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La seconda Lettera di san Paolo a Timoteo
La seconda Lettera a Timoteo è l'ultima lettera di san Paolo, scritta in catene a Roma poco prima del martirio: un testamento al discepolo più caro, con «Ho combattuto nel buon arringo» e il versetto sulla Scrittura divinamente ispirata. Qui sotto trovate i quattro capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue ne spiega il contesto, i capitoli e i versetti più cercati.
Leggere 2 Timoteo: 4 capitoli
La seconda Lettera a Timoteo, Epistola II ad Timotheum nella Vulgata, è l'ultima parola che possediamo di san Paolo. Forma con la prima Lettera a Timoteo e la Lettera a Tito il gruppo delle lettere pastorali, scritte a vescovi sulla cura della Chiesa. Ma questa è un addio: un prigioniero che attende la morte scrive al discepolo che ama di più, per confermarlo nella fede e chiamarlo accanto a sé. Quattro capitoli soltanto, dai quali la Chiesa ha tratto la sua dottrina sull'ispirazione della Scrittura, sulla grazia dell'ordinazione e sulla corona promessa a chi persevera.
Chi ha scritto la seconda Lettera a Timoteo?
San Paolo, che si nomina al primo versetto e saluta «Timoteo figliuolo carissimo» (2 Tm 1,2). Tutto vi è personale: l'ordinazione di Timoteo per mano dell'Apostolo, la fede della nonna Loide e della madre Eunice (2 Tm 1,5), le persecuzioni subite «in Antiochia, in Iconio ed in Listri» (2 Tm 3,11), raccontate negli Atti degli Apostoli, il mantello lasciato a Troade in casa di Carpo (2 Tm 4,13).
La Chiesa antica l'ha sempre ricevuta come sua. Sant'Ireneo la cita sotto il nome di Paolo; Eusebio di Cesarea riferisce che l'Apostolo, liberato dalla prima prigionia, tornò a Roma e che durante questa seconda detenzione scrisse la seconda lettera a Timoteo. La Pontificia Commissione Biblica ha ricordato, il 12 giugno 1913, che la tradizione ritiene le tre lettere pastorali opera di Paolo stesso. Molti critici moderni le attribuiscono a un discepolo; la tradizione della Chiesa, che seguiamo, riceve questa lettera come il testamento dell'Apostolo.
Quando è stata scritta, e dove si trovava san Paolo?
A Roma, durante la seconda e ultima prigionia, poco prima del martirio, verso il 66-67. La lettera lo dice da sé: Onesiforo, «arrivato egli a Roma, cercò premurosamente di me, e mi trovò» (2 Tm 1,17); e Paolo sa vicina la fine: «io sono già alle libagioni, e il tempo del mio scioglimento è imminente» (2 Tm 4,6).
Gli Atti si chiudono sulla prima prigionia, due anni in una casa presa a pigione (Atti 28). Paolo fu poi liberato, viaggiò ancora e fu di nuovo arrestato. Questa seconda prigionia è più dura: soffre «sino alle catene, qual malfattore» (2 Tm 2,9), e alla prima udienza «nissuno fu per me, ma tutti mi abbandonarono» (2 Tm 4,16). Secondo la tradizione fu decapitato sotto Nerone, e la Chiesa celebra il suo martirio insieme a quello di san Pietro il 29 giugno; la sua vita è raccontata nell'articolo su san Paolo.
Di cosa parla la seconda Lettera a Timoteo? Riassunto
Paolo avrebbe voluto rivedere Timoteo; non potendo, gli scrive e lo invita a venire al più presto. Ogni capitolo è un movimento di questo testamento.
Ravviva la grazia che è in te (capitolo 1)
Paolo ringrazia per la «fede non finta» di Timoteo e gli ricorda la sua ordinazione: «ti rammento di ravvivare la grazia di Dio, che è in te mediante l'imposizione delle mie mani» (2 Tm 1,6). Timoteo non deve vergognarsi né del Vangelo né di un maestro in catene; Paolo stesso non se ne vergogna: «conosco, di chi mi sono fidato» (2 Tm 1,12). Prenda per regola «la forma delle sane parole» e custodisca «il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo, che abita in noi» (2 Tm 1,13-14). Tutti quelli dell'Asia si sono allontanati; solo Onesiforo ha cercato Paolo a Roma.
