La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il libro di Isaia
Isaia, il più grande dei profeti dell'Antico Testamento, ha annunziato l'Emmanuele nato dalla Vergine, il Bambino chiamato «Dio, il Forte», il Servo piagato per le nostre iniquità e la nuova Gerusalemme. Qui sotto trovate i sessantasei capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida che segue presenta chi era il profeta, quando visse, il riassunto del libro, i versetti più cercati e il suo posto nella liturgia.
Leggere Isaia: 66 capitoli
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Il libro di Isaia apre, nella Bibbia cattolica, la serie dei profeti: viene dopo i libri sapienziali e prima di Geremia. È il più lungo dei libri profetici e il profeta che il Nuovo Testamento cita più spesso. Nostro Signore lo lesse nella sinagoga di Nazaret, e il Battista descrisse la propria missione con le sue parole. San Girolamo, nella prefazione al libro, scrive che Isaia merita di essere chiamato non tanto profeta quanto evangelista, non tam propheta quam evangelista, tanto chiaramente espone i misteri di Cristo e della Chiesa: sembra, aggiunge, che racconti il passato più che annunziare il futuro.
Chi era il profeta Isaia?
Il libro presenta il suo autore fin dalla prima riga: «Visione d'Isaia figliuolo di Amos, la quale egli vide intorno alle cose di Giuda, e di Gerusalemme a' tempi di Ozia, di Joathan, di Achaz, e di Ezechia regi di Giuda» (Is 1, 1). Isaia era dunque un uomo di Gerusalemme, vissuto nel regno di Giuda nell'VIII secolo avanti Cristo. Il suo nome in ebraico significa “il Signore è salvezza”, e riassume tutta la sua predicazione.
Il padre di Isaia e la sua famiglia
Il padre di Isaia si chiamava Amos, ma non è il profeta Amos di Tecua: in ebraico i due nomi si scrivono in modo diverso, e la somiglianza esiste solo nelle traduzioni. Una tradizione rabbinica, incerta, lo dice fratello del re Amasia, il che farebbe di Isaia un uomo di stirpe regale. Isaia era sposato con colei che il libro chiama «la profetessa» (Is 8, 3) ed ebbe almeno due figli, ai quali diede nomi che erano essi stessi profezie: Seariasub, nel Martini «colui, che rimane Jasub» (Is 7, 3), cioè “un resto tornerà”, e un secondo figlio dal nome di presagio, «Affrettati a tor le spoglie, fa presto a predare».
La vocazione nel Tempio
Isaia racconta lui stesso la sua chiamata al capitolo 6: «Nell'anno, in cui si morì il re Ozia, io vidi il Signore sedente sopra un trono eccelso, ed elevato» (Is 6, 1). I Serafini cantano il Sanctus, il profeta si sente «uomo di labbra immonde», uno dei Serafini gli tocca la bocca con una pietruzza ardente presa dall'altare, e quando il Signore domanda chi manderà, Isaia risponde: «Eccomi, manda me» (Is 6, 8). Da quel giorno fu il consigliere, spesso inascoltato, dei re di Giuda, fino a Ezechia, che visitò nella malattia (IV Re 20, 2 Re nelle Bibbie moderne).
Come morì Isaia: il profeta segato in due
La Scrittura non racconta la morte di Isaia, ma un'antica tradizione, raccolta dai Giudei e dai Padri, dice che morì martire sotto l'empio re Manasse, segato in due con una sega di legno. La riferiscono san Giustino nel Dialogo con Trifone e un antico apocrifo, l'Ascensione di Isaia; molti Padri hanno visto un'allusione al suo supplizio nella lettera agli Ebrei, dove si legge dei giusti dell'Antica Alleanza che «furon segati» (Eb 11, 37). È lui, dunque, “il profeta segato a metà”. Il Martirologio Romano ne fa memoria il 6 luglio: di qui il nome di Sant'Isaia che portano chiese e strade in Italia.
Chi ha scritto il libro di Isaia?
La Chiesa ha sempre ricevuto il libro intero come opera del profeta Isaia, figlio di Amos. L'Ecclesiastico loda «Isaia profeta grande, e fedele nel cospetto del Signore», il quale «con grande spirito vide gli ultimi tempi, e consolò i piangenti di Sion» (Eccli 48, 25-27): la consolazione di Sion è proprio la materia dei capitoli 40-66.
