La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 126 (Vulgata 125): In convertendo, chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia
Il salmo 126 delle Bibbie moderne è il salmo 125 della Vulgata, l'*In convertendo Dominus captivitatem Sion*: il canto del ritorno dall'esilio di Babilonia, con il versetto che tutti ricordano, «Quei, che seminano tralle lagrime, mieteranno con giubilo». Qui sotto trovate il testo completo del Martini con il latino a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, i versetti 5 e 6, la lettura dei Padri, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 125 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 124.
1 Canticum graduum. In convertendo Dominus captivitatem Sion, facti sumus sicut consolati.
1 Cantico dei gradi. Quando il Signore fè tornare quelli di Sion dalla cattività, noi fummo come uomini ricolmi di consolazione:
2 Tunc repletum est gaudio os nostrum, et lingua nostra exsultatione. Tunc dicent inter gentes : Magnificavit Dominus facere cum eis.
2 Allora fu ripiena di gaudio la nostra bocca, e la nostra lingua di giubilo. Allora dirassi tralle nazioni: Il Signore ha fatte cose grandi per essi.
3 Magnificavit Dominus facere nobiscum ; facti sumus lætantes.
3 Il Signore ha fatto cose grandi per noi: siamo inondati di letizia.
4 Converte, Domine, captivitatem nostram, sicut torrens in austro.
4 Riconduci, o Signore, i nostri dalla cattività, quasi torrente al soffio dell'austro.
5 Qui seminant in lacrimis, in exsultatione metent.
5 Quei, che seminano tralle lagrime, mieteranno con giubilo.
6 Euntes ibant et flebant, mittentes semina sua. Venientes autem venient cum exsultatione, portantes manipulos suos.
6 Camminavano, e andavan piangendo a spargere la loro semenza. Ma al ritorno verranno con festa grande, portando i loro manipoli.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 126 o salmo 125?
Il numero 126 è quello della numerazione ebraica, seguita dalle Bibbie moderne e dalla CEI. La Vulgata latina e la Settanta, che la Chiesa ha sempre cantato, uniscono i salmi 9 e 10 dell'ebraico e contano dunque questo salmo come 125. È lo stesso testo, che in latino comincia con In convertendo Dominus captivitatem Sion. Per questo i libri liturgici antichi e molti canti di chiesa parlano del «salmo 125». La tavola dei due conteggi è nella pagina dei Salmi.
Attenzione: il «salmo 126» dei Vespri e della musica sacra, il Nisi Dominus, “Se il Signore non costruisce la casa”, è il salmo 127 delle Bibbie moderne (Vulgata 126).
Che cosa significa il salmo 126?
Il salmo appartiene ai quindici cantici dei gradi (salmi 119-133 della Vulgata), e il Martini lo intitola «Cantico dei gradi». Guarda a un avvenimento preciso: il ritorno a Gerusalemme dei Giudei deportati a Babilonia, quando il re Ciro permise al popolo di rientrare e di ricostruire il Tempio. Il libro di Esdra riporta l'editto: «Ed egli si metta in viaggio verso Gerusalemme, che è nella Giudea, ed edifichi la casa del Signore Dio d'Israele» (Esdra 1, 3). Il profeta lo aveva annunciato: compiuti i settant'anni, Dio avrebbe ricondotto il suo popolo «in questo luogo» (Geremia 29, 10).
La gioia del ritorno (v. 1-3)
«Quando il Signore fè tornare quelli di Sion dalla cattività, noi fummo come uomini ricolmi di consolazione». Le traduzioni dall'ebraico dicono qui “ci sembrava di sognare”; la Vulgata, che il Martini segue, parla di consolazione. Le due letture dicono la stessa sorpresa: una liberazione così grande che si osa appena crederci. Allora «fu ripiena di gaudio la nostra bocca, e la nostra lingua di giubilo» (v. 2), e le nazioni stesse lo riconoscono: «Il Signore ha fatte cose grandi per essi». Israele riprende la frase per conto suo: «Il Signore ha fatto cose grandi per noi: siamo inondati di letizia» (v. 3).
La preghiera per chi è rimasto (v. 4)
Il ritorno non è compiuto. Molti sono ancora in esilio, e il salmista prega: «Riconduci, o Signore, i nostri dalla cattività, quasi torrente al soffio dell'austro». L'austro è il vento del sud, e il sud è il deserto del Negev, i cui letti di torrente restano asciutti quasi tutto l'anno e si riempiono d'un tratto nella stagione delle piogge. Il salmo chiede a Dio un capovolgimento altrettanto improvviso.
Seminare nelle lacrime, mietere nella gioia (v. 5-6)
Il salmo si chiude sull'immagine che l'ha reso celebre: «Quei, che seminano tralle lagrime, mieteranno con giubilo» (v. 5). Il versetto 6 la svolge come una piccola parabola: «Camminavano, e andavan piangendo a spargere la loro semenza. Ma al ritorno verranno con festa grande, portando i loro manipoli» (v. 6). In un paese povero seminare costava: si gettava in terra il grano che si sarebbe potuto mangiare, senza sapere che cosa avrebbe dato la stagione. Il salmo promette che questa fatica non andrà perduta.
