Santi
San Bonaventura: vita, scritti, festa e preghiera
Chi era san Bonaventura da Bagnoregio, il Dottore Serafico: la guarigione per intercessione di san Francesco, Parigi e l'amicizia con san Tommaso d'Aquino, il governo dei Frati Minori, la Legenda maior, l'Itinerarium, il cardinalato e il concilio di Lione, la festa del 14 luglio nel calendario del 1962 (15 luglio dal 1969), le frasi e la colletta del Messale.
San Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274) è il grande teologo francescano che la Chiesa chiama Dottore Serafico: maestro all'Università di Parigi, per diciassette anni ministro generale dei Frati Minori, tanto da esserne detto il secondo fondatore, biografo ufficiale di san Francesco, cardinale vescovo di Albano, morto durante il concilio di Lione. San Tommaso d'Aquino, suo collega e amico, lo chiamò santo mentre era ancora in vita. Nel calendario del 1962 la sua festa si celebra il 14 luglio, come festa di III classe.
Chi era san Bonaventura
Nacque nel 1221 a Bagnoregio, presso Viterbo, figlio di Giovanni di Fidanza e di Maria Ritella; al battesimo ricevette il nome di Giovanni. Della sua infanzia sappiamo una cosa sola, ma decisiva, e la sappiamo da lui stesso: ancora fanciullo fu colpito da una malattia mortale e ne uscì guarito per le preghiere di san Francesco d'Assisi, al cui Ordine la madre aveva fatto voto di consacrarlo se fosse sopravvissuto. Il Breviario Romano lo racconta nella lezione della sua festa, e Bonaventura stesso lo ricorda nel prologo della sua vita di san Francesco, dicendo di essere stato strappato alla morte per l'invocazione e i meriti del santo.
Si racconta anche che il nome Bonaventura venga da un'esclamazione di san Francesco, «O buona ventura!», davanti al bambino risanato: è una leggenda tarda, da non confondere con la storia. Il voto della madre e la guarigione, invece, sono attestati.
Giovane, entrò nei Frati Minori e fu mandato a studiare a Parigi alla scuola del francescano inglese Alessandro di Hales, che diceva di lui che «sembrava non aver peccato in Adamo», tanta era la sua innocenza.
Il maestro di Parigi
A Parigi Bonaventura insegnò teologia e Sacra Scrittura dal 1248 al 1257. Vi scrisse il suo grande Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, che abbraccia l'intera teologia scolastica e di cui papa Sisto IV disse che vi parlava come se per bocca sua avesse parlato lo Spirito Santo. Ma lo studio non era per lui un fine: Butler nota che riferiva tutto all'onore di Dio e alla propria santificazione, e dedicava alla preghiera gran parte del tempo.
Furono anni di battaglia. I maestri secolari dell'Università, guidati da Guglielmo di Saint-Amour, attaccarono gli Ordini mendicanti per escluderli dalle scuole. Bonaventura rispose con un trattato sulla povertà di Cristo; papa Alessandro IV fece esaminare la questione da una commissione di cardinali ad Anagni, condannò il libro di Saint-Amour e reintegrò i frati. Nel 1257 Bonaventura e san Tommaso d'Aquino ricevettero insieme il titolo di dottori in teologia. L'amicizia tra i due santi, il francescano e il domenicano, è una delle più belle della storia della Chiesa; per la preghiera dell'altro grande dottore si vedano le preghiere di san Tommaso d'Aquino.
Tanta era la sua umiltà, racconta Butler sulla base degli atti della canonizzazione, che per un certo tempo non osava accostarsi alla Comunione, finché, mentre assisteva alla Messa meditando la Passione, un angelo gli portò sulle labbra una particella dell'Ostia consacrata. Da allora si comunicò senza scrupoli.
San Bonaventura e san Francesco: il ministro generale
Nel 1257, non ancora trentaseienne, fu eletto ministro generale dei Frati Minori. L'Ordine era lacerato: alcuni volevano una severità inflessibile, altri chiedevano mitigazioni della Regola, e i rigoristi più estremi, i cosiddetti Spirituali, erano caduti in errori e disobbedienze. Bonaventura esigette un'osservanza disciplinata della Regola, correggendo i rilassati senza dar ragione agli eccessi. Nel capitolo generale di Narbona del 1260 promulgò le costituzioni che segnarono a lungo la vita francescana. Governò l'Ordine fino al 1274, ed è stato giustamente chiamato il secondo fondatore dei Francescani.
Fu lui a dare al suo popolo un amore immenso per la Passione di Cristo e per la Vergine Maria, alla quale, dice il Breviario, si era consacrato interamente.
La Legenda maior
Il capitolo di Narbona gli chiese di scrivere la vita di san Francesco d'Assisi. Ne nacque la Legenda maior («Leggenda maggiore»), che divenne la biografia ufficiale del fondatore. Un giorno san Tommaso d'Aquino venne a trovarlo e lo vide, dalla porta della cella, assorto in contemplazione mentre scriveva; si ritirò dicendo, secondo le parole che il Breviario riporta: «Lasciamo che un santo lavori per un santo» (Sinámus sanctum pro sancto laboráre). Butler osserva onestamente che Bonaventura vi seleziona talvolta i fatti a vantaggio di una certa linea di governo dell'Ordine; ma la Legenda resta un'opera di grande valore per conoscere san Francesco.
Chi vuole pregare il Poverello come lo pregavano i suoi figli può recitare la novena a san Francesco d'Assisi.
Scritti di san Bonaventura
Bonaventura fu insieme teologo e mistico. Oltre al Commento alle Sentenze e alla Legenda maior, i suoi scritti più letti sono:
- il Breviloquium, breve sintesi di tutta la teologia;
- l'Itinerarium mentis in Deum («Itinerario della mente verso Dio»), il cammino dell'anima che sale a Dio attraverso le creature, sé stessa e la contemplazione;
- il Soliloquio e il trattato De triplici via («Le tre vie»: purgativa, illuminativa, unitiva);
- Sulla perfezione della vita, scritto per la beata Isabella, sorella di san Luigi re di Francia, e per le sue Clarisse di Longchamp, figlie spirituali di santa Chiara.
Il cancelliere Gerson scriveva che fra tutti i dottori cattolici Bonaventura gli sembrava il migliore per illuminare l'intelletto e insieme infiammare il cuore, e che nulla supera il Breviloquium e l'Itinerarium. L'abate Tritemio diceva: «Chi vuole essere insieme dotto e devoto, legga le opere di Bonaventura».
San Bonaventura: frasi
Le frasi di san Bonaventura più spesso citate dagli autori spirituali, riportate da Butler, rivelano la sua dolcezza:
La gioia spirituale è il segno più grande della grazia divina che abita in un'anima.
La perfezione del religioso consiste nel fare in modo perfetto le cose comuni. Una fedeltà costante nelle piccole cose è una virtù grande ed eroica.
E quando fu eletto ministro generale: Conosco bene la mia incapacità, ma so anche che è duro recalcitrare contro il pungolo. [...] Prendo sulle mie deboli spalle un peso grave, anzi quasi intollerabile. Spero l'aiuto del Cielo.
A un frate timido che lo aveva rincorso per strada per parlargli, e con cui si intrattenne a lungo mentre gli altri si spazientivano, disse: Fratelli miei, non potevo fare altrimenti. Sono insieme prelato e servo, e quel povero fratello è insieme mio fratello e mio padrone.
Il cappello cardinalizio e il concilio di Lione
Nel 1265 papa Clemente IV lo nominò arcivescovo di York; Bonaventura ottenne di rinunciare. Ma nel 1273 il beato Gregorio X lo creò cardinale vescovo di Albano, ordinandogli di accettare senza scuse. Si racconta che i legati incaricati di portargli il cappello lo trovarono in un convento del Mugello, presso Firenze, mentre lavava i piatti: li pregò di appendere il cappello al ramo di un albero, perché non poteva prenderlo con le mani unte, e li raggiunse solo a lavoro finito.
Gregorio X gli affidò la preparazione del concilio di Lione (1274), convocato per la riunione dei Greci con Roma. San Tommaso d'Aquino morì durante il viaggio per recarvisi; Bonaventura fu la figura centrale dell'assemblea. Durante il concilio rinunciò al governo dell'Ordine, trattò con i delegati greci, e l'unione fu proclamata; il giorno dei santi Pietro e Paolo, nella Messa solenne del Papa, l'epistola, il vangelo e il Credo furono cantati in latino e in greco, e Bonaventura predicò.
Pochi giorni dopo, mentre il concilio era ancora riunito, morì a Lione nella notte tra il 14 e il 15 luglio 1274, a cinquantatré anni, compianto da tutti; i funerali furono celebrati alla presenza del Papa e dei Padri conciliari. Il domenicano Pietro di Tarantasia, futuro papa Innocenzo V, ne pronunciò l'elogio funebre: nessuno, disse, aveva mai visto Bonaventura senza concepire per lui stima e affetto.
Fu canonizzato da Sisto IV nel 1482 e proclamato dottore della Chiesa da Sisto V nel 1588, con il titolo di Dottore Serafico.
Quando si festeggia san Bonaventura: 14 o 15 luglio?
Nel calendario del 1962 san Bonaventura si festeggia il 14 luglio, festa di III classe, con la Messa In medio Ecclesiæ del comune dei Dottori. Con la riforma del calendario del 1969 la sua memoria è stata spostata al 15 luglio: per questo oggi molti calendari indicano quella data. Chi segue il rito tradizionale lo celebra il 14 luglio, e in quel giorno cade l'onomastico di chi si chiama Bonaventura.
Preghiera a san Bonaventura (colletta del 1962)
La colletta della sua Messa è quella del comune dei Dottori, che chiede di avere in cielo come intercessore colui che fu in terra maestro di vita:
Oratio
Deus, qui pópulo tuo ætérnæ salútis beátum Bonaventúram minístrum tribuísti: præsta, quǽsumus; ut, quem Doctórem vitæ habúimus in terris, intercessórem habére mereámur in cælis. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.
Orazione
O Dio, che hai dato al tuo popolo il beato Bonaventura come ministro dell'eterna salvezza: concedi, te ne preghiamo, che meritiamo di avere intercessore nei cieli colui che abbiamo avuto in terra come maestro di vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
La preghiera di san Bonaventura dopo la Messa
San Bonaventura stesso è l'autore di una preghiera che il Messale Romano propone ai sacerdoti per il ringraziamento dopo la Messa, e che Butler dice raccomandata dalla Chiesa a tutti i fedeli dopo la Comunione. Comincia con le parole Transfíge, dulcíssime Dómine Jesu, medúllas et víscera ánimæ meæ: «Trafiggi, dolcissimo Signore Gesù, il midollo e le viscere dell'anima mia» con la ferita del tuo amore, e chiede che l'anima abbia sempre fame di Cristo, pane degli Angeli, e sete di lui, fonte di vita, e lo cerchi e lo trovi in ogni cosa. Per vivere meglio il momento della Comunione si può leggere la pagina sulla Santa Messa.
La chiesa di San Bonaventura al Palatino
Tra le chiese dedicate al santo, la più cercata è San Bonaventura al Palatino, a Roma, sul colle che domina il Foro: un ritiro di Frati Minori in cui visse san Leonardo da Porto Maurizio, il grande predicatore della Via Crucis, il cui corpo vi riposa ancora. Per orari delle Messe e celebrazioni conviene rivolgersi direttamente al convento. Altre chiese e parrocchie di San Bonaventura si trovano in tutta Italia.
Domande frequenti
Dove è nato san Bonaventura?
A Bagnoregio, presso Viterbo, nel 1221, secondo Butler; il Breviario lo dice nato a Balneoregium, in Etruria.
Perché san Bonaventura è chiamato Dottore Serafico?
Per l'ardore d'amore dei suoi scritti, che uniscono la scienza alla pietà, e per il legame con san Francesco, il «serafico padre». Sisto V gli diede questo titolo proclamandolo dottore della Chiesa nel 1588.
Di che cosa è protettore san Bonaventura?
È venerato in modo speciale dai Francescani, di cui fu ministro generale; Bagnoregio, la sua città natale, lo onora come il suo figlio più illustre.
Che cosa è la Legenda maior?
È la vita di san Francesco d'Assisi scritta da san Bonaventura su richiesta del capitolo di Narbona del 1260, divenuta la biografia ufficiale del santo nell'Ordine francescano.
Quali sono le opere principali di san Bonaventura?
Il Commento alle Sentenze, il Breviloquium, l'Itinerarium mentis in Deum, il Soliloquio, Le tre vie e la Legenda maior di san Francesco.
Dove è morto san Bonaventura?
A Lione, durante il concilio ecumenico, nella notte tra il 14 e il 15 luglio 1274.
Per gli altri santi dell'anno liturgico, si veda l'elenco dei santi cattolici mese per mese.
L'app Iter Fidei contiene il Messale e il Breviario del 1962 in latino e in italiano, con la Messa e l'Ufficio di san Bonaventura e un promemoria per ogni festa. Unitevi qui all'accesso anticipato.
Fonti. Messale Romano del 1962, 14 luglio, festa di san Bonaventura, Messa In medio Ecclesiæ e colletta Deus, qui pópulo tuo. Breviario Romano, 14 luglio: nel Breviario del 1962 una sola lezione (contratta); le lezioni lunghe del II notturno sono quelle di prima del 1960. Calendario Romano del 1962. Alban Butler, Vite dei santi, 14 luglio.