva tutte le ragioni di conservare; la genealogia si ferma a Davide e non nomina Salomone. Il libro spiega inoltre l'usanza della scarpa come una cosa del passato: «Or era antica in Israele questa usanza tra' parenti» (Rt 4, 7), il che conviene a uno scrittore che guarda l'epoca dei giudici dagli inizi della monarchia.
La Chiesa non ha mai definito chi abbia scritto Rut, e la Commissione Biblica non ha emanato decisioni in proposito. Diversi autori cattolici più recenti lo considerano anonimo, ma anteriore all'esilio per la purezza della lingua. Ciò che la Chiesa insegna, con il Concilio di Trento, è che il libro è sacro e canonico e ha Dio per autore. Molti esegeti moderni ne collocano la redazione dopo l'esilio, al tempo di Esdra e di Neemia; ne riferiamo l'opinione senza farla nostra.
Quando è stato scritto il libro di Rut?
I fatti appartengono all'epoca dei giudici, tre generazioni prima di Davide, poiché Booz e Rut furono i suoi bisnonni: «Obed generò Isai: Isai generò David» (Rt 4, 22). La redazione è posteriore ai fatti: la lettura tradizionale la pone all'inizio della monarchia, ai giorni di Samuele o di Davide, perché la genealogia si arresta a Davide e perché l'usanza della scarpa doveva ormai essere spiegata ai lettori.
Di cosa parla il libro di Rut? La storia di Ruth, capitolo per capitolo
Capitolo 1: il lutto di Noemi e la scelta di Rut
La carestia spinge Elimelech, la moglie Noemi e i figli Mahalon e Chelion da Betlemme nel paese di Moab. Elimelech muore; i figli sposano due moabite e, dopo dieci anni, muoiono anch'essi senza figli. Quando Noemi viene a sapere «che il Signore avea rivolto lo sguardo verso il suo popolo, e gli avea dato da mangiare» (Rt 1, 6), si mette in cammino e scongiura le nuore di tornare dalle loro madri. Orpha obbedisce: «Orpha baciò la suocera, e se n'andò: Ruth non si staccò dalla suocera» (Rt 1, 14), e pronunzia il giuramento che è la pagina più celebre del libro.
A Betlemme tutta la città si commuove, e Noemi chiede di non essere più chiamata col suo nome: «Io partii piena, e il Signore mi ha ricondotta senza nulla» (Rt 1, 21). Le due donne arrivano «in tempo che principiava a mietersi l'orzo» (Rt 1, 22).
Capitolo 2: Rut spigola nel campo di Booz
Rut va a raccogliere le spighe che cadono dalle mani dei mietitori, diritto che la Legge riservava al povero, al forestiero, all'orfano e alla vedova. «Or egli avvenne, che il padrone di quel campo era colui che chiamavasi Booz, il quale era della famiglia di Elimelech» (Rt 2, 3), «uomo potente e di grandi ricchezze» (Rt 2, 1). Booz arriva da Betlemme e saluta i suoi mietitori: «Il Signore sia con voi. Ed essi gli risposero: Il Signore ti benedica» (Rt 2, 4).
Ha sentito parlare della dedizione di Rut verso Noemi e la benedice: «ti rimuneri con pienezza il Signore Dio d'Israele, a cui se' ricorsa, e sotto le ali del quale ti sei rifuggita» (Rt 2, 12). La fa mangiare con i mietitori e ordina ai servi: «gettate ancora per terra apposta delle spighe dei vostri manipoli» (Rt 2, 16). La sera, davanti all'orzo raccolto, Noemi riconosce la mano di Dio: «Quest'uomo è nostro parente» (Rt 2, 20).
Capitolo 3: la notte sull'aia
Noemi cerca per Rut il “riposo”, cioè un marito e una casa: «Figliuola mia, io cerco il tuo riposo» (Rt 3, 1). La manda di notte sull'aia dove Booz ventila l'orzo. Rut si corica ai suoi piedi e gli chiede protezione in nome del diritto di parentela: «stendi la tua coperta sopra la tua serva, perocché tu se' prossimo parente» (Rt 3, 9).
