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La Lettera di san Paolo ai Colossesi
La Lettera ai Colossesi è la lettera che san Paolo, prigioniero a Roma, indirizzò a una giovane Chiesa della Frigia per difenderla da una falsa «filosofia», mostrando che in Cristo abita tutta la pienezza della divinità. Qui sotto trovate i 4 capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue ne presenta l'autore, i destinatari, il contenuto, i versetti più celebri e l'uso nella liturgia.
Leggere Colossesi: 4 capitoli
La Lettera ai Colossesi, Epistola ad Colossenses nella Vulgata, è una delle quattordici lettere di san Paolo. Segue la Lettera ai Filippesi e precede le due lettere ai Tessalonicesi. È breve, quattro capitoli e novantacinque versetti, ma poche pagine del Nuovo Testamento dicono con tanta forza chi è Cristo. La prima metà è dottrinale: il Figlio è il Creatore di tutte le cose, il capo della Chiesa, colui nel quale «abita tutta la pienezza della divinità corporalmente» (Col 2,9). La seconda metà ne trae una vita: poiché siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, in casa, nel lavoro e nella preghiera.
Chi ha scritto la Lettera ai Colossesi?
San Paolo, con Timoteo al suo fianco. La lettera si apre così: «Paolo per volontà di Dio Apostolo di Gesù Cristo, e il fratello Timoteo: A quegli, che sono a Colosse, santi, e fedeli fratelli in Cristo Gesù» (Col 1,1-2); Colesse è la grafia del Martini per Colossi. Timoteo è nominato come compagno, come in testa alle lettere ai Filippesi e a Filemone; l'autore resta Paolo, che firma di suo pugno all'ultima riga: «Il saluto (è) di mano di me Paolo. Abbiate memoria delle mie catene» (Col 4,18). L'Apostolo dettava di solito le sue lettere e le autenticava in questo modo.
La Chiesa l'ha sempre ricevuta come sua. Sant'Ireneo, Tertulliano e Clemente Alessandrino la citano sotto il nome di Paolo alla fine del II secolo, e il Canone Muratoriano la pone fra le sue lettere. La testimonianza interna è altrettanto chiara: la lettera è legata al biglietto a Filemone, che nessuno contesta, dove si ritrovano lo stesso schiavo, Onesimo, e gli stessi saluti di Aristarco, di Marco, di Epafra, di Luca e di Dema.
Dal XIX secolo alcuni critici vi vedono l'opera di un discepolo, a causa del vocabolario e della parentela con la Lettera agli Efesini; ma un medesimo autore che scrive due lettere nello stesso periodo spiega benissimo questa somiglianza. Il Concilio di Trento la elenca fra le quattordici lettere Pauli apostoli, di Paolo apostolo. Per la vita dell'Apostolo si veda il nostro articolo sulla conversione di san Paolo.
Quando e dove è stata scritta?
A Roma, durante la prima prigionia di san Paolo, verso il 61-63. La lettera è scritta in catene: Paolo chiede di pregare perché possa parlare «del mistero di Cristo (a motivo del quale son io ancora in catene)» (Col 4,3), e trasmette il saluto di «Aristarco mio compagno nella prigionia» (Col 4,10). È la prigionia descritta alla fine degli Atti degli Apostoli: due anni in una casa presa in affitto, sotto la custodia di un soldato, con la libertà di ricevere visite.
Colossesi, Efesini e Filemone partirono insieme. Tichico portava le prime due lettere, e con lui viaggiava Onesimo, lo schiavo fuggitivo che tornava dal suo padrone Filemone, a Colossi: «Insieme con Onesimo fratello carissimo, e fedele, che è dei vostri» (Col 4,9). Alcuni autori moderni propongono Cesarea o Efeso; la tradizione resta a Roma.
A chi è rivolta la Lettera ai Colossesi, e perché?
Colossi era una città della Frigia, in Asia Minore, sul fiume Lico, vicinissima a Laodicea e a Gerapoli. Paolo non vi era mai stato: parla di «tutti quegli, che non hanno veduto la faccia mia corporale» (Col 2,1). Il Vangelo vi era stato portato da un colossese, Epafra: «Conforme avete anche imparato da Epafra conservo nostro carissimo» (Col 1,7). La comunità veniva soprattutto dal paganesimo.
Epafra aveva portato a Roma buone notizie, ma anche un'inquietudine. Alcuni maestri turbavano i fedeli con una «filosofia» fatta di pratiche giudaiche (feste, noviluni, sabati, divieti alimentari) e di un culto degli Angeli che poneva gli spiriti celesti fra Dio e l'uomo e lasciava Cristo in ombra. Paolo non confuta queste dottrine punto per punto: mostra chi è Cristo, e il loro fondamento crolla.