“Grandi cose ha fatto il Signore per noi”
Molti conoscono questo salmo dal ritornello cantato nelle parrocchie, “Grandi cose ha fatto il Signore per noi”, che traduce il versetto 3 secondo la versione moderna dall'ebraico. Nel Martini lo stesso versetto suona: «Il Signore ha fatto cose grandi per noi: siamo inondati di letizia». In latino, Magnificavit Dominus facere nobiscum: facti sumus lætantes, che è l'antifona del salmo ai Vespri del martedì.
La lettura dei Padri e del Vangelo
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, vede sotto la cattività di Babilonia una cattività più profonda: quella del genere umano, prigioniero del peccato e della morte. Il ritorno di Sion figura la Redenzione, e la gioia del ritorno sarà piena nella risurrezione. Le semine nelle lacrime sono le opere di questa vita, la penitenza, l'elemosina, la pazienza nella prova; la mietitura è la vita eterna.
Cristo riprende la stessa legge alla vigilia della Passione: «voi sarete in tristezza, ma la vostra tristezza si cangerà in gaudio» (Giovanni 16, 20). Ne aveva fatto una beatitudine: «Beati coloro, che piangono: perchè questi saran consolati» (Matteo 5, 5). E san Paolo esorta: «Non ci stanchiamo nel far del bene: Conciossiachè non istancandoci mieteremo a suo tempo» (Galati 6, 9). La tradizione ha applicato i versetti 5 e 6 ai martiri e agli apostoli, che hanno seminato il Vangelo nella persecuzione, e a ogni anima che fa penitenza.
Il salmo risponde tratto per tratto al salmo 137 delle Bibbie moderne, Super flumina Babylonis: là gli esiliati piangevano lungo i fiumi ricordando Sion; qui ritornano cantando.
Il salmo 126 nella liturgia del 1962
Vespri del martedì. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 125 è il quarto dei Vespri del martedì, dopo il salmo 125 delle Bibbie moderne, Qui confidunt, e prima del Nisi Dominus, con l'antifona Magnificavit Dominus facere nobiscum: facti sumus lætantes. Potete pregare quest'Ufficio nel breviario del giorno e leggerne la storia nella guida ai Vespri.
I Vespri degli Apostoli. Ai secondi Vespri del comune degli Apostoli il salmo 125 si canta sotto l'antifona Euntes ibant et flebant, mittentes semina sua: i seminatori che andavano piangendo sono gli apostoli, che hanno sparso la Parola nelle lacrime e nel sangue.
La Messa. Nel Messale i versetti 5 e 6, Qui seminant in lacrimis, in gaudio metent, formano il tratto delle Messe di diversi martiri quando la loro festa cade dopo la Settuagesima: i santi Fabiano e Sebastiano (20 gennaio), sant'Agata (5 febbraio); lo stesso tratto si canta per i Sette santi Fondatori dei Serviti (12 febbraio) e nella Messa dei Quaranta Martiri di Sebaste (10 marzo), dove segue il graduale Ecce quam bonum.
Come pregare il salmo 126
- In ringraziamento. Dopo una liberazione, una guarigione, una riconciliazione, i versetti 2 e 3 danno le parole della riconoscenza; prolungano ogni preghiera di ringraziamento.
- In una pena che dura. Il versetto 5 rende la pazienza a chi lavora senza vedere frutti: un'educazione, un apostolato, una conversione attesa.
- Per chi è lontano. Il versetto 4 si prega per le anime ancora «prigioniere»: i peccatori, i lontani dalla Chiesa, i defunti che attendono la loro liberazione.
- Il martedì sera, con la Chiesa, ai Vespri.
Domande Frequenti
Che cosa dice il salmo 126, versetto 5?
Nel Martini: «Quei, che seminano tralle lagrime, mieteranno con giubilo». In latino, Qui seminant in lacrimis, in exsultatione metent. Il versetto promette che la pena offerta a Dio porta frutto, come il grano seminato nella fatica dà la messe.
Che cosa vuol dire il versetto 6 del salmo 126?
Svolge il versetto 5: i seminatori vanno piangendo a gettare il seme, ma tornano nella gioia, carichi di covoni. La tradizione lo applica alla vita cristiana, dove la penitenza e le opere di misericordia preparano la messe della vita eterna, e in particolare ai martiri.
Qual è il significato del salmo 126?
È il canto del ritorno dall'esilio di Babilonia e la preghiera perché Dio finisca di ricondurre il suo popolo. I Padri vi leggono la liberazione dal peccato, la conversione e, al termine, la risurrezione.
Il salmo 126 di Vivaldi è questo salmo?
No. Il Nisi Dominus di Vivaldi è composto sul salmo 126 della Vulgata, cioè il salmo 127 delle Bibbie moderne. Il salmo 126 delle Bibbie moderne è questo, l'In convertendo.
Chi ha scritto il salmo 126?
Il titolo non nomina alcun autore: dice soltanto «Cantico dei gradi». Il contenuto lo collega al ritorno dall'esilio, nel VI secolo avanti Cristo; il suo autore umano è sconosciuto, e l'autore principale, come per tutta la Scrittura, è lo Spirito Santo.
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