Booz loda questa seconda bontà, che supera la prima, perché Rut ha cercato di far rivivere il nome del marito invece di cercare un giovane, e aggiunge: «tutto il popolo che abita dentro le porte della mia patria, sa che tu se' donna di virtù» (Rt 3, 11). Ma c'è un parente più stretto, che ha il primo diritto. Booz promette di risolvere la cosa al mattino e rimanda Rut con sei misure d'orzo, perché non torni dalla suocera «colle mani vote» (Rt 3, 17).
Capitolo 4: il riscatto alla porta e la nascita di Obed
Alla porta della città, davanti a dieci anziani, Booz offre al parente più prossimo il campo di Elimelech. Questi lo comprerebbe, ma si ritira quando apprende che deve anche sposare Rut, «per risuscitare il nome del tuo parente nella sua eredità» (Rt 4, 5); cede il suo diritto togliendosi la scarpa. Booz riscatta il campo e prende Rut in moglie davanti ai testimoni, che le augurano di essere «come Rachele, e Lia, le quali fondarono la casa d'Israele» (Rt 4, 11), e che la casa di Booz sia come quella di Phares, il figlio di Thamar (Gn 38, 29).
«Booz pertanto prese Ruth, e sposolla: e stette con lei, e il Signore le concedette di concepire, e partorire un figliuolo» (Rt 4, 13). Le donne di Betlemme dicono a Noemi che la nuora «vale più per te che se avessi sette figliuoli» (Rt 4, 15). «E Noemi prese il bambino, e lo pose nel suo seno» (Rt 4, 16); lo chiamano Obed. Una genealogia, da Phares a Davide, chiude il libro.
Che cosa ci insegna il libro di Rut? La lettura cattolica
La Provvidenza nelle cose ordinarie
In Rut non accade alcun miracolo, nessun profeta parla, eppure nulla è lasciato al caso. «Or egli avvenne» che Rut capitasse nel campo di Booz, e attraverso una carestia, una mietitura e una causa discussa alla porta della città Dio prepara la casa di Davide. Il libro è anzitutto l'esempio di persone che temono Dio e la cui fedeltà Dio ricompensa.
La conversione e la chiamata delle genti
Rut apparteneva a un popolo che la Legge escludeva: «Gli Ammoniti, e i Moabiti non entreranno giammai nella congregazione del Signore, nemmen dopo la decima generazione» (Dt 23, 3). Eppure è accolta in Israele e nella discendenza del Messia. Quando Noemi le indica la cognata, che «se ne torna al suo popolo, e a' suoi dei» (Rt 1, 15), le fa capire che seguirla significa lasciare gli idoli: «il tuo Dio il mio Dio» è una vera conversione.
Sant'Ambrogio, nel terzo libro della sua Esposizione del Vangelo secondo Luca, si chiede come una moabita sia potuta entrare nell'assemblea, e risponde che la sua santità l'aveva posta al di sopra della Legge, che non è fatta per il giusto. San Girolamo, nella lettera a Paolino, scrive che Rut la moabita adempie la profezia di Isaia: «Manda, o Signore, l'Agnello dominatore della terra, dalla pietra del deserto al monte della figliuola di Sion» (Is 16, 1).
Booz, il parente che riscatta
Il libro poggia sulla figura del goèl, il parente stretto tenuto a riscattare la terra del congiunto impoverito: «il parente prossimo può, se vuole, riscattare quello che il primo ha venduto» (Lv 25, 25), e a dare una discendenza al fratello morto senza figli (Dt 25, 5). Booz si assume liberamente ciò che il parente più prossimo rifiuta: riscatta l'eredità e prende in moglie la straniera. Gli interpreti cattolici vi vedono una figura di Cristo, che si è fatto nostro parente prendendo la nostra carne, ha pagato il prezzo del nostro riscatto e si è unito come sposo la Chiesa delle genti.
Betlemme, la casa del pane
La storia comincia con una carestia a Betlemme e finisce con la sua mietitura. San Gregorio Magno, in un'omelia sul Natale, ricorda che Betlemme significa “casa del pane”: era conveniente che vi nascesse colui che ha detto: «Io sono il pane vivo, che son disceso dal cielo» (Gv 6, 51). Rut vi arriva affamata ed è nutrita alla mensa di Booz; il lettore cristiano pensa al Pane che Cristo dà nell'Eucaristia. Di questo piccolo borgo il profeta Michea annunziava: «Ma tu, Bethleem Ephrata, tu se' piccolina rispetto ai capipopoli di Giuda: da te verrammi colui, che dee essere dominatore in Israele» (Mi 5, 2).
