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Il libro di Michea
Il libro di Michea, sesto dei profeti minori e contemporaneo di Isaia, sta in sette capitoli: il giudizio di Samaria e di Gerusalemme, il monte del Signore a cui accorrono le nazioni, Betlemme da cui uscirà il Messia, e il «Popolo mio, che ti ho fatto?» del Venerdì Santo. Qui sotto trovate il testo di mons. Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega chi era il profeta Michea, quando visse, il riassunto del libro e la sua lettura cattolica.
Leggere Michea: 7 capitoli
Michea è il sesto dei dodici profeti minori, tra Giona e Naum. Contemporaneo di Isaia, ha dato alla Chiesa due testi che essa ascolta ogni anno: la profezia di Betlemme, che i dottori di Gerusalemme citarono ai Magi, e il lamento del Signore al suo popolo, che il coro canta il Venerdì Santo durante l'adorazione della Croce. Tra questi due vertici, sette capitoli alternano minacce e promesse, con una forza sociale che ricorda Amos. Ecco la guida del libro.
Chi era il profeta Michea?
Il primo versetto presenta l'autore: «Parola del Signore sopra Samaria, e Gerusalemme rivelata a Michea Morasthite» (Mi 1,1). Moreset, che l'ebraico chiama Moreset-Gat (si riconosce l'allusione a Gat del versetto 14), era un borgo della Sefela, le basse colline del sud-ovest di Giuda, vicino al confine filisteo. Michea era dunque un uomo di campagna, come Amos, testimone delle prepotenze dei grandi proprietari contro i piccoli contadini. Isaia parlava alla corte di Gerusalemme; Michea parlava a nome dei villaggi.
Conosceva il prezzo della sua missione e ne rivendica l'origine divina: «Ma io sono stato ripieno dello spirito forte del Signore, di giustizia, e di costanza per annunziare a Giacobbe le sue scelleraggini, e a Israele il suo peccato» (Mi 3,8). Della sua vita non sappiamo altro. Il Martirologio Romano lo ricorda il 15 gennaio insieme al profeta Abacuc, i cui corpi, dice, furono ritrovati per divina rivelazione sotto Teodosio il Vecchio.
Che cosa significa il nome Michea?
Il nome ebraico, forma breve di Mikayahu, è una domanda: “Chi è come il Signore?”. Il profeta sembra alludervi nella preghiera finale del libro: «Chi, o Dio, è simile a te, che togli l'iniquità» (Mi 7,18). In italiano si pronuncia Michèa, con l'accento sulla e.
Non confondetelo con Michea figlio di Iemla
Più di un secolo prima, un altro Michea aveva profetizzato davanti al re Acab: «egli è Michea figliuolo di Jemla» (1 Re 22,8), nel III libro dei Re. Il nostro libro sembra fargli eco: il suo primo oracolo si apre con «Ascoltate popoli quanti voi siete» (Mi 1,2), e il profeta più antico aveva chiuso la sua profezia con «Popoli tutti, poneteci mente» (1 Re 22,28); nella Vulgata le due frasi sono identiche, Audite, populi omnes. Sono però due persone diverse.
Chi ha scritto il libro di Michea?
La tradizione e la Chiesa lo hanno sempre ricevuto come opera di Michea di Moreset. L'autenticità del profeta è confermata in modo notevole dal libro di Geremia. Un secolo più tardi, quando Geremia fu minacciato di morte per aver annunziato la rovina del Tempio, alcuni anziani presero le sue difese ricordando che «Michea di Morasthi fu profeta a tempo di Ezechia re di Giuda» e aveva detto: «Sionne sarà arata come un campo» (Ger 26,18). È uno dei rari casi in cui un profeta è citato per nome, con la sua data, da un altro libro dell'Antico Testamento. Alcuni moderni attribuiscono gli ultimi capitoli ad autori posteriori; la tradizione vi vede l'opera di un solo profeta, i cui discorsi furono raccolti alla fine del suo ministero.
Quando visse il profeta Michea?
Sotto «Joatham, di Achaz e di Ezechia regi di Giuda» (Mi 1,1), cioè nella seconda metà dell'VIII secolo avanti Cristo, all'incirca tra il 740 e il 700: gli stessi re nominati in capo al libro di Isaia. Michea annunzia la rovina di Samaria (Mi 1,6), che cadde sotto gli Assiri nel 722: una parte almeno dei suoi oracoli è anteriore a quella data. L'elenco delle città della Sefela al capitolo 1, Gat, Lachis, Maresa, Odollam, corrisponde alla strada dell'invasione assira di Sennacherib nel 701. Il passo di Geremia lo colloca sotto Ezechia e riferisce che la sua predicazione spinse il re a implorare il Signore.