Il Nuovo Testamento cita le due metà del libro sotto il suo nome. San Giovanni accosta Is 53, 1 e Is 6, 10 e conclude: «Tali cose disse Isaia, allorché vide la gloria di lui, e di lui parlò» (Gv 12, 41); san Matteo applica Is 40, 3 al Battista, «l'uomo, di cui parlò Isaia profeta» (Mt 3, 3); e l'eunuco etiope stava «leggendo il profeta Isaia», precisamente il capitolo 53, quando Filippo gli si accostò (At 8, 28).
Quando in epoca moderna si cominciò a dividere il libro fra più autori, la Pontificia Commissione Biblica rispose con il decreto del 28 giugno 1908 sul carattere e l'autore del libro di Isaia, approvato da san Pio X. Vi si affermava che un profeta può parlare di cose lontane e rivolgersi a una generazione futura, sicché il punto di vista dell'Esilio nei capitoli 40-66 non prova un autore più tardo, e che gli argomenti di lingua e di stile non bastano a imporre più autori. Molti studiosi moderni distinguono un «secondo» e un «terzo Isaia», discepoli più tardi del profeta; noi ci atteniamo all'insegnamento ricevuto dalla Chiesa, che il Nuovo Testamento stesso suppone.
Quando è vissuto Isaia e quando è stato scritto il libro?
Isaia ricevette la vocazione «nell'anno, in cui si morì il re Ozia», verso il 740 avanti Cristo, e profetava ancora durante l'invasione di Sennacherib, nel 701. Il suo ministero durò dunque una quarantina d'anni, sotto Joatham, Achaz ed Ezechia, e forse fino ai primi anni di Manasse. Il libro fu scritto nel corso di questo ministero, più di un secolo prima della caduta di Gerusalemme e molto prima di Ciro, che pure nomina: «Io, che dico a Ciro: Tu se' il mio pastore» (Is 44, 28).
L'Assiria inghiottiva i piccoli regni dell'Occidente; il regno d'Israele, al nord, cadde nel 722; Giuda era tentato di appoggiarsi all'Egitto o all'Assiria piuttosto che al Signore. Davanti ad Achaz, poi davanti a Ezechia, Isaia ripete un solo consiglio, la fede: «Se voi non crederete, non avrete stabilità» (Is 7, 9). La storia di quei regni si legge nel IV libro dei Re (capitoli 18-20), il cui racconto su Ezechia è ripreso quasi alla lettera nei capitoli 36-39 di Isaia.
Di cosa parla il libro di Isaia? Riassunto
Il libro va dal giudizio alla consolazione: per mezzo del Bambino nato dalla Vergine, del Re della stirpe di Davide e del Servo sofferente, Dio raduna un resto d'Israele e le genti in una Gerusalemme nuova. Si divide in due grandi parti, gli oracoli di giudizio dei capitoli 1-39 e il “libro della Consolazione” dei capitoli 40-66, con in mezzo la storia di Ezechia.
Giuda, Gerusalemme e il libro dell'Emmanuele (capitoli 1-12)
Il libro si apre con il processo che Dio intenta al suo popolo: «Il bue distingue il suo padrone, e l'asino la greppia del suo signore: ma Israele non riconobbe» (Is 1, 3), versetto da cui la tradizione ha tratto il bue e l'asinello del presepio. Il capitolo 2 vede tutte le genti salire al monte del Signore, dove «delle spade loro ne faran vomeri» (Is 2, 4); il capitolo 5 canta la vigna che, invece dell'uva attesa, «fece delle lambrusche»; il capitolo 6 è la vocazione del profeta.
I capitoli 7-12, detti spesso il libro dell'Emmanuele, appartengono alla guerra siro-efraimita. All'incredulo Achaz Dio dà il segno della Vergine e dell'Emmanuele (capitolo 7); promette la luce al popolo che camminava nelle tenebre e il Bambino chiamato «Dio, il Forte» (capitolo 9); poi il germoglio della radice di Jesse, sul quale riposa lo Spirito, e la pace in cui «Abiterà il lupo insieme coll'agnello» (Is 11, 6). La sezione si chiude con un inno di ringraziamento: «Attignerete acque con gaudio dalle fonti del Salvatore» (Is 12, 3).