Rut nella genealogia di Cristo
San Matteo nomina quattro donne fra gli antenati di Nostro Signore: Thamar, Raab, Rut e la moglie di Uria. «Salmon ebbe di Raab Booz: Booz ebbe di Ruth Obed: Obed generò Jesse: e Jesse generò David Re» (Mt 1, 5). Anche la genealogia di san Luca passa per gli stessi nomi (Lc 3, 32). San Girolamo, commentando san Matteo, osserva che nella genealogia del Salvatore non sono nominate donne sante, ma donne che la Scrittura rimprovera o straniere, perché colui che veniva per i peccatori, nascendo da loro, cancellasse i peccati di tutti.
La pietà filiale, la castità e la speranza
Rut lascia padre, madre e patria per Noemi, e Booz gliene rende lode: «hai abbandonati i tuoi parenti, e il paese, dove nascesti, e sei venuta in un popolo, cui tu prima non conoscevi» (Rt 2, 11). La sua condotta sull'aia non è un intrigo: chiede apertamente un matrimonio legittimo, e Booz le risponde con onore.
Versetti celebri del libro di Rut
- «Il popol tuo sarà il mio popolo» (Rt 1, 16-17): «dovunque anderai tu, anderò io, e dove starai tu, ivi io pure starò. Il popol tuo sarà il mio popolo, e il tuo Dio il mio Dio. La terra che te riceverà alla tua morte, in essa io morrò: e ivi avrò sepoltura». Rut le rivolgeva alla suocera, ma si leggono spesso alle nozze, per il dono di sé che esprimono. Il giuramento che segue, «Faccia il Signore a me male e peggio, se altra cosa, fuorché la morte sola, da te mi dividerà», è una formula dell'Antico Testamento con cui si invocavano su di sé i castighi se si mancava alla parola data.
- «Il Signore sia con voi» (Rt 2, 4): Booz saluta i mietitori con il Dominus vobiscum della Vulgata, il saluto stesso che il sacerdote rivolge ai fedeli all'altare nella Messa tridentina, ed essi rispondono con una benedizione.
- «E donde a me questo» (Rt 2, 10): «che io abbia trovato grazia dinanzi a' tuoi occhi, e che tu ti degni di far conto di me donna straniera?»
- «Egli fu padre d'Isai, padre di Davidde» (Rt 4, 17): il versetto che lega il libro alla storia dei re e al Vangelo.
Il libro di Rut è una storia vera?
Rut è un racconto breve in prosa, fatto soprattutto di dialoghi, con scene equilibrate e nomi carichi di senso. Ma i Giudei, i Settanta e lo storico Giuseppe Flavio lo hanno trattato come storia, e il Vangelo pone i suoi personaggi nella genealogia di Cristo. Alcuni particolari che un romanziere difficilmente avrebbe inventato vanno nello stesso senso: un'antenata moabita per la casa reale, l'antica usanza della scarpa, e la fiducia che Davide accorderà più tardi al re di Moab, al quale affiderà i genitori: «Resti, ti prego, il padre mio, e la mia madre con voi» (I Re 22, 3, 1 Samuele nelle Bibbie moderne). La Commissione Biblica, nel 1905, ha risposto che i libri ritenuti storici vanno letti come tali, a meno di prove solide che l'agiografo abbia voluto fare altro.
Rut nel canone e nella liturgia
Dove si trova il libro di Rut nella Bibbia?
Nelle Bibbie cattoliche Rut è l'ottavo libro dell'Antico Testamento, fra i Giudici e il I libro dei Re (1 Samuele nelle Bibbie moderne): è l'ordine dei Settanta e della Vulgata, che conservano anche le Bibbie protestanti. La Bibbia ebraica lo colloca invece fra gli Scritti, come uno dei cinque piccoli rotoli, e l'uso giudaico lo legge alla festa delle Settimane, la Pentecoste ebraica, al tempo della mietitura del grano con cui si conclude la storia. San Girolamo, nel prologo ai libri dei Re, nota che gli Ebrei contavano Rut insieme ai Giudici, perché la sua storia si svolge al tempo dei giudici.