Di cosa parla il libro di Michea? Riassunto
Il libro si compone di tre sezioni, ciascuna aperta da un «Ascoltate» (Mi 1,2, 3,1, 6,1), e in ciascuna la minaccia è seguita da una promessa.
Il giudizio di Samaria e di Gerusalemme (capitoli 1-2)
Il Signore esce dalla sua dimora, e le valli si consumano «come cera dinanzi al fuoco» (Mi 1,4). La causa è nominata: «E donde la scelleraggine di Giacobbe, se non da Samaria? E donde i luoghi eccelsi di Giuda, se non da Gerusalemme?» (Mi 1,5). Samaria diventerà «un mucchio di pietre» (Mi 1,6). Il profeta prende il lutto, «spogliato, e ignudo» (Mi 1,8), e sgrana, con una serie di giochi di parole intraducibili, i nomi delle città che il nemico attraverserà.
Il capitolo 2 denunzia l'accaparramento delle terre: «E desiderarono i poderi, e se gli usurparono con violenza, e invasero le case» (Mi 2,2). Questi uomini vogliono soltanto profeti compiacenti, che promettano vino ed ebbrezza (Mi 2,11). Poi la promessa irrompe: Dio radunerà il resto d'Israele «come in un ovile», e «il loro re passerà davanti a loro, e il Signore alla testa di essi» (Mi 2,12-13).
I capi, i falsi profeti e il monte del Signore (capitoli 3-5)
Il capitolo 3 accusa i principi che divorano il popolo come carne «da mettersi nella caldaia» (Mi 3,3) e i profeti «che seducono il mio popolo» per un compenso (Mi 3,5). La sentenza cade: «Sionne sarà arata come un campo, e Gerusalemme sarà quasi una massa di pietre» (Mi 3,12).
Subito il capitolo 4 rovescia la prospettiva: «alla fine de' giorni il monte della casa del Signore sarà fondato sulla cima de' monti» (Mi 4,1). Le nazioni vi salgono: «Venite, andiamo al monte della casa del Signore, alla casa del Dio di Giacobbe, ed egli ci insegnerà le sue vie» (Mi 4,2), ed «elle spezzeranno le spade per farne de' vomeri» (Mi 4,3). Lo stesso oracolo si legge quasi parola per parola in Isaia 2.
Michea aggiunge un tratto di pace contadina: «E ciascuno sederà sotto la sua vite, e sotto il suo fico senza aver timore di alcuno» (Mi 4,4). Annunzia anche l'esilio e la liberazione: «passerai fino a Babilonia: ivi sarai liberata» (Mi 4,10), profezia sorprendente in un tempo in cui il nemico era l'Assiria. Il versetto 8 si rivolge alla «torre del gregge», luogo vicino a Betlemme dove Giacobbe aveva piantato la tenda.
Il capitolo 5 contiene la grande profezia messianica: «Ma tu, Bethleem Ephrata, tu se' piccolina rispetto ai capipopoli di Giuda: da te verrammi colui, che dee essere dominatore in Israele, e la generazione di lui è da principio, dai giorni dell'eternità» (Mi 5,2). Il popolo sarà abbandonato «fino a quel tempo, in cui colei, che dee partorire, partorirà» (Mi 5,3), e questo Capo pascerà il gregge «colla fortezza del Signore» (Mi 5,4): «E questi sarà (nostra) pace» (Mi 5,5). Il resto di Giacobbe sarà tra i popoli «come rugiada mandata dal Signore» (Mi 5,7).
Il processo di Dio e la speranza finale (capitoli 6-7)
Il capitolo 6 è un processo: Dio chiama i monti a testimoni contro il suo popolo (Mi 6,2). Ma l'accusatore parla come un padre ferito: «Popolo mio, che è quello, ch'io ti ho fatto? Od in qual cosa ti ho io disgustato? Rispondi a me» (Mi 6,3). Ricorda l'uscita dall'Egitto, Mosè, Aronne e Maria, la storia di Balaam (Mi 6,4-5).
Il popolo domanda che cosa offrire, migliaia di arieti, forse il primogenito (Mi 6,7); la risposta è una delle vette dell'Antico Testamento: «Io ti insegnerò, o uomo, quello, che è ben fatto, e quello, che il Signore cerca da te: viene a dire, che tu facci giudizio, e ami la misericordia, e cammini con sollecitudine dietro al tuo Dio» (Mi 6,8). Seguono i rimproveri contro la «stadera empia» (Mi 6,11) e «gl'insegnamenti di Amri» (Mi 6,16).
