La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il libro di Gioele
Il libro di Gioele, secondo dei dodici profeti minori, sta in tre capitoli: un'invasione di cavallette, l'appello al digiuno e alla conversione del cuore, la promessa dello Spirito effuso sopra ogni uomo. Qui sotto trovate il testo di mons. Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega chi era il profeta, il significato del nome Gioele, il riassunto del libro e il suo posto nel Mercoledì delle Ceneri e nella Pentecoste.
Leggere Gioele: 3 capitoli
Il libro di Gioele è uno dei più brevi dell'Antico Testamento: tre capitoli e settantatré versetti nella Vulgata. Eppure pochi profeti risuonano così spesso nella Chiesa. Il suo «spezzate i cuori vostri, e non le vostre vesti» apre ogni anno la Quaresima; la sua promessa dello Spirito fu il testo della prima predica di san Pietro il giorno di Pentecoste; la sua valle di Giosafat è diventata, nella tradizione cristiana, il luogo del Giudizio universale. Ecco che cosa sappiamo del profeta e del suo nome, del suo tempo, del contenuto del libro e del modo in cui la Chiesa lo ha letto.
Chi era il profeta Gioele?
Il primo versetto dice tutto quello che la Scrittura ci fa sapere della sua persona: «Parola di Dio rivelata a Joele figliuolo di Phatuel» (Gl 1,1). Il Martini scrive Joele, alla latina; l'italiano corrente dice Gioele. Di suo padre Fatuel non sappiamo nulla, né la Bibbia racconta episodi della sua vita, a differenza di Geremia o di Ezechiele. Il profeta resta nascosto dietro la parola che annunzia.
Il libro lascia però intravedere dove esercitava il ministero. Gioele parla a Giuda e a Gerusalemme, ai «figliuoli di Sion», mai al regno del Nord. Torna di continuo al Tempio, ai sacrifici, all'altare, e si rivolge direttamente al clero: «Vestitevi di sacco voi, sacerdoti, e menate duolo; gettate strida, o ministri dell'altare» (Gl 1,13). Da questa insistenza molti interpreti hanno concluso che vivesse a Gerusalemme, e forse che fosse egli stesso di stirpe sacerdotale; è solo una congettura, e va presentata come tale.
Che cosa significa il nome Gioele?
Gioele viene dall'ebraico Yo'el, composto di due nomi divini: Yo, forma breve di Jahvè, il nome rivelato a Mosè, ed El, Dio. Il significato è dunque “il Signore è Dio”, o “Jahvè è Dio”: una professione di fede in una parola sola, la stessa che risuona, in ordine inverso, nel nome di Elia, “il mio Dio è il Signore”. Il nome non era raro in Israele. Lo portano nella Bibbia diversi personaggi, tra cui il primogenito del profeta Samuele: «il figliuolo di lui primogenito chiamavasi Joel» (1 Sam 8,2). Quando oggi un bambino è chiamato Gioele, porta dunque un nome biblico che dice a chi appartiene.
Chi ha scritto il libro di Gioele?
La Chiesa ha sempre ricevuto la profezia come opera di Gioele, figlio di Fatuel, il cui nome apre il libro. Occupa il secondo posto fra i dodici profeti minori, dopo Osea e prima di Amos: «minori» per la brevità dei loro scritti, non per la loro autorità. Gioele e Amos sono legati da una frase identica, che chiude l'uno e apre l'altro: «il Signore ruggirà da Sionne, e da Gerusalemme alzerà la sua voce» (Gl 3,16; Am 1,2).
Quando è stato scritto il libro di Gioele?
Gioele non nomina nessun re e nessun avvenimento databile; la data è perciò la questione più discussa del libro.
Gli antichi commentatori, sulla scia di san Girolamo, lo collocavano nell'VIII secolo avanti Cristo, contemporaneo di Osea e di Amos. Due ragioni li guidavano: il posto del libro tra due profeti del tempo di Ozia, e l'elenco dei nemici che nomina, Tiro, Sidone, i Filistei, l'Egitto e l'Idumea (Gl 3,4 e 3,19), senza una parola sull'Assiria, che i profeti successivi denunziano senza sosta. Altri hanno proposto la minore età del re Ioas, nel IX secolo, il che spiegherebbe l'assenza del re e il ruolo dei sacerdoti; molti moderni, infine, pongono il libro dopo l'esilio, a motivo di quell'Israele che le nazioni «han disperso in questa, e in quella regione» (Gl 3,2). La Chiesa non ha definito nulla. Si può seguire con san Girolamo la data alta, riconoscendo che gli argomenti non sono decisivi in nessun senso.
Di cosa parla il libro di Gioele? Riassunto
Il libro ha due versanti. Il primo (Gl 1,2–2,17) annunzia il giorno del giudizio e chiama alla penitenza; il secondo (Gl 2,18–3,21) risponde a questa penitenza con il giorno della grazia.
