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Il libro di Ezechiele
Ezechiele, sacerdote deportato a Babilonia, è il terzo dei profeti maggiori: il carro della gloria di Dio, il libro mangiato, il buon pastore, le ossa aride, il Tempio nuovo da cui sgorga l'acqua viva. Qui sotto trovate i quarantotto capitoli nella traduzione di mons. Martini con la Vulgata a fronte; la guida spiega chi era il profeta, il riassunto del libro, il vero testo di Ezechiele 25,17 e la lettura cattolica delle sue visioni.
Leggere Ezechiele: 48 capitoli
Ezechiele è il terzo dei quattro profeti maggiori dell'Antico Testamento, dopo Isaia e Geremia e prima di Daniele. È anche uno dei più difficili: san Girolamo riferisce che presso gli Ebrei l'inizio e la fine di questo libro non si leggevano prima dei trent'anni, tanto sono avvolti di oscurità. Eppure alcune delle pagine più amate della Scrittura vengono da lui: la ruota in mezzo a un'altra ruota, il libro dolce come il miele, il pastore che va in cerca della pecora smarrita, il campo delle ossa aride, la porta chiusa per la quale è passato soltanto il Signore. E da lui viene anche il versetto che molti cercano per una ragione ben diversa, Ezechiele 25,17, reso famoso da un film: più sotto ne trovate il testo vero.
Chi era il profeta Ezechiele?
Ezechiele era un sacerdote del Tempio di Gerusalemme. Il libro lo presenta fin dal terzo versetto: «Il Signore indirizzò sua parola ad Ezechiele sacerdote figliuolo di Buzi nel paese de' Caldei, presso il fiume Chobar» (Ez 1,3). Il suo nome, in ebraico Yehezqel, significa “Dio rende forte”, “Dio fortifica”.
Nel 597 avanti Cristo fu deportato a Babilonia con il re Ioachin (detto anche Ieconia) e con la prima ondata di esuli, i notabili, i sacerdoti e gli artigiani di Giuda. Visse tra loro presso il Chobar, un grande canale dell'Eufrate, nel villaggio che l'ebraico chiama Tel-Abib e che il Martini, seguendo la Vulgata, traduce come un luogo di «nuove biade» (Ez 3,15). Era sposato: la moglie, «quel, che più amano gli occhi tuoi» (Ez 24,16), gli morì all'improvviso proprio quando cominciava l'assedio di Gerusalemme, e Dio gli comandò di non portarne il lutto, come segno per il popolo che stava per perdere il suo Tempio.
Fu sentinella, predicatore, visionario e, prima di tutto, pastore di un popolo in esilio che oscillava tra l'illusione di un ritorno rapido e la disperazione. Gli anziani venivano a sedersi davanti a lui per ascoltarlo. La Scrittura non dice come sia morto. Una tradizione antica, accolta dal Martirologio romano che lo ricorda il 10 aprile, vuole che sia stato ucciso a Babilonia da un capo del popolo che egli rimproverava per l'idolatria; è una tradizione, non un dato biblico.
Chi ha scritto il libro di Ezechiele?
La Chiesa ha sempre ricevuto il libro come opera del profeta. È scritto in prima persona da un capo all'altro, e i suoi oracoli sono datati secondo gli anni della prigionia di Ioachin. Un unico pensiero sacerdotale lo attraversa: la gloria del Signore lascia il Tempio nella prima metà e vi ritorna nella seconda. L'Ecclesiastico onora già il profeta per nome: «Ezechielle poi vide lo spettacolo della gloria mostrata a lui dal Signore sul cocchio de' Cherubini» (Sir 49,10). Molti autori moderni pensano che i discepoli del profeta abbiano ordinato e completato i suoi oracoli in più tappe; l'unità del libro, che colpisce ogni lettore, resta l'argomento più forte della lettura tradizionale.
Quando è stato scritto il libro di Ezechiele?
Ezechiele data lui stesso le sue visioni. La chiamata avvenne nell'anno «che fu il quinto dopo la trasmigrazione del re Joachin» (Ez 1,2), verso il 593 avanti Cristo; l'«anno trentesimo» del primo versetto è spesso inteso come l'età del profeta, quella in cui un sacerdote entrava in servizio. Nel dodicesimo anno della deportazione un fuggiasco gli porta la notizia: «La città è stata distrutta» (Ez 33,21).