Il capitolo 7 comincia con un lamento sulla corruzione generale: «Non v'ha più un santo sopra la terra» (Mi 7,2), e la famiglia stessa si divide (Mi 7,6). Ma il profeta si volge a Dio: «Ma io volgerò il mio sguardo al Signore: aspetterò Dio mio Salvatore» (Mi 7,7), e Sion parla come il penitente: «io mi rialzerò, e mentre sarò nelle tenebre, il Signore è mia luce» (Mi 7,8). Il libro termina con una preghiera per il gregge (Mi 7,14) e con un inno alla misericordia: Dio «getterà tutti i nostri peccati nel profondo del mare» (Mi 7,19) e manterrà il giuramento fatto ai padri (Mi 7,20).
Temi e lettura cattolica
Betlemme e il Messia eterno
Quando Erode domandò dove doveva nascere il Cristo, i principi dei sacerdoti risposero: «in Betlemme di Giuda: imperocché cosi è stato scritto dal Profeta» (Mt 2,5), e citarono Michea: «E tu Betlemme, terra di Giuda, non se' la minima tra i capi di Giuda» (Mt 2,6). Anche la folla di Gerusalemme lo sapeva: «Non dice la Scrittura: che dal seme di David, e dal castello di Betlemme, dove abitava David, verrà il Cristo?» (Gv 7,42). I Padri hanno sottolineato il duplice aspetto del versetto: una nascita nel tempo, a Betlemme, e un'origine «dai giorni dell'eternità», che annunzia la generazione eterna del Verbo. Leggete il racconto dei Re Magi, ai quali questa profezia indicò la strada.
Colei che deve partorire
Il versetto 3 del capitolo 5 si unisce alla profezia dell'Emmanuele: «Ecco, che una Vergine concepirà, e partorirà un figliuolo» (Is 7,14). Michea e Isaia, contemporanei, parlano della stessa Madre. La tradizione cattolica vi riconosce la Vergine Maria, che partorisce a Betlemme Colui la cui origine è eterna.
Gli Improperi del Venerdì Santo
Il Venerdì Santo, durante l'adorazione della Croce, la Chiesa pone sulle labbra di Cristo crocifisso il lamento di Michea: Popule meus, quid feci tibi? aut in quo contristavi te? responde mihi. Gli Improperi sviluppano poi il ricordo del capitolo 6: io ti ho tratto dall'Egitto, e tu hai preparato una croce al tuo Salvatore. È una delle pagine più commoventi della liturgia romana, descritta nel nostro articolo sul Venerdì Santo.
Giustizia, misericordia, umiltà
Michea 6,8 riassume la religione dei profeti: né il rito senza l'anima, né l'anima senza il rito, ma la giustizia verso il prossimo, l'amore della misericordia e il cammino umile davanti a Dio. La Vulgata dice sollicitum ambulare cum Deo tuo, camminare con cura, con vigilanza, accanto a Dio; il Martini traduce «con sollecitudine». Le Bibbie moderne rendono di solito “camminare umilmente con il tuo Dio”.
La divisione delle famiglie e il giuramento ad Abramo
Nostro Signore riprende Michea 7,6 annunziando che il Vangelo dividerà le case: «E nemici dell'uomo i proprj domestici» (Mt 10,36). La fedeltà a Cristo viene prima dei legami del sangue. E la chiusa del libro risuona nei cantici del Vangelo: il Benedictus canta Dio che si ricorda «del testamento suo santo», «Conforme al giuramento, col quale ei giurò ad Abramo padre nostro» (Lc 1,72-73).
Versetti celebri di Michea
- Michea 4,2: «Venite, andiamo al monte della casa del Signore, alla casa del Dio di Giacobbe, ed egli ci insegnerà le sue vie.»
- Michea 4,3: «elle spezzeranno le spade per farne de' vomeri, e le aste per farne delle vanghe.»
- Michea 5,2: «Ma tu, Bethleem Ephrata, tu se' piccolina rispetto ai capipopoli di Giuda.» È il versetto che le Bibbie moderne numerano Michea 5,1.
- Michea 6,3: «Popolo mio, che è quello, ch'io ti ho fatto? Od in qual cosa ti ho io disgustato? Rispondi a me.»
- Michea 6,8: «che tu facci giudizio, e ami la misericordia, e cammini con sollecitudine dietro al tuo Dio.»
- Michea 7,8: «io mi rialzerò, e mentre sarò nelle tenebre, il Signore è mia luce.»
- Michea 7,19: «getterà tutti i nostri peccati nel profondo del mare.»