Buon soldato di Cristo Gesù (capitolo 2)
Timoteo deve affidare ciò che ha ricevuto «ad uomini fedeli, i quali saranno idonei ad insegnarle anche ad altri» (2 Tm 2,2). Sarà soldato, atleta, agricoltore: «Sopporta le afflizioni qual buon soldato di Cristo Gesù» (2 Tm 2,3). Paolo è incatenato, «ma la parola di Dio non è incatenata». Contro Imeneo e Fileto, che dicono «che la risurrezione è già seguita» (2 Tm 2,18), Timoteo insegnerà con rettitudine, fuggirà le passioni giovanili e correggerà gli oppositori con mansuetudine, «se mai Dio desse loro la penitenza per conoscere la verità» (2 Tm 2,25).
I tempi pericolosi e le sacre Scritture (capitolo 3)
Il capitolo 3, spiegato più sotto, annuncia i tempi pericolosi degli ultimi giorni e rimanda Timoteo a ciò che ha imparato e alle «sagre lettere» che conosce fin dall'infanzia.
Predica la parola; ho conservato la fede (capitolo 4)
L'ultimo incarico è solenne: «Ti scongiuro dinanzi a Dio, ed a Gesù Cristo, il quale giudicherà i vivi, ed i morti, per la venuta, e pel regno di lui: predica la parola» (2 Tm 4,1-2). Poi Paolo parla della propria morte e della sua corona. La lettera si chiude con notizie: Demade (Dema) lo ha abbandonato «per l'amore di questo secolo»; «Il solo Luca è con me. Prendi teco Marco, e menalo con te: imperocché egli mi è di ajuto nel ministero» (2 Tm 4,11); «Sollecita di venir da me prima del verno» (2 Tm 4,21). Tra quelli che salutano Timoteo c'è Lino.
2 Timoteo 1,7: uno spirito «di fortezza, e di dilezione, e di saggezza»
«Imperocché non ha dato a noi Iddio uno spirito di timidità, ma di fortezza, e di dilezione, e di saggezza» (2 Tm 1,7). Il latino dice sed virtutis, et dilectionis, et sobrietatis. Il versetto segue immediatamente il richiamo all'imposizione delle mani: lo Spirito ricevuto nell'ordinazione, come quello ricevuto nella cresima, non rende timidi ma forti, capaci di amare e di giudicare con sobrietà. Per questo Paolo può aggiungere subito: «Non volere adunque arrossirti della testimonianza del Signor nostro, né di me prigioniero per lui» (2 Tm 1,8). È un versetto da pregare nei momenti di paura.
2 Timoteo 3: «negli ultimi giorni sorverranno dei tempi pericolosi»
«Or sappi tu questo, che negli ultimi giorni sorverranno dei tempi pericolosi: imperocché vi saranno degli uomini amanti di loro stessi, avari, vani, superbi, maldicenti, disubbidienti a' genitori, ingrati, scellerati» (2 Tm 3,1-2), «traditori, protervi, gonfi, ed amanti de' piaceri più, che di Dio» (2 Tm 3,4), «ed aventi l'apparenza della pietà della quale però hanno rigettata da se la sostanza» (2 Tm 3,5). Nella Scrittura gli «ultimi giorni» cominciano con la venuta di Cristo e durano fino al suo ritorno: Paolo non descrive soltanto un'epoca futura, ma uomini che Timoteo ha già davanti, poiché gli dice di fuggirli. L'elenco si apre con l'amor proprio e si chiude con l'apparenza della pietà: la radice di tutti questi vizi è l'uomo che si mette al posto di Dio pur conservando le forme della religione.
Costoro resistono alla verità «nella stessa guisa, che Gianne e Mambre resisterono a Mosé» (2 Tm 3,8). Questi nomi, che la Scrittura dà solo qui, sono quelli che la tradizione giudaica attribuiva ai maghi del Faraone dell'Esodo, al capitolo 7. Timoteo, invece, deve attendersi la persecuzione, perché «tutti que', che vorranno piamente vivere in Cristo Gesù, patiranno persecuzione» (2 Tm 3,12), e restare saldo in ciò che ha imparato, «sapendo, da chi tu abbi imparato» (2 Tm 3,14).
