La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il libro di Geremia
Geremia, il profeta degli ultimi giorni di Gerusalemme, predicò per quasi mezzo secolo la conversione, annunziò la rovina del Tempio e promise una nuova alleanza scritta nei cuori. Qui sotto trovate i cinquantadue capitoli nella traduzione di mons. Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida presenta chi era il profeta, quando scrisse, il riassunto del libro, i versetti più cercati e il posto di Geremia nella liturgia.
Leggere Geremia: 52 capitoli
Geremia è il secondo dei profeti maggiori, dopo Isaia e prima di Ezechiele e di Daniele. Con cinquantadue capitoli e più di milletrecento versetti è uno dei libri più lunghi della Bibbia, e si legge quasi come il diario di una vita: oracoli, visioni, gesti profetici compiuti per le strade, preghiere strappate a un cuore ferito, e la cronaca degli ultimi anni del regno di Giuda. Nessun profeta si è svelato tanto quanto lui, e nessuno, con la propria vita, ha annunziato così da vicino le sofferenze di Cristo.
Chi era il profeta Geremia?
Geremia nacque in una famiglia sacerdotale di Anatot, un villaggio della tribù di Beniamino a pochi chilometri a nord-est di Gerusalemme. Il primo versetto del libro lo presenta così: «Parole di Geremia figliuolo di Helcia, uno de' sacerdoti, che abitavano in Anathoth nella terra di Benjamin» (Ger 1,1). Il significato del nome è incerto: lo si spiega di solito con “il Signore innalza” o “il Signore fonda”, ma gli studiosi non sono concordi.
Fu chiamato giovanissimo, intorno al 627 avanti Cristo, e si schermì: «Ah, ah, ah, Signore Dio, tu vedi, ch'io non so parlare, perchè io sono un fanciullo» (Ger 1,6). Dio gli impose di non prendere moglie, perché la sua stessa solitudine fosse un segno della sventura che veniva (Ger 16,2). Per quarant'anni e più parlò contro l'idolatria, l'ingiustizia e la falsa sicurezza dei capi, e ne raccolse percosse, carcere, processi, accuse di tradimento. Fu calato in una cisterna piena di fango e ne fu tratto da un servo etiope del re. Dopo la caduta della città, i superstiti di Giuda, contro il suo consiglio, fuggirono in Egitto e lo portarono con sé «fino a Taphnis» (Ger 43,7), cioè Tafni, nel delta del Nilo.
Come è morto il profeta Geremia?
La Scrittura non lo dice. Un'antica tradizione, raccolta dai Padri e dal Martirologio romano, vuole che sia stato lapidato dal suo popolo a Tafni, in Egitto; il Martirologio ne fa memoria il 1° maggio. È una tradizione, non un dato della Bibbia, e come tale va presentata.
Perché Geremia è detto il profeta dei lamenti?
Perché ha pianto apertamente sul suo popolo: «Chi darà acqua alla mia testa, e agli occhi miei una fontana di lagrime, e piangerò di, e notte gli uccisi della figlia del popol mio?» (Ger 9,1). La tradizione gli attribuisce anche le Lamentazioni sulla città distrutta, e la lingua italiana ne ha tratto la parola geremiade, un lamento lungo e insistente. Michelangelo, sulla volta della Cappella Sistina, lo ha dipinto chino e pensoso, il capo appoggiato alla mano: è il ritratto che molti italiani hanno in mente.
Chi ha scritto il libro di Geremia?
La Chiesa ha sempre ricevuto questo libro come opera del profeta Geremia, scritta con l'aiuto del suo segretario Baruc, figlio di Neria. È il libro stesso a raccontare come nacque. Nel quarto anno del re Ioakim, Geremia dettò tutte le sue profezie a Baruc, che le lesse ad alta voce nel Tempio. Il re se le fece leggere davanti e, a mano a mano, «tagliò il libro col temperino del segretario, e gettollo sul fuoco» (Ger 36,23).
Il profeta lo fece riscrivere, «e vi furono aggiunti molti ragionamenti di più, che non v'erano per l'avanti» (Ger 36,32). Il libro è cresciuto insieme al ministero del profeta, e questo spiega perché sia ordinato in parte per argomenti e non per date. Baruc ha lasciato anche un suo libro, che nella Vulgata segue le Lamentazioni: il libro di Baruc.
Il capitolo 51 si chiude con una nota: «Fin qui le parole di Geremia» (Ger 51,64). Il capitolo 52 riprende quasi alla lettera il racconto della caduta di Gerusalemme dato dal IV libro dei Re (2 Re nelle Bibbie moderne): è un'appendice storica, aggiunta per mostrare compiute le profezie.
