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Il libro di Neemia (secondo libro di Esdra)
Il libro di Neemia, che la Vulgata chiama anche secondo libro di Esdra, racconta come il coppiere di un re persiano rialzò le mura di Gerusalemme in cinquantadue giorni, radunò il popolo per ascoltare la Legge letta da Esdra e rinnovò l'alleanza. Qui sotto trovate i tredici capitoli nel testo del Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega chi era Neemia, chi ha scritto il libro e quando, il riassunto e la lettura cattolica.
Leggere Neemia: 13 capitoli
Il libro di Neemia si apre nel palazzo persiano di Susa, su un cortigiano che piange alla notizia della rovina di una città lontana, e si chiude a Gerusalemme sullo stesso uomo, divenuto governatore, che prega: «Ricordati di me, o Dio mio per mia consolazione. Così sia» (Ne 13, 31). In mezzo, mura rialzate sotto la minaccia dei nemici, la lettura pubblica della Legge di Mosè e un'alleanza rinnovata da un popolo tornato dall'esilio. La colonna latina del lettore lo intitola Liber Nehemiae (II Esdrae); il Martini, «Neemia», detto anche secondo libro di Esdra. Il racconto comincia al capitolo 1, alla corte di Artaserse.
Chi era Neemia nella Bibbia?
Neemia, figlio di Helcia, era un Giudeo della diaspora che serviva alla corte di Persia: «Perocché io era coppiere del re» (Ne 1, 11). Il coppiere versava il vino al sovrano e godeva della sua fiducia: Neemia gli presenta la coppa sotto gli occhi della regina, «che gli sedeva accanto» (2, 6). Il suo nome ebraico, Nehemyah, significa “il Signore consola”.
Saputo che le mura di Gerusalemme erano a terra, ottenne dal re di esservi mandato e ne fu nominato governatore. Il Martini conserva un titolo persiano che il testo gli dà: «Nehemia (che è lo stesso, che Athersatha)» (Ne 8, 9), cioè il governatore. Governò la Giudea dodici anni, tornò alla corte, poi venne una seconda volta a Gerusalemme per correggere gli abusi. Non era sacerdote né profeta, ma un laico, un amministratore e un uomo di preghiera: l'Ecclesiastico lo loda fra i grandi d'Israele.
Il Neemia del libro non va confuso con un omonimo che compare nella lista dei primi rimpatriati con Zorobabel (Esd 2, 2), circa novant'anni prima.
Perché Neemia si chiama secondo libro di Esdra?
Nella Bibbia ebraica Esdra e Neemia formavano un solo libro, e san Girolamo lo ricorda nei suoi prologhi. Greci e Latini lo divisero in due, e la Chiesa latina conservò per entrambe le parti il nome di Esdra: la Vulgata ha dunque un primo libro di Esdra, che è il nostro libro di Esdra, e un secondo libro di Esdra, che è il libro di Neemia. Questo secondo libro porta il nome del suo autore, ma lo si chiama anche secondo di Esdra perché continua la storia cominciata da Esdra, e perché Esdra vi compare nella grande scena della lettura della Legge.
Non va confuso con il “2 Esdra” degli apocrifi delle Bibbie protestanti, che è il quarto libro di Esdra della tradizione latina, una raccolta di visioni che la Chiesa non ha mai ricevuto come Scrittura. Sui nomi dei libri nelle varie Bibbie, vedete Quale Bibbia cattolica leggere.
Chi ha scritto il libro di Neemia?
Il libro si firma da sé: «Storia di Nehemia figliuolo di Helcia» (Ne 1, 1). La maggior parte è scritta in prima persona, da «Io mi trovava l'anno ventesimo, il mese di Chasleu, nel castello di Susa» fino alla fine. La tradizione ebraica è d'accordo: il Talmud (trattato Baba Bathra, 15a) dice che Esdra scrisse il suo libro e le genealogie delle Cronache, e che l'opera fu compiuta da Neemia figlio di Helcia. Il secondo libro dei Maccabei conosce già «gli scritti, e ne' commentarj di Nehemia» (2 Mac 2, 13).