Temi e lettura cattolica
La Scrittura divinamente ispirata (3,16)
«Tutta la scrittura divinamente ispirata è utile ad insegnare, a redarguire, a correggere, a formare alla giustizia: affinchè perfetto sia l'uomo di Dio, disposto ad ogni opera buona» (2 Tm 3,16-17). È il principale testo del Nuovo Testamento sull'ispirazione: Dio è l'autore principale delle Scritture. Leone XIII lo cita nell'enciclica Providentissimus Deus (1893), sullo studio della sacra Scrittura. Ma Paolo non dice che la Scrittura basti da sola: due versetti prima rimanda Timoteo a ciò che ha imparato a viva voce, «sapendo, da chi tu abbi imparato», come nella seconda Lettera ai Tessalonicesi, che ordina di ritenere le tradizioni ricevute a voce o per lettera. Se volete scegliere un'edizione, leggete quale Bibbia cattolica leggere.
L'Ordine e la grazia dell'ordinazione
«Ravvivare la grazia di Dio, che è in te mediante l'imposizione delle mie mani»: con il versetto della prima lettera, dove Timoteo riceve la grazia «con l'imposizione delle mani del presbiterio» (1 Tm 4,14), è il testo classico del sacramento dell'Ordine. Il Concilio di Trento (sessione XXIII, capitolo 3) lo cita per mostrare che l'Ordine è davvero uno dei sette sacramenti, poiché conferisce la grazia mediante un segno esterno. La grazia ricevuta rimane; bisogna «ravvivarla», come un fuoco che si attizza.
La Tradizione e la successione apostolica
Tutta la lettera è una trasmissione. Il deposito è stato affidato a Timoteo; egli deve affidarlo a sua volta a uomini fedeli, capaci di istruirne altri: ecco, in una frase, i primi anelli della successione apostolica. Tra gli ultimi nomi della lettera c'è Lino (4,21). Sant'Ireneo scrive che gli Apostoli affidarono a questo Lino, di cui Paolo fa menzione nelle lettere a Timoteo, l'episcopato di Roma: fu il primo successore di san Pietro.
La corona di giustizia
«Del resto è serbata a me la corona della giustizia la quale a me renderà il Signore giusto giudice in quella giornata: né solo a me, ma anche a coloro che desiderano la sua venuta» (2 Tm 4,8). Il Concilio di Trento (sessione VI, capitolo 16) cita questo versetto nel suo insegnamento sul merito: la vita eterna è insieme grazia promessa da Cristo e ricompensa fedelmente resa alle opere buone, perché Dio corona in noi i suoi stessi doni.
La morte del martire, libagione versata
Dove il Martini traduce «io sono già alle libagioni», la Vulgata dice ego enim jam delibor: sono già versato come libagione, come il vino sparso sull'altare. Paolo aveva usato la stessa immagine nella Lettera ai Filippesi: «quando io sia offerto in libagione sopra il sagrifizio». La sua morte sarà un'offerta unita al sacrificio di Cristo.
Versetti celebri della seconda Lettera a Timoteo
- «Conosco, di chi mi sono fidato, e son certo, che egli è potente a conservare il mio deposito sino a quella giornata» (2 Tm 1,12).
- «Parola fedele: se insieme siamo morti, insieme ancor viveremo: se saremo tolleranti, regneremo insieme: se (lo) rinnegheremo, egli pure rinnegherà noi: se non crediamo, egli riman fedele, non può negare se stesso» (2 Tm 2,11-13).
- «Studiati di comparire degno d'approvazione davanti a Dio, operaio non mai svergognato, che rettamente maneggi la parola di verità» (2 Tm 2,15).
- «Ma saldo sta il fondamento di Dio, che ha questo segno: conosce il Signore quegli, che sono suoi» (2 Tm 2,19).
- «Predica la parola, pressa a tempo, fuori di tempo: riprendi, supplica, esorta con ogni pazienza insegnando» (2 Tm 4,2), perché verrà un tempo in cui, «per prurito di udire», si moltiplicheranno i maestri a proprio gusto (2 Tm 4,3).
- «Ho combattuto nel buon arringo, ho terminata la corsa, ho conservata la fede» (2 Tm 4,7).
- «Il Signore però mi assistè, e mi confortò […] e fui liberato dalla bocca del leone» (2 Tm 4,17). Diversi Padri, tra cui san Giovanni Crisostomo, vedono Nerone nell'immagine del leone.
La seconda Lettera a Timoteo nel canone e nella liturgia
La lettera porta lo stesso nome in tutte le Bibbie e conta quattro capitoli e 83 versetti. È l'undicesima delle quattordici lettere di san Paolo nell'ordine della Vulgata. Non è mai stata discussa, e il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) la nomina tra le lettere dell'Apostolo.
Nel Messale del 1962:
- 2 Tm 4,1-8 è l'epistola del Comune dei dottori, la messa In medio Ecclesiae: il «Predica la parola» si legge così nelle feste dei grandi maestri della fede;
- 2 Tm 2,8-10; 3,10-12 è l'epistola del Comune di un martire non pontefice;
- 2 Tm 1,12, Scio cui credidi, et certus sum, è l'introito della Conversione di san Paolo, il 25 gennaio, e della Commemorazione di san Paolo, il 30 giugno.
Nel Breviario, se ne leggono alcuni passi al Mattutino del martedì e del mercoledì della V settimana dopo l'Epifania, quando il calendario lo consente. San Timoteo è festeggiato il 24 gennaio, il giorno prima della Conversione di san Paolo.
Come leggere la seconda Lettera a Timoteo
Leggetela prima d'un fiato, come un unico addio. Rileggetela poi nella sua cornice: la chiamata di Timoteo nel capitolo 16 degli Atti, la prima lettera, la fine degli Atti. Soffermatevi sul primo e sull'ultimo capitolo, i più personali, con il latino dove la dottrina dipende da una parola: gratia, depositum, divinitus inspirata, delibor. Tutti i libri sono nella Bibbia di Iter Fidei.
Domande Frequenti
Chi ha scritto la seconda Lettera a Timoteo?
San Paolo, al suo discepolo Timoteo, come dice il primo versetto. I Padri, da sant'Ireneo in poi, l'hanno ricevuta come sua, e la Pontificia Commissione Biblica ha ricordato nel 1913 che la tradizione attribuisce a Paolo le tre lettere pastorali. Molti critici moderni pensano a un discepolo, ma non è l'insegnamento tradizionale della Chiesa.
Quando è stata scritta e dove era san Paolo?
Verso il 66-67, a Roma, durante la seconda prigionia, poco prima del martirio sotto Nerone. È l'ultima delle sue lettere. Era incatenato «qual malfattore», abbandonato da quasi tutti; solo Luca era rimasto con lui.
Che cosa significa 2 Timoteo 1,7?
Che lo Spirito ricevuto da Dio non è uno spirito di paura, ma di fortezza, di amore e di saggezza. Paolo lo ricorda a Timoteo subito dopo la sua ordinazione, perché non si vergogni del Vangelo né del maestro incatenato.
Che cosa dice 2 Timoteo 3,1-5 sugli ultimi tempi?
Che negli ultimi giorni, cioè nel tempo che va dalla prima alla seconda venuta di Cristo, verranno tempi pericolosi, con uomini egoisti, avidi, superbi, ingrati, «amanti de' piaceri più, che di Dio», che conservano l'apparenza della pietà rinnegandone la sostanza. Paolo chiede a Timoteo di fuggirli e di restare saldo nella dottrina ricevuta.
Che cosa significa «Tutta la scrittura divinamente ispirata» (2 Tm 3,16)?
Che le sacre Scritture hanno Dio come autore principale e formano «l'uomo di Dio» nella dottrina e nella virtù. Il versetto non dice che la Scrittura basti da sola: poco prima Paolo rimanda Timoteo all'insegnamento ricevuto a voce. La Chiesa riceve insieme la Scrittura e la Tradizione apostolica.
Che cosa significa «Ho combattuto nel buon arringo» (2 Tm 4,7)?
Alla vigilia dell'esecuzione, Paolo guarda la sua vita come una lotta condotta fino in fondo, una corsa compiuta e una fede conservata. Attende la «corona della giustizia» che il Signore renderà a lui e «a coloro che desiderano la sua venuta».
Quanti capitoli ha la seconda Lettera a Timoteo?
Quattro capitoli e 83 versetti. È seguita dalla Lettera a Tito e dalla Lettera a Filemone.
La seconda Lettera a Timoteo si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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