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La Lettera di san Paolo agli Efesini
La Lettera agli Efesini, scritta da san Paolo prigioniero, contempla il disegno eterno di Dio: riunire tutte le cose in Cristo, fare della Chiesa il suo corpo e la sua sposa, unire Giudei e pagani in un solo popolo. Qui sotto trovate i 6 capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue presenta la lettera, dal grande sacramento del matrimonio all'armatura di Dio.
Leggere Efesini: 6 capitoli
Nelle altre lettere san Paolo risponde a delle crisi; in questa contempla. Prigioniero, guarda il piano di Dio dalla sua origine eterna fino al suo compimento, e lo canta in una benedizione che apre la lettera: «Benedetto Dio, e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale del cielo in Cristo» (Ef 1,3).
La Lettera agli Efesini è la lettera della Chiesa: corpo di Cristo, tempio di Dio, sposa senza macchia e senza grinza, casa in cui i pagani di un tempo sono diventati «concittadini de' santi, e siete della famiglia di Dio» (Ef 2,19). San Giovanni Crisostomo la diceva piena di pensieri e di dottrine sublimi. I primi tre capitoli sono dottrinali; gli ultimi tre ne traggono una maniera di vivere, nella famiglia, nel lavoro e nel combattimento spirituale.
Chi ha scritto la Lettera agli Efesini?
«Paolo per volontà di Dio Apostolo di Gesù Cristo, ai santi tutti che sono in Efeso, e fedeli in Cristo Gesù» (Ef 1,1). L'autore si presenta ancora come «io Paolo (sono) il prigioniero di Cristo Gesù per voi gentili» (Ef 3,1). Sant'Ignazio di Antiochia, scrivendo agli Efesini verso il 110, ricorda loro che Paolo fa menzione di loro nelle sue lettere; san Policarpo ne riprende alcune frasi; sant'Ireneo, Clemente Alessandrino e Tertulliano la citano sotto il nome dell'Apostolo. La tradizione è unanime.
Non bisogna confondere questa lettera con la Lettera agli Efesini di sant'Ignazio di Antiochia: sono due scritti diversi, indirizzati alla stessa Chiesa a una cinquantina d'anni di distanza, e solo quello di san Paolo appartiene alla Sacra Scrittura.
Molti esegeti moderni attribuiscono la lettera a un discepolo di Paolo vissuto dopo la sua morte, a causa dello stile ampio, del vocabolario proprio e della stretta parentela con la Lettera ai Colossesi. Questi argomenti non provano nulla di decisivo: uno stesso autore cambia stile quando passa dalla polemica alla contemplazione, e la somiglianza con Colossesi si spiega benissimo con due lettere scritte nello stesso momento e affidate allo stesso messaggero.
Quando e dove è stata scritta?
Paolo scrive in catene: si dice «io prigioniero pel Signore» (Ef 4,1) e ambasciatore del Vangelo «alla catena» (Ef 6,20). La tradizione colloca questa prigionia a Roma, verso il 61-63, durante i due anni di custodia con cui si chiudono gli Atti degli Apostoli. È una delle quattro lettere della prigionia, con la Lettera ai Filippesi, la Lettera ai Colossesi e il biglietto a Filemone. La lettera è portata da «Tichico carissimo fratello, e ministro fedele nel Signore» (Ef 6,21), lo stesso che porta la Lettera ai Colossesi. Alcuni moderni hanno proposto una prigionia a Cesarea o a Efeso; la tradizione resta a Roma.
Efeso e le Chiese dell'Asia
Efeso era la grande città della provincia d'Asia, porto attivo e centro del culto di Diana, il cui tempio era una delle sette meraviglie del mondo. Paolo vi aveva soggiornato quasi tre anni durante il terzo viaggio (At 19), e da Mileto ne aveva salutato gli anziani. Più tardi vi visse san Giovanni, e lì il concilio del 431 proclamò Maria Madre di Dio.