Di cosa parla la Lettera ai Colossesi? Riassunto
Cristo, capo della creazione e della Chiesa (capitolo 1)
Il capitolo 1 si apre con il ringraziamento per la fede, la speranza e la carità dei Colossesi, poi con una preghiera: che siano «ripieni di cognizione della volontà di lui con ogni sapienza, e intelligenza spirituale» (Col 1,9), per camminare «in maniera degna di Dio» (Col 1,10). Il Padre «ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce» (Col 1,12) e «ci ha trasportati nel regno del Figliuolo dell'amor suo» (Col 1,13). Viene allora il grande inno a Cristo dei versetti 15-20, presentato più sotto. Paolo conclude sulla propria parte nel mistero: gode di soffrire per la Chiesa e predica «Cristo, in voi speranza della gloria» (Col 1,27).
Guardatevi dalla falsa filosofia (capitolo 2)
Il capitolo 2 è la messa in guardia: «Badate, che alcuno non vi seduca per mezzo di filosofia inutile, ed ingannatrice, secondo la tradizione degli uomini, secondo i principj del mondo, e non secondo Cristo» (Col 2,8). In Cristo «sono ascosi tutti i tesori della sapienza, e della scienza» (Col 2,3), e i Colossesi non hanno bisogno d'altro: hanno ricevuto «la circoncisione di Cristo», sono stati «Sepolti con lui nel battesimo, nel quale siete ancora risuscitati mediante la fede» (Col 2,11-12).
Cristo ha cancellato il documento che ci condannava, «ed ei lo tolse di mezzo, affiggendolo alla croce» (Col 2,14), e ha trionfato delle potenze. Le feste e i divieti dell'antica Legge sono soltanto «ombra delle future: ma il corpo è di Cristo» (Col 2,17). Nessuno li inganni con un'umiltà affettata e «col superstizioso culto degli Angeli» (Col 2,18), da gente che va «non attenendosi al capo» (Col 2,19).
Risorti con Cristo: l'uomo nuovo (capitolo 3)
Il capitolo 3 passa alla morale. «Se adunque siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo sedente alla destra di Dio» (Col 3,1). Il cristiano mortifica l'impurità e l'avarizia, rigetta l'ira e la menzogna, si spoglia «dell'uomo vecchio, e di tutte le opere di lui» (Col 3,9) e si riveste del nuovo, nel quale non contano più le differenze di popolo o di condizione, ma «Cristo (è) ogni cosa, ed è in tutti» (Col 3,11). Si riveste di misericordia, di bontà, di umiltà, di pazienza e di perdono, e soprattutto della carità (3,12-17, presentati più sotto). Segue la regola della casa cristiana: mogli e mariti, figli e genitori, servi e padroni (Col 3,18-25).
Preghiera, saggezza e saluti (capitolo 4)
Il capitolo 4 completa la regola domestica, «Padroni con giustizia, ed equità trattate i servi» (Col 4,1), chiede la perseveranza nella preghiera, «Siate perseveranti nell'orazione, vegliando in essa, e ne' rendimenti di grazie» (Col 4,2), e raccomanda la saggezza verso quelli di fuori: «Il vostro discorso sia sempre con grazia asperso di sale» (Col 4,6). Vengono infine le notizie e i saluti: Tichico e Onesimo, i latori; Aristarco; Marco, «cugino di Barnaba»; Epafra, «il quale combatte sempre per voi con le orazioni» (Col 4,12); Luca; e una parola per Archippo: «pensa al ministero, che hai ricevuto nel Signore, affine di adempirlo» (Col 4,17).
L'inno a Cristo (Colossesi 1,15-20)
«Il quale è immagine dell'invisibile Dio, primogenito di tutte le creature» (Col 1,15): «Imperocché per lui sono state fatte tutte le cose ne' cieli, e in terra, le visibili, e le invisibili, sia i troni, sia le dominazioni, sia i principati, sia le potestà: tutto per lui, e a riflesso di lui fu creato» (Col 1,16). «Ed egli è avanti a tutte le cose, e le cose tutte per lui sussistono» (Col 1,17).
«Ed egli è capo del corpo della Chiesa, ed egli è il principio, il primo a rinascere dalla morte» (Col 1,18), perché piacque al Padre «che in lui abitasse ogni pienezza» (Col 1,19) e che per lui fossero riconciliate tutte le cose, «rappacificando, mediante il sangue della croce di lui, e le cose della terra, e le cose del cielo» (Col 1,20).
Sono i versetti più commentati della lettera, da accostare al prologo del Vangelo di san Giovanni. Contro gli ariani, che facevano del Figlio una creatura, sant'Atanasio e i Padri hanno mostrato che «primogenito di tutte le creature» non significa “primo creato”: il Figlio è generato prima di ogni creatura, e tutto è creato per mezzo di Lui. Per questo la Chiesa legge Col 1,12-20 nella festa di Cristo Re, l'ultima domenica di ottobre: Egli è re perché tutto è stato creato per Lui e in vista di Lui, e perché ha riconciliato il mondo con il sangue della sua croce.
Colossesi 3,12-17: le virtù della famiglia cristiana
«Rivestitevi adunque, come eletti di Dio, santi, ed amati, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di modestia, di pazienza» (Col 3,12): «Sopportandovi, gli uni gli altri, e perdonandovi scambievolmente» (Col 3,13), «conforme anche il Signore a voi perdonò, così anche voi». «E sopra tutte queste cose conservate la carità, la quale è il vincolo della perfezione» (Col 3,14). «E la pace di Dio trionfi ne' vostri cuori» (Col 3,15); «La parola di Cristo abiti in voi con pienezza» (Col 3,16), nel canto dei salmi e degli inni; «Qualunque cosa o diciate, o facciate, tutto nel nome del Signor Gesù, Cristo, rendendo per lui grazie a Dio e Padre» (Col 3,17).
È l'epistola della festa della Santa Famiglia, la domenica dopo l'Epifania. La carità «vincolo della perfezione» tiene insieme tutte le altre virtù come un legame tiene insieme un fascio. Chi vuole farne preghiera può accompagnarla con una preghiera per la famiglia.
Temi e lettura cattolica
La divinità di Cristo. Il versetto 2,9, «in lui abita tutta la pienezza della divinità corporalmente», è una testimonianza chiarissima dell'Incarnazione: la divinità intera abita nella carne di Cristo, non come in un tempio qualunque, ma unita alla sua umanità nell'unica persona del Verbo.
La Chiesa, suo corpo. Cristo è «capo del corpo della Chiesa», e il corpo intero, «disposto, e compaginato per mezzo dei legamenti, e delle giunture, cresce con augumento, che è di Dio» (Col 2,19).
Le sofferenze offerte per la Chiesa. «Io, che adesso godo di quel, che patisco per voi, e do nella carne mia compimento a quello, che rimane de' patimenti di Cristo, a pro del corpo di lui, che è la Chiesa» (Col 1,24). Nulla manca alla Passione del Capo, il cui valore è infinito. Ciò che rimane da compiere sono le sofferenze delle sue membra, unite alle sue. Qui si radica la pratica cattolica di offrire le proprie pene per gli altri, e la dottrina della comunione dei santi.
Il battesimo, nuova circoncisione. Ciò che la circoncisione figurava nell'alleanza con Abramo (Genesi 17), il battesimo lo compie: ci seppellisce con Cristo e ci risuscita con Lui. È lo stesso insegnamento della Lettera ai Romani, capitolo 6.
Gli Angeli e la tradizione rettamente intesi. Due versetti sono stati talvolta rivolti contro la pratica cattolica. Il culto superstizioso degli Angeli condannato in 2,18 metteva gli Angeli al posto di Cristo, presso gente che non si teneva più al capo; non tocca la preghiera che la Chiesa rivolge ai santi Angeli perché intercedano per mezzo di Gesù Cristo. Paolo stesso nomina gli ordini angelici, troni, dominazioni, principati e potestà, che san Gregorio Magno, in un'omelia letta dal Breviario il 29 settembre, conta fra i nove cori angelici. Quanto alla «tradizione degli uomini» (2,8), si tratta di speculazioni umane, non della Tradizione apostolica che lo stesso Apostolo ordina di custodire: «ritenete le tradizioni, che avete apparate» (2 Ts 2,15).
Versetti celebri della Lettera ai Colossesi
- «Il quale è immagine dell'invisibile Dio, primogenito di tutte le creature» (Col 1,15).
- «Imperocché in lui abita tutta la pienezza della divinità corporalmente» (Col 2,9).
- «Abbiate pensiero delle cose di lassù, non di quelle della terra» (Col 3,2).
- «Imperocché siete morti, e la vostra vita è ascosa con Cristo in Dio» (Col 3,3).
- «Quando Cristo, vostra vita, comparirà; allora anche voi comparirete con lui nella gloria» (Col 3,4).
- «Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come pel Signore, e non per gli uomini» (Col 3,23): è la regola di ogni lavoro cristiano.
- «Vi saluta Luca medico carissimo, e Demade» (Col 4,14). Da questo versetto sappiamo che san Luca evangelista era medico, come ricorda anche il Breviario nella sua festa; i versetti 10 e 11, che non lo contano fra i collaboratori venuti dalla circoncisione, lasciano intendere che era di origine pagana.
La Lettera ai Colossesi nel canone e nella liturgia
La lettera non è mai stata contestata. Porta lo stesso nome e conta gli stessi quattro capitoli nelle Bibbie cattoliche, ortodosse e protestanti; nella Vulgata e nel Martini ha 95 versetti. Con Efesini, Filippesi e Filemone forma il gruppo delle lettere della prigionia, e il Concilio di Trento (sessione IV, 8 aprile 1546) la nomina nell'elenco delle quattordici lettere di san Paolo.
Il Messale del 1962 la legge spesso:
- Col 1,12-20, nella festa di Cristo Re, l'ultima domenica di ottobre;
- Col 1,9-14, nella XXIV e ultima domenica dopo Pentecoste;
- Col 3,12-17, nella festa della Santa Famiglia e nella V domenica dopo l'Epifania;
- Col 3,1-4, nella messa della Veglia pasquale: «Se adunque siete risuscitati con Cristo»;
- Col 3,14-15.17.23-24, nella festa di san Giuseppe artigiano, il 1° maggio, che ha così per epistola la regola del lavoro fatto «come pel Signore».
L'antifona alla comunione del martedì di Pasqua, Si consurrexistis cum Christo, è presa da Col 3,1-2. Nel Breviario la lettera è letta nelle lezioni del Mattutino il martedì e il mercoledì della IV settimana dopo l'Epifania, quando il calendario la conserva, e il terzo capitolo dà le lezioni della domenica in Albis, l'ottava di Pasqua. Ritrovate questi giorni nel calendario liturgico.
Come leggere la Lettera ai Colossesi
Leggetela prima tutta d'un fiato, poi insieme alla Lettera agli Efesini e al biglietto a Filemone, partiti nello stesso momento. Fermatevi sull'inno di 1,15-20 guardando il latino, perché primogenitus omnis creaturae e plenitudo divinitatis portano la dottrina che i Padri hanno difeso. Prendete infine il capitolo 3 come esame di coscienza per la vita di famiglia e il lavoro. Il testo intero è nella Bibbia di Iter Fidei, con il latino e l'italiano a fronte.
Domande Frequenti
Chi ha scritto la Lettera ai Colossesi?
San Paolo, che si nomina al primo versetto insieme a Timoteo e firma di suo pugno alla fine (Col 4,18). La tradizione è unanime; alcuni critici moderni pensano a un discepolo, ma la stretta unione con il biglietto a Filemone parla in favore dell'Apostolo.
A chi è rivolta la Lettera ai Colossesi?
Ai cristiani di Colossi, in Frigia, nell'odierna Turchia, una Chiesa fondata non da Paolo ma dal suo discepolo Epafra, composta soprattutto da ex pagani. Paolo chiede che la lettera sia letta anche a Laodicea.
Dove si trovava san Paolo quando scrisse ai Colossesi?
Era prigioniero a Roma, in attesa del processo davanti a Cesare, al quale si era appellato. Gli Atti dicono che rimase due anni in una casa presa in affitto. Chiama Aristarco suo «compagno nella prigionia» e chiude con le parole: «Abbiate memoria delle mie catene».
Qual è il tema principale della Lettera ai Colossesi?
Il primato di Cristo, e il fatto che Egli basta: è l'immagine del Dio invisibile, in cui tutto è stato creato e per il cui sangue tutto è stato riconciliato. Nulla può essere messo accanto a Lui, né gli Angeli né le osservanze dell'antica Legge. Ne deriva la vita cristiana: cercare le cose di lassù, spogliarsi dell'uomo vecchio, rivestirsi della carità.
Chi era Epafra?
Un colossese, «che è dei vostri», che portò il Vangelo nella sua città e si adoperò anche per Laodicea e Gerapoli (Col 4,12-13). Paolo lo chiama suo «conservo nostro carissimo» e lo mostra sempre in preghiera per i suoi; nel biglietto a Filemone (versetto 23) è detto compagno di prigionia dell'Apostolo.
Che cos'è la lettera dei Laodicesi di Col 4,16?
Paolo chiede che i Colossesi leggano anche la lettera «de' Laodiceni». Non sappiamo che cosa fosse: una lettera di Paolo perduta, secondo alcuni; la Lettera agli Efesini, lettera circolare, secondo altri. La breve “Lettera ai Laodicesi” che circolò in latino nel Medioevo è soltanto un mosaico di frasi tratte dalle altre lettere, e la Chiesa non l'ha mai ricevuta.
Quanti capitoli ha la Lettera ai Colossesi?
Quattro capitoli e 95 versetti, nella Vulgata, nel Martini e nelle Bibbie moderne.
La Lettera ai Colossesi si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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