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San Francesco d'Assisi: chi era il poverello, patrono d'Italia
Chi era san Francesco d'Assisi: il poverello fondatore dei francescani, le stimmate, il primo presepe e il patronato sull'Italia. La sua vita sulla base della tradizione e la preghiera in latino e italiano.

San Francesco d'Assisi è il poverello che, lasciata ogni ricchezza, abbracciò Cristo nei poveri e nella croce: fondatore dell'Ordine dei frati minori, primo santo a ricevere le stimmate, ideatore del presepe e patrono d'Italia. Diciamo subito chi egli fu, perché lo veneriamo e quale preghiera si recita per la sua intercessione, segnalando con cura ciò che è autentico e ciò che gli è stato attribuito in seguito.
La vita di san Francesco d'Assisi in breve
Per chi cerca un riassunto: Francesco nacque ad Assisi intorno al 1182, figlio del ricco mercante Pietro di Bernardone. Dopo una giovinezza spensierata, una guerra e una malattia, si convertì e rinunciò a ogni bene per seguire il Vangelo. Fondò nel 1209 l'Ordine dei frati minori (i francescani), ispirò santa Chiara e le clarisse, allestì il primo presepe a Greccio nel 1223, ricevette le stimmate sul monte della Verna nel 1224 e morì ad Assisi il 3 ottobre 1226. Canonizzato nel 1228, è patrono d'Italia e si festeggia il 4 ottobre. Vediamo ora con ordine la sua storia.
Chi era san Francesco d'Assisi
Francesco nacque ad Assisi, in Umbria, intorno al 1182. Il padre, Pietro di Bernardone, era un ricco mercante di stoffe; la madre si chiamava Pica. Battezzato Giovanni, fu poi chiamato Francesco. Crebbe nell'agiatezza, amato dai compagni, sognando le imprese cavalleresche del suo tempo.
Il casato del padre di san Francesco d'Assisi
Il padre, Pietro di Bernardone, apparteneva alla ricca borghesia mercantile di Assisi: commerciava stoffe pregiate, viaggiando fino in Francia, e da ciò viene, secondo la tradizione, il soprannome «Francesco» («il francese») dato al figlio battezzato Giovanni. Non era dunque un casato nobile, ma una famiglia di mercanti agiati. La madre, donna Pica, è ricordata con devozione. Proprio per restare libero da questa eredità terrena Francesco, davanti al vescovo di Assisi, restituì al padre persino le vesti, dichiarando di non avere ormai altro Padre che quello dei cieli.
La casa natale di san Francesco d'Assisi
La casa natale di Francesco si trova ad Assisi: sul luogo della bottega paterna sorge oggi la Chiesa Nuova, mentre poco distante una cappella ricorda il presunto luogo della nascita. Sono mete care ai pellegrini, ma la vera «casa» del Santo restò sempre la povertà evangelica e le piccole chiese che riparò con le proprie mani.
La guerra fra Assisi e Perugia lo condusse alla prigionia e a una lunga malattia. Fu allora che il giovane, fino a quel momento spensierato, cominciò a sentire il vuoto delle vanità mondane. Dio lo cercava per altre vie.
La conversione e la povertà
La svolta avvenne nella chiesetta di San Damiano, dove, in preghiera davanti a un crocifisso, Francesco udì la voce di Cristo dirgli: «Va', ripara la mia casa». Egli intese dapprima le pietre della chiesa diroccata, poi comprese che si trattava della Chiesa intera, da rinnovare nelle anime.
Per amore di Cristo rinunciò ai beni paterni. Davanti al vescovo di Assisi restituì al padre persino le vesti, dichiarando di non avere ormai altro Padre che quello dei cieli. Aveva preso alla lettera la parola del Vangelo: Se vuoi essere perfetto, va', vendi ciò che hai, e dallo a' poveri, ed avrai un tesoro nel cielo: e vieni, e seguimi (Vangelo secondo Matteo 19, 21).
Da allora visse in povertà assoluta, che chiamava la sua «Signora Povertà», mendicando il pane, curando i lebbrosi, predicando la penitenza. In lui rifulgeva la prima beatitudine: Beati i poveri di spirito: perché di questi è il regno de' cieli (Vangelo secondo Matteo 5, 3).
Il fondatore dei francescani
Ben presto altri uomini lo seguirono, attratti dalla sua vita evangelica. Nel 1209 Francesco si recò a Roma e ottenne dal Papa l'approvazione di una regola fondata sul Vangelo: nasceva così l'Ordine dei frati minori, i francescani.
Attorno a lui sorse anche il ramo femminile, le clarisse, guidate da santa Chiara d'Assisi, e più tardi il Terz'Ordine per i laici che volevano vivere lo spirito francescano nel mondo. Dall'albero francescano sarebbero germogliati nei secoli innumerevoli santi, come san Giuseppe da Copertino, umile frate conventuale celebre per le sue estasi, il predicatore san Giovanni da Capestrano o il cappuccino san Fedele da Sigmaringen, martire nei Grigioni nel 1622. La predicazione di Francesco, semplice e ardente, richiamava i fedeli alla conversione, alla pace e all'amore di Dio sopra ogni cosa. Egli volle sempre rimanere fedele alla Chiesa e ai suoi pastori, senza mai separarsi dall'obbedienza al successore di Pietro.
Il presepe di Greccio
A Francesco si deve una devozione che la cristianità conserva fino a oggi: il presepe. La notte di Natale del 1223, a Greccio, volle rappresentare la nascita di Gesù a Betlemme con una mangiatoia, il bue e l'asinello, perché i fedeli contemplassero con gli occhi la povertà in cui il Figlio di Dio scelse di venire al mondo.
Non era un semplice spettacolo, ma un atto di adorazione: Francesco voleva che il cuore si commuovesse davanti al mistero del Verbo fatto bambino. Da quella notte di Greccio è nata la pia consuetudine, diffusa in tutto il mondo cattolico, di allestire il presepe nelle case e nelle chiese.
Le stimmate
Negli ultimi anni Francesco si ritirò spesso in preghiera sul monte della Verna. Là, intorno alla festa dell'Esaltazione della Santa Croce del 1224, mentre contemplava la passione del Signore, gli apparve un serafino, e nel suo corpo si impressero le stimmate: le piaghe della crocifissione, alle mani, ai piedi e al costato. Il racconto classico dell'episodio si legge nella Legenda maior di san Bonaventura, ministro generale dei Frati Minori.
Fu il primo santo a riceverle. In quelle ferite si compiva ciò che l'Apostolo aveva scritto di sé: io porto le stimate del Signore Gesù nel mio corpo (Lettera ai Galati 6, 17). Francesco divenne così, nella carne, immagine vivente del Crocifisso che aveva amato sopra ogni cosa.
Provato dalle malattie e quasi cieco, continuò a lodare Dio. Morì la sera del 3 ottobre 1226, ad Assisi, presso la Porziuncola, chiedendo di essere deposto nudo sulla nuda terra. Fu canonizzato appena due anni dopo. La sua tomba è venerata nella basilica di San Francesco ad Assisi.
Di quale malattia è morto san Francesco d'Assisi
Negli ultimi anni Francesco fu segnato da molte sofferenze fisiche. La tradizione agiografica e gli studi concordano su più infermità sovrapposte: una grave malattia agli occhi (una infiammazione cronica, detta tracoma, che lo rese quasi cieco), febbri ricorrenti e gravi disturbi allo stomaco e al fegato, verosimilmente contratti anche durante il viaggio in Oriente. A ciò si aggiungevano le stimmate, le piaghe aperte ricevute alla Verna. Non si può quindi indicare un'unica «malattia»: Francesco si spense, a circa quarantaquattro anni, sfinito dalle penitenze e dalle infermità, ma sereno, intonando il Cantico delle creature e lodando «sorella morte».
A che età è morto san Francesco d'Assisi
Essendo nato intorno al 1182 e morto nel 1226, Francesco aveva circa quarantaquattro anni. La data di nascita non è documentata con precisione, secondo l'uso del tempo, perciò l'età è un valore approssimativo; ma la tradizione concorda nel ricordare un uomo morto giovane, consumato dall'amore di Dio più che dagli anni.
La basilica di San Francesco d'Assisi
Sulla tomba del Santo sorge la grande basilica di San Francesco ad Assisi, iniziata già nel 1228, l'anno della canonizzazione. È formata da due chiese sovrapposte:
- La basilica inferiore, più raccolta e penitenziale, custodisce la cripta con il sepolcro di san Francesco, meta di pellegrinaggio da tutto il mondo.
- La basilica superiore di San Francesco d'Assisi, luminosa e slanciata, è celebre per il ciclo di affreschi che illustrano la vita del Santo.
Ad Assisi si venerano anche la Porziuncola (la piccola chiesa cara a Francesco, oggi racchiusa nella basilica di Santa Maria degli Angeli) e San Damiano, dove udì la voce del crocifisso. Per il pellegrino, la basilica non è un museo ma un santuario: ci si reca alla tomba del poverello per pregare e chiederne l'intercessione.
San Francesco patrono d'Italia
Per la sua santità e per l'amore che seppe ispirare al popolo, san Francesco d'Assisi è venerato come patrono d'Italia, insieme a santa Caterina da Siena. La sua festa si celebra il 4 ottobre.
Egli rimane modello di chi cerca Dio nella povertà, nella pace e nella semplicità del Vangelo, e il suo ardore missionario per portare Cristo a ogni gente trova un'eco nei grandi apostoli successivi, come san Francesco Saverio, l'apostolo delle Indie. La devozione verso di lui non è ammirazione di un uomo straordinario, ma richiesta della sua intercessione: come insegna il Catechismo di san Pio X, «i Santi li preghiamo perchè, come avvocati presso Dio, intercedano per noi» (Catechismo di san Pio X, Dell'invocazione dei Santi).
Preghiera di san Francesco
Una breve preghiera, antica e cara alla tradizione francescana, è l'adorazione che il Santo soleva ripetere davanti al crocifisso, recitata anche in chiesa nel tempo della passione:
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
In latino:
Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi,
quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
A questa si può unire un Padre nostro, un'Ave Maria e un Gloria al Padre in onore del Santo.
⚠️ Va segnalato con onestà che la diffusissima «preghiera semplice» — quella che comincia con «Signore, fa' di me uno strumento della tua pace» — non è di san Francesco. È un testo apparso in Francia agli inizi del XX secolo, di autore ignoto, attribuito al Santo solo più tardi. È una bella preghiera, ma chi cerca le parole autentiche di Francesco le trova piuttosto nel suo Cantico delle creature e nelle sue lodi al Dio altissimo.
Preghiera a san Francesco d'Assisi per ottenere una grazia
Chi desidera affidare una richiesta all'intercessione del Santo può recitare questa breve invocazione, ricordando che la grazia è sempre dono di Dio e che il Santo non opera da sé, ma prega per noi presso il Signore:
O glorioso san Francesco d'Assisi,
che per amore di Cristo abbracciasti la povertà e la croce
e portasti nel tuo corpo le piaghe del Salvatore,
volgi il tuo sguardo su di noi.
Ottienici dal Signore la grazia che umilmente domandiamo (esprimere l'intenzione),
se è secondo la sua santa volontà e per il bene dell'anima nostra.
Insegnaci la tua semplicità, la tua pace e il tuo amore per i poveri,
affinché, vivendo come tu vivesti il Vangelo,
giungiamo un giorno a lodare Dio con te in cielo.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Si reciti poi un Padre nostro, un'Ave Maria e un Gloria al Padre. È bene accompagnare ogni richiesta con la disponibilità ad accogliere la volontà di Dio: la vera grazia è anzitutto la conversione del cuore.
Immagini, statue e iconografia di san Francesco d'Assisi
Nell'arte cristiana san Francesco è raffigurato con il saio marrone (o grigio nelle origini) stretto da un cordone con tre nodi — simbolo dei voti di povertà, castità e obbedienza —, con le stimmate alle mani e ai piedi, spesso assorto davanti al crocifisso. Frequenti i suoi attributi: il teschio (memoria della morte), il libro del Vangelo, il giglio, le creature (uccelli, il lupo di Gubbio) che richiamano il Cantico. Le statue e le immagini del Santo non sono idoli né amuleti: come insegna la tradizione cattolica, le immagini sacre servono a elevare la mente a chi vi è rappresentato e a venerarlo, non a sé stesse. Un'immagine di san Francesco in casa è un invito alla preghiera e all'imitazione delle sue virtù, non un oggetto «portafortuna».
Domande frequenti
Quando è nato san Francesco d'Assisi?
Nacque ad Assisi, in Umbria, intorno al 1182, da Pietro di Bernardone, ricco mercante di stoffe. Battezzato Giovanni, fu chiamato Francesco. La data precisa non è certa, secondo l'uso del tempo.
Quando si festeggia san Francesco d'Assisi?
La Chiesa lo celebra il 4 ottobre, giorno dedicato alla sua memoria. In Italia la ricorrenza ha un rilievo speciale, essendo egli patrono della nazione insieme a santa Caterina da Siena.
Quando e come morì san Francesco d'Assisi?
Morì la sera del 3 ottobre 1226, ad Assisi, presso la Porziuncola, provato dalle malattie e dalle stimmate, quasi cieco, lodando Dio fino all'ultimo. Chiese di essere deposto sulla nuda terra. È sepolto nella basilica di San Francesco ad Assisi.
Cosa accadde a san Francesco sul monte della Verna?
Sul monte della Verna, nel 1224, mentre contemplava la passione di Cristo, ricevette le stimmate, le piaghe della crocifissione impresse nel suo corpo. Fu il primo santo a riceverle, divenendo immagine vivente del Crocifisso.
Perché san Francesco è patrono d'Italia?
Per la sua santità e per il profondo influsso spirituale sul popolo italiano. È venerato come patrono d'Italia insieme a santa Caterina da Siena: due testimoni della fede che hanno segnato la storia cristiana della penisola.
Di quale malattia è morto san Francesco d'Assisi?
Non di una sola: lo provarono una grave malattia agli occhi che lo rese quasi cieco, febbri, gravi disturbi di stomaco e fegato e le piaghe aperte delle stimmate. Morì sfinito dalle penitenze e dalle infermità, ma sereno, lodando «sorella morte».
A che età è morto san Francesco d'Assisi?
A circa quarantaquattro anni: nato intorno al 1182, morì nel 1226. La data di nascita non è documentata con precisione, perciò l'età è approssimativa.
Qual era il casato del padre di san Francesco?
Il padre, Pietro di Bernardone, era un ricco mercante di stoffe di Assisi, non un nobile. Apparteneva alla borghesia mercantile; commerciava con la Francia, da cui deriverebbe il soprannome «Francesco».
Qual è la differenza tra basilica superiore e inferiore di Assisi?
La basilica di San Francesco ad Assisi ha due chiese sovrapposte: la inferiore, più raccolta, custodisce la cripta con la tomba del Santo; la superiore, luminosa, è celebre per gli affreschi sulla sua vita.
Esiste una preghiera a san Francesco per ottenere una grazia?
Sì, si può recitarne una chiedendo la sua intercessione, purché sempre «secondo la santa volontà di Dio». Si trova nel testo sopra. La grazia è dono di Dio: il Santo prega per noi, non opera da sé, e nessuna preghiera è un automatismo.
Per gli altri santi dell'anno liturgico, si veda l'elenco dei santi cattolici mese per mese.
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Fonti. Sacra Scrittura nella versione di mons. Antonio Martini (Vangelo secondo Matteo 5, 3; 19, 21; Lettera ai Galati 6, 17). Catechismo della Dottrina Cristiana di san Pio X, Dell'invocazione dei Santi. Antifona Adoramus te, Christe dalla tradizione liturgica; notizie biografiche dalla tradizione agiografica su san Francesco d'Assisi. Sulla cosiddetta «preghiera semplice»: testo di origine novecentesca, di autore ignoto, non riconducibile al Santo.