È l'incendio di Gerusalemme ordinato da Nabucodonosor nel 587 o 586, raccontato nel IV libro dei Re e pianto nelle Lamentazioni. La visione del Tempio nuovo è datata al «ventesimo quinto anno della nostra trasmigrazione» (Ez 40,1), verso il 573, e l'oracolo più tardo all'«anno ventesimo settimo» (Ez 29,17), verso il 571. Il libro fu dunque scritto a Babilonia tra il 593 e il 571 circa.
Ezechiele è il contemporaneo più giovane di Geremia, che predicava lo stesso messaggio a Gerusalemme mentre lui parlava agli esuli. Nomina due volte Daniele, allora alla corte di Babilonia, come modello di giustizia e di sapienza (Ez 14,14 e 28,3).
Di cosa parla il libro di Ezechiele? Riassunto
Tutto il libro ruota intorno alla caduta di Gerusalemme: il giudizio prima, la restaurazione dopo, e in mezzo gli oracoli contro le nazioni.
La visione del carro e la vocazione (capitoli 1-3)
Presso il Chobar «si apersero i cieli, e vidi visioni divine» (Ez 1,1). Un turbine viene da settentrione; in mezzo al fuoco appaiono quattro esseri viventi, ciascuno con la faccia di uomo, di leone, di bue e di aquila (Ez 1,10), e accanto a loro ruote piene d'occhi, «come di una ruota nel mezzo di un'altra ruota» (Ez 1,16). Sopra il firmamento «era come un trono di pietra saffiro; e su quel quasi trono era la figura come di un uomo» (Ez 1,26), in una luce simile all'arcobaleno.
Il profeta cade con la faccia a terra e si sente chiamare «Figliuolo dell'uomo» (capitolo 2), titolo che il libro usa quasi cento volte. Gli viene presentato un libro scritto «di dentro, e di fuori» e pieno di «lamentazioni, e cantici di mestizia, e di guai» (Ez 2,9), e gli è comandato di mangiarlo: «E lo mangiai, e fu dolce alla mia bocca come il miele» (Ez 3,3). Dio lo stabilisce infine «per sentinella alla casa d'Israele» (Ez 3,17).
Il giudizio su Gerusalemme (capitoli 4-24)
Ezechiele predica prima con i gesti. Disegna su un mattone l'assedio di Gerusalemme (Ez 4,1), poi giace trecentonovanta giorni sul fianco sinistro e quaranta sul destro, «un dì per un anno» d'iniquità (Ez 4,6), nutrendosi di un pane razionato fatto di «frumento, e dell'orzo, e delle fave, e delle lenti, e del miglio, e della vezza» (Ez 4,9): è il cosiddetto “pane di Ezechiele”, che non è una ricetta di salute ma il segno della fame di una città assediata, dove si mescola quel poco che resta. Si rade capelli e barba (capitolo 5) ed esce di notte da una breccia nel muro con il bagaglio dell'esule (Ez 12,7).
Nel capitolo 8 è trasportato in spirito nel Tempio: vi vede l'idolo della gelosia, donne «piangenti Adone» (Ez 8,14) e uomini che voltano la schiena al santuario e «adoravano il sol nascente» (Ez 8,16). Nel capitolo 9 un uomo vestito di lino riceve l'ordine: «segna un Thau sulle fronti degli uomini, che gemono, e sono afflitti per tutte le abbominazioni» (Ez 9,4); soltanto loro sono risparmiati. Poi «la gloria del Signore partì dal liminare del tempio, e si posò sopra i Cherubini» (Ez 10,18), e lascia la città per fermarsi «sul monte, che sta all'oriente della città» (Ez 11,23).