Rut è un libro protocanonico, mai contestato né dai Giudei né dai cristiani, e presente in tutte le Bibbie. Le liste dei concili africani di Ippona (393) e di Cartagine (397), del Concilio di Firenze (1442) e del Concilio di Trento nella sessione IV (1546) lo pongono tutte dopo Giosuè e i Giudici. Con Giuditta ed Ester, Rut è uno dei tre libri dell'Antico Testamento che portano il nome di una donna.
Rut nel Messale del 1962
Il Messale del 1962 legge la genealogia di san Matteo (Mt 1, 1-16), dove si legge che Booz ebbe di Ruth Obed, come Vangelo della Natività della Beata Vergine Maria, l'8 settembre, e della festa di san Gioacchino, padre della Madonna, il 16 agosto. Così ogni anno la Chiesa nomina Rut nel giorno della nascita di Nostra Signora, figlia della casa di Davide; potete ritrovare le due feste nel calendario liturgico e leggerne il senso nella pagina sulla Natività di Maria.
Come leggere il libro di Rut
Rut si legge d'un fiato, in una ventina di minuti. Leggete il capitolo 1 per le tre vedove sulla strada e il giuramento di Rut, il capitolo 2 per la bontà di Booz e la legge della spigolatura, il capitolo 3 per la notte sull'aia, il capitolo 4 per la scena della porta. Il latino a fronte vi dà il giuramento di Rut come lo leggeva la Chiesa: Populus tuus populus meus, et Deus tuus Deus meus. Aprite poi il primo capitolo di san Matteo per vedere dove porta la storia, e proseguite con il I libro dei Re, dove nasce Samuele, che ungerà Davide a Betlemme. Sulla scelta di un'edizione, vedete quale Bibbia cattolica leggere.
Domande Frequenti
Chi era Ruth nella Bibbia?
Ruth, o Rut, era una donna moabita che sposò Mahalon, figlio di Elimelech e di Noemi di Betlemme, e rimase vedova. Rifiutò di lasciare la suocera, prese il Dio d'Israele per suo Dio e spigolò nei campi di Booz, che la sposò. Fu la madre di Obed e la bisnonna del re Davide; san Matteo la nomina fra gli antenati di Cristo.
Chi era la suocera di Ruth?
La suocera di Ruth era Noemi, moglie di Elimelech, di Betlemme di Giuda. Rimasta vedova e senza figli in Moab, tornò a Betlemme con Ruth e volle farsi chiamare Mara, “amara”. Fu lei a guidare Ruth verso Booz, e alla fine prese in braccio il nipote Obed.
Chi ha scritto il libro di Rut?
Il libro non nomina il suo autore. La tradizione giudaica del Talmud lo attribuisce al profeta Samuele, e molti commentatori cattolici l'hanno seguita. La Chiesa non ha definito la questione, e diversi autori cattolici considerano il libro anonimo.
Quanti capitoli ha il libro di Rut?
Il libro di Rut ha 4 capitoli e 85 versetti: 22 nel primo, 23 nel secondo, 18 nel terzo e 22 nel quarto. Si legge in una ventina di minuti.
Che cosa significa “il tuo popolo sarà il mio popolo”?
Sono le parole di Rut alla suocera Noemi (Rt 1, 16-17), che il Martini traduce «Il popol tuo sarà il mio popolo, e il tuo Dio il mio Dio». Esprimono una fedeltà per tutta la vita e una professione di fede nel Dio d'Israele, poiché Rut rinunzia agli dei di Moab. Si leggono spesso alle nozze, benché siano state dette da una vedova alla suocera.
Che cosa ci insegna il libro di Rut?
Insegna che Dio ricompensa la fedeltà e governa con la sua Provvidenza gli eventi ordinari, accogliendo nel suo popolo e nella discendenza di Cristo una straniera convertita. I Padri e i commentatori cattolici leggono Rut come figura della Chiesa delle genti e Booz come figura di Cristo redentore. Il libro onora anche la pietà filiale, la castità e il matrimonio.
Il libro di Rut è nella Bibbia cattolica?
Sì. Rut è un libro protocanonico, ricevuto dai Giudei e da tutti i cristiani e presente in tutte le Bibbie. I concili di Ippona (393), di Cartagine (397), di Firenze (1442) e di Trento (1546) lo collocano dopo i Giudici e prima dei libri dei Re.
Leggete il libro di Rut versetto per versetto, il Martini con il latino a fronte, anche nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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