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Il libro di Abdia
Il libro di Abdia è il più breve dell'Antico Testamento: un solo capitolo di ventun versetti contro Edom, il popolo di Esaù, che si è rallegrato della rovina di Gerusalemme, sua sorella. Qui sotto trovate il testo di mons. Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega chi era il profeta Abdia, che cosa significa il suo nome, quando scrisse e il senso cristiano della sua visione.
Leggere Abdia: un capitolo
Abdia è il quarto dei dodici profeti minori, tra Amos e Giona, e il suo libro è il più breve di tutto l'Antico Testamento: un capitolo, ventun versetti, che si leggono in cinque minuti. Parla di un solo popolo, Edom, discendente di Esaù, e di un solo delitto, la gioia maligna di un fratello davanti alla sventura del fratello. Ma termina con una frase che la Chiesa non ha mai smesso di leggere come un annunzio del regno di Cristo: «E il regno sarà del Signore». Ecco che cosa si può dire del profeta, della data, del contenuto e della lettura cristiana di questa visione.
Chi era il profeta Abdia?
Il libro si apre con tre parole: «Visione di Abdia» (Abd 1,1). È tutto ciò che il testo ci dice dell'autore: né patria, né padre, né re regnante. La Chiesa lo ha sempre ricevuto come opera di un profeta di questo nome, che parlava a Giuda e a Gerusalemme contro il popolo di Edom.
Un'antica tradizione ebraica, riferita da san Girolamo, lo identificava con l'Abdia del III libro dei Re (1 Re nelle Bibbie moderne), il maggiordomo del re Acab che salvò cento profeti durante la persecuzione di Gezabele: «Or Abdia era molto timorato del Signore» (1 Re 18,3); «prese egli cento profeti, e li nascose cinquanta in una, e cinquanta in un'altra caverna» (1 Re 18,4). L'identificazione è cara alla pietà, ma non ha altro appoggio che la somiglianza dei nomi, e la maggior parte dei commentatori, antichi e moderni, la giudica incerta. Il nome era del resto frequente in Israele: la Bibbia conosce diversi personaggi con questo nome.
Che cosa significa il nome Abdia?
Abdia viene dall'ebraico 'Obadyah, “servo del Signore”: 'ebed, servo, unito alla forma breve del nome divino. Chi lo porta confessa a chi appartiene; e il profeta, che non ci ha lasciato nulla di sé, è rimasto davvero soltanto un servo della parola che annunzia.
Sant'Abdia nel Martirologio Romano
La Chiesa venera Abdia come santo dell'Antico Testamento. Il Martirologio Romano ne fa memoria il 19 novembre: Samariae, in Palaestina, sancti Abdiae Prophetae, a Samaria, in Palestina, sant'Abdia profeta. La tradizione, riferita da san Girolamo, poneva la sua tomba a Samaria, l'antica Sebaste, accanto a quella del profeta Eliseo. Per questo chi consulta il santo del giorno trova sant'Abdia profeta a metà novembre.
Quando è stato scritto il libro di Abdia?
Tutto dipende dai versetti 11-14, che descrivono un giorno in cui «gli stranieri […] entravano nelle sue porte, e sopra Gerusalemme gettavan le sorti», mentre Edom era «come uno di loro» (Abd 1,11). Di quale disastro si tratta?
Le risposte principali sono due. Per molti interpreti, antichi e moderni, si tratta della presa di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 587 avanti Cristo. Edom vi partecipò, e il salmo 136 della Vulgata (137 delle Bibbie moderne) ne conserva il ricordo: «Ricorditi, o Signore, de' figliuoli di Edom, i quali nel giorno di Gerusalemme Dicevano: Distruggete, distruggete fino a' suoi fondamenti» (Sal 136,7). Abdia avrebbe scritto poco dopo, nel dolore ancora vivo della catastrofe. Altri, guardando al posto del libro tra i profeti più antichi, pensano al saccheggio di Gerusalemme da parte dei Filistei e degli Arabi sotto il re Ioram, nel IX secolo.
Un fatto complica la questione: i versetti 1-9 si ritrovano quasi parola per parola nella profezia di Geremia contro l'Idumea (Ger 49,7-22). Uno dei due profeti ha ripreso l'altro, o entrambi un oracolo più antico. La Chiesa non ha definito nulla; la data del VI secolo è oggi la più seguita, quella alta conserva difensori seri.
Chi era Edom?
Per capire Abdia bisogna conoscere Edom. Esaù, figlio primogenito di Isacco e gemello di Giacobbe, vendette la primogenitura per un piatto di lenticchie: «Dammi di quella cosa rossa, che hai cotta […]. Per questa cagione gli fu dato il nome di Edom» (Gen 25,30), cioè “il Rosso”. I suoi discendenti si stabilirono nelle montagne di Seir, a sud-est del Mar Morto, su alture rocciose quasi inaccessibili, con le città di Bosra e di Teman.
