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La prima Lettera di san Paolo ai Tessalonicesi
La prima Lettera ai Tessalonicesi è con ogni probabilità la più antica lettera di san Paolo: cinque capitoli di ringraziamento, di santità di vita, di speranza per i defunti e di vigilanza in attesa del giorno del Signore, con il precetto «Orate senza intermissione». Qui sotto trovate il testo di mons. Antonio Martini con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue ne presenta l'autore, la data, il riassunto dei capitoli, i versetti più cercati e l'uso nella liturgia.
Leggere 1 Tessalonicesi: 5 capitoli
La prima Lettera ai Tessalonicesi, Epistola I ad Thessalonicenses nella Vulgata, è una lettera breve, cinque capitoli e ottantanove versetti, che san Paolo scrisse a una giovane Chiesa della Macedonia da cui era dovuto fuggire in fretta. Ha il tono di un padre che scrive ai figli lontani. L'Apostolo ringrazia Dio per la loro fede, poi insegna come piacere a Dio: nella purezza, nella carità fraterna e nel lavoro tranquillo, nella speranza per i morti e nell'attesa vigilante del giorno del Signore. I capitoli 4 e 5 contengono alcuni dei versetti più citati del Nuovo Testamento, dalla risurrezione dei defunti al «Siate sempre allegri».
Chi erano i Tessalonicesi?
Gli abitanti di Tessalonica, l'odierna Salonicco, in Grecia. La città era stata fondata verso il 315 avanti Cristo da Cassandro, re di Macedonia, che le aveva dato il nome della moglie Tessalonica, sorella di Alessandro Magno. Al tempo di san Paolo era il capoluogo della provincia romana di Macedonia, un grande porto sull'Egeo sulla via Egnazia, con una comunità giudaica e la sua sinagoga.
La Chiesa vi nacque durante il secondo viaggio missionario. Gli Atti raccontano che Paolo, secondo il suo solito, andò alla sinagoga, «e per tre sabati disputò con essi sopra le scritture»; credettero alcuni Giudei, «come pure una gran moltitudine di proseliti, e di Gentili, e non poche matrone primarie» (Atti 17,2-4). Una sommossa assediò la casa di Giasone che lo ospitava, e i fratelli fecero partire di notte Paolo e Sila per Berea. La comunità che restava era dunque composta soprattutto da pagani convertiti, come conferma la lettera: vi siete convertiti «dagl' idoli […] a Dio, per servire a Dio vivo, e vero» (1 Ts 1,9).
Chi ha scritto la prima Lettera ai Tessalonicesi?
San Paolo, che scrive insieme ai suoi due compagni: «Paolo, e Silvano, e Timoteo, alla Chiesa de' Tessalonicesi, in Dio Padre, e nel Signor Gesù Cristo» (1 Ts 1,1). Silvano è il Sila degli Atti; Timoteo è il discepolo che Paolo aveva preso con sé a Listra. Nella lettera domina il «noi», ma l'autore si nomina da solo: «volemmo venir da voi (almen io Paolo) e una, e due volte» (1 Ts 2,18).
La testimonianza antica è precoce. Sant'Ireneo, verso il 180, cita il versetto 5,23 attribuendolo espressamente all'Apostolo nella prima ai Tessalonicesi; Tertulliano se ne serve contro Marcione e nel trattato sulla risurrezione della carne; il Canone Muratoriano la conta tra le lettere di Paolo. Le obiezioni sollevate da qualche critico nell'Ottocento non hanno convinto: anche la quasi totalità degli studiosi moderni la riconosce autentica.
Quando è stata scritta?
A Corinto, verso l'anno 51, durante il secondo viaggio. Da Atene Paolo, in ansia per i suoi, aveva rimandato Timoteo a Tessalonica «per confermarvi, e consolarvi nella vostra fede» (1 Ts 3,1-2). Poi era passato a Corinto, dove lo raggiunsero «dalla Macedonia Sila e Timoteo» (Atti 18,5). Fu la buona notizia portata da Timoteo, «della fede, e carità vostra» (1 Ts 3,6), a far nascere la lettera.
Il proconsolato di Gallione in Acaia (Atti 18,12), noto da un'iscrizione di Delfi, permette di collocare il soggiorno di diciotto mesi a Corinto verso il 50-52. Con la seconda, questa lettera è dunque ritenuta il più antico scritto di san Paolo che possediamo, e uno dei primi di tutto il Nuovo Testamento.