La Chiesa ha ricevuto il libro come le memorie di Neemia, unite a documenti ufficiali: il registro del primo ritorno (capitolo 7), l'elenco dei firmatari dell'alleanza (capitolo 10), gli elenchi degli abitanti e dei sacerdoti (capitoli 11 e 12). Diversi esegeti cattolici, pur tenendo le parti in prima persona per opera di Neemia stesso, hanno attribuito la sistemazione finale a un compilatore posteriore. La Pontificia Commissione Biblica (23 giugno 1905) ha ricordato che i libri che si presentano come storici vanno ricevuti come storia vera, e poche pagine dell'Antico Testamento sono datate con tanta precisione.
Quando è stato scritto il libro di Neemia?
Gli avvenimenti sono datati con il regno di Artaserse I, detto Longimano, re di Persia. Neemia riceve la notizia della rovina di Gerusalemme nel mese di Chasleu del ventesimo anno (1, 1), e si presenta al re «l'anno ventesimo del re Artaserse, nel mese di Nisan» (Ne 2, 1), cioè nel 445 o 444 avanti Cristo. Governa la Giudea «dall'anno vigesimo sino al trentesimo secondo del re Artaserse, per dodici anni» (Ne 5, 14), torna presso il re verso il 433, poi ritorna per una seconda missione (Ne 13, 6). Esdra, venuto nel settimo anno dello stesso re, gli sta accanto nella lettura della Legge.
Le memorie furono scritte dopo la seconda missione, alla fine del V secolo avanti Cristo. La genealogia sacerdotale del capitolo 12 arriva fino al sommo sacerdote Jeddoa e al regno di «Dario re di Persia» (12, 22): i registri furono dunque aggiornati dopo il tempo di Neemia.
Di cosa parla il libro di Neemia? Riassunto
La preghiera e la missione (capitoli 1-2)
A Susa giunge la notizia che «le mura di Gerusalemme sono per terra, e le sue porte sono state consunte dalle fiamme» (Ne 1, 3). Neemia piange, digiuna e prega, confessando i peccati del suo popolo e ricordando a Dio la promessa fatta a Mosè di radunare i dispersi se torneranno a lui (Dt 30).
Quando il re nota il suo volto triste, Neemia prega il Dio del cielo prima di rispondere, e chiede di essere mandato a ricostruire la città «dove posa il sepolcro del padre mio» (Ne 2, 5). Arriva con lettere regie, ispeziona di notte le rovine uscendo «per la porta della valle» (Ne 2, 13), e trascina il popolo: «venite, edifichiamo le mura di Gerusalemme, e non istiamo più in questa ignominia» (Ne 2, 17). Subito compaiono tre avversari: Sanaballath Horonita, Tobia l'Ammonita e Gosem l'Arabo.
Le mura ricostruite sotto la minaccia (capitoli 3-7)
Il capitolo 3 dice chi ha costruito ogni tratto del muro e ogni porta: il sommo sacerdote Eliasib alla porta del gregge, orefici e profumieri, Sellum «egli, e le sue figliuole», mentre i notabili di Thecua «non piegarono i loro colli a faticare all'opera del loro Signore» (3, 5). Gli scherni diventano congiura, e al capitolo 4 i costruttori lavorano armati. Al capitolo 5 il pericolo viene dall'interno: i ricchi prendono in pegno i campi e perfino i figli dei poveri, e Neemia li obbliga a restituire.
I nemici tentano allora l'astuzia: un falso invito nella campagna di Ono, una lettera calunniosa, un profeta prezzolato che lo spinge a nascondersi nel Tempio (capitolo 6); ma «le mura furon condotte a fine ai venticinque del mese di Elul, in cinquantadue giorni» (Ne 6, 15). Neemia mette le guardie e ritrova il registro dei rimpatriati con Zorobabel, lo stesso elenco del capitolo 2 di Esdra.