Le cavallette e il lutto del paese (capitolo 1)
Il capitolo 1 si apre su un disastro senza precedenti: «E ella mai avvenuta tal cosa a' vostri giorni, od a' tempi de' vostri padri?» (Gl 1,2). Quattro flagelli si sono succeduti: «Quel, che era avanzato all'eruca, lo mangiò la cavalletta, e quello, che era avanzato alla cavalletta, lo mangiò il bruco, e quello, che avanzò ai bruchi, lo divorò la ruggine» (Gl 1,4). La vigna è desolata, i fichi scortecciati, il grano, il vino e l'olio sono spariti.
Il danno più grave è religioso: «Sono sbanditi i sagrifizi, e le libagioni dalla casa del Signore» (Gl 1,9), perché non resta nulla da offrire. Gioele indica allora il rimedio: «Intimate il digiuno santo, chiamate il popolo» (Gl 1,14), e nella calamità presente riconosce un segno: «Il giorno del Signore è vicino» (Gl 1,15). La siccità e il fuoco completano il quadro, fino alle bestie dei campi che «alzano gli occhi a te» (Gl 1,20).
Le cavallette sono reali o figurate? Diversi Padri, tra cui san Girolamo, vi hanno visto anche la figura delle invasioni successive che avrebbero colpito Giuda; la maggior parte dei commentatori cattolici ritiene che si tratti di un flagello reale, descritto come un esercito, e che il profeta passi da esso al giudizio più grande di cui è figura. Le due letture non si escludono.
L'esercito del Signore e l'appello al digiuno (capitolo 2,1-17)
Il capitolo 2 riprende l'immagine: «Suonate la buccina in Sion» (Gl 2,1). Lo sciame diventa un esercito schierato, che scala le mura ed entra nelle case, «salteran come ladro dentro le finestre» (Gl 2,9); davanti a lui «il sole, e la luna si oscurano» (Gl 2,10). È l'esercito di Dio stesso, e la domanda cade: «chi potrà reggervi?» (Gl 2,11).
Viene allora il cuore del libro, l'appello alla conversione (Gl 2,12-17): «E spezzate i cuori vostri, e non le vostre vesti, e convertitevi al Signore Dio vostro, perchè egli è benigno, misericordioso, e paziente, e di molta clemenza» (Gl 2,13). Le Bibbie moderne traducono “laceratevi il cuore e non le vesti”, la formula che molti ricordano dalla Messa delle Ceneri.
Tutto il popolo è convocato, dagli anziani ai «bambini di latte», e perfino gli sposi devono lasciare il talamo (Gl 2,16). I sacerdoti pregano nel luogo più santo: «Tral vestibolo, e l'altare piangano i sacerdoti ministri del Signore, e dicano: Perdona, o Signore, perdona al tuo popolo» (Gl 2,17). La Chiesa ha conservato queste parole nell'antifona Inter vestibulum et altare del Mercoledì delle Ceneri, e il canto quaresimale Parce, Domine ne ha fatto il suo ritornello.
La risposta di Dio: la terra restaurata (capitolo 2,18-27)
La svolta è improvvisa: «Il Signor ha amore per la sua terra, ed ha perdonato al suo popolo» (Gl 2,18). Dio promette grano, vino e olio, scaccia «colui, che sta da settentrione» (Gl 2,20) e dona le piogge d'autunno e di primavera. Il versetto 23 parla del «maestro della giustizia»: la Vulgata legge doctorem justitiae, e diversi Padri vi hanno letto un annunzio di Cristo, il Maestro che insegna la giustizia. Dio restituisce perfino il tempo perduto: «E compenserò gli anni renduti sterili dalla locusta, dal bruco, dalla ruggine, e dall'eruca» (Gl 2,25).
L'effusione dello Spirito (capitolo 2,28-32)
Poi lo sguardo si allarga agli ultimi tempi: «E dopo tali cose avverrà, che io spanderò il mio spirito sopra tutti gli uomini, e profeteranno i vostri figliuoli, e le vostre figliuole; i vostri vecchi avranno de' sogni, e la vostra gioventù avrà delle visioni» (Gl 2,28). Prodigi precedono «quel giorno grande, e orribile del Signore» (Gl 2,31), e la salvezza è offerta a tutti: «chiunque invocherà il nome del Signore, avrà salute» (Gl 2,32).
Il giudizio delle nazioni nella valle di Giosafat (capitolo 3)
Il capitolo 3 raduna i popoli per il giudizio: «Adunerò tutte le genti, e le condurrò nella valle di Josaphat, ed ivi disputerò con esse riguardo al mio popolo» (Gl 3,2). Giosafat significa “il Signore giudica”. Le colpe sono nominate, fino alla tratta dei figli di Giuda venduti ai Greci (Gl 3,6). L'oracolo di Isaia viene rovesciato: «Trasformate in ispade i vostri aratri, ed in lance i marroni» (Gl 3,10).