Di cosa parla la prima Lettera ai Tessalonicesi? Riassunto
La lettera si divide in due parti: una parte personale (capitoli 1-3), in cui Paolo ricorda la fondazione della Chiesa e il suo legame con essa, e una parte di esortazione (capitoli 4-5).
Ringraziamento per una Chiesa modello (capitolo 1)
Paolo ringrazia Dio ricordando «della operante fede vostra, e della laboriosa carità, e della costante speranza in Gesù Cristo Signor nostro» (1 Ts 1,3). I Tessalonicesi hanno ricevuto la parola «in gran tribolazione col gaudio dello Spirito santo», e sono diventati «esempio a tutti i credenti nella Macedonia, e nell'Acaia» (1 Ts 1,6-7). Aspettano ormai «il Figliuolo di lui dal cielo» (1 Ts 1,10).
Il ministero di Paolo tra loro (capitolo 2)
L'Apostolo ricorda come ha predicato, dopo gli oltraggi subiti a Filippi: senza adulazione né avidità, «come nutrice, che al sen si stringa i suoi figli» (1 Ts 2,7), «lavorando dì, e notte, per non dar incomodo a veruno di voi» (1 Ts 2,9). Ringrazia perché hanno accolto la sua predicazione come parola di Dio, parla delle persecuzioni che soffrono dai loro concittadini e del suo desiderio di rivederli: «Certamente voi siete nostra gloria, e (nostro) gaudio» (1 Ts 2,20).
La missione di Timoteo (capitolo 3)
Non potendo tornare, Paolo ha mandato Timoteo. Le notizie che riceve lo riempiono di gioia: «se voi siete costanti nel Signore, ora si che viviamo» (1 Ts 3,8). Il capitolo 3 si chiude con una preghiera perché abbondino nella carità e i loro cuori siano «scevri di colpa» alla venuta del Signore (1 Ts 3,12-13).
Santità di vita e sorte dei defunti (capitolo 4)
La parte morale si apre con la volontà di Dio: «questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che stiate lontani dalla fornicazione» (1 Ts 4,3). Paolo raccomanda la carità fraterna e il lavoro tranquillo (1 Ts 4,9-12), poi risponde al dolore della Chiesa per i suoi morti: alla venuta del Signore essi risorgeranno per primi, e i vivi saranno rapiti con loro incontro a Lui (1 Ts 4,13-18).
Il giorno del Signore e gli ultimi consigli (capitolo 5)
«Il dì del Signore verrà come il ladro notturno» (1 Ts 5,2): i figli della luce devono vegliare ed essere sobri, rivestiti di fede, di carità e di speranza. Seguono brevi precetti, che occupano il resto del capitolo 5: stimare i pastori, correggere gli inquieti, gioire, pregare, ringraziare, esaminare tutto. La lettera termina con una benedizione sull'uomo intero, spirito, anima e corpo (1 Ts 5,23).
1 Tessalonicesi 4,13-18: la risurrezione dei morti e la venuta del Signore
«Non vogliamo poi, o fratelli, che voi siate ignoranti riguardo a quelli, che dormono, affinché non vi rattristiate, come tutti gli altri, i quali sono senza speranza» (1 Ts 4,13). Alcuni fedeli erano morti, e la comunità temeva che fossero esclusi dalla gioia della venuta del Signore. Paolo risponde con la fede pasquale: «se crediamo, che Gesù morì, e risuscitò: nello stesso modo ancora coloro, che in Gesù si sono addormentati, Iddio menerà con esso» (1 Ts 4,14).
Poi descrive l'evento: «lo stesso Signore al comando, e alla voce dell'Arcangelo, e al suono della tromba di Dio scenderà dal cielo: e quelli, che in Cristo son morti, risorgeranno i primi» (1 Ts 4,16). I vivi saranno «traportati sopra le nubi in aria con essi incontro al Signore, e così col Signore saremo perpetuamente» (1 Ts 4,17).
La Chiesa legge questo passo del ritorno glorioso e pubblico di Cristo alla fine del mondo, con la risurrezione universale e il giudizio universale, come nel capitolo 15 della prima Lettera ai Corinzi e nel discorso di Gesù sulla fine dei tempi. Non vi vede il «rapimento» segreto dei credenti prima di una grande tribolazione, che alcuni ambienti protestanti insegnano dall'Ottocento: il testo parla di trombe, di voce d'Arcangelo e di discesa dal cielo, cioè di un avvenimento visibile a tutti.
San Paolo pensava di vedere da vivo il ritorno di Cristo? Quel «noi, che siamo vivi» lo ha fatto credere a qualcuno. La Pontificia Commissione Biblica ha risposto, il 18 giugno 1915, che l'Apostolo non ha scritto nulla che non si accordi con l'ignoranza dell'ora, che Cristo stesso ha dichiarato propria degli uomini. Paolo parla dei vivi come di una categoria, e subito dopo aggiunge che il giorno verrà «come il ladro».
1 Tessalonicesi 5: spiegazione dei versetti più cercati
«Pace, e sicurezza» (5,3). «Quando diranno, pace, e sicurezza, allora sopraggiungerà repentinamente ad essi la perdizione, come i dolori del parto a donna gravida, e non avranno scampo» (1 Ts 5,3). Paolo riprende l'immagine del ladro usata dal Signore (Matteo 24,43): il giorno del Signore sorprenderà chi si crede al sicuro e vive come se Dio non dovesse venire. L'immagine del parto dice due cose: l'evento è improvviso, ma anche certo e inevitabile. Non è una previsione politica, ma un invito a vegliare.
«Siate sempre allegri. Orate senza intermissione. Per tutte le cose rendete grazie» (5,16-18). «Orate senza intermissione» (1 Ts 5,17) non chiede di recitare preghiere senza interruzione, ma di tenere il cuore rivolto a Dio con un desiderio costante, ravvivato a ore fisse, secondo la parabola del Signore «intorno al dover sempre orare, né mai stancarsi» (Luca 18,1).
Sant'Agostino lo dice in una frase, commentando il salmo 37: il tuo stesso desiderio è la tua preghiera, e se il desiderio è continuo, continua è la preghiera. La risposta della Chiesa a questo precetto è l'Ufficio divino, che santifica le ore del giorno: potete pregarlo nel Breviario e conoscerne la storia nell'articolo sulla Liturgia delle Ore. Il «rendete grazie» del versetto 18, «imperocché tale è la volontà di Dio in Cristo Gesù», fonda la preghiera di ringraziamento in ogni circostanza, anche nella prova.
«Disaminate tutto: attenetevi al buono» (5,19-22). «Non ismorzate lo spirito. Non disprezzate le profezie. Disaminate tutto: attenetevi al buono» (1 Ts 5,19-21). Non è un invito al dubbio universale, ma al discernimento dei doni spirituali: non soffocarli, verificarli e trattenere ciò che è buono.
Spirito, anima e corpo (5,23). «E lo stesso Dio della pace vi santifichi in tutte le cose: affinchè tutto il vostro spirito, e l'anima, e il corpo si conservino senza colpa per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo» (1 Ts 5,23). Il versetto non insegna che l'uomo abbia due anime. Il IV Concilio di Costantinopoli (869-870) ha condannato chi lo afferma: l'uomo ha una sola anima razionale, unita al corpo. Con «spirito» Paolo indica la parte più alta dell'anima, quella che si apre a Dio e riceve la grazia; con «anima», la vita che anima il corpo e i suoi affetti. La preghiera chiede che Dio santifichi l'uomo tutto intero, fino al suo corpo, destinato a risorgere.
Temi e lettura cattolica
La parola di Dio ricevuta dalla predicazione. Paolo ringrazia perché i Tessalonicesi hanno accolto la sua parola «non come parola umana, ma (qual ella è veramente) parola di Dio» (1 Ts 2,13). Il Vangelo era giunto loro a viva voce prima che fosse scritta una sola riga di questa lettera. La seconda lettera lo dirà apertamente: bisogna ritenere le tradizioni ricevute «o pelle nostre parole, o pella nostra lettera» (2 Ts 2,15).
Fede, speranza e carità. Le tre virtù teologali compaiono insieme fin dal primo capitolo (1,3), poi nell'armatura del cristiano: «rivestiti della corazza della fede, e della carità, e della speranza della salute per cimiero» (1 Ts 5,8). È probabilmente la più antica menzione scritta di questa triade, che Paolo canterà nella prima Lettera ai Corinzi: «resta la fede, la speranza, la carità, queste tre cose».
La purezza, volontà di Dio. Ciascuno sappia «possedere il proprio corpo in santità, e onestà» (1 Ts 4,4). Il latino dice vas suum, il proprio vaso: i Padri l'hanno inteso o del corpo, come traduce il Martini, o della moglie; in entrambi i casi si tratta del dominio sulla carne. «Imperocché Dio non ci ha chiamati alla immondezza, ma alla santità» (1 Ts 4,7).
Versetti celebri della prima Lettera ai Tessalonicesi
- «Racconsolatevi adunque scambievolmente con queste parole» (1 Ts 4,18).
- «Per la qual cosa confortatevi gli uni, gli altri, e siate di edificazione l'uno, all'altro» (1 Ts 5,11).
- «Siate sempre allegri. Orate senza intermissione» (1 Ts 5,16-17); in latino Semper gaudete. Sine intermissione orate.
- «Fedele è colui, che vi ha chiamati: ed egli ancora farà» (1 Ts 5,24).
La prima Lettera ai Tessalonicesi nel canone e nella liturgia
Nell'ordine della Vulgata è l'ottava delle quattordici lettere di san Paolo, dopo la Lettera ai Colossesi e prima della seconda ai Tessalonicesi. Non è mai stata contestata, porta lo stesso nome e ha gli stessi cinque capitoli in tutte le Bibbie; il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) la nomina tra le lettere di Paolo.
Il Messale del 1962 la legge:
- 1 Ts 1,2-10, nella VI domenica dopo l'Epifania, ripresa a fine anno tra le domeniche dopo Pentecoste;
- 1 Ts 4,1-7, nella II domenica di Quaresima: «questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione»;
- 1 Ts 5,14-23, nel sabato delle Quattro Tempora di Quaresima;
- 1 Ts 4,13-18, nella messa dei defunti del giorno della morte o della sepoltura, che ne fa uno dei grandi testi della preghiera per i defunti;
- 1 Ts 2,2-8, nella festa di san Pio X, il 3 settembre, e 1 Ts 2,2-9 in quella di sant'Agostino di Canterbury, il 28 maggio: il ritratto del pastore che ama il suo gregge «come nutrice».
Nel Breviario, la lettera è letta nelle lezioni del Mattutino il giovedì e il venerdì della IV settimana dopo l'Epifania, quando il calendario lo consente. Le tre brevi letture (capitula) di Lodi, Sesta e Nona della II domenica di Quaresima sono prese dal capitolo 4. Ritrovate queste date nel calendario liturgico.
Come leggere la prima Lettera ai Tessalonicesi
Leggetela tutta d'un fiato, basta un quarto d'ora, poi rileggete il capitolo 17 degli Atti e proseguite con la seconda Lettera, che corregge chi aveva frainteso la prima. Tornate al capitolo 4 quando pregate per i vostri defunti, e al capitolo 5 come esame di coscienza. Il latino a fronte illumina alcune parole: sine intermissione orate, omnia autem probate, vas suum possidere.
Domande Frequenti
Chi ha scritto la prima Lettera ai Tessalonicesi?
San Paolo, che nel saluto nomina accanto a sé Silvano (Sila) e Timoteo. La Chiesa l'ha sempre ricevuta come sua, e quasi tutti i critici moderni l'ammettono.
Chi erano i Tessalonicesi?
I cristiani di Tessalonica, l'odierna Salonicco, capoluogo della provincia romana di Macedonia. La loro Chiesa, fondata da Paolo verso il 50, era composta in gran parte da pagani convertiti e fu perseguitata fin dall'inizio.
Quando e dove è stata scritta?
A Corinto, verso il 51, poco dopo il ritorno di Timoteo da Tessalonica (1 Ts 3,6; At 18,5). È ritenuta la più antica lettera conservata di san Paolo.
Che cosa significa 1 Tessalonicesi 4,13-18?
Paolo consola cristiani in lutto: i morti in Cristo risorgeranno per primi quando il Signore scenderà dal cielo, e i vivi saranno rapiti con loro incontro a Lui, «e così col Signore saremo perpetuamente». La Chiesa vi legge il secondo avvento glorioso e la risurrezione universale, e lo proclama nella messa dei defunti.
Che cosa significa spirito, anima e corpo in 1 Tessalonicesi 5,23?
Paolo prega perché Dio santifichi l'uomo intero. Non insegna che vi siano due anime, dottrina condannata dal IV Concilio di Costantinopoli: lo «spirito» è la parte più alta dell'unica anima, aperta a Dio, l'«anima» è il principio della vita sensibile, e il corpo è destinato alla risurrezione.
Quanti capitoli ha la prima Lettera ai Tessalonicesi?
Cinque capitoli e 89 versetti, nella Vulgata, nel Martini e nelle Bibbie moderne. Potete leggerli tutti nella Bibbia di Iter Fidei, fino al capitolo 5.
La prima Lettera ai Tessalonicesi si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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