La Legge letta e l'alleanza rinnovata (capitoli 8-10)
Il primo giorno del settimo mese, tutto il popolo si raduna «nella piazza, che è davanti alla porta delle acque» (Ne 8, 1). Esdra lo scriba, in piedi «sopra una tribuna di legno fatta da lui per parlare al popolo», legge il libro della Legge «dalla mattina sino a mezzodì», mentre i Leviti la spiegano (capitolo 8). Il popolo piange; Neemia ed Esdra lo invitano a far festa, e si celebra la festa dei Tabernacoli come non si era fatto «dal tempo di Giosuè figliuolo di Nun» (Ne 8, 17).
Il ventiquattro del mese il popolo si raduna per un digiuno, «vestiti di sacco, e coperti di terra» (Ne 9, 1), e i Leviti pronunziano la lunga confessione del capitolo 9, che ripercorre tutta la storia da Abramo all'esilio come la misericordia di Dio che risponde all'ingratitudine d'Israele. Al capitolo 10, i capi firmano un'alleanza scritta: niente matrimoni con i popoli pagani, niente commercio in giorno di sabato, l'anno sabbatico, le offerte per il Tempio, le primizie e le decime.
Gerusalemme ripopolata e dedicata (capitoli 11-12)
Un abitante su dieci è designato a sorte per risiedere «in Gerusalemme città santa», e il popolo benedice quelli che si offrono spontaneamente (Ne 11, 1-2). Dopo i registri dei sacerdoti e dei Leviti, il capitolo 12 descrive la dedicazione delle mura: Neemia forma «due gran cori di gente, che cantava» (Ne 12, 31), che avanzano sul muro in direzioni opposte e si ritrovano davanti alla casa di Dio, con cantici, cimbali, salteri e cetre.
La seconda missione e le riforme (capitolo 13)
Tornato dalla corte di Persia, Neemia trova Tobia l'Ammonita sistemato in una stanza del Tempio dal sacerdote Eliasib, i Leviti privati della loro parte, il sabato divenuto giorno di mercato, e Giudei sposati a donne di Azoto, di Ammon e di Moab (capitolo 13). Getta fuori le masserizie di Tobia, ristabilisce le decime, fa chiudere le porte in giorno di sabato (Ne 13, 19) e caccia il nipote del sommo sacerdote, divenuto genero di Sanaballath.
Temi e lettura cattolica
Ricostruire la città di Dio
Il tema del libro è la restaurazione del popolo di Dio dopo il castigo: mura, culto, Legge e alleanza sono rialzati insieme. L'Ecclesiastico riassume l'opera del suo eroe: «Durerà lungamente la memoria di Neemia, il quale rialzò le nostre mura abbattute, e vi ripose le porte, e le sbarre, e ristaurò le nostre abitazioni» (Sir 49, 15). San Beda il Venerabile, nel commento In Ezram et Neemiam, legge il Tempio e la città ricostruiti come figure della Chiesa, e coloro che li rialzarono come figure dei suoi dottori e pastori.
Le mura e la venuta di Cristo
L'angelo aveva detto a Daniele: «Da quando uscirà l'editto per la riedificazione di Gerusalemme fino al Cristo principe vi saranno sette settimane, e sessantadue settimane: e saran di nuovo edificate le piazze, e le muraglie in tempo di angustia» (Dn 9, 25). Molti interpreti cattolici hanno fatto partire le settanta settimane di anni dall'ordine ottenuto da Neemia nel ventesimo anno di Artaserse: il decreto del capitolo 2 aprirebbe così il conto degli anni che conduce al Messia.
Preghiera, digiuno e penitenza
Neemia non fa nulla senza pregare. Digiuna e prega da Chasleu fino a Nisan prima di parlare al re; prega in silenzio, nell'istante, prima di rispondergli: «E io pregai il Dio del cielo» (2, 4); e punteggia le sue memorie di brevi orazioni: «Ricorditi di me, Dio mio, per tua bontà, secondo il bene, che io ho fatto a questo popolo» (5, 19), ripresa più volte nell'ultimo capitolo. È la giaculatoria dei maestri spirituali, la preghiera breve lanciata verso Dio in mezzo al lavoro. Il digiuno del popolo al capitolo 9 unisce la confessione dei peccati alla lode della misericordia di Dio, che è la forma stessa della penitenza cristiana; vedete la nostra pagina su digiuno e astinenza.