La storia dei due popoli fratelli è quella di una rivalità antica. Al tempo dell'Esodo Edom rifiutò il passaggio a Israele: «Tu non passerai sul mio, altrimenti verrò armato ad incontrarti» (Nm 20,18). Sottomesso da Davide, ribelle sotto Ioram, spiava ogni debolezza di Giuda. Il delitto che Abdia denunzia ne è il culmine: nel giorno della sventura di Gerusalemme Edom non si è limitato a guardare, ha saccheggiato e consegnato i fuggiaschi.
Di cosa parla il libro di Abdia? Riassunto
L'unico capitolo si divide in tre parti.
L'orgoglio di Edom abbassato (versetti 1-9)
Dio convoca le nazioni contro Edom (Abd 1,1) e ne annunzia l'umiliazione: «Tu vedi, com'io ti ho fatto piccolino tralle nazioni» (Abd 1,2). La radice del peccato è nominata subito: «La superbia del tuo cuore ti ha levato in altura, perchè tu abiti nelle buche de' massi» (Abd 1,3). Edom si credeva fuori portata: «Chi di quassù tirerammi al basso?» La risposta è una delle immagini più belle del libro: «Quando tu t'innalzassi com' aquila, e tralle stelle ponessi il tuo nido, di lassù io ti caverei, dice il Signore» (Abd 1,4).
I ladri lasciano qualcosa, i vendemmiatori almeno un grappolo (Abd 1,5); Edom invece sarà frugato fino all'ultimo angolo: «in qual modo costoro han frugata la casa di Esaù, e son'iti cercando ne' luoghi più riposti?» (Abd 1,6). I suoi alleati lo tradiranno, «quelli, che mangiavano alla tua mensa, ti tesero insidie» (Abd 1,7), la sua proverbiale saggezza sparirà (Abd 1,8) e i suoi «campioni di mezzogiorno» avranno paura (Abd 1,9).
Il delitto contro il fratello (versetti 10-14)
Il motivo del giudizio è dato: «Per le uccisioni, e per le ingiustizie commesse contro Giacobbe tuo fratello, tu sarai coperto di confusione, e perirai in eterno» (Abd 1,10). Segue una serie di divieti, come se il profeta rivedesse la scena e supplicasse Edom di non fare ciò che ha fatto: «Or tu non guarderai d'alto in basso il tuo fratello, quand'ei sarà in afflizione» (Abd 1,12), non entrerai nella porta del mio popolo (Abd 1,13), «non istarai ai posti per uccidere i fuggitivi» (Abd 1,14). La parola “fratello” ritorna: è ciò che rende la colpa così grave.
Il giorno del Signore e il regno di Dio (versetti 15-21)
Lo sguardo si allarga a tutte le nazioni: «Perocché vicino egli è il dì del Signore per tutte le genti: quello, che tu facesti, sarà fatto a te» (Abd 1,15). Il calice che le nazioni hanno fatto bere a Gerusalemme lo berranno a loro volta (Abd 1,16). Al contrario, «sul monte di Sion sarà salvazione, ed ei sarà santo» (Abd 1,17). La casa di Giacobbe sarà fuoco, quella di Esaù paglia (Abd 1,18).
Gli esuli torneranno e possederanno il paese fino a Sarepta (Abd 1,19-20). Il versetto 20 nomina, secondo la Vulgata, i deportati «nel Bosphoro»: san Girolamo ha tradotto così un nome ebraico oscuro, Sefarad, secondo il parere del suo maestro ebreo. Il libro culmina nell'ultimo versetto: «E saliranno al monte di Sion i salvatori a giudicare il monte di Esaù. E il regno sarà del Signore» (Abd 1,21).
Temi e lettura cattolica
L'orgoglio, radice del peccato. Abdia è un trattato sulla superbia in ventun versetti. Edom confida nelle sue rocce, nelle sue alleanze, nella sua saggezza, e tutto gli viene meno. La lezione è quella del Magnificat: Dio rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili. I maestri spirituali hanno applicato il versetto 4 all'anima che si crede al riparo dal peccato: nessun nido è troppo alto per la mano di Dio. Il nostro articolo sui sette peccati capitali mostra come la superbia sia la loro radice.
La gioia del male altrui. Il peccato proprio di Edom è la gioia maligna davanti alla caduta del fratello. La morale cristiana vi riconosce una figlia dell'invidia, che san Tommaso pone tra gli effetti di questo vizio capitale. Abdia mostra che questo peccato del cuore passa presto agli atti: si guarda, si deride, poi si saccheggia e si consegna.
Cristo e la Chiesa. Sant'Agostino, nella Città di Dio (XVIII, 31), legge la fine di Abdia di Cristo. Prende Edom, con la figura che indica il tutto per mezzo della parte, per l'insieme delle nazioni, e vede nei «salvatori» che salgono da Sion gli Apostoli e i predicatori venuti dalla Giudea, che hanno portato il Vangelo ai pagani e sottomesso il monte di Esaù al regno di Dio. La Vulgata dice salvatores: coloro che salvano con la predicazione partecipano all'opera dell'unico Salvatore. L'ultima parola, et erit Domino regnum, annunzia il regno che non avrà fine e la voce celeste dell'Apocalisse: «il regno di questo mondo è diventato (regno) del Signor nostro, e del suo Cristo» (Ap 11,15). È la regalità che la Chiesa celebra nella festa di Cristo Re.