La messe del mondo è matura: «Menate in giro la falce, perchè la messe è matura» (Gl 3,13). Ma per il popolo di Dio la fine è pace e abbondanza: «i monti stilleranno dolcezza, e le colline sgorgheranno latte», e «dalla casa del Signore zampillerà una fontana» (Gl 3,18). Il libro si chiude su una presenza: «il Signore farà sua dimora in Sion» (Gl 3,21).
Temi e lettura cattolica
La vera penitenza
Gioele non contrappone il rito al cuore: chiede il digiuno, l'assemblea, le lacrime dei sacerdoti, e insieme il cuore spezzato. È esattamente la pedagogia della Quaresima, in cui la Chiesa impone le ceneri sulla fronte ricordando che Dio guarda l'interno. La ragione della speranza è il nome stesso di Dio, «benigno, misericordioso, e paziente», formula dell'Esodo che Giona riprenderà (Gn 4,2). Il «Chi sa, che egli non si cangi, e ci perdoni» (Gl 2,14) non è un dubbio: è l'umiltà del penitente che non pretende nulla.
La Pentecoste
Il giorno in cui lo Spirito Santo discese sugli Apostoli, san Pietro spiegò l'avvenimento con Gioele: «Ma questo è quello, che fu detto dal profeta Gioele» (At 2,16), e citò tutto il passo. La Chiesa legge dunque Gioele 2,28-32 come compiuto nel Cenacolo e continuato nei sacramenti, in particolare nella Cresima; la nostra pagina sulla Pentecoste ne racconta la festa. San Paolo riprende l'ultimo versetto per annunziare che la salvezza è offerta ai Giudei come ai Gentili: «chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvo» (Rm 10,13).
Il giorno del Signore e il Giudizio
Le tenebre del sole e della luna tornano nel discorso di Nostro Signore sulla fine dei tempi: «si oscurerà il sole, e la luna non darà più la sua luce» (Mt 24,29). L'Apocalisse riprende le locuste «simili a cavalli messi in punto per la battaglia» (Ap 9,7) e la falce della messe (Ap 14,15). Di qui è nata la tradizione che colloca il Giudizio universale nella valle di Giosafat, indicata fin dall'antichità cristiana nella valle del Cedron, sotto le mura di Gerusalemme. La dottrina non dipende da questa localizzazione: il nome dice anzitutto che Dio giudicherà tutte le nazioni. Vedete su questo il nostro articolo sul Giudizio universale.
La fonte del Tempio
La fontana che zampilla dalla casa del Signore (Gl 3,18) annunzia quella di Ezechiele (Ez 47) e il fiume di vita dell'Apocalisse. I Padri vi hanno visto la grazia che sgorga da Cristo e si diffonde per mezzo dei sacramenti.
Versetti celebri di Gioele
- Gioele 1,14: «Intimate il digiuno santo, chiamate il popolo, adunate i seniori, e tutti gli abitanti del paese, nella casa del vostro Dio, e alzate le grida al Signore.»
- Gioele 2,12: «Adesso adunque, dice il Signore, convertitevi a me con tutto il cuor vostro, nel digiuno, nelle lagrime, e nei sospiri.»
- Gioele 2,13: «E spezzate i cuori vostri, e non le vostre vesti.»
- Gioele 2,17: «Perdona, o Signore, perdona al tuo popolo; e non abbandonare all'obbrobrio la tua eredità.»
- Gioele 2,25: «E compenserò gli anni renduti sterili dalla locusta.» Dio non si limita a far cessare il flagello: restituisce ciò che era andato perduto. Molti lo pregano come promessa di riparazione dopo un tempo sprecato o ferito.
- Gioele 2,28: «io spanderò il mio spirito sopra tutti gli uomini.»
- Gioele 3,12: «Muovansi le genti, e vengano alla valle di Josaphat; perocché ivi io sarò assiso per giudicare le genti.»
- Gioele 3,16: «il Signore egli è la speranza del popol suo, e la fortezza de' figliuoli d'Israele.»
Gioele nel canone e nella liturgia
Gioele è un libro protocanonico, ricevuto dagli Ebrei e da tutti i cristiani. Il Concilio di Trento, nella sessione IV (1546), lo nomina tra i dodici profeti minori. Una particolarità di numerazione: la Vulgata e il Martini contano tre capitoli, mentre le Bibbie che seguono l'ebraico, come la CEI, ne contano quattro. Il loro capitolo 3 corrisponde ai nostri versetti 2,28-32, e il loro capitolo 4 al nostro capitolo 3. Chi cerca «Gioele 3,1» in una Bibbia moderna, la promessa dello Spirito, la trova qui in Gioele 2,28.