Un modello di capo
Neemia riflette prima di parlare, divide la fatica degli operai, rinunzia alle rendite di governatore «temendo Dio» (5, 15), obbliga i ricchi a condonare i debiti, non fugge davanti alla minaccia («Forse un uomo come me si dà alla fuga?», 6, 11) e riprende perfino la famiglia del sommo sacerdote. Il suo zelo per la casa di Dio, per il sabato e per il matrimonio nella fede ricorda la caduta di Salomone, che egli stesso cita: «e lui pure indussero a peccato le donne straniere» (13, 26; vedete il terzo libro dei Re).
La liturgia della Parola
La scena del capitolo 8 è una delle immagini più belle dell'Antico Testamento sulla Parola di Dio proclamata al popolo: la tribuna di legno, il libro aperto davanti a tutti, il popolo in piedi, l'«Amen, amen» (nel Martini «Così sia, così sia») con le mani alzate e la prostrazione, la spiegazione dei Leviti perché «fu inteso quello, che si andava leggendo» (8, 8). La Chiesa vi ha riconosciuto il modello della lettura pubblica delle Scritture nel suo culto, che continua nella santa Messa con l'epistola e il Vangelo.
Versetti celebri del libro di Neemia
- La preghiera di Neemia (Ne 1, 5): «Io ti prego, o Signore Dio del cielo, forte, grande, e terribile che mantieni il patto con quei, che ti amano, e osservano i tuoi comandamenti».
- La spada e la cazzuola (Ne 4, 17): i costruttori «lavoravan con una mano, e coll'altra tenevan la spada». E Neemia rassicura: «il nostro Dio combatterà in nostro aiuto» (Ne 4, 20).
- Il grande lavoro (Ne 6, 3): «Ho per le mani un gran lavoro, e non posso venire, affinchè non resti trascurato, s' io parto per venire a voi».
- Il gaudio del Signore è la nostra fortezza (Ne 8, 10): «perocché questo è giorno santo del Signore: e non vi attristate: perchè il gaudio del Signore è la nostra fortezza»; in latino gaudium etenim Domini est fortitudo nostra. Le Bibbie moderne traducono “la gioia del Signore è la vostra forza”.
- La grande confessione (Ne 9, 17): «Ma tu Dio buono, clemente, e misericordioso, paziente, e di molta benignità, non gli abbandonasti». Ricorda anche la manna del deserto: «E desti anche ad essi pane dal cielo, quand' erano affamati» (Ne 9, 15).
- L'ultima parola del libro (Ne 13, 31): «Ricordati di me, o Dio mio per mia consolazione. Così sia.»
Il libro di Neemia nel canone e nella liturgia
Il libro di Neemia è protocanonico, ricevuto da Ebrei e cristiani e presente in tutte le Bibbie. La Chiesa l'ha sempre contato sotto il nome di Esdra: due libri di Esdra nei canoni dei concili di Roma (382) e di Cartagine (397); il Concilio di Trento, nella sessione IV (1546), nomina il primo libro di Esdra e il secondo, qui dicitur Nehemias. Segue i Paralipomeni e il libro di Esdra, e precede Tobia, Giuditta ed Ester, la cui storia si svolge nella stessa corte di Susa in cui serviva Neemia. Il profeta Malachia è comunemente collocato nella sua epoca.
Il Messale romano del 1962 legge al mercoledì delle Quattro Tempora di settembre una lezione intitolata Lectio libri Esdrae, che è in realtà l'inizio del capitolo 8 di Neemia (8, 1-10): il popolo radunato, la lettura della Legge e la parola gaudium etenim Domini est fortitudo nostra, che ritorna nell'antifona alla comunione dello stesso giorno, Comedite pinguia, et bibite mulsum.
