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La prima Lettera di san Paolo a Timoteo
La prima Lettera a Timoteo è la lettera che san Paolo scrisse al suo discepolo, posto a capo della Chiesa di Efeso: una regola per i pastori sulla preghiera, sui vescovi e sui diaconi, sulle vedove, sui preti, sul denaro e sulla custodia del deposito della fede. Qui sotto trovate i sei capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue ne presenta l'autore, il riassunto, i versetti più cercati e l'uso nella liturgia.
Leggere 1 Timoteo: 6 capitoli
La prima Lettera a Timoteo, Epistola I ad Timotheum nella Vulgata, apre il gruppo delle tre lettere dette pastorali, con la seconda Lettera a Timoteo e la Lettera a Tito. Quasi tutte le lettere di san Paolo sono indirizzate a Chiese; queste sono indirizzate a pastori. In sei capitoli l'Apostolo insegna a un giovane vescovo come prega la Chiesa, chi deve ordinare, come si prende cura delle vedove e onora i suoi preti, che cosa pensa del denaro e come custodisce la fede ricevuta.
Chi era Timoteo?
Il «figliuolo diletto» di Paolo nella fede (1 Tm 1,2). Era nato a Listra, in Licaonia, «figliuolo di una donna Giudea fedele, di padre Gentile» (Atti 16,1); la seconda lettera nomina la madre Eunice e la nonna Loide. Paolo lo prese con sé nel secondo viaggio missionario, e il suo nome compare in testa a parecchie lettere, tra cui le due ai Tessalonicesi.
Il nome greco Timotheos significa colui che onora Dio, o anche onorato da Dio. Quando Paolo gli scrive, Timoteo governa la Chiesa di Efeso: «ti pregai, che rimanessi in Efeso, mentr' io andava nella Macedonia, perché facessi intendere a certuni, che non tenessero diversa dottrina» (1 Tm 1,3). La tradizione lo onora come primo vescovo di quella città e come martire; il calendario del 1962 lo festeggia il 24 gennaio, vigilia della Conversione di san Paolo.
Chi ha scritto la prima Lettera a Timoteo?
San Paolo. La lettera si apre così: «Paolo Apostolo di Gesù Cristo secondo l'ordinazione di Dio Salvatore nostro, e di Gesù Cristo nostra speranza» (1 Tm 1,1). L'autore ricorda di essere stato prima «bestemmiatore e persecutore, e oppressore» (1 Tm 1,13): è la storia di Saulo prima della via di Damasco. Si dice «dottore delle genti per la fede, e per la verità» (1 Tm 2,7).
La testimonianza antica è costante. San Policarpo di Smirne conosce le lettere pastorali all'inizio del II secolo; sant'Ireneo le cita come di Paolo, e prende perfino il titolo della sua grande opera contro gli gnostici dalla «scienza di falso nome» di 1 Tm 6,20: Smascheramento e confutazione della falsa gnosi. Eusebio le annovera tra i libri accolti da tutti.
Dall'Ottocento molti critici attribuiscono le pastorali a un discepolo di Paolo. Il 12 giugno 1913 la Pontificia Commissione Biblica ha risposto che, secondo la tradizione della Chiesa, queste lettere sono state scritte dall'Apostolo stesso e sempre ritenute autentiche e canoniche, e che le obiezioni tratte dallo stile o dall'organizzazione della Chiesa non indeboliscono questa testimonianza.
Quando è stata scritta?
Dopo la liberazione di san Paolo dalla prima prigionia romana, con cui si chiudono gli Atti, e prima della seconda prigionia e della morte: verso il 63-65. I Padri attestano quest'ultimo viaggio in Oriente. Il luogo non è certo; l'opinione più comune è la Macedonia, dove Paolo si era recato lasciando Timoteo a Efeso, con la speranza di raggiungerlo presto (1 Tm 3,14).
Di cosa parla la prima Lettera a Timoteo? Riassunto
La chiave della lettera è in una frase: Paolo scrive «affinchè ove mai io tardassi, tu sappia come diportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa di Dio vivo, colonna, e appoggio della verità» (1 Tm 3,15). Ogni capitolo applica questo principio a una parte del compito di un vescovo.