Gli oracoli contro le nazioni (capitoli 13-23)
Questi capitoli pronunciano gli “annunzi pesanti” contro Babilonia (capitolo 13), il cui re caduto è deriso col nome di Lucifero al capitolo 14, contro l'Assiria, i Filistei, Moab, Damasco, l'Egitto, Duma, l'Arabia e Tiro. Anche qui la misericordia traspare: un giorno «il Signore sarà conosciuto dall'Egitto» (Is 19, 21). Al capitolo 22 il Signore promette di porre sull'omero del suo servo «la chiave della casa di David, e aprirà, né altri potrà chiudere» (Is 22, 22).
L'Apocalisse di Isaia (capitoli 24-27)
I capitoli 24-27 allargano l'orizzonte alla terra intera, al suo giudizio e al banchetto finale del Signore sul suo monte, dove «Ei precipiterà la morte per sempre, e il Signore Dio asciugherà da tutti gli occhi le lagrime» (Is 25, 8).
Guai a Gerusalemme e promessa del Re (capitoli 28-35)
I capitoli 28-33 mettono in guardia Giuda contro l'alleanza egiziana e promettono una pietra posta nei fondamenti di Sion, «pietra eletta, angolare, preziosa» (Is 28, 16), che san Pietro applica a Cristo. Il capitolo 32 annunzia che «il re regnerà con giustizia». Poi, al capitolo 35, il deserto fiorisce: «Dio verrà egli stesso, e vi salverà. Allora gli occhi de' ciechi si apriranno, e si spalancheranno le orecchie de' sordi» (Is 35, 4-5).
Ezechia, Sennacherib e il segno del sole (capitoli 36-39)
Alla preghiera di Ezechia e sulla parola di Isaia, «un angelo del Signore» percosse nell'accampamento degli Assiri «cento ottantacinque mila uomini» (Is 37, 36). Ezechia guarisce dalla sua malattia (capitolo 38), e canta il cantico Ego dixi: In dimidio dierum meorum, «Io dissi: Alla metà de' giorni miei anderò alle porte del sepolcro», che la Chiesa canta alle Lodi; poi, per aver mostrato i suoi tesori agli inviati di Babilonia, si sente annunziare l'esilio (capitolo 39).
Il libro della Consolazione (capitoli 40-48)
«Consolatevi, consolatevi, popol mio, dice il Dio vostro» (Is 40, 1). Il profeta annunzia agli esuli il ritorno da Babilonia: «Voce di uno, che grida nel deserto: Preparate la via del Signore» (Is 40, 3). Il Signore deride gli idoli (capitolo 44) e suscita Ciro, «Ciro mio unto» (Is 45, 1), per liberare il suo popolo. Qui compare anche il primo canto del Servo del Signore (capitolo 42), che non spezzerà la canna incrinata e non spegnerà il lucignolo fumigante. Qui si trovano anche i versetti di conforto dei capitoli 41 e 43.
Il Servo sofferente (capitoli 49-57)
Il Servo è chiamato fin dal seno materno per essere «luce alle genti» (Is 49, 6); dà il suo corpo a chi lo percuote e non nasconde il volto agli sputi (capitolo 50); e nel quarto canto, da Is 52, 13 alla fine del capitolo 53, è piagato per le nostre iniquità e condotto come pecorella al macello. Sion apprende poi che i suoi figli saranno innumerevoli: «Rallegrati, o sterile, che non partorisci» (Is 54, 1); e tutti gli assetati sono invitati: «Sitibondi venite tutti alle acque» (Is 55, 1).
La Gerusalemme nuova e i nuovi cieli (capitoli 58-66)
Gli ultimi capitoli insegnano il vero digiuno (capitolo 58), l'aurora di gloria su Gerusalemme verso cui accorrono le genti «portando oro, ed incenso» (Is 60, 6), l'Unto mandato ad annunziare «a' mansueti la buona novella» (capitolo 61), e il Vincitore che viene da Edom «colla veste tinta di rosso» (Is 63, 1). Il libro termina con la promessa: «ecco, che io creo nuovi cieli, e nuova terra» (Is 65, 17), e con il raduno di tutte le genti che vedranno la sua gloria (capitolo 66).