Un particolare del testo fa discutere: le parole «in Efeso» mancano in alcuni dei più antichi manoscritti greci, cosa che san Basilio già sapeva, e la lettera non contiene saluti personali né ricordi del lungo soggiorno di Paolo. Marcione la chiamava perfino Lettera ai Laodicesi. Molti pensano dunque a una lettera circolare indirizzata alle Chiese dell'Asia, di cui Efeso era la metropoli; potrebbe essere la lettera «de' Laodiceni» di cui parla la Lettera ai Colossesi (Col 4,16). La Vulgata porta Ephesi, e la Chiesa ha sempre ricevuto la lettera con questo titolo.
Perché san Paolo scrisse agli Efesini?
I destinatari sono soprattutto ex pagani: «Eravate in quel tempo senza Cristo, […] senza speranza di promessa, e senza Dio in questo mondo» (Ef 2,12). Paolo vuole far comprendere loro la grandezza della loro vocazione: non sono cristiani di seconda classe, perché «le genti sono coeredi, e dello stesso corpo, e consorti della promessa di lui in Cristo Gesù» (Ef 3,6). Vuole anche rafforzarli contro le dottrine che cominciavano a turbare l'Asia, perché non siano più «portati qua, e là da ogni vento di dottrina» (Ef 4,14).
Di cosa parla la Lettera agli Efesini? Riassunto
Il disegno eterno di Dio (capitolo 1)
Il capitolo 1 svolge il piano del Padre. «In lui ci elesse prima della fondazione del mondo, affinchè fossimo santi, ed immacolati nel cospetto di lui per carità» (Ef 1,4); «ci predestinò all'adozione de' figliuoli per Gesù Cristo» (Ef 1,5); nel Figlio «abbiamo la redenzione pel sangue di lui, la remissione de' peccati» (Ef 1,7). Il suo disegno è «Di riunire nella ordinata pienezza de' tempi in Cristo tutte le cose, e quelle, che sono ne' cieli, e quelle, che sono in terra» (Ef 1,10).
I credenti hanno ricevuto «l'impronta dello Spirito di promissione santo» (Ef 1,13), caparra dell'eredità. Paolo prega perché si aprano gli occhi del loro cuore (Ef 1,18) sulla potenza manifestata nella Risurrezione di Cristo, posto al di sopra di ogni principato e potestà: Dio «lui constituì capo sopra tutta la Chiesa, La quale è il corpo di lui» (Ef 1,22-23). I versetti 3-14, un'unica lunghissima frase nel greco, sono tra i più letti e commentati della lettera.
Salvati per grazia, uniti in Cristo (capitolo 2)
Eravamo morti per i peccati, «per natura figliuoli dell'ira» (Ef 2,3); «Ma Dio, che è ricco in misericordia, per la eccessiva sua carità, con cui ci amò» (Ef 2,4), ci ha richiamati alla vita in Cristo. «Imperocché per grazia siete stati salvati mediante la fede, e questo non (vien) da voi: imperocché è dono di Dio» (Ef 2,8); e siamo stati «creati in Cristo Gesù per le buone opere preparate da Dio, affinché in esse camminiamo» (Ef 2,10).
Cristo «è nostra pace»: ha abbattuto il muro che separava Giudei e pagani (Ef 2,14), «Per riconciliargli ambedue in un sol corpo con Dio per mezzo della croce» (Ef 2,16). La Chiesa è un edificio «sopra il fondamento degli Apostoli, e de' profeti, pietra maestra angolare essendo lo stesso Cristo Gesù» (Ef 2,20).
Il mistero rivelato a Paolo (capitolo 3)
«A me menomissimo di tutti i santi è stata data questa grazia di evangelizzare tralle genti le incomprensibili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), e di svelare il mistero nascosto da secoli: per mezzo della Chiesa le stesse potenze celesti conoscono «la moltiforme sapienza di Dio» (Ef 3,10).
Paolo piega le ginocchia davanti al Padre, «Da cui tutta la famiglia e in cielo, e in terra prende nome» (Ef 3,15), e prega perché i fedeli, «radicati, e fondati nella carità» (Ef 3,17), comprendano «quale sia la larghezza, la lunghezza, e l'altezza, e la profondità» (Ef 3,18) e conoscano «quella, che ogni scienza sorpassa, carità di Cristo» (Ef 3,19). Sant'Agostino ha visto in queste quattro dimensioni la figura della Croce. È l'epistola della festa del Sacro Cuore di Gesù. La prima parte si chiude con una dossologia a Colui che è «potente per fare tutte le cose con sovrabbondanza superiore a quel, che domandiamo, o comprendiamo» (Ef 3,20).
L'unità del corpo e l'uomo nuovo (capitolo 4)
La morale scaturisce dal mistero. Paolo scongiura i fedeli di essere «Solleciti di conservare l'unità dello spirito mediante il vincolo della pace» (Ef 4,3), perché c'è «Un solo corpo, e un solo spirito» (Ef 4,4), «Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Ef 4,5). Cristo salito al cielo, secondo il salmo 67 (68 nelle Bibbie moderne), «distribuì doni agli uomini» (Ef 4,8): «altri costituì Apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori, e dottori» (Ef 4,11), per l'edificazione del suo corpo, finché giungiamo tutti «per l'unità della fede» (Ef 4,13) all'uomo perfetto.
Bisogna dunque spogliarsi dell'uomo vecchio e «vi rivestiate dell'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia, e nella vera santità» (Ef 4,24): dire la verità, lavorare per avere di che dare ai poveri, non covare l'ira, «non tramonti il sole sopra dell'ira vostra» (Ef 4,26), e perdonare «come anche Dio ha a voi perdonato per Cristo» (Ef 4,32). Il capitolo 4 torna spesso nella liturgia: alla vigilia dell'Ascensione, alla XVII e alla XIX domenica dopo Pentecoste.
Figli della luce; Cristo e la Chiesa (capitolo 5)
«Siate adunque imitatori di Dio, come figliuoli benamati» (Ef 5,1). L'impurità e l'avarizia escludono dal regno (Ef 5,5). «Conciossiachè una volta eravate tenebre: ma adesso luce nel Signore. Camminate da figliuoli della luce» (Ef 5,8). Risuona un frammento d'inno battesimale: «levati su tu, che dormi, e risuscita da morte, e Cristo ti illuminerà» (Ef 5,14). Paolo invita a ricomprare il tempo e a cantare con «salmi, e inni, e canzoni spirituali» (Ef 5,19), poi tratta del matrimonio, a immagine di Cristo e della Chiesa.
La famiglia e l'armatura di Dio (capitolo 6)
Il capitolo 6 completa i doveri della casa: figli e genitori, secondo il quarto comandamento (Es 20,12), «che è il primo comandamento, che ha promessa» (Ef 6,2); servi e padroni, che hanno tutti lo stesso Padrone nei cieli (Ef 6,9). Viene infine la grande pagina del combattimento spirituale: «Rivestitevi di tutta l'armatura di Dio, affinchè possiate resistere alle insidie del diavolo» (Ef 6,11).
«Questo sacramento è grande»: il matrimonio (Efesini 5,21-33)
Il brano comincia con la sottomissione reciproca: «Subordinati gli uni agli altri nel timore di Cristo» (Ef 5,21). Poi: «Uomini amate le vostre mogli, come anche Cristo amò la Chiesa, e diede per lei se stesso» (Ef 5,25), «Affine di santificarla, mondandola colla lavanda di acqua mediante la parola di vita» (Ef 5,26), e presentarla a sé gloriosa, «senza macchia, e senza grinza» (Ef 5,27). L'Apostolo cita la parola della Genesi sull'uomo e la donna che diventano una sola carne, e aggiunge: «Questo sacramento è grande, io però parlo riguardo a Cristo, ed alla Chiesa» (Ef 5,32).
Il Martini traduce alla lettera la Vulgata, sacramentum hoc magnum est. Il Concilio di Trento (sessione XXIV, 1563) insegna che Cristo ha meritato con la sua Passione la grazia che perfeziona l'amore naturale degli sposi e santifica la loro unione, e che l'Apostolo lo lascia intendere proprio in questo passo. Il matrimonio cristiano è dunque uno dei sette sacramenti, segno dell'unione di Cristo con la Chiesa, e perciò uno e indissolubile come quell'unione. La sottomissione chiesta alla sposa non è servitù: si inscrive nella sottomissione reciproca del versetto 21, e al marito è chiesto di amare fino al dono della vita. Questo passo (Ef 5,22-33) è l'epistola della messa degli sposi nel Messale tradizionale: chi si sposa con quel rito lo ascolta il giorno delle nozze.