Giacobbe ed Esaù. L'ultimo dei profeti riprenderà la stessa opposizione: «ed io amai Giacobbe, E odiai Esaù» (Ml 1,2-3), e san Paolo la cita per mostrare la gratuità dell'elezione (Rm 9,13). La Chiesa non vi legge la dannazione di singole persone, ma la scelta libera di Dio nella guida della storia della salvezza. L'Idumea fu infine assorbita nel popolo giudaico nel II secolo avanti Cristo, e la famiglia di Erode era di origine idumea: il re che volle far perire il Bambino di Betlemme discendeva da Esaù.
Versetti celebri di Abdia
- Abdia 1,3: «La superbia del tuo cuore ti ha levato in altura, perchè tu abiti nelle buche de' massi.»
- Abdia 1,4: «Quando tu t'innalzassi com' aquila, e tralle stelle ponessi il tuo nido, di lassù io ti caverei, dice il Signore.»
- Abdia 1,10: «Per le uccisioni, e per le ingiustizie commesse contro Giacobbe tuo fratello, tu sarai coperto di confusione.»
- Abdia 1,15: «quello, che tu facesti, sarà fatto a te: sulla tua testa farà Dio cadere la tua mercede.»
- Abdia 1,17: «E sul monte di Sion sarà salvazione, ed ei sarà santo.»
- Abdia 1,21: «E saliranno al monte di Sion i salvatori […]. E il regno sarà del Signore.»
Abdia nel canone e nella liturgia
Abdia è un libro protocanonico, ricevuto dagli Ebrei e da tutti i cristiani; il Concilio di Trento, nella sessione IV (1546), lo nomina tra i dodici profeti minori. Ha un solo capitolo: lo si cita perciò con il solo numero del versetto (Abdia 21), o, nel lettore, nella forma Abdia 1,21. Il suo testo è strettamente imparentato con Geremia 49, e il suo tema con Ezechiele 35, altro oracolo contro il monte di Seir.
Il Messale del 1962 non prende alcuna lezione da Abdia. Nel Breviario romano l'inizio del libro (versetti 1-11) si legge al Mattutino del venerdì dopo la IV domenica di novembre, tra Amos e Giona, quando l'anno liturgico si chiude sul pensiero del giudizio; vedete a questo proposito il nostro articolo sul Giudizio universale. Il Martirologio ne fa memoria il 19 novembre, come si è detto.
Come leggere il libro di Abdia
Leggetelo prima d'un fiato, poi rileggetelo accostandolo alla storia di Giacobbe ed Esaù nella Genesi, capitolo 27: il profeta non fa che trarre l'ultima conseguenza di quella lite tra fratelli. Leggete poi i versetti 10-14 come un esame di coscienza sulla gioia che può dare l'abbassamento di un rivale. Terminate con il versetto 21, che orienta tutto verso il regno di Dio. Per collocare Abdia tra gli altri libri, tornate all'indice della Bibbia.
Domande Frequenti
Chi era Abdia nella Bibbia?
Un profeta di Giuda, il quarto dei dodici profeti minori, di cui il libro non dice altro che il nome. Una tradizione ebraica riferita da san Girolamo lo identificava con Abdia, il maggiordomo del re Acab che nascose cento profeti; l'identificazione resta incerta. Si sa soltanto che profetizzò contro Edom.
Che cosa significa il nome Abdia?
Abdia, in ebraico 'Obadyah, significa “servo del Signore”. È un nome teoforo, che contiene il nome di Dio, ed era frequente in Israele: la Bibbia conosce diversi personaggi così chiamati.
Quando si festeggia sant'Abdia profeta?
Il Martirologio Romano ne fa memoria il 19 novembre, a Samaria, dove la tradizione riferita da san Girolamo poneva la sua tomba accanto a quella del profeta Eliseo. Non ha una Messa propria nel Messale del 1962.
Qual è il libro più breve dell'Antico Testamento?
È Abdia, con un solo capitolo di ventun versetti. Nell'intera Bibbia la II e la III lettera di san Giovanni sono ancora più brevi per numero di versetti; Abdia resta il più breve dei libri profetici.
Di cosa parla il libro di Abdia?
Annunzia il castigo di Edom, il popolo discendente da Esaù, punito per il suo orgoglio e per essersi unito ai nemici di Gerusalemme nel giorno della sua rovina. Allarga poi lo sguardo al giorno del Signore per tutte le nazioni e si chiude con la salvezza di Sion e il regno di Dio.
Perché Dio punisce Edom?
Per due colpe: l'orgoglio di un popolo che si credeva inaccessibile tra le sue rocce, e la violenza contro il fratello Giacobbe. Invece di soccorrere Giuda, Edom si è rallegrato della sua sventura, ha saccheggiato la città e consegnato i fuggiaschi. Abdia formula la regola: «quello, che tu facesti, sarà fatto a te».
Leggete Abdia versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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