La sana dottrina e la conversione di Paolo (capitolo 1)
Timoteo deve far tacere chi va dietro «alle favole, e alle genealogie, che non hanno fine» (1 Tm 1,4), perché «il fine del precetto è la carità di puro cuore, e di buona coscienza, e di fede non simulata» (1 Tm 1,5). Paolo ringrazia per la propria conversione, prova che «Gesù Cristo venne in questo mondo a salvare i peccatori, de' quali il primo son io» (1 Tm 1,15), e mette in guardia contro Imeneo e Alessandro, che «han fatto naufragio intorno alla fede» (1 Tm 1,19).
La preghiera della Chiesa (capitolo 2)
Il capitolo 2, spiegato più sotto, regola la preghiera pubblica: per tutti gli uomini e per chi governa, perché Dio vuole la salvezza di tutti e uno solo è il mediatore. Gli uomini preghino «alzando pure le mani, scevri d'ira, e di dissensione» (1 Tm 2,8); le donne si adornino di modestia e di buone opere, e non insegnino nell'assemblea.
I vescovi, i diaconi e il mistero della pietà (capitolo 3)
«Parola fedele: se uno desideri l'episcopato, ei desidera un bel lavoro» (1 Tm 3,1). Il vescovo dev'essere irreprensibile, «che abbia preso una sola moglie, sobrio, prudente, modesto, pudico, ospitale, capace d'insegnare» (1 Tm 3,2), capace di governare la propria casa, «non neofito» (1 Tm 3,6). I diaconi siano prima messi alla prova e portino «il mistero della fede in una coscienza pura» (1 Tm 3,9). Il capitolo termina con la Chiesa colonna della verità e con un inno a Cristo (3,16).
Il falso ascetismo e il giovane vescovo (capitolo 4)
Negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, «ordinando di non contrar matrimonio, di astenersi dai cibi creati da Dio» (1 Tm 4,3), mentre «tutto quello, che Dio ha creato, è buono» (1 Tm 4,4). Timoteo si eserciti nella pietà, che «è buona a tutto» (1 Tm 4,8), attenda «alla lettura, all'esortare, ed all'insegnare», e non trascuri la grazia ricevuta «con l'imposizione delle mani del presbiterio» (1 Tm 4,13-14).
Le vedove e i preti (capitolo 5)
Timoteo tratti gli anziani come padri, i giovani come fratelli, le anziane come madri, le giovani «come sorelle, con tutta castimonia» (1 Tm 5,2). Onori «le vedove, che sono veramente vedove»: prima la famiglia si prenda cura dei suoi, e la Chiesa iscriva solo vedove provate, di almeno sessant'anni (1 Tm 5,9-10). «I preti, che governano bene, sian riputati meritevoli di doppio onore» (1 Tm 5,17); contro un prete non si accetti accusa senza due o tre testimoni; e «Non ti dar fretta ad imporre le mani ad alcuno» (1 Tm 5,22).
Le ricchezze e il deposito della fede (capitolo 6)
I servi onorino i padroni; sono biasimati i maestri che pensano «che la pietà sia un'arte per guadagnare» (1 Tm 6,5). L'«uomo di Dio» combatta «nel buon certame della fede» (1 Tm 6,12), raccomandi ai ricchi di diventare «ricchi di buone opere» (1 Tm 6,18) e soprattutto: «O Timoteo, custodisci il deposito» (1 Tm 6,20).
1 Timoteo 2: spiegazione del capitolo più cercato
La preghiera per tutti (2,1-4). «Raccomando adunque prima di tutto, che si facciano suppliche, orazioni, voti, ringraziamenti per tutti gli uomini: pei Regi, e per tutti i costituiti in posto sublime» (1 Tm 2,1-2), perché Dio «vuole, che tutti gli uomini si salvino, ed arrivino al conoscimento della verità» (1 Tm 2,4). Sant'Agostino vedeva in questo elenco la struttura della preghiera eucaristica, e la Chiesa vi obbedisce ogni volta che prega per il Papa, per i vescovi e per i governanti, come fa nelle grandi orazioni del Venerdì Santo.
Un solo mediatore (2,5). «Imperocché Dio è uno, uno anche il mediatore tra Dio, e gli uomini, uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2,5), «il quale diede se stesso in redenzione per tutti». Cristo è l'unico mediatore della redenzione, perché solo Lui, Dio e uomo, ha pagato il prezzo del nostro riscatto. Questo non impedisce di chiedere l'intercessione dei fedeli sulla terra e dei santi in cielo: Paolo stesso, quattro versetti prima, chiede suppliche e orazioni per tutti. I santi non aggiungono nulla alla mediazione di Cristo; pregano per mezzo di Lui. Il Concilio di Trento (sessione XXV) condanna chi giudica l'invocazione dei santi contraria all'onore dell'unico mediatore.
Le donne nell'assemblea (2,9-15). Le donne si adornino «di verecondia, e modestia, non con i capelli arricciati, né con oro, o perle, o con vestimenta preziose: ma con le buone opere» (1 Tm 2,9-10). Poi: «La donna impari in silenzio con tutta dipendenza. Non permetto alla donna il fare da maestra, né il dominar sopra l'uomo: ma che stia cheta» (1 Tm 2,11-12).
Con la prima Lettera ai Corinzi, la Chiesa intende questi versetti dell'insegnamento pubblico nell'assemblea liturgica, che spetta al ministero ordinato: non nega alle donne l'istruzione dei figli né l'apostolato, e venera tra i suoi dottori santa Caterina da Siena e santa Teresa d'Avila. Il versetto 15, «si salverà per la educazione de' figliuoli, se si terrà nella fede, e nella carità, e nella santità con modestia», nel latino dice per filiorum generationem: la maternità vissuta nella fede è una via di salvezza, non una condizione sufficiente da sola.
Temi e lettura cattolica
La gerarchia della Chiesa. La lettera mostra un vescovo stabilito da un Apostolo a capo di una Chiesa, che ordina con l'imposizione delle mani, giudica i preti e sceglie i diaconi. Il Concilio di Trento, definendo l'Ordine un vero sacramento (sessione XXIII, 1563), si appoggia su questi testi e su quelli della seconda lettera; il nostro articolo sui sette sacramenti lo colloca tra gli altri.
«Che abbia preso una sola moglie.» Il testo non esige che ogni vescovo sia sposato, poiché san Paolo stesso non lo era: vieta di ordinare chi si è sposato più di una volta. Fin dai primi secoli la Chiesa latina ha chiesto la continenza ai ministri sacri sposati, poi ha scelto i suoi preti tra coloro che custodiscono il celibato.
La Chiesa, colonna della verità. Paolo non dice che la Scrittura sola è colonna della verità, ma la Chiesa del Dio vivo. È uno dei testi su cui poggia l'infallibilità della Chiesa docente.
Il matrimonio, i cibi e l'ascesi. Il versetto 4,3 è stato talvolta rivolto contro la pratica cattolica. Paolo colpisce le sette che ritenevano cattivi la carne e il matrimonio, come faranno gli encratiti e i manichei. La Chiesa considera il matrimonio un sacramento, lo vieta solo a chi ha scelto per voto uno stato più perfetto, e non condanna nessun cibo in sé: il digiuno è una rinuncia offerta, non un disprezzo della creazione.
Il deposito della fede. Depositum custodi, «custodisci il deposito» (6,20), è la carta della Tradizione: il vescovo non inventa la dottrina, custodisce ciò che ha ricevuto. San Vincenzo di Lérins ha commentato questo versetto nel Commonitorio (434): il deposito è ciò che ti è stato affidato, non ciò che hai trovato; non lo hai inventato, lo hai ricevuto.
Versetti celebri della prima Lettera a Timoteo
- «Al Re de' secoli immortale, invisibile, al solo Dio, onore, e gloria pe' secoli de' secoli» (1 Tm 1,17).
- «Ed è evidentemente grande il mistero della pietà, il quale si è manifestato nella carne, è stato giustificato mediante lo Spirito, è stato conosciuto dagli Angeli, è stato predicato alle genti, è stato creduto nel mondo, è stato assunto nella gloria» (1 Tm 3,16).
- «Nissuno disprezzi la tua giovinezza: ma sii tu il modello de' fedeli nel parlare, nel conversare, nella carità, nella fede, nella castità» (1 Tm 4,12).
- «Non voler tuttora bere acqua, ma fa uso di un poco di vino a causa del tuo stomaco, e delle frequenti tue malattie» (1 Tm 5,23).
- «Or ella è un gran capitale la pietà con il contentarsi di poco. Imperocché nulla abbiam portato in questo mondo: e non vi ha dubbio, che nulla ne possiam portar via. Ma avendo gli alimenti, e di che coprirci, contentiamoci di questo» (1 Tm 6,6-8).
- «Imperocché radice di tutti i mali è la cupidigia» (1 Tm 6,10): la Vulgata dice cupiditas, il desiderio smodato del denaro, non il denaro in sé.
La prima Lettera a Timoteo nel canone e nella liturgia
La lettera porta lo stesso nome e ha gli stessi sei capitoli nelle Bibbie cattoliche e protestanti. Segue la seconda ai Tessalonicesi e precede la seconda a Timoteo. Non è mai stata contestata nella Chiesa, e il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) nomina le due lettere a Timoteo tra le quattordici di san Paolo.
Nel Messale del 1962:
- 1 Tm 6,11-16 è l'epistola della messa di san Timoteo, vescovo e martire, il 24 gennaio: «Ma tu, uomo di Dio, fuggi da queste cose: ma attienti alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mansuetudine» (1 Tm 6,11);
- 1 Tm 5,3-10, sulle vedove, è l'epistola del Comune delle sante né vergini né martiri e della festa di santa Monica, il 4 maggio.
Nel Breviario, la lettera è letta al Mattutino la V domenica dopo l'Epifania (primo notturno) e il lunedì seguente, quando il calendario lo consente, e il passo sul vescovo (3,1-7) apre le letture del Mattutino nel Comune dei confessori pontefici. La dossologia di 1,17, Regi saeculorum immortali et invisibili, soli Deo honor et gloria, è il capitolo dell'ora di Prima nelle domeniche e nelle feste: la potete pregare nel Breviario.
Come leggere la prima Lettera a Timoteo
Leggetela d'un fiato, poi insieme alla Lettera a Tito, sua gemella, e alla seconda a Timoteo. Tenete sotto gli occhi il discorso di Paolo agli anziani di Efeso, ai quali dice che lo Spirito santo li ha costituiti «Vescovi per pascere la Chiesa di Dio». Soffermatevi sul capitolo 3 con il latino: episcopus, diaconus, ecclesia Dei vivi dicono in poche parole l'ordine della Chiesa.
Domande Frequenti
Chi ha scritto la prima Lettera a Timoteo?
San Paolo, come dice il primo versetto. I Padri, da san Policarpo e sant'Ireneo, l'hanno ricevuta come sua, e la Pontificia Commissione Biblica ha ricordato nel 1913 che la tradizione della Chiesa ritiene le lettere pastorali opera dell'Apostolo. Molti critici moderni pensano a un discepolo, ma la tradizione resta.
Chi era Timoteo nella Bibbia, e che cosa significa il suo nome?
Un giovane discepolo e compagno di san Paolo, nato a Listra da padre pagano e da madre giudea divenuta cristiana. Paolo lo lasciò a Efeso a governare quella Chiesa, di cui la tradizione lo fa primo vescovo. Il nome greco significa colui che onora Dio.
Quando e dove è stata scritta?
Verso il 63-65, tra la liberazione di san Paolo dalla prima prigionia romana e la seconda prigionia. Il luogo è incerto; l'opinione più diffusa è la Macedonia (1,3).
Che cosa significa 1 Timoteo 2,5, «uno anche il mediatore»?
Che solo Cristo, vero Dio e vero uomo, ha riconciliato gli uomini con Dio dando se stesso in riscatto per tutti. L'intercessione della Vergine e dei santi non si aggiunge alla sua, ma ne dipende: essi pregano per noi per mezzo di Lui, come Paolo chiede ai fedeli di pregare gli uni per gli altri.
Che cosa dice 1 Timoteo 2,12 sulla donna?
Che la donna non insegni nell'assemblea liturgica né eserciti l'autorità propria del ministero sacro. La Chiesa lo ha sempre inteso dell'insegnamento pubblico nel culto, riservato agli uomini ordinati, non della dignità della donna, che il Vangelo e la Chiesa hanno sempre onorato.
Perché san Paolo consiglia il vino a Timoteo (1 Tm 5,23)?
Timoteo, per ascesi, beveva solo acqua, e la sua salute ne soffriva. Paolo gli prescrive «un poco di vino» come rimedio. San Giovanni Crisostomo osserva che l'Apostolo lo concede per la salute e non per il piacere: è una lezione di misura.
Quanti capitoli ha la prima Lettera a Timoteo?
Sei capitoli e 113 versetti, nella Vulgata, nel Martini e nelle Bibbie moderne. Si leggono tutti nella Bibbia di Iter Fidei, in italiano e in latino.
La prima Lettera a Timoteo si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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