L'armatura di Dio (Efesini 6,10-18)
«Imperocché non abbiam da lottare con la carne, e col sangue, ma co' principi, e colle potestà, co' dominanti dì questo mondo tenebroso, con gli spiriti, maligni dell'aria» (Ef 6,12). Paolo, custodito da un soldato romano, descrive pezzo per pezzo l'equipaggiamento del cristiano, riprendendo le immagini di Isaia 59:
- i lombi «cinti i vostri lombi con la verità, e vestiti della corazza di giustizia» (Ef 6,14);
- i piedi calzati per il Vangelo della pace;
- «lo scudo della fede, col quale possiate estinguere tutti gli infuocati dardi del maligno» (Ef 6,16);
- «il cimiero della salute, e la spada dello spirito (che è la parola di Dio)» (Ef 6,17).
Aggiunge l'arma che dà forza a tutte le altre, la preghiera, «orando continuamente in ispirito», per tutti i santi e per l'Apostolo stesso (Ef 6,18). La tradizione spirituale ha fatto di questa pagina la carta del combattimento contro il demonio, che la Chiesa affida anche alla preghiera a san Michele arcangelo; è l'epistola della XXI domenica dopo Pentecoste.
Temi e lettura cattolica
La Chiesa, corpo e pienezza di Cristo. In nessun'altra pagina la dottrina della Chiesa è più alta: essa è il corpo di cui Cristo è il capo, «il corpo di lui, ed il complemento di lui, il quale tutto in tutti si compie» (Ef 1,23), un tempio che cresce (Ef 2,21), una sposa santificata dal battesimo. È una, con una sola fede e un solo battesimo, ed è apostolica, edificata sul fondamento degli Apostoli. Pio XII si è largamente appoggiato su questa lettera nell'enciclica Mystici Corporis (1943).
La grazia e le opere. La salvezza è un dono gratuito, ricevuto mediante la fede, e crea l'uomo per le opere buone: i versetti 8-10 del capitolo 2 tengono insieme ciò che le controversie hanno spesso separato.
Restaurare tutto in Cristo. Il versetto 1,10 si legge nella Vulgata instaurare omnia in Christo. San Pio X ne fece il motto del suo pontificato nella prima enciclica, E supremi apostolatus (1903).
Il sigillo dello Spirito. «E non contristate lo Spirito santo di Dio, mercé di cui siete stati marcati pel giorno della redenzione» (Ef 4,30). I Padri vi hanno visto il carattere impresso dal battesimo e dalla cresima.
Gli Angeli. Elencando i principati, le potestà, le virtù e le dominazioni (Ef 1,21), Paolo nomina quattro ordini angelici. San Gregorio Magno, in un'omelia che il Breviario legge a Mattutino il 29 settembre, vi aggiunge i troni della Lettera ai Colossesi e conta così i nove cori angelici.
Versetti celebri della Lettera agli Efesini
- «Affinchè siamo argomento di lode alla gloria di lui» (Ef 1,12).
- «E con lui ci risuscitò, e ci fece sedere ne' cieli in Cristo Gesù» (Ef 2,6).
- «voi, che eravate una volta lontani, siete diventati vicini mercé del sangue di Cristo» (Ef 2,13).
- «seguendo la verità nella carità, andiam crescendo per ogni parte in lui, che è il capo» (Ef 4,15).
- «siamo membri gli uni degli altri» (Ef 4,25).
- «ricomperando il tempo: perché i giorni sono cattivi» (Ef 5,16).
- «Figliuoli siate ubbidienti a' vostri genitori nel Signore: imperocché ciò è giusto» (Ef 6,1).
La Lettera agli Efesini nel canone e nella liturgia
Porta lo stesso nome e conta sei capitoli in tutte le Bibbie. Non è mai stata contestata: i concili di Ippona (393), di Cartagine (397), di Firenze e di Trento (sessione IV, 1546) la contano fra le quattordici lettere di san Paolo, dopo la Lettera ai Galati. Nella Vulgata e nel Martini ha 155 versetti; il capitolo più lungo è il quinto, con 33.