Michea nel canone e nella liturgia
Michea è un libro protocanonico, ricevuto dagli Ebrei e da tutti i cristiani. Nell'ebraico e nella Vulgata occupa il sesto posto tra i profeti minori; il Concilio di Trento, nella sessione IV (1546), lo nomina tra di essi.
Michea 5,1 o Michea 5,2?
Una nota di numerazione, utile a chi cerca la profezia di Betlemme. Il versetto «Ma tu, Bethleem Ephrata» è 5,2 nella Vulgata e nel Martini, ma 5,1 nelle Bibbie che seguono l'ebraico, come la CEI; il nostro 5,1, sull'assedio e il giudice percosso sulla guancia, vi è contato come 4,14. Chi cerca “Michea 5,1-3” in una Bibbia moderna lo trova qui ai versetti 5,2-4. Il resto del libro ha la stessa numerazione.
Michea nella liturgia del 1962
Il rito del 1962 fa ascoltare Michea nei grandi snodi dell'anno. All'Epifania il Vangelo (Mt 2,1-12) porta la profezia di Betlemme; vedete il nostro articolo sull'Epifania. Il Venerdì Santo gli Improperi riprendono Michea 6,3. Il sabato delle Quattro Tempora di settembre, una delle lezioni della Messa è presa da Michea 7,14.16.18-20: «Governa […] colla tua verga il tuo popolo, il gregge di tuo retaggio» (Mi 7,14), fino a «Chi, o Dio, è simile a te». Nel Breviario romano Michea si comincia a leggere al Mattutino della V domenica di novembre, al suo posto tra i profeti minori. Il calendario liturgico indica questi giorni nel corso dell'anno.
Come leggere il libro di Michea
Leggetelo sezione per sezione, seguendo i tre «Ascoltate»: ogni volta lasciate che la minaccia arrivi fino in fondo prima di accogliere la promessa, perché è il movimento stesso del libro. A Natale e all'Epifania rileggete il capitolo 5 con Matteo 2. Nella Settimana Santa leggete il capitolo 6 come il lamento del Crocifisso. Tenete il capitolo 7 per il tempo della confessione: insegna a portare l'ira del Signore, «perchè ho peccato contro di lui» (Mi 7,9), nella certezza del perdono. Tutti i libri della Scrittura sono riuniti nell'indice della Bibbia.
Domande Frequenti
Chi era il profeta Michea?
Un profeta di Giuda, originario di Moreset, borgo della Sefela nel sud-ovest del paese, contemporaneo di Isaia. Profetizzò sotto i re Iotam, Acaz ed Ezechia contro le ingiustizie dei potenti di Samaria e di Gerusalemme. Geremia 26,18 lo cita per nome, il che conferma la sua esistenza e la sua autorità.
Quando visse il profeta Michea?
Nella seconda metà dell'VIII secolo avanti Cristo, all'incirca tra il 740 e il 700. Annunziò la rovina di Samaria, avvenuta nel 722, e predicava ancora sotto Ezechia, al tempo dell'invasione assira di Sennacherib.
Che cosa dice Michea su Betlemme?
Che da Betlemme Efrata, piccola tra le città di Giuda, uscirà «colui, che dee essere dominatore in Israele, e la generazione di lui è da principio, dai giorni dell'eternità». I sacerdoti di Gerusalemme citarono questo versetto ai Magi per indicare il luogo di nascita del Cristo (Mt 2,6). È Michea 5,2 nella Vulgata, 5,1 nelle Bibbie moderne.
Che cosa significa Michea 6,8?
È la risposta di Dio a chi domanda quali sacrifici offrire: «che tu facci giudizio, e ami la misericordia, e cammini con sollecitudine dietro al tuo Dio». Non condanna il culto, ma chiede che sia accompagnato dalla giustizia, dalla misericordia e da un cammino attento e umile davanti a Dio.
Da dove viene “Popolo mio, che ti ho fatto?”
Da Michea 6,3, dove Dio fa causa al suo popolo ingrato ricordando i benefici dell'Esodo. Il Venerdì Santo la liturgia romana riprende queste parole negli Improperi, cantati durante l'adorazione della Croce, mettendole sulle labbra di Cristo: Popule meus, quid feci tibi?
Quanti capitoli ha il libro di Michea?
Sette capitoli e centoquattro versetti nella Vulgata e nel Martini, sette anche nelle Bibbie moderne. La numerazione dei versetti differisce solo al passaggio tra i capitoli 4 e 5.
Come si pronuncia Michea?
Michèa, con l'accento tonico sulla e: Mi-chè-a. Il nome significa “Chi è come il Signore?”.
Leggete Michea versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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