Che cosa annuncia il profeta Isaia? Temi e lettura cattolica
Il Santo d'Israele
Nessun titolo di Dio è più proprio di Isaia. La visione dei Serafini che cantano «Santo, santo, santo il Signore Dio degli eserciti; della gloria di lui è piena tutta la terra» (Is 6, 3) domina tutto il libro. La Chiesa canta le parole dei Serafini al Sanctus di ogni Messa, e prima del Vangelo il sacerdote recita il Munda cor meum, chiedendo a Dio, che purificò con un carbone ardente le labbra del profeta Isaia, di purificare il suo cuore e le sue labbra. Sui Serafini, il più alto dei cori, vedete i nove cori angelici.
La Vergine e l'Emmanuele
«Ecco, che una Vergine concepirà, e partorirà un figliuolo, e il nome di lui sarà detto Emmanuel» (Is 7, 14). San Matteo dichiara compiuta questa profezia nella nascita di Nostro Signore: «Emanuele: che interpretato significa Dio con noi» (Mt 1, 23). Contro chi traduceva “giovane donna”, sant'Ireneo difese la lettura “vergine” dei Settanta e degli Apostoli, che la Chiesa ha sempre mantenuto. Molti Padri hanno visto la Madonna anche nel «pollone dalla radice di Jesse» (Is 11, 1), la virga della Vulgata da cui spunta il fiore, che è Cristo.
Il Messia, Re e Dio
Il Bambino del capitolo 9 sarà chiamato «l'Ammirabile, il Consigliere, Dio, il Forte, il Padre del secolo futuro, il Principe di pace» (Is 9, 6); il germoglio di Jesse riceve lo «spirito di sapienza, e d'intelligenza, spirito di consiglio, e di fortezza, spirito di scienza, e di pietà» (Is 11, 2), e lo spirito del timore del Signore. Da questo passo, dove la Vulgata conta sette nomi, la Chiesa ricava il numero dei sette doni dello Spirito Santo. Questi titoli riempiono la liturgia dell'Avvento, e tre delle grandi antifone «O» dei Vespri, O Radix Jesse, O Clavis David e O Emmanuel, vengono da Is 11, 10, da Is 22, 22 e da Is 7, 14; le ritrovate nell'inno Veni, veni, Emmanuel.
Il Servo sofferente e la Passione
Il capitolo 53 è la profezia più chiara della Passione in tutto l'Antico Testamento: «Ma egli è stato piagato a motivo delle nostre iniquità, è stato spezzato per le nostre scelleratezze. Il gastigo cagione di nostra pace, cade sopra di lui, e pelle lividure di lui siam noi risanati» (Is 53, 5). Il diacono Filippo, «principiando da questa scrittura, gli evangelizzò Gesù» (At 8, 35); san Pietro ne fa eco: «per le lividure del quale siete stati sanati» (1 Pt 2, 24). Il Concilio di Trento insegna che Nostro Signore, con la sua santissima Passione sul legno della croce, ci meritò la giustificazione e soddisfece per noi a Dio Padre (sessione VI, capitolo 7).
La chiamata delle genti e la Chiesa
Isaia vede le genti salire alla casa del Signore e i re camminare «allo splendore, che nasce per te» (Is 60, 3). Sant'Ambrogio, racconta sant'Agostino nelle Confessioni (IX, 5), gli consigliò di leggere Isaia prima del battesimo, perché annunzia più chiaramente degli altri il Vangelo e la vocazione delle genti. Nella Gerusalemme nuova i Padri leggono la Chiesa. E il Dio di Isaia ha per i suoi una tenerezza di madre: «Può ella scordarsi una donna del suo bambino […]? e se questa potesse dimenticarsene, non saprei io però scordarmi di te» (Is 49, 15).
Versetti celebri di Isaia
- Isaia 6, 8: «Chi manderò io? e chi anderà per noi? E io dissi: Eccomi, manda me» (Is 6, 8).
- Isaia 7, 14: «Ecco, che una Vergine concepirà, e partorirà un figliuolo».
- Isaia 9, 6: «un pargoletto è nato a noi, e il figlio è dato a noi» (Is 9, 6), l'introito Puer natus est nobis della terza Messa di Natale. Nella Bibbia CEI, che segue la numerazione ebraica, lo stesso versetto è Is 9, 5.
- Isaia 14, 12: «Come mai se' tu caduto dal cielo, o Lucifero, splendente al mattino?» (Is 14, 12). Alla lettera è il re di Babilonia; i Padri l'hanno applicato alla caduta di Satana.
- Isaia 21, 11, “a che punto è la notte?”: le traduzioni moderne rendono la domanda alla sentinella “quanto resta della notte?” o “a che punto è la notte?”; il Martini, fedele al latino Custos, quid de nocte?, ha «Sentinella, che è stato questa notte?» (Is 21, 11).
- Isaia 40, 31: «que', che sperano nel Signore, acquisteranno nuova fortezza, prenderanno ale di aquila, correranno senza fatica, cammineranno senza stancarsi» (Is 40, 31).
- Isaia 41, 10, il versetto più cercato del libro: «Non aver paura; perocché io son teco: non torcer di strada; perocché io sono il tuo Dio: ti ho fortificato, e ti ho aiutato, e la destra del giusto mio ti sostenne» (Is 41, 10). Poco dopo: «io sono il Signore Dio tuo, che te prendo per mano, e ti dico: Non temere» (Is 41, 13).
- Isaia 43, 1-4, “tu sei prezioso ai miei occhi”: «non temere; perocché io ti ho redento, e ti ho chiamato pel tuo nome: tu se' mio. Quando tu passerai per mezzo alle acque, io sarò teco» (Is 43, 1-2). Il versetto 4, che le Bibbie moderne rendono “tu sei prezioso ai miei occhi”, nel Martini suona: «Dopo che tu diventasti orrevole, e glorioso negli occhi miei, io ti ho amato» (Is 43, 4).
- Isaia 43, 19: «Ecco, che cose nuove io fo […] aprirò una strada nel deserto, e sorgive di acqua nel paese disabitato» (Is 43, 19).
- Isaia 45, 8: «Mandate o cieli di sopra la vostra rugiada, e le nubi piovano il giusto: si apra la terra, e germini il Salvatore» (Is 45, 8), in latino Rorate caeli desuper, il canto dell'Avvento.
- Isaia 54, 10 e 54, 17: «i monti saranno smossi, e i colli vacilleranno, ma la misericordia mia non ritirerassi da te» (Is 54, 10); «Nissun'arme preparata contro di te farà colpo» (Is 54, 17).
- Isaia 55, 8-11, “come la pioggia e la neve”: «i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vie vostre son le mie vie» (Is 55, 8); e la parola di Dio è come la pioggia e la neve che non tornano in cielo senza aver fatto germogliare la terra: «ella non tornerà a me senza frutto» (Is 55, 11).
- Isaia 58, 7, il vero digiuno: «Spezza all'affamato il tuo pane, e i poveri, e i raminghi menati a tua casa» (Is 58, 7).
- Isaia 60, 22: «Il minimo produrrà mille, e il pargoletto una fioritissima nazione. Io il Signore a suo tempo farò tal cosa subitamente» (Is 60, 22).
- Isaia 61, 1: «Lo Spirito del Signore sopra di me, perchè il Signore mi ha unto» (Is 61, 1). Nostro Signore lo lesse a Nazaret, poi disse: «Oggi di questa scrittura avete udito voi l'adempimento» (Lc 4, 21).
Isaia nel canone e nella liturgia
Isaia è un libro protocanonico dell'Antico Testamento, ricevuto dagli Ebrei come dai cristiani e nominato dal Concilio di Trento fra i libri sacri e canonici (sessione IV, 1546). È il primo dei quattro profeti maggiori, prima di Geremia, Ezechiele e Daniele. Il libro è anche fra i più antichi testimoni del testo biblico: il grande rotolo di Isaia scoperto nel 1947 nella prima grotta di Qumran, presso il Mar Morto, contiene tutti i sessantasei capitoli e risale al II secolo avanti Cristo.
La liturgia romana del 1962 fa di Isaia il profeta dell'Avvento e del Natale:
- nel Breviario, le letture del Mattutino dell'Avvento sono tratte da Isaia;
- l'introito Rorate caeli (Is 45, 8) è quello della IV domenica d'Avvento e del mercoledì delle Tempora;
- le Tempora d'Avvento leggono quasi tutte le loro lezioni in Isaia, fra cui la profezia della Vergine (Is 7, 10-15), che è anche l'epistola dell'Annunciazione;
- l'introito Puer natus est nobis (Is 9, 6) apre la terza Messa di Natale;
- l'epistola dell'Epifania è Is 60, 1-6: «Sorgi, ricevi la luce, o Gerusalemme: perocché la tua luce è venuta» (Is 60, 1);
- nella Settimana Santa, la Messa del lunedì legge Is 50, 5-10, e quella del mercoledì due lezioni di Isaia, il Vincitore che viene da Edom (Is 62, 11; 63, 1-7) e l'intero quarto canto del Servo (Is 53, 1-12);
- nella Veglia pasquale restaurata nel 1955, Is 4, 2-6 è una delle quattro profezie;
- alcuni cantici di Isaia, fra cui Is 12 (Confitebor tibi, Domine), il cantico di Ezechia (Is 38, Ego dixi) e Is 45, 15-26 (Vere tu es Deus absconditus), sono cantati alle Lodi nel salterio della settimana.
Potete seguire questi giorni nel calendario liturgico, leggere le letture nel Vangelo del giorno e pregare il Mattutino nel Breviario.
Come leggere Isaia
Leggetelo nei suoi tempi, come fa la Chiesa: in Avvento, nel tempo di Passione, all'Epifania. Per una prima lettura cominciate dai capitoli 6-12; passate poi direttamente alla consolazione del capitolo 40 e leggete fino in fondo; tornate infine agli oracoli contro le nazioni. Dove l'italiano del Settecento è oscuro, il latino a fronte chiarisce spesso il senso. Nei capitoli 8-9 e 63-64 le Bibbie moderne contano i versetti in modo un po' diverso: qui seguiamo la Vulgata.
Domande Frequenti
Chi era Isaia nella Bibbia?
Isaia, figlio di Amos, fu un profeta di Gerusalemme dell'VIII secolo avanti Cristo, chiamato da Dio nel Tempio verso il 740 e consigliere dei re di Giuda Achaz ed Ezechia. Annunziò l'Emmanuele nato dalla Vergine e il Servo sofferente; la Chiesa lo venera come santo il 6 luglio.
Chi ha scritto il libro di Isaia?
La Chiesa lo ha sempre ricevuto come opera del profeta Isaia, che il libro nomina fin dal primo versetto e che il Nuovo Testamento cita sotto il suo nome per entrambe le metà. Nel 1908 la Pontificia Commissione Biblica giudicò non concludenti gli argomenti moderni a favore di più autori.
Come è morto il profeta Isaia?
La Bibbia non lo dice. Secondo un'antica tradizione, riferita da san Giustino e da molti Padri, fu martirizzato sotto il re Manasse, segato in due; la lettera agli Ebrei vi alluderebbe quando parla dei giusti che «furon segati» (Eb 11, 37). Per questo Isaia è “il profeta segato a metà”.
Che cosa dice la profezia di Isaia 7, 14?
È il segno che Dio dà al re Achaz: una Vergine concepirà e partorirà un figlio chiamato Emmanuele, «Dio con noi». San Matteo insegna che si è compiuta nel concepimento verginale di Gesù in Maria. È l'epistola dell'Annunciazione.
Che cosa dice Isaia 53?
Isaia 53 descrive il Servo del Signore disprezzato, uomo dei dolori, piagato per le nostre iniquità, condotto come pecorella al macello senza aprire bocca, che porta i peccati di molti. Tutta la tradizione vi riconosce la Passione di Cristo, e la Chiesa lo legge il Mercoledì Santo.
Quanti capitoli ha il libro di Isaia?
Il libro di Isaia ha sessantasei capitoli, nella Vulgata come nelle Bibbie moderne; cambia solo, in alcuni capitoli, la numerazione dei versetti.
Leggete tutto il libro di Isaia versetto per versetto, in italiano e in latino, anche nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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