L'introito della festa dei santi apostoli Filippo e Giacomo (11 maggio), Clamaverunt ad te, Domine, in tempore afflictionis suae, et tu de caelo exaudisti eos, è tratto da Neemia 9, 27: «nel tempo della loro tribolazione alzaron le grida a te, e tu udisti dal cielo». Il secondo libro dei Maccabei conserva anche la memoria di Neemia, al tempo del quale fu ritrovato il fuoco sacro nascosto durante l'esilio (2 Mac 1, 18-22); il Messale legge la preghiera che accompagnò quel sacrificio, «intonando Gionata, e gli altri rispondendo» (1, 23-27), il sabato delle Quattro Tempora di Quaresima.
Come leggere il libro di Neemia
Leggetelo subito dopo il libro di Esdra, come un'unica storia. I capitoli 1-6 e 13 si leggono in fretta, come un racconto; i capitoli 3, 7 e 10-12 sono elenchi, che meritano una lettura lenta, perché mostrano un popolo intero al lavoro, ciascuno che costruisce «dirimpetto alla propria casa» (3, 28). Leggete i capitoli 8 e 9 come una liturgia della Parola e un esame di coscienza. Accanto al capitolo 2, leggete Daniele 9.
Domande Frequenti
Chi era Neemia?
Un Giudeo della diaspora, figlio di Helcia, coppiere del re di Persia Artaserse I. Nel 445 avanti Cristo ottenne di essere mandato a Gerusalemme come governatore, ne ricostruì le mura in cinquantadue giorni, governò la Giudea dodici anni e tornò poi per una seconda missione di riforma. Il suo nome significa “il Signore consola”.
Chi ha scritto il libro di Neemia?
Neemia stesso: il libro comincia con «Storia di Nehemia figliuolo di Helcia» e la maggior parte è scritta in prima persona. Il Talmud conferma questa attribuzione. Alle sue memorie unì registri ufficiali, che altri poterono aggiornare dopo di lui.
Qual è la differenza fra il libro di Esdra e quello di Neemia?
Il libro di Esdra racconta il primo ritorno sotto Zorobabel, la ricostruzione del Tempio e l'arrivo di Esdra con la sua riforma dei matrimoni misti. Il libro di Neemia viene dopo, circa tredici anni dopo l'arrivo di Esdra: racconta la ricostruzione delle mura, la lettura pubblica della Legge e l'alleanza rinnovata. Il primo è centrato sul Tempio, il secondo sulla città e sul suo popolo.
Quanti capitoli ha il libro di Neemia?
Tredici, con 404 versetti nella Vulgata e nel Martini. Le Bibbie moderne, che seguono altre divisioni dei versetti, ne contano qualcuno in più, e i riferimenti possono differire di alcuni versetti ai capitoli 4, 9 e 10.
Che cosa significa «il gaudio del Signore è la nostra fortezza»?
È la parola rivolta al popolo che piangeva ascoltando la Legge (Neemia 8, 10). Il giorno consacrato al Signore non è un giorno di tristezza: la gioia che Dio dà, e la gioia di servirlo, sono la forza del suo popolo. Il Messale del 1962 legge questo passo il mercoledì delle Quattro Tempora di settembre.
In quanti giorni furono ricostruite le mura di Gerusalemme?
In cinquantadue: «le mura furon condotte a fine ai venticinque del mese di Elul» (Neemia 6, 15). Il lavoro fu diviso fra le famiglie, ognuna delle quali riparò il tratto più vicino alla propria casa, sotto la minaccia continua dei nemici, con gli operai che tenevano la spada in una mano.
Quali sono le porte di Gerusalemme nel libro di Neemia?
Il capitolo 3 nomina le porte riparate lungo il muro: la porta del gregge, la porta de' pesci, la porta vecchia, la porta della valle, la porta stercoraria, la porta della fontana, la porta delle acque, la porta de' cavalli, la porta orientale e la porta de' giudici. La porta di Ephraim compare al capitolo 8, e la porta della prigione nella processione della dedicazione al capitolo 12.
Il libro di Neemia si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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