Il Messale del 1962 ne trae l'epistola della III domenica di Quaresima (Ef 5,1-9), della vigilia dell'Ascensione e della festa dei santi Simone e Giuda il 28 ottobre (Ef 4,7-13), di san Tommaso apostolo il 21 dicembre (Ef 2,19-22), festa presentata nel nostro articolo su san Tommaso, del Sacro Cuore (Ef 3,8-12 e 14-19) e di santa Margherita Maria Alacoque il 17 ottobre (Ef 3,8-9 e 14-19), della messa degli sposi (Ef 5,22-33), della messa votiva per l'unità della Chiesa (Ef 4,1-7 e 13-21) e di cinque domeniche dopo Pentecoste: la XVI (Ef 3,13-21), la XVII (Ef 4,1-6), la XIX (Ef 4,23-28), la XX (Ef 5,15-21) e la XXI (Ef 6,10-17). Nel Breviario le lezioni del Mattutino ne leggono alcuni passi dal mercoledì al sabato della III settimana dopo l'Epifania, quando il calendario la conserva. Il calendario liturgico di Iter Fidei indica questi giorni.
Come leggere la Lettera agli Efesini
Leggetela lentamente, e il capitolo 3 in ginocchio: è una preghiera non meno che una lettera. Leggetela insieme alla Lettera ai Colossesi, sua sorella, scritta nello stesso momento. Il capitolo 5 è per i fidanzati e gli sposi, il capitolo 6 per le ore di lotta interiore. Il commento di san Girolamo, le ventiquattro omelie di san Giovanni Crisostomo e il commento di san Tommaso d'Aquino sono le guide classiche. Tutti i capitoli sono nella Bibbia di Iter Fidei, con il latino e l'italiano a fronte.
Domande Frequenti
Chi ha scritto la Lettera agli Efesini?
San Paolo, che si nomina al primo versetto e si presenta come prigioniero di Cristo. Sant'Ignazio di Antiochia, sant'Ireneo e tutta la tradizione gliela attribuiscono. Molti esegeti moderni pensano a un discepolo, ma le loro ragioni non prevalgono su questa testimonianza costante.
Quando è stata scritta la Lettera agli Efesini?
Verso il 61-63, durante la prima prigionia di san Paolo a Roma, nello stesso tempo della Lettera ai Colossesi e del biglietto a Filemone.
Dove si trovava san Paolo quando scrisse agli Efesini?
In prigione, a Roma secondo la tradizione, dove viveva sorvegliato da un soldato in attesa del processo. Si dice «prigioniero pel Signore» e ambasciatore «alla catena».
A chi è indirizzata la Lettera agli Efesini?
Ai cristiani di Efeso, la grande città della provincia d'Asia, in maggioranza ex pagani. Poiché le parole «in Efeso» mancano in alcuni antichi manoscritti, molti pensano che fosse anche una lettera circolare per le altre Chiese dell'Asia.
Di che cosa parla la Lettera agli Efesini?
Espone il disegno eterno di Dio, riunire tutte le cose in Cristo, e il mistero della Chiesa, suo corpo e sua sposa, nella quale Giudei e pagani sono una cosa sola. Ne trae una morale: unità, verità, purezza, matrimonio cristiano, vita di famiglia, combattimento spirituale con l'armatura di Dio.
Che cosa significa «Questo sacramento è grande» (Efesini 5,32)?
San Paolo dice che l'unione dell'uomo e della donna in una sola carne è immagine dell'unione di Cristo con la Chiesa. La Vulgata dice sacramentum, e il Concilio di Trento vi vede l'indicazione che il matrimonio cristiano è un sacramento, che dà la grazia di amare come Cristo ama la Chiesa.
Quanti capitoli ha la Lettera agli Efesini?
Sei capitoli e, nella Vulgata e nel Martini, 155 versetti. I capitoli 1-3 sono dottrinali, i capitoli 4-6 morali.
La Lettera agli Efesini si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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