Nel rito del 1962 Gioele apre la Quaresima. Il Mercoledì delle Ceneri, durante l'imposizione delle ceneri, il coro canta le antifone Immutemur habitu, ispirata a Gioele 2,13, e Inter vestibulum et altare plorabunt sacerdotes, tratta da Gioele 2,17; l'epistola della Messa è Gioele 2,12-19. Il nostro articolo sul Mercoledì delle Ceneri descrive questa liturgia. Nelle Quattro Tempora di Pentecoste il Messale legge Gioele il venerdì (2,23-24 e 26-27) e il sabato (2,28-32), mentre la prima lezione del mercoledì è il discorso di san Pietro che cita il profeta (At 2,14-21). Nel Breviario romano i profeti minori si leggono al Mattutino nelle ultime settimane di novembre, quando l'anno liturgico si volge alle realtà ultime. Il calendario liturgico indica ciascuno di questi giorni.
Come leggere il libro di Gioele
Il libro si legge d'un fiato in un quarto d'ora, e almeno una volta va letto così: il suo movimento, dalla desolazione alla penitenza e poi alla misericordia, è il suo messaggio. Leggete il capitolo 1 come il racconto di una sventura reale; il capitolo 2 con accanto il capitolo 2 degli Atti degli Apostoli; il capitolo 3 pensando al Giudizio. Il Mercoledì delle Ceneri rileggete Gioele 2,12-19 prima della Messa. Il latino a fronte vi permette di ritrovare parola per parola ciò che si canta: scindite corda vestra, parce, Domine, parce populo tuo. Per proseguire nella serie dei profeti, passate ad Amos o tornate all'indice della Bibbia.
Domande Frequenti
Chi era Gioele nella Bibbia?
Un profeta di Giuda, figlio di Fatuel, il secondo dei dodici profeti minori. La Scrittura non racconta nulla della sua vita: si conosce solo la sua parola. Profetizzava probabilmente a Gerusalemme, e la sua attenzione costante al Tempio e ai sacerdoti ha fatto pensare che appartenesse a una famiglia sacerdotale.
Che cosa significa il nome Gioele?
Gioele, in ebraico Yo'el, significa “il Signore è Dio”: unisce l'abbreviazione del nome divino Jahvè e la parola El, Dio. È un nome teoforo, cioè che contiene il nome di Dio, e nella Bibbia lo portano diversi personaggi, tra cui il primo figlio del profeta Samuele.
Quando è stato scritto il libro di Gioele?
Il libro non porta nessuna data. San Girolamo e gli antichi lo collocavano nell'VIII secolo avanti Cristo, al tempo di Osea e di Amos; altri hanno proposto il regno di Ioas, o un'epoca successiva all'esilio. Nessuna ipotesi è dimostrata e la Chiesa non ha deciso nulla.
Di cosa parla il libro di Gioele?
Parte da un'invasione di cavallette e da una siccità che rovinano Giuda e vi vede l'annunzio del giorno del Signore. Chiama tutto il popolo al digiuno e alla conversione del cuore. Dio risponde con la restaurazione del paese, la promessa dello Spirito effuso su ogni uomo e il giudizio delle nazioni nella valle di Giosafat.
Quanti capitoli ha il libro di Gioele?
Tre capitoli e settantatré versetti nella Vulgata e nel Martini. Le Bibbie che seguono l'ebraico, come la CEI, dividono la stessa materia in quattro capitoli, staccando i versetti 2,28-32. Il testo è lo stesso, cambia solo la numerazione.
Che legame c'è tra Gioele e la Pentecoste?
Il giorno di Pentecoste san Pietro spiegò la venuta dello Spirito Santo citando Gioele 2,28-32: «io spanderò il mio spirito sopra tutti gli uomini». La Chiesa vi vede quindi una profezia compiuta nel Cenacolo, e per questo il Messale del 1962 legge Gioele nelle Quattro Tempora di Pentecoste.
Perché si legge Gioele il Mercoledì delle Ceneri?
Perché Gioele 2,12-19 è l'appello più chiaro dell'Antico Testamento a un digiuno pubblico unito alla conversione interiore. L'epistola della Messa delle Ceneri è tratta da questo passo, e l'antifona Inter vestibulum et altare riprende la preghiera dei sacerdoti del versetto 17.
Che cos'è la valle di Giosafat?
È il luogo in cui, secondo Gioele 3,2 e 3,12, Dio radunerà le nazioni per giudicarle; il nome significa “il Signore giudica”. La tradizione cristiana l'ha identificata con la valle del Cedron, tra Gerusalemme e il monte degli Ulivi, e vi ha posto il Giudizio universale. Il senso primo resta teologico: tutte le nazioni compariranno davanti a Dio.
Leggete il libro di Gioele versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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