La Scrittura stessa attribuisce il libro a Geremia. Il II libro dei Paralipomeni parla della «parola di Dio pronunziata da Geremia» sui settant'anni d'esilio (2 Cr 36,21); Daniele legge nei libri santi il numero degli anni di cui il Signore aveva parlato «a Geremia profeta» (Dn 9,2); san Matteo lo nomina tre volte. Molti autori moderni pensano che redattori posteriori abbiano dato forma alle parti in prosa; la Chiesa tiene l'intero libro per ispirato, e Geremia, aiutato da Baruc, per suo autore.
Quando è stato scritto il libro di Geremia?
Geremia ricevette la parola del Signore «ne' giorni di Josia figliuolo di Amon, re di Giuda, il decimoterzo anno del regno di lui» (Ger 1,2), verso il 627 avanti Cristo. Predicò sotto Ioakim, Ieconia e Sedecia, «sino alla trasmigrazione di Gerusalemme nel quinto mese» (Ger 1,3), poi seguì in Egitto il resto di Giuda. Il suo ministero coprì dunque almeno quarant'anni, tra la fine del VII secolo e l'inizio del VI, e il libro fu composto in quegli anni.
Re e falsi profeti promettevano che il Tempio non sarebbe mai caduto; Geremia fu mandato a dire che sarebbe caduto, e che la via della vita era la conversione e la sottomissione a Babilonia. Nabucodonosor prese Gerusalemme nell'undicesimo anno di Sedecia, nel 587 o 586, e «I Caldei pure incendiarono la casa del re, e la casa del volgo» (Ger 39,8). La stessa vicenda si legge nel IV libro dei Re, capitoli 24 e 25. L'appendice termina con la grazia concessa a Ioachin in Babilonia, «l'anno trentasettesimo della trasmigrazione» (Ger 52,31), verso il 561.
Di cosa parla il libro di Geremia? Riassunto
Il libro non segue l'ordine cronologico; si legge meglio per grandi blocchi.
La vocazione del profeta (capitolo 1)
Nel capitolo 1 Dio chiama un giovane che si ritrae, gli tocca la bocca e gli dà autorità «sopra le genti, e sopra i reami, affinchè tu diradichi, e distrugga, e disperga, e dissipi, e edifichi, e pianti» (Ger 1,10). Seguono due visioni. La prima è quella che tanti lettori chiedono di capire: «Io vedo una verga vegliante» (Ger 1,11).
In ebraico il ramo è di mandorlo, shaqed, l'albero che in Palestina fiorisce per primo, quasi «vegliando» sull'inverno; e Dio risponde con una parola che suona allo stesso modo, shoqed, «vigilante»: «io sarò vigilante sopra la mia Parola per adempirla» (Ger 1,12). La seconda visione è una caldaia bollente che viene dal settentrione, da dove verrà l'invasore. Chiude il capitolo una promessa: «io ti ho fatto oggi come una città forte, e come una colonna di ferro, e un muro di bronzo» (Ger 1,18).
Gli avvertimenti a Giuda e a Gerusalemme (capitoli 2-25)
Nei capitoli 2-6 Israele è una sposa infedele che ha lasciato la sorgente d'acqua viva, e Dio la richiama: «Torna, Israele ribelle (dice il Signore), ed io non celerò a voi la mia faccia» (Ger 3,12). Il grande discorso del Tempio, nel capitolo 7, smaschera chi ripete «Il tempio del Signore, il tempio del Signore» (Ger 7,4) mentre ruba, uccide e serve Baal: «E ella adunque la casa mia, la quale ha nome da me, diventata negli occhi vostri una caverna di ladroni?» (Ger 7,11). Nostro Signore riprenderà queste parole scacciando i venditori dal Tempio (Mt 21,13).
Vengono poi le profezie in gesti: la cintura di lino lasciata a marcire presso l'Eufrate (capitolo 13), il celibato imposto, il vasaio al tornio del capitolo 18, «Siccome la terra è in mano del vasaio, così voi, casa d'Israele, nella mano mia» (Ger 18,6), e il vaso di terra spezzato a Tofet (capitolo 19).
Tra un gesto e l'altro affiorano le «confessioni» del profeta, preghiere d'angoscia che vanno dall'agnello portato al macello (capitolo 11) al grido del capitolo 20: «Tu mi seducesti, o Signore, ed io fui sedotto: tu fosti più forte di me» (Ger 20,7). I capitoli 21-24 giudicano gli ultimi re e i cattivi pastori e promettono un vero Re della stirpe di Davide; il capitolo 25 fissa la durata della servitù: «serviranno tutte queste genti al re di Babilonia per settanta anni» (Ger 25,11).
I conflitti con sacerdoti, profeti e re (capitoli 26-29)
Processato dopo il discorso del Tempio, Geremia sfugge alla morte grazie ad Ahicam figlio di Safan (capitolo 26). Porta un giogo per le vie di Gerusalemme per mostrare che le nazioni devono piegarsi a Babilonia; il falso profeta Anania lo spezza, e muore entro l'anno, come Geremia gli aveva annunziato (capitoli 27 e 28). Nel capitolo 29 il profeta scrive agli esuli già deportati: costruite case, piantate orti, «E proccurate la pace della città, nella quale io vi ho fatti passare» (Ger 29,7), perché Dio li ricondurrà allo scadere dei settant'anni. È in questa lettera che si trova il celebre versetto 11.
Il libro della Consolazione (capitoli 30-33)
Nel pieno dell'assedio arriva la parte più luminosa del libro. I capitoli 30 e 31 annunziano il ritorno, Rachele consolata e un'alleanza nuova scritta nel cuore. Nel capitolo 32, mentre i Caldei sono alle porte e lui stesso è in prigione, Geremia compra il campo del cugino ad Anatot, a pegno della promessa: «Si compereranno tuttavia e case, e campi, e vigne in questa terra» (Ger 32,15). Il capitolo 33 promette a Davide «un germe di giustizia» (Ger 33,15).
L'assedio, la caduta e la fuga in Egitto (capitoli 34-45)
È soprattutto storia, in gran parte nella prosa sobria di Baruc. I Recabiti restano fedeli all'ordine del loro padre, mentre Giuda non resta fedele a quello di Dio (capitolo 35); Ioakim brucia il rotolo (capitolo 36). Durante l'ultimo assedio Geremia è percosso, imprigionato, poi calato con le funi in una cisterna «dove non era acqua, ma fango. Entrò adunque Geremia nel fango» (Ger 38,6), finché l'etiope Abdemelec non lo fa tirar fuori.
Gerusalemme cade (capitolo 39); il profeta resta con il governatore Godolia fino al suo assassinio (capitoli 40 e 41). Avverte i superstiti: «Non andate in Egitto» (Ger 42,19); essi lo trascinano con sé, e là egli rimprovera il loro culto della «regina del cielo» (capitolo 44), una dea astrale a cui le donne offrivano focacce e libagioni. Una parola di conforto rivolta a Baruc chiude la sezione (capitolo 45).
Gli oracoli contro le nazioni (capitoli 46-51)
Come annunziava la sua vocazione, Geremia profetizza alle genti: l'Egitto, i Filistei, Moab, Ammon, Edom, Damasco, Cedar e Asor, Elam (capitoli 46-49). Per ultima, e più a lungo, Babilonia, strumento del giudizio di Dio, che cadrà a sua volta (capitoli 50 e 51). Nella Settanta greca questi oracoli si trovano dopo il capitolo 25 e in un altro ordine, e il testo greco è nel complesso più breve di circa un ottavo. San Girolamo tradusse dall'ebraico e, come scrive nel prologo, ricondusse all'ordine originario le visioni che i lettori greci e latini trovavano confuse.
L'appendice storica (capitolo 52)
L'ultimo capitolo racconta la cattura di Sedecia, l'incendio del Tempio, la deportazione e la grazia concessa a Ioachin a Babilonia: le profezie si sono compiute, ma resta un filo di speranza per la casa di Davide.
Temi e lettura cattolica
Un amore più forte del peccato
Tutto il libro è un'arringa di Dio a favore del suo popolo: «io ti ho amato con amore eterno; per questo a me ti trassi per misericordia» (Ger 31,3). Il castigo arriva solo dopo decenni di avvertimenti, e il suo scopo è la guarigione. L'immagine centrale del peccato è quella dell'abbandono: «hanno abbandonato me fontana di acqua viva, e sono andati a scavarsi delle cisterne, delle cisterne, che gemono, e contener non possono le acque» (Ger 2,13). Per questo la Chiesa legge Geremia nella Quaresima: è il libro del ritorno.
La religione del cuore
Geremia non disprezza il Tempio né i sacrifici; condanna la fiducia riposta in essi senza conversione. «Pravo è il cuore di tutti, ed inscrutabile: chi lo conoscerà? Io il Signore sono scrutatore del cuore, e discerno gli affetti» (Ger 17,9-10). Lo stesso capitolo oppone l'uomo «che confida nell'uomo, e fa suo appoggio un braccio di carne» a quello che «nel Signore confida, ed è sua speranza il Signore» (Ger 17,5-7).
La nuova alleanza
Il vertice del libro è Geremia 31,31-34: «Ecco, che vengono i giorni, dice il Signