Preghiere
Preghiera di sant'Agostino sulla morte e preghiere vere
La «preghiera di sant'Agostino sulla morte» (La morte non è niente) e «Se mi ami non piangere» non sono di Agostino: chi le ha scritte davvero. E le vere preghiere del santo dottore, in latino e in italiano: la preghiera per la madre defunta, «Ci hai fatti per te», «Tardi ti ho amato», la preghiera alla Santissima Trinità, e la preghiera allo Spirito Santo che gli è attribuita.
La preghiera più cercata sotto il nome di sant'Agostino, quella «sulla morte» che comincia con le parole «La morte non è niente», non è di sant'Agostino: è tratta da un sermone del canonico anglicano Henry Scott Holland, predicato a Londra nel 1910. Lo stesso vale per il testo «Se mi ami non piangere», che non si trova nelle opere del santo. Agostino, però, ci ha lasciato vere preghiere, tra le più belle della storia cristiana, e una di esse è proprio una preghiera per una defunta, sua madre: le diamo qui in latino e in italiano, distinguendo con cura ciò che è suo da ciò che gli è soltanto attribuito.
Preghiera di sant'Agostino sulla morte: chi l'ha scritta davvero
Il testo che si legge in tanti funerali, e che circola come «preghiera di sant'Agostino sulla morte», comincia così (diamo l'inizio, nella nostra traduzione dall'originale inglese):
«La morte non è niente. Sono soltanto passato nella stanza accanto. Io sono sempre io, e tu sei sempre tu…»
Queste parole non vengono da nessuna opera di sant'Agostino. Sono tratte da un sermone di Henry Scott Holland (1847-1918), canonico anglicano della cattedrale di San Paolo a Londra, predicato nel maggio 1910, dopo la morte del re Edoardo VII. Il sermone si intitolava Death the King of Terrors, «La morte, re dei terrori», e il brano celebre ne è solo un estratto, staccato dal suo contesto: con il tempo, passando di funerale in funerale e di lingua in lingua, è stato attribuito ad Agostino, forse per la sua celebrità come maestro della vita interiore.
Perché non è una preghiera cattolica sulla morte
Al di là dell'autore, il contenuto dice qualcosa che la fede cattolica non dice. La morte non è «niente»: san Paolo insegna che «la paga del peccato si è la morte» (Rm 6,23, versione del Martini), e la Chiesa insegna che dopo la morte l'anima compare davanti al giudizio di Dio. Per questo il cristiano non si limita a consolarsi pensando che il defunto sia «nella stanza accanto», ma prega per lui, perché sia purificato e ammesso alla visione di Dio. È ciò che la Chiesa fa nella Messa da Requiem, nella Commemorazione dei Defunti del 2 novembre e nella preghiera per i defunti. Chi ha letto questo testo a un funerale non ha fatto nulla di male; ma è bene sapere che non è la voce di Agostino, né quella della Chiesa.
«Se mi ami non piangere»: anche questo non è di Agostino
Molto cercato è anche il testo «Se mi ami non piangere» («Se conoscessi il dono di Dio e ciò che è il Cielo…»), presentato come preghiera di sant'Agostino ai defunti. Non si trova nelle opere di Agostino a noi pervenute, e la sua origine è incerta. Anzi, il santo vi è contraddetto da sé stesso. Nelle Confessioni racconta che, alla morte della madre, trattenne a lungo il pianto, poi si lasciò andare alle lacrime davanti a Dio, e lo scrisse senza vergogna:
Et libuit flere in conspectu tuo de illa et pro illa, de me et pro me. Et dimisi lacrimas quas continebam, ut effluerent quantum vellent, substernens eas cordi meo.
E mi fu dolce piangere al tuo cospetto su di lei e per lei, su di me e per me. E lasciai scorrere le lacrime che avevo trattenuto, perché sgorgassero quanto volessero, facendone un letto al mio cuore. (Confessioni IX, 12, 33)
La fede cristiana non proibisce di piangere i morti: chiede di piangerli con speranza, e di pregare per loro. Ed è proprio ciò che Agostino fa nella sua vera preghiera per la madre.
La vera preghiera di sant'Agostino per i defunti
Alla fine del nono libro delle Confessioni, dopo aver narrato la morte di santa Monica a Ostia, Agostino si rivolge a Dio per l'anima di lei. Monica morente aveva chiesto ai figli una sola cosa: «Ponete questo corpo dove che sia; non vi dia pensiero. Solo questo vi chiedo: ricordatevi di me all'altare del Signore, dovunque sarete» (Confessioni IX, 11, 27). Ecco la preghiera del figlio, che è anche la più antica e più bella preghiera di sant'Agostino alla madre defunta (testo latino e nostra traduzione):
Ego itaque, laus mea et vita mea, Deus cordis mei, sepositis paulisper bonis eius actibus, pro quibus tibi gaudens gratias ago, nunc pro peccatis matris meae deprecor te. Exaudi me per medicinam vulnerum nostrorum, quae pependit in ligno et sedens ad dexteram tuam te interpellat pro nobis. Scio misericorditer operatam et ex corde dimisisse debita debitoribus suis. Dimitte illi et tu debita sua, si qua etiam contraxit per tot annos post aquam salutis. Dimitte, Domine, dimitte, obsecro, ne intres cum ea in iudicium. Superexultet misericordia iudicio, quoniam eloquia tua vera sunt et promisisti misericordiam misericordibus.
Io dunque, mia lode e mia vita, Dio del mio cuore, lasciando per un poco da parte le sue opere buone, per le quali ti rendo grazie con gioia, ora ti supplico per i peccati di mia madre. Esaudiscimi per il rimedio delle nostre ferite, che fu appeso al legno e che, sedendo alla tua destra, intercede per noi. So che ella agì con misericordia e rimise di cuore i debiti ai suoi debitori: rimetti anche tu a lei i suoi debiti, se qualcuno ne contrasse in tanti anni dopo l'acqua della salvezza. Rimetti, Signore, rimetti, ti supplico; non entrare in giudizio con lei. La misericordia trionfi sul giudizio, perché le tue parole sono vere e hai promesso misericordia ai misericordiosi. (Confessioni IX, 13, 35)
E poco oltre conclude, chiedendo ai lettori di unirsi alla sua preghiera:
Sit ergo in pace cum viro, ante quem nulli et post quem nulli nupta est. [...] Et inspira, Domine meus, Deus meus, inspira servis tuis, fratribus meis, filiis tuis, dominis meis, quibus et corde et voce et litteris servio, ut quotquot haec legerint, meminerint ad altare tuum Monnicae, famulae tuae, cum Patricio, quondam eius coniuge, per quorum carnem introduxisti me in hanc vitam, quemadmodum nescio.
Riposi dunque in pace con il marito, prima del quale e dopo il quale non fu sposa di nessun altro. [...] E ispira, Signore mio, Dio mio, ispira i tuoi servi, miei fratelli, tuoi figli, miei padroni, che servo con il cuore, con la voce e con gli scritti, perché quanti leggeranno queste pagine si ricordino al tuo altare di Monica, tua serva, e di Patrizio, che fu suo marito, per mezzo della cui carne mi hai introdotto in questa vita, non so in qual modo. (Confessioni IX, 13, 37)
Questa è la vera preghiera di sant'Agostino per i defunti: non nega la morte, non la chiama «niente», ma affida il defunto alla misericordia di Dio per i meriti del Crocifisso e chiede che sia ricordato al santo Sacrificio dell'altare. La si può recitare, cambiando i nomi, per una madre, un padre, uno sposo o un figlio defunti. Chi desidera conoscere meglio colei per la quale fu scritta può leggere la pagina su santa Monica e pregare la novena di santa Monica.
«Ci hai fatti per te»: la preghiera che apre le Confessioni
Le Confessioni si aprono con una preghiera, da cui viene la frase più celebre di Agostino:
Magnus es, Domine, et laudabilis valde: magna virtus tua, et sapientiae tuae non est numerus. [...] Tu excitas, ut laudare te delectet, quia fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te.
Grande sei, o Signore, e degno di ogni lode: grande è la tua potenza e la tua sapienza non ha misura. [...] Sei tu che ci spingi a trovare gioia nel lodarti, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te. (Confessioni I, 1, 1)
«Tardi ti ho amato»: la preghiera dell'amore ritrovato
È la pagina più amata delle Confessioni, ed è una preghiera rivolta a Dio. Molti la cercano come preghiera di sant'Agostino sull'amore:
Sero te amavi, pulchritudo tam antiqua et tam nova, sero te amavi! Et ecce intus eras et ego foris, et ibi te quaerebam, et in ista formosa quae fecisti deformis inruebam. Mecum eras, et tecum non eram. Ea me tenebant longe a te, quae si in te non essent, non essent. Vocasti et clamasti et rupisti surditatem meam; coruscasti, splenduisti et fugasti caecitatem meam; fragrasti, et duxi spiritum et anhelo tibi; gustavi et esurio et sitio; tetigisti me, et exarsi in pacem tuam.
Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco, tu eri dentro di me e io fuori, e là ti cercavo, e, deforme, mi gettavo sulle belle cose che tu hai creato. Tu eri con me, e io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle cose che, se non fossero in te, non sarebbero. Mi hai chiamato, hai gridato e hai spezzato la mia sordità; hai balenato, hai splenduto e hai dissipato la mia cecità; hai diffuso il tuo profumo, e io l'ho respirato e ora anelo a te; ho gustato, e ora ho fame e sete; mi hai toccato, e ora ardo del desiderio della tua pace. (Confessioni X, 27, 38)
«Da' ciò che comandi»: la preghiera della speranza
Poco dopo, nello stesso libro, Agostino scrive la breve preghiera che diventerà il cuore di tutta la sua dottrina della grazia. È una vera preghiera della speranza, perché ripone ogni speranza nella sola misericordia di Dio:
Et tota spes mea nisi in magna valde misericordia tua. Da quod iubes et iube quod vis.
Tutta la mia speranza non è che nella tua grandissima misericordia. Da' ciò che comandi, e comanda ciò che vuoi. (Confessioni X, 29, 40)
Preghiera alla Santissima Trinità di sant'Agostino
Al termine dei quindici libri Sulla Trinità, Agostino chiude la sua opera più ardua non con un ragionamento, ma con una preghiera. È l'autentica preghiera alla Santissima Trinità di sant'Agostino, e contiene anche quella domanda che molti cercano come preghiera «dammi la forza»: Tu da quaerendi vires, «dammi tu la forza di cercarti».
Domine Deus noster, credimus in te, Patrem et Filium et Spiritum Sanctum. [...] Domine Deus meus, una spes mea, exaudi me, ne fatigatus nolim te quaerere, sed quaeram faciem tuam semper ardenter. Tu da quaerendi vires, qui inveniri te fecisti, et magis magisque inveniendi te spem dedisti. Coram te est firmitas et infirmitas mea: illam serva, istam sana. Coram te est scientia et ignorantia mea: ubi mihi aperuisti, suscipe intrantem; ubi clausisti, aperi pulsanti. Meminerim tui, intellegam te, diligam te. Auge in me ista, donec me reformes ad integrum. [...] Domine Deus une, Deus Trinitas, quaecumque dixi in his libris de tuo, agnoscant et tui; si qua de meo, et tu ignosce et tui. Amen.
Signore Dio nostro, crediamo in te, Padre, Figlio e Spirito Santo. [...] Signore Dio mio, mia unica speranza, esaudiscimi, perché, stanco, io non smetta di volerti cercare, ma cerchi sempre ardentemente il tuo volto. Dammi tu la forza di cercarti, tu che ti sei fatto trovare e mi hai dato la speranza di trovarti sempre di più. Davanti a te sta la mia forza e la mia debolezza: conserva quella, guarisci questa. Davanti a te sta la mia scienza e la mia ignoranza: dove mi hai aperto, accoglimi quando entro; dove mi hai chiuso, aprimi quando busso. Che io mi ricordi di te, che io ti comprenda, che io ti ami. Accresci in me questi doni, finché tu mi abbia rinnovato interamente. [...] Signore Dio unico, Dio Trinità, tutto ciò che ho detto in questi libri e che viene da te, lo riconoscano anche i tuoi; se qualcosa viene da me, perdonalo tu, e lo perdonino i tuoi. Amen. (La Trinità XV, 28, 51)
Chi ama questa preghiera può recitarla nella festa della Santissima Trinità o unirla alla novena alla Santissima Trinità.
«Che io conosca me, che io conosca te»
Nei Soliloqui, Agostino invita sé stesso a pregare «nel modo più breve e più perfetto possibile», e la preghiera è questa:
Deus semper idem, noverim me, noverim te.
O Dio, sempre lo stesso, che io conosca me, che io conosca te. (Soliloqui II, 1, 1)
È una preghiera da imparare a memoria e da ripetere prima dell'esame di coscienza.
Preghiera allo Spirito Santo di sant'Agostino
La preghiera che comincia con «Respira in me, Spirito Santo» è tra le più cercate sotto il nome di Agostino. Per onestà va detto che la sua paternità agostiniana non è attestata: gli è attribuita dalla devozione, non si trova nelle sue opere conosciute, e circola in versioni diverse. Diamo la forma stampata in un libretto di preghiera che la presenta, appunto, come «attribuita a sant'Agostino»: una preghiera attribuita, non un testo del santo.
Respira in me, Spirito Santo!
Perché io pensi ciò che è santo.
Guidami, Spirito Santo!
Perché io faccia ciò che è santo.
Attirami, Spirito Santo!
Perché io ami ciò che è santo.
Rafforzami, Spirito Santo!
Perché io custodisca ciò che è santo.
Proteggimi, Spirito Santo!
Perché mai più mi vada perduto.
La si può recitare con frutto, perché il suo contenuto è sano. Chi vuole pregare lo Spirito Santo con le parole sicure della Chiesa ha però il Veni Creator e il Veni, Sancte Spiritus, raccolti nella pagina sulla preghiera allo Spirito Santo.
Altre «preghiere di sant'Agostino»: gli sposi, i figli, la madre
Sotto il nome di Agostino circolano molti altri testi. Ecco come orientarsi:
- Preghiera per gli sposi di sant'Agostino. Non conosciamo una preghiera per gli sposi nelle opere di Agostino. Egli scrisse però un trattato Sul bene del matrimonio (De bono coniugali), dove insegna che le nozze sono buone per tre beni: la prole, la fedeltà e il sacramento. Gli sposi che vogliono pregare «con Agostino» possono chiedere a Dio questi tre beni.
- Preghiera per i figli. L'esempio agostiniano non è di Agostino ma di sua madre: le lacrime e le preghiere di santa Monica per la conversione del figlio. È a lei che i genitori si rivolgono, con la novena già citata.
- Preghiera alla mamma. È la preghiera per Monica defunta delle Confessioni, che abbiamo dato sopra per intero.
- «Ama e fa' ciò che vuoi». È una frase autentica di Agostino (Dilige, et quod vis fac), dal suo commento alla prima lettera di san Giovanni, ma non è una preghiera: significa che chi ama veramente Dio vuole ciò che Dio vuole, non che tutto è permesso.
Per la sua vita, la conversione e il suo posto tra i dottori della Chiesa si veda la pagina su sant'Agostino. Nel calendario del 1962 la sua festa si celebra il 28 agosto, come festa di III classe; santa Monica vi è festeggiata il 4 maggio.
La preghiera di sant'Agostino in PDF
Chi cerca la preghiera di sant'Agostino in PDF desidera averla sempre con sé. Tutti i testi autentici sono qui sopra, in latino e in italiano, e si possono stampare così come sono. Ma il modo più semplice per pregare ogni giorno con le parole dei santi è l'app Iter Fidei, che raccoglie preghiere, litanie e novene in latino e in italiano, con il Breviario e il Messale del 1962 e un promemoria quotidiano. Unitevi qui all'accesso anticipato.
Domande frequenti
La preghiera «La morte non è niente» è di sant'Agostino?
No. È tratta da un sermone del canonico anglicano Henry Scott Holland, predicato a Londra nel 1910 dopo la morte del re Edoardo VII. L'attribuzione ad Agostino è un errore diffuso.
«Se mi ami non piangere» è una preghiera di sant'Agostino?
No. Il testo non si trova nelle opere di Agostino a noi pervenute e la sua origine è incerta. Agostino stesso, nelle Confessioni, racconta di aver pianto la madre davanti a Dio.
Esiste una vera preghiera di sant'Agostino per i defunti?
Sì: la preghiera per la madre Monica, alla fine del nono libro delle Confessioni, in cui chiede a Dio di perdonarle i peccati e ai lettori di ricordarla all'altare. La diamo sopra in latino e in italiano.
La preghiera allo Spirito Santo «Respira in me» è di sant'Agostino?
Gli è attribuita dalla devozione, ma la sua paternità non è attestata nelle sue opere. Si può recitare, sapendo che si tratta di un'attribuzione.
Qual è la preghiera più celebre di sant'Agostino?
Quella che apre le Confessioni, con le parole «ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te», e il «Tardi ti ho amato» del libro decimo.
Che cosa disse sant'Agostino sulla morte?
Che la morte è da piangere e da affidare alla misericordia di Dio: alla morte della madre pianse e pregò per i suoi peccati, chiedendo che fosse ricordata al santo Sacrificio. Per questo la Chiesa prega per i defunti, anche con il De profundis.
Quando si festeggia sant'Agostino?
Il 28 agosto, nel calendario del 1962 come in quello attuale. Santa Monica, sua madre, nel calendario del 1962 si festeggia il 4 maggio.
Nell'app Iter Fidei trovi le preghiere dei santi, le litanie e le novene, il Messale e il Breviario del 1962 in latino e in italiano, con un promemoria quotidiano. Unitevi qui all'accesso anticipato.
Fonti. Sant'Agostino, Confessioni I, 1, 1; IX, 12, 33; IX, 13, 35-37; X, 27, 38; X, 29, 40. Sant'Agostino, La Trinità XV, 28, 51. Sant'Agostino, Soliloqui II, 1, 1. Sacra Bibbia, traduzione di mons. Antonio Martini.