Seguono lunghe allegorie, dal linguaggio volutamente crudo. Gerusalemme è una bambina abbandonata che Dio ha raccolto, «Vivi, ti dissi, o tu immersa nel sangue tuo, vivi» (Ez 16,6), poi sposato, e che si è prostituita; ma il capitolo termina con la promessa: «ravviverò con te il patto sempiterno» (Ez 16,60). Samaria e Gerusalemme sono due sorelle infedeli, Oolla e Ooliba (Ez 23,4). Nel capitolo 18 il profeta confuta il proverbio «I padri […] mangiarono uva acerba, e si sono allegati i denti ai figliuoli» (Ez 18,2) e insegna che ciascuno risponde delle proprie colpe. La sezione si chiude con l'assedio e la morte della moglie del profeta (capitolo 24).
Gli oracoli contro le nazioni (capitoli 25-32)
Il giudizio si volge poi ai vicini di Giuda che avevano goduto della sua rovina: Ammon, Moab, Edom e i Filistei (capitolo 25). Cade poi su Tiro, l'orgogliosa regina dei mari, per tre capitoli (capitoli 26-28).
Il capitolo 28 schernisce il principe di Tiro, che ha detto: «Io sono un Dio, e sul trono sono assiso qual Dio in mezzo al mare» (Ez 28,2), poi intona un lamento sul re di Tiro, che viveva «tralle delizie del paradiso di Dio» (Ez 28,13), «Cherubino, che le ali stende, e adombra» (Ez 28,14), perfetto «fino a tanto che in te si trovò iniquità» (Ez 28,15). Diversi Padri, tra cui Origene e Tertulliano, vi hanno letto la caduta di Lucifero. Sette oracoli contro il Faraone, «gran dragone, che giaci in mezzo a' tuoi fiumi» (Ez 29,3), completano la sezione (capitoli 29-32).
La restaurazione: il pastore, le ossa aride, Gog (capitoli 33-39)
Con la notizia della caduta il tono cambia. Il capitolo 33 rinnova la missione della sentinella e proclama la misericordia di Dio. Nel capitolo 34 il Signore condanna i pastori «i quali pascon se stessi» (Ez 34,2) e promette: «Ecco, che io stesso anderò in cerca di mie pecorelle, e le visiterò» (Ez 34,11), e ancora: «susciterò ad esse l'unico Pastore, che le governi, Davidde mio servo» (Ez 34,23).
Nel capitolo 36 promette a Israele un'acqua monda, un cuore nuovo e il suo stesso spirito. Nel capitolo 37 un campo pieno di ossa secche si ricompone e si leva in piedi, «esercito grande formisura» (Ez 37,10), e i due regni riuniti avranno un solo pastore (Ez 37,24). I capitoli 38 e 39 descrivono l'ultimo assalto di Gog, «verso la terra di Magog» (Ez 38,2), contro il popolo di Dio, e la sua distruzione.
Il Tempio nuovo e la terra santa (capitoli 40-48)
Nell'ultima visione un uomo «splendente come bronzo», con «una canna da misurare» (Ez 40,3), guida il profeta attraverso un Tempio nuovo costruito sopra «un monte molto elevato» (Ez 40,2). La gloria del Signore, partita verso oriente, ritorna da oriente: «la gloria del Dio d'Israele entrava dalla parte d'oriente» (Ez 43,2), e il profeta vede «la casa ripiena della gloria del Signore» (Ez 43,5). La porta orientale resterà chiusa per sempre, perché il Signore è entrato per essa (Ez 44,2).
I capitoli 45 e 46 regolano offerte, culto e parte del principe. Nel capitolo 47 acque «scaturivano di sotto al liminare della casa a levante» (Ez 47,1); diventano un torrente che risana il Mar Morto, e sulle sue rive crescono alberi i cui «frutti serviranno di cibo, e le foglie per medicina» (Ez 47,12). La terra è spartita fra le dodici tribù, e il libro si chiude sul nome nuovo della città: «Quivi sta il Signore» (Ez 48,35).
Ezechiele 25,17: che cosa dice davvero il versetto di Pulp Fiction
È il versetto più cercato del libro, per via del film Pulp Fiction (1994) di Quentin Tarantino, in cui un sicario recita una lunga tirata, che in italiano comincia con “Il cammino dell'uomo timorato…”, attribuendola a “Ezechiele 25,17”. Quella tirata non è nella Bibbia. Il versetto vero, nel Martini, è molto più breve:
«E vendetta grande prenderò sopra di loro, gastigandoli nel mio furore; e conosceranno, che son' io il Signore, quando mi sarò vendicato di essi» (Ez 25,17).
Il personaggio del film ne riprende soltanto lo spunto finale, la vendetta di Dio e il «conosceranno che io sono il Signore»; tutto il resto, il pastore dei deboli, il custode del fratello, è un'invenzione di sceneggiatura che mescola reminiscenze bibliche diverse. Il contesto vero è l'oracolo contro i Filistei, che lo precede di due versetti: «Perchè i Filistei han fatta vendetta, e con tutto l'animo si son vendicati, facendo stragi, e sfogando gli antichi sdegni» (Ez 25,15).
Dio non vi approva la vendetta umana: al contrario, la condanna. Rivendica per sé soltanto il giudizio su chi ha infierito sul suo popolo caduto, secondo il principio che san Paolo riprende dalla Legge: la vendetta appartiene a Dio, non all'uomo. Il ritornello «conosceranno, che son' io il Signore» ricorre decine di volte in Ezechiele: lo scopo ultimo di ogni castigo, nel libro, è che i popoli riconoscano il vero Dio.
Temi e lettura cattolica
La gloria di Dio e i quattro evangelisti
Il profeta capisce più tardi che i quattro esseri viventi «erano i Cherubini» (Ez 10,20). È la risposta a chi chiede come Ezechiele descriva gli angeli: non come figure gentili, ma come portatori ardenti del trono di Dio, con quattro facce e quattro ali. Li ritroviamo intorno al trono nell'Apocalisse: «il primo animale somigliante a leone, e il secondo animale simile a vitello» (Ap 4,7). Sant'Ireneo li accosta già ai quattro Vangeli, e san Girolamo fissa la corrispondenza divenuta classica nell'arte cristiana: l'uomo per san Matteo, il leone per san Marco, il bue per san Luca, l'aquila per san Giovanni. Per questo l'epistola della festa di san Marco è tratta da questa visione. Raffaello ne ha dipinto una celebre Visione di Ezechiele, oggi a Palazzo Pitti.
Il Tau e il segno della croce
Il segno posto sulla fronte dei giusti nel capitolo 9 è la lettera ebraica tau, l'ultima dell'alfabeto. Tertulliano e san Girolamo osservano che nell'antica scrittura ebraica aveva la forma di una croce. I Padri vi hanno visto la figura dei fedeli segnati dal segno di Cristo nel Battesimo e nella Cresima e da lui protetti nel giorno del giudizio. San Francesco d'Assisi, come racconta san Bonaventura, amava questo segno e ne firmava i suoi scritti: di qui il Tau francescano.
La conversione e la responsabilità personale
I capitoli 18 e 33 sono i testi classici dell'Antico Testamento sulla conversione. «L'anima, che avrà peccato, ella perirà: il figliuolo non porterà l'iniquità del padre» (Ez 18,20). Ma «se l'empio farà penitenza di tutti i peccati, che ha fatti […] avrà vita, e non morrà» (Ez 18,21), e Dio aggiunge: «Di tutte le iniquità, che egli ha commesse, non avrò più memoria» (Ez 18,22). Il grido del capitolo 33 riassume tutto: «io non voglio la morte dell'empio, ma che l'empio dalla sua via si converta, e viva» (Ez 33,11). La Chiesa legge Ezechiele 18 nella Quaresima, e queste parole risuonano in ogni confessione.
Cristo, buon pastore
L'unico pastore promesso nel capitolo 34, il «Davide» che verrà, è il Messia figlio di Davide. Nostro Signore riprende la promessa nel Vangelo di san Giovanni: «Io sono il buon Pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle», e «sarà un solo gregge, e un solo pastore» (Gv 10,11-16). Il capitolo 34 descrive in anticipo tutta la sua missione: «Anderò in cerca di quelle, che erano smarrite, e solleverò quelle, che eran cadute, e fascerò le piaghe di quelle, che avran sofferta frattura» (Ez 34,16).
Il Battesimo e il cuore nuovo
«E verserò sopra di voi acqua monda, e sarete mondati da tutte le vostre sozzure» (Ez 36,25); «E darovvi un nuovo cuore, e porrò in mezzo a voi un nuovo spirito, e torrò dalla vostra carne il cuore di pietra, e darovvi un cuore di carne» (Ez 36,26). I Padri vi hanno letto l'acqua e lo Spirito del Battesimo. Il Messale legge questo passo il mercoledì della quarta settimana di Quaresima, giorno che un tempo era quello del grande scrutinio dei catecumeni prima del Battesimo pasquale.
La risurrezione della carne
Le ossa aride significano anzitutto il ritorno di un popolo che diceva: «è perita la nostra speranza» (Ez 37,11). Ma la promessa «Ecco, che io aprirò i vostri sepolcri, e da' sepolcri vostri vi trarrò fuora, popolo mio» (Ez 37,12) è stata letta da Tertulliano, da san Cirillo di Gerusalemme e da molti Padri come pegno della risurrezione dei corpi nell'ultimo giorno.
La Madonna, porta chiusa
«Questa porta sarà chiusa, e non si aprirà, ed uomo per essa non passerà; perocché il Signore Dio d'Israele è entrato per essa» (Ez 44,2). Sant'Ambrogio e san Girolamo vi vedono il grembo verginale di Maria, per il quale il Signore è entrato nel mondo e che è rimasto chiuso. La tradizione latina ha fatto della porta clausa uno dei titoli della Vergine sempre vergine.
L'acqua che esce dal Tempio
Il fiume del capitolo 47 scorre di nuovo nell'ultimo capitolo dell'Apocalisse: «un fiume di acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio, e dell'Agnello» (Ap 22,1). La Chiesa vi riconosce l'acqua che sgorgò dal costato aperto di Cristo, da cui «subito nè usci sangue, e acqua» (Gv 19,34), e la canta nel tempo pasquale con l'antifona Vidi aquam egredientem de templo a latere dextro. La nostra pagina sull'acqua santa ne mostra gli usi.
Versetti celebri di Ezechiele
- Ezechiele 1, la ruota nella ruota: la visione d'apertura dei quattro viventi e delle ruote.
- Ezechiele 3,17, la sentinella: «Figliuolo dell'uomo, io ti ho dato per sentinella alla casa d'Israele» (Ez 3,17), ripreso in Ez 33,7.
- Ezechiele 18,32: «Imperocché io non voglio la morte di colui, che si muore; dice il Signore Dio: convertitevi, e vivete» (Ez 18,32).
- Ezechiele 25,17: il versetto del film, il cui testo vero è dato più sopra.
- Ezechiele 36,24-28: il raduno degli esuli, l'acqua monda e il cuore nuovo, passo che si legge spesso anche nelle celebrazioni del Battesimo.
- Ezechiele 37,1-14, le ossa aride: «Ossa aride, udite la parola del Signore» (Ez 37,4).
- Ezechiele 38 e 39, Gog e Magog: la profezia torna nell'Apocalisse, dove satana raduna «Gog, e Magog» per l'ultima battaglia (Ap 20,7).
- Ezechiele 47, l'acqua viva: «tutto quello, che sarà tocco da questo torrente, avrà sanità, e vita» (Ez 47,9).
Ezechiele nel canone e nella liturgia
Nella Bibbia cattolica Ezechiele segue Geremia, le Lamentazioni e Baruc, e precede Daniele. È un libro protocanonico e figura in tutte le Bibbie. Alcuni antichi rabbini esitarono a suo riguardo, perché le leggi del Tempio dei capitoli 40-48 sembravano diverse da quelle di Mosè, ma il libro non cessò mai di essere ricevuto. Il Concilio di Trento lo ha elencato tra i libri sacri e canonici nella sessione IV (8 aprile 1546).
Nel Messale del 1962 la Quaresima ascolta Ezechiele tre volte: il buon pastore (Ez 34,11-16) il lunedì della prima settimana, l'anima che ha peccato (Ez 18,20-28) il venerdì delle Quattro Tempora, l'acqua monda e il cuore nuovo (Ez 36,23-28) il mercoledì della quarta settimana. Il 25 aprile, festa di san Marco, l'epistola è la visione dei quattro viventi (Ez 1,10-14). L'antifona Vidi aquam, tratta dal capitolo 47, si canta all'aspersione dell'acqua benedetta prima della Messa cantata della domenica durante tutto il tempo pasquale, al posto dell'Asperges me.
Nel Breviario romano se ne leggono passi scelti al Mattutino nelle prime due settimane di novembre, prima di Daniele e dei dodici profeti minori. La visione delle ossa (Ez 37,1-14) era una delle dodici profezie dell'antica Veglia pasquale, che la riforma del 1955 ha ridotto a quattro: nei libri del 1962 non vi si legge più. Seguite questi giorni nel calendario liturgico e pregate le letture nel Breviario del giorno.
Come leggere il libro di Ezechiele
Cominciate dai capitoli 1-3 senza scoraggiarvi per la stranezza della visione: Ezechiele stesso dice di aver visto soltanto una «similitudine della gloria del Signore» (Ez 2,1), una somiglianza e non la cosa stessa. Leggete poi le grandi pagine di speranza: i capitoli 18, 34, 36, 37 e 47. Riprendete allora il libro dall'inizio, seguendo le date, con il IV libro dei Re e Geremia a portata di mano per la storia. San Gregorio Magno predicò a Roma ventidue omelie su Ezechiele, sulla visione dei primi capitoli e sul Tempio del capitolo 40: restano la guida classica del suo senso spirituale.
Domande Frequenti
Chi era Ezechiele nella Bibbia?
Un sacerdote di Gerusalemme, figlio di Buzi, deportato a Babilonia nel 597 avanti Cristo con il re Ioachin. Tra gli esuli, presso il fiume Chobar, ricevette la chiamata di Dio verso il 593 e profetizzò per oltre vent'anni, prima e dopo la distruzione di Gerusalemme. La Chiesa lo venera come santo profeta.
Che cosa dice Ezechiele 25,17?
Nella Bibbia dice soltanto: «E vendetta grande prenderò sopra di loro, gastigandoli nel mio furore; e conosceranno, che son' io il Signore, quando mi sarò vendicato di essi.» È la conclusione di un oracolo contro i Filistei. La lunga tirata del film Pulp Fiction attribuita a questo versetto è un'invenzione degli sceneggiatori.
Che cosa significa la visione delle ossa aride?
Nel capitolo 37 Dio mostra al profeta un campo di ossa secche che si ricompongono, si rivestono di carne e ricevono lo spirito. Alla lettera è la rinascita del popolo esule, che si credeva senza speranza. I Padri vi hanno letto anche l'annunzio della risurrezione dei corpi alla fine dei tempi.
Che cosa rappresentano i quattro esseri viventi di Ezechiele?
Sono cherubini, portatori del trono della gloria di Dio, con quattro facce: uomo, leone, bue e aquila. La tradizione cristiana, da sant'Ireneo e san Girolamo, vi vede i simboli dei quattro evangelisti: san Matteo l'uomo, san Marco il leone, san Luca il bue, san Giovanni l'aquila.
Che cos'è il pane di Ezechiele?
È il pane che Dio ordinò al profeta di preparare con frumento, orzo, fave, lenticchie, miglio e veccia, e di mangiare razionato per tutto il tempo in cui giaceva sul fianco (capitolo 4). Era un segno profetico della fame di Gerusalemme assediata, non una regola alimentare.
Quanti capitoli ha il libro di Ezechiele?
Quarantotto, in quattro parti: la vocazione del profeta (1-3), il giudizio su Gerusalemme (4-24), gli oracoli contro le nazioni (25-32), la restaurazione d'Israele e la visione del Tempio nuovo (33-48).
Ezechiele ha visto un'astronave?
No. Il profeta dice lui stesso che cosa ha visto: «Questa visione era similitudine della gloria del Signore.» Le ruote e i viventi sono il carro-trono di Dio portato dai cherubini, come egli stesso spiega nel capitolo 10.
Leggete tutto il libro di Ezechiele versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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