La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il libro di Daniele
Il libro di Daniele racconta la fedeltà di un giovane deportato ebreo alla corte di Babilonia, la fornace ardente, il convito di Baltassar, la fossa dei leoni, e poi le visioni dei quattro regni, del Figliuolo dell'uomo e delle settanta settimane. Qui sotto trovate i quattordici capitoli della Bibbia cattolica nel testo del Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega chi era il profeta, quando fu scritto il libro, il riassunto di ogni parte e la lettura che ne dà la Chiesa.
Leggere Daniele: 14 capitoli
Il libro di Daniele è come due libri in uno. La prima metà racconta la fede d'Israele sotto un impero pagano: una statua d'oro che tre giovani rifiutano di adorare, un banchetto interrotto da una mano che scrive sul muro, un profeta che prega tre volte al giorno a rischio dei leoni. La seconda metà riferisce visioni che vanno da Babilonia alla fine del mondo, e che Nostro Signore stesso ha citato. Nella Bibbia cattolica Daniele è l'ultimo dei quattro profeti maggiori, dopo Isaia, Geremia ed Ezechiele, e precede Osea, che apre la serie dei profeti minori. Come ogni libro della Scrittura, si legge per intero, capitolo per capitolo, nella Bibbia di Iter Fidei.
Chi era il profeta Daniele?
Daniele era un giovane di Giuda, di famiglia nobile, deportato a Babilonia da Nabucodònosor insieme ad altri ragazzi «di stirpe dei regi, e dei magnati» (Dn 1, 3), scelti per essere istruiti nella lingua e nelle lettere dei Caldei. Il capo degli eunuchi gli impose un nome babilonese: «a Daniele, di Balthasar» (Dn 1, 7); i suoi tre compagni Anania, Misaele e Azaria divennero Sidrac, Misac e Abdenago. Il suo nome ebraico significa Dio è il mio giudice, e la storia di Susanna, dove il giovane Daniele fa giustizia di due giudici iniqui, sembra commentarlo.
Daniele servì per tutta la vita i re di Babilonia e poi quelli dei Medi e dei Persiani. Nabucodònosor lo fece «principe di tutte le Provincie di Babilonia» (Dn 2, 48); Dario il Medo lo mise fra i tre principi sopra i satrapi, «perchè in lui più spiccava lo spirito di Dio» (Dn 6, 3); e il libro nota che «Daniele stette a' servigi del re fino all'anno primo del re Ciro» (Dn 1, 21). Tre volte l'angelo lo chiama con un titolo bellissimo, vir desideriorum: «Daniele, uomo di desideri» (Dn 10, 11).
Il profeta Ezechiele, suo contemporaneo, lo nomina già con Noè e Giobbe come modello di giustizia: «Noè, Daniele, e Giobbe, eglino colla loro giustizia salveranno le anime loro» (Ez 14, 14). Il Martirologio Romano ne fa memoria il 21 luglio: è il “san Daniele profeta” di cui molti cercano la festa, distinto dai santi omonimi.
Chi ha scritto il libro di Daniele?
La Chiesa ha ricevuto il libro come opera del profeta Daniele. A partire dal capitolo 7 egli parla in prima persona: «io Daniele rimasi atterrito per tali cose» (Dn 7, 15); «io Daniele considerai ne' libri il numero degli anni» (Dn 9, 2).
La testimonianza decisiva è quella di Cristo: «Quando adunque vedrete l'abbominazione della desolazione predetta dal profeta Daniele posta nel luogo santo (chi legge, comprenda)» (Mt 24, 15).
Il primo a negarlo fu il filosofo pagano Porfirio, nel III secolo: nel dodicesimo libro della sua opera contro i cristiani sosteneva che il libro fosse stato composto al tempo di Antioco Epifane, e le profezie scritte a cose fatte. San Girolamo riferisce questa tesi nel prologo del suo Commento a Daniele e la confuta. Molti autori moderni l'hanno ripresa; la tradizione della Chiesa sta con il profeta.
Quando è stato scritto il libro di Daniele?
Daniele fu condotto a Babilonia dopo l'assedio di Gerusalemme, nell'«anno terzo del regno di Joachim re di Giuda» (Dn 1, 1), verso il 605 avanti Cristo, e riceveva ancora visioni nell'«anno terzo di Ciro re di Persia» (Dn 10, 1), verso il 536. Secondo la tradizione, il libro fu dunque scritto nel VI secolo avanti Cristo, durante l'esilio o poco dopo; i sostenitori della datazione tardiva lo collocano verso il 165, sotto la persecuzione di Antioco IV.
Il libro ha la particolarità di essere scritto in due lingue. L'inizio e i capitoli 8-12 sono in ebraico; al capitolo 2, «i Caldei risposero al re in Siriaco» (Dn 2, 4), cioè in aramaico, e il testo resta in questa lingua fino alla fine del capitolo 7. La preghiera di Azaria e il cantico dei tre giovani (Dn 3, 24-90), come pure i capitoli 13 e 14, ci sono giunti in greco: san Girolamo li tradusse dalla versione di Teodozione, che la Chiesa leggeva da tempo per questo libro al posto della Settanta.
I capitoli non seguono l'ordine cronologico: secondo le date del libro, le visioni dei capitoli 7 e 8, datate sotto Baltassar, precedono il convito del capitolo 5, e le settanta settimane (cap. 9) precedono di poco la fossa dei leoni (cap. 6).
Di cosa parla il libro di Daniele? Riassunto
Alla corte di Babilonia (capitoli 1-2)
Al capitolo 1, Nabucodònosor fa educare giovani nobili di Giuda per il suo servizio. «Or Daniele determinò in cuor suo di non volersi contaminare col cibarsi di quello, che il re mangiava» (Dn 1, 8): chiede per sé e per i compagni dieci giorni di legumi e d'acqua, al termine dei quali «le loro facce comparvero di miglior colore, e più piene, che quelle di tutti i giovinetti, che si nutrivano co' cibi del re» (Dn 1, 15).
Al capitolo 2, Dio rivela a Daniele il sogno del re: una grande statua il cui «capo di questa statua era di finissimo oro: il petto poi, e le braccia d'argento; ma il ventre, e le cosce di bronzo» (Dn 2, 32), le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte di creta. Una pietra si stacca dal monte «non per mano d'alcuno» (Dn 2, 34), abbatte la statua e «diventò un monte grande, e riempiè tutta quanta la terra» (Dn 2, 35). I metalli sono quattro regni successivi; la pietra è un regno che Dio susciterà, «un regno, che non sarà disciolto in eterno» (Dn 2, 44).
La fornace ardente e la follia del re (capitoli 3-4)
Al capitolo 3, i tre compagni rifiutano di adorare la «statua d'oro alta sessanta cubiti» (Dn 3, 1). La loro risposta al re è una delle più belle professioni di fede dell'Antico Testamento: «il nostro Dio, che noi adoriamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente» (Dn 3, 17); e se non vorrà, «sappi tu, o re, che noi non rendiam culto a' tuoi dei» (Dn 3, 18).
Gettati nella fornace, camminano fra le fiamme. Azaria prega (Dn 3, 25); «l'Angelo del Signore era sceso con Azaria, e co' suoi compagni nella fornace» (Dn 3, 49), e i tre giovani intonano il cantico Benedicite. Il re vede allora «quattro uomini sciolti, che camminano pel mezzo al fuoco», e «il quarto è a vederlo simile al figliuolo di Dio» (Dn 3, 92).
Al capitolo 4, Daniele spiega al re il sogno del grande albero abbattuto e gli dà questo consiglio: «riscatta colle limosine i tuoi peccati, e le tue iniquità col far misericordia co' poveri» (Dn 4, 24). Ma Nabucodònosor si inorgoglisce: «Non è ella questa la gran Babilonia, che io ho edificata» (Dn 4, 27); viene cacciato dalla compagnia degli uomini e mangia fieno come un bue, «fino a tanto, che tu conosca, che l'Altissimo ha dominio sopra il regno degli uomini, e lo dà a chi gli pare» (Dn 4, 29). Rientrato in sé, benedice l'Altissimo (Dn 4, 31).
Il convito di Baltassar e Daniele nella fossa dei leoni (capitoli 5-6)
Al capitolo 5, il re Baltassar beve nei vasi sacri portati via dal tempio di Gerusalemme, e «apparvero delle dita come di mano di uomo, che scrivea» sulla parete della sala (Dn 5, 5): «MANE, THECEL, PHARES». Daniele ne dà il senso: Dio ha contato i giorni del tuo regno; «Tu sei stato pesato sulla stadera, e se' stato trovato scarso» (Dn 5, 27); il tuo regno è dato ai Medi e ai Persiani. «La stessa notte fu ucciso Baltassar re de' Caldei» (Dn 5, 30).
Al capitolo 6 c'è l'episodio più conosciuto, Daniele nella fossa dei leoni. Satrapi gelosi ottengono da Dario un editto: per trenta giorni chi pregherà un dio o un uomo fuori del re sarà gettato ai leoni (Dn 6, 7). Daniele torna a casa e, «aperte le finestre della sua camera, che guardavan verso Gerusalemme, tre volte al dì piegate le sue ginocchia faceva adorazione» (Dn 6, 10). Gettato nella fossa, ne vede chiudere l'apertura con una pietra che il re sigilla col suo anello (Dn 6, 17); all'alba risponde al re angosciato: «Il mio Dio ha mandato il suo Angelo, e questi ha chiuse le bocche de' leoni» (Dn 6, 22).
Le visioni: le quattro bestie, l'ariete e il capro, le settanta settimane (capitoli 7-9)
Al capitolo 7, «quattro grandi bestie uscivan dal mare» (Dn 7, 3); la quarta, «terribile, e prodigiosa», ha dieci corna, e fra esse spunta un piccolo corno con «una bocca, che spacciava cose grandi» (Dn 7, 8). Poi «l'antico de' giorni si assise» sul trono (Dn 7, 9), ed ecco «colle nubi del cielo venire come il Figliuolo dell'uomo» (Dn 7, 13), che riceve una «potestà eterna, che non gli sarà tolta» (Dn 7, 14).
Al capitolo 8, un ariete è abbattuto da un capro, e l'angelo Gabriele, nominato qui per la prima volta nella Scrittura (Dn 8, 16), spiega la visione: «L'ariete, che tu hai veduto, che avea le corna, egli è il re de' Medi, e de' Persiani. Il capro poi egli è il re de' Greci» (Dn 8, 20-21). Al capitolo 9, meditando i settanta anni di esilio annunziati dal profeta Geremia, Daniele prega «ne' digiuni, nel cilizio, e nella cenere» (Dn 9, 3). Gabriele gli porta la profezia delle settanta settimane, al termine delle quali «riceva l'unzione il Santo de' santi» (Dn 9, 24); e «dopo sessantadue settimane il Cristo sarà ucciso» (Dn 9, 26).
L'ultima visione (capitoli 10-12)
Dopo tre settimane di digiuno, Daniele vede sulle rive del Tigri «un uomo vestito di abiti di lino» (Dn 10, 5), che gli parla della lotta degli angeli e di «Michele, uno de' primari prìncipi» (Dn 10, 13). L'undicesimo capitolo annunzia le guerre dei re del Mezzogiorno e del Settentrione, fino a un persecutore che toglierà «il sacrifizio perenne, e vi porranno l'abbominazione della desolazione» (Dn 11, 31). Il capitolo 12 giunge alla fine dei tempi: «in quel tempo sorgerà Michele principe grande, il quale sta a guardia del popol tuo» (Dn 12, 1), e «la moltitudine di que', che dormono nella polvere della terra, si risveglieranno, altri per la vita eterna, ed altri per l'ignominia» (Dn 12, 2).
Susanna, Bel e il dragone (capitoli 13-14)
Al capitolo 13, due anziani, giudici del popolo, desiderano la casta Susanna, moglie di Gioachimo, «grandemente bella, e timorata di Dio» (Dn 13, 2). Respinti, l'accusano di adulterio. Lei aveva risposto: «è meglio per me il cader nelle mani vostre senza aver fatta tal cosa, che peccare nel cospetto del Signore» (Dn 13, 23). Mentre la conducono a morte, il giovinetto Daniele (Dn 13, 45) interroga i due vecchi separatamente: uno dice di averli visti «sotto un lentisco» (Dn 13, 54), l'altro «sotto un' elce» (Dn 13, 58), e la menzogna è smascherata.
Al capitolo 14, Daniele rifiuta di adorare l'idolo Bel, «perché io non rendo onore agli idoli manofatti, ma a Dio vivo, che creò il cielo, e la terra» (Dn 14, 4). Smaschera i sacerdoti che mangiavano le offerte, uccide il dragone, e passa sei giorni in una fossa con sette leoni (Dn 14, 31). Un angelo vi porta dalla Giudea il profeta Abacuc con il desinare dei mietitori, e Daniele esclama: «tu ti se' ricordato di me, o Signore, e non hai abbandonato color, che ti amano» (Dn 14, 37). Se questo Abacuc sia l'autore della profezia di Abacuc è discusso.
Temi e lettura cattolica
Dio regna sui regni degli uomini
La lezione impartita a Nabucodònosor è il ritornello del libro: l'Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole. Lo confessa il re stesso: «il regno di lui è un regno sempiterno, e la possanza di lui per tutti i secoli» (Dn 3, 100).
La fedeltà nella prova
Daniele e i suoi compagni servono lealmente uno Stato pagano, ma rifiutano il cibo vietato, l'idolo, la rinuncia alla preghiera. La lettera agli Ebrei loda quelli che per la fede «turarono le gole a' leoni» ed «estinsero la violenza del fuoco» (Eb 11, 33-34).
Cristo e il suo regno
San Girolamo, nel suo commento, vede nei quattro metalli della statua Babilonia, i Medi e i Persiani, l'impero di Alessandro e Roma; e nella pietra staccata «senz'opera d'uomo» (Dn 2, 45) il Cristo, nato dalla Vergine senza concorso d'uomo, il cui regno, la Chiesa, riempie tutta la terra. Il Figliuolo dell'uomo che viene sulle nubi è il titolo che Nostro Signore rivendica davanti a Caifa: «vedrete di poi il Figliuolo dell'uomo sedere alla destra della virtù di Dio, e venire su le nubi del cielo» (Mt 26, 64).
Le settanta settimane di Daniele
La profezia delle settanta settimane è stata letta dalla maggior parte dei Padri e dei commentatori cattolici come l'annuncio calcolato della venuta e della morte del Messia: settanta settimane d'anni, cioè quattrocentonovanta anni, contati da un editto per la ricostruzione di Gerusalemme, «Da quando uscirà l'editto per la riedificazione di Gerusalemme fino al Cristo principe» (Dn 9, 25). Il testo della Vulgata, che il Martini traduce fedelmente, ha una chiarezza impressionante: «il Cristo sarà ucciso». I calcoli di dettaglio variano secondo il punto di partenza scelto, ed è saggio non presentarli come certi; ma la Chiesa ha sempre visto in questa pagina una profezia di Cristo e della fine dei sacrifici dell'antica Legge: «alla metà della settimana verran meno le ostie, e sagrifizj» (Dn 9, 27).
L'Anticristo e la fine dei tempi
Il piccolo corno del capitolo 7 e il persecutore del capitolo 11 indicano anzitutto Antioco Epifane, che profanò il Tempio nel II secolo avanti Cristo; ma i Padri, sulla scia di san Girolamo, vi vedono anche la figura dell'Anticristo degli ultimi tempi. Le stesse immagini tornano nell'Apocalisse di san Giovanni. Il capitolo 12 è infine la profezia più chiara dell'Antico Testamento sulla risurrezione dei corpi e sul Giudizio universale, che separa chi si risveglia per la vita eterna e chi per l'ignominia.
Gli arcangeli Gabriele e Michele
Daniele è il primo dei profeti che chiami gli angeli per nome. Gabriele, che gli spiega le visioni, sarà mandato a Nazaret ad annunziare l'Incarnazione: «fu mandato l'Angelo Gabriele da Dio a una città della Galilea, chiamata Nazaret» (Lc 1, 26). Michele, «principe grande, il quale sta a guardia del popol tuo», è diventato per la Chiesa il protettore del popolo di Dio. Vedete le nostre pagine su san Gabriele Arcangelo, su san Michele Arcangelo e su gli arcangeli.
Figure di Cristo e della Chiesa
Il quarto personaggio nella fornace, «simile al figliuolo di Dio», mostra Dio accanto ai suoi servi nel fuoco della prova. Daniele nella fossa chiusa da una pietra sigillata, ritrovato vivo al mattino, prefigura il sepolcro di Cristo, dove le guardie «misero alla pietra il sigillo» (Mt 27, 66). E sant'Ippolito di Roma, autore del più antico commento cristiano a un libro della Scrittura che ci sia giunto, vede in Susanna calunniata e salvata una figura della Chiesa.
Versetti celebri del libro di Daniele
- Daniele 1, 12: «Di grazia fa questa prova sopra di noi tuoi servi per dieci giorni, e ci sia dato da mangiare de' legumi, e da bere dell'acqua» (Dn 1, 12).
- Daniele 2, 44: «farà sorgere il Dio del cielo un regno, che non sarà disciolto in eterno».
- Daniele 3, 39: «ci ricevi tu contriti di anima, e umiliati di spirito» (Dn 3, 39), parola della preghiera di Azaria che il sacerdote ripete all'offertorio della Messa: In spiritu humilitatis et in animo contrito suscipiamur a te, Domine.
- Daniele 3, 57: «Opere del Signore benedite tutte quante il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli» (Dn 3, 57), l'inizio del Benedicite.
- Daniele 5, 27: «Tu sei stato pesato sulla stadera, e se' stato trovato scarso».
- Daniele 7, 13: «colle nubi del cielo venire come il Figliuolo dell'uomo».
- Daniele 9, 18: «sulla fidanza non della nostra giustizia, ma delle molte tue misericordie queste preci umiliamo davanti alla tua faccia» (Dn 9, 18).
- Daniele 12, 3: «quegli, che insegnano a molti la giustizia, come stelle per le intiere eternità» (Dn 12, 3).
Il libro di Daniele nel canone e nella liturgia
Nell'Antico Testamento cattolico Daniele è il quarto dei profeti maggiori. La Bibbia ebraica lo colloca invece fra gli «Scritti», e non fra i Profeti.
La preghiera di Azaria e il cantico dei tre giovani (Dn 3, 24-90), la storia di Susanna (cap. 13) e quella di Bel e del dragone (cap. 14) sono deuterocanonici. San Girolamo non li trovava nell'ebraico del suo tempo e lo segnala, ma li tradusse, e la Chiesa li leggeva fin dai primi secoli nella sua liturgia. Il Concilio di Trento, nella sessione IV (8 aprile 1546), ha definito che i libri santi devono essere ricevuti per intero, con tutte le loro parti, come si leggono nella Chiesa e nell'antica Vulgata. Le Bibbie protestanti conservano solo il testo ebraico e aramaico, in dodici capitoli, e relegano il resto fra gli «apocrifi».
Nella liturgia del 1962 Daniele è molto presente:
- il Benedicite (Dn 3, 57-88 e 56) è il cantico delle Lodi della domenica e delle feste (dalla Settuagesima alla Quaresima la domenica prende invece il Benedictus es, Domine, Deus patrum nostrorum, Dn 3, 52-57), e il sacerdote lo recita nel ringraziamento dopo la Messa;
- il graduale della festa della Santissima Trinità, Benedictus es, Domine, qui intueris abyssos, è preso da Dn 3, 55-56;
- in ogni sabato delle Quattro Tempora, la quinta lezione della Messa è Dn 3, 47-51, l'angelo nella fornace, seguita dall'inno Benedictus es, Domine, Deus patrum nostrorum;
- la preghiera di Daniele (Dn 9, 15-19) è la lezione del lunedì della seconda settimana di Quaresima;
- la storia di Susanna (Dn 13) si legge il sabato della terza settimana di Quaresima;
- Daniele nella fossa dei leoni (Dn 14, 27-42) si legge il martedì della settimana di Passione, e la preghiera di Azaria (Dn 3) il giovedì della stessa settimana, il cui introito Omnia quae fecisti nobis, Domine (Dn 3, 31) è anche quello della XX domenica dopo Pentecoste;
- l'ultima domenica dopo Pentecoste, il Vangelo (Mt 24, 15-35) si apre con «l'abbominazione della desolazione predetta dal profeta Daniele»;
- nel Breviario, Daniele si legge al Mattutino nel mese di novembre, fra Ezechiele e i profeti minori.
Il calendario liturgico vi indica questi giorni, e il Breviario del giorno dà le letture e il cantico.
Come leggere il libro di Daniele
Leggete d'un fiato i primi sei capitoli: sono racconti, e mostrano chi è Daniele. Prendete poi le visioni dei capitoli 7-12 una al giorno, tenendo a portata di mano il primo libro dei Maccabei, che racconta la persecuzione di Antioco Epifane, sfondo storico dei capitoli 8 e 11. Non cercate di decifrare ogni numero: lo stesso Daniele si sentì dire che queste sono «parole chiuse, e sigillate per sino al tempo determinato» (Dn 12, 9).
Pregate il Benedicite ad alta voce, come la Chiesa fa la domenica mattina, e rileggete Susanna e Daniele fra i leoni come lezioni di fiducia.
Domande Frequenti
Chi ha scritto il libro di Daniele?
La tradizione lo attribuisce al profeta Daniele, giovane ebreo di nobile famiglia deportato a Babilonia, che parla in prima persona dal capitolo 7. Nostro Signore cita “il profeta Daniele” in san Matteo, e san Girolamo ne ha difeso l'autorità contro il pagano Porfirio. Molti autori moderni lo attribuiscono a uno scrittore anonimo del II secolo avanti Cristo, opinione che la Chiesa non ha fatto sua.
Quanti capitoli ha il libro di Daniele?
Quattordici nella Vulgata, nel Martini e nelle Bibbie cattoliche. Le Bibbie protestanti ne contano dodici, perché omettono le parti conservate in greco (Dn 3, 24-90 e i capitoli 13-14); per questo il capitolo 3 della Vulgata conta cento versetti.
Che cosa vuol dire «Mane, Thecel, Phares»?
Sono le parole scritte da una mano misteriosa sulla parete della sala del convito del re Baltassar. Daniele le interpreta così: Dio ha contato i giorni del tuo regno e vi ha posto termine; sei stato pesato sulla stadera e trovato scarso; il tuo regno è diviso e dato ai Medi e ai Persiani.
Che cosa sono le settanta settimane di Daniele?
È la profezia che l'angelo Gabriele porta a Daniele nel capitolo 9: settanta settimane d'anni, cioè quattrocentonovanta anni, devono passare perché venga la giustizia eterna e il Santo dei santi riceva l'unzione. La tradizione cattolica vi legge l'annuncio della venuta e della morte di Cristo, dopo la quale cessano i sacrifici dell'antica Legge. Il punto di partenza esatto del calcolo resta discusso.
Perché Daniele fu gettato nella fossa dei leoni?
Perché continuò a pregare il suo Dio tre volte al giorno, con le finestre aperte verso Gerusalemme, nonostante l'editto di Dario che per trenta giorni vietava di rivolgere preghiere ad altri che al re. Dio mandò il suo angelo a chiudere la bocca dei leoni. Il capitolo 14 racconta una seconda fossa, sotto Ciro, dove Daniele restò sei giorni e fu nutrito dal profeta Abacuc.
Chi è Susanna nella Bibbia?
Susanna è la sposa virtuosa di Gioachimo, a Babilonia, accusata falsamente di adulterio da due anziani che aveva respinto e salvata dal giovane Daniele, che li interrogò separatamente. La sua storia è il capitolo 13 del libro nella Bibbia cattolica.
Leggete tutto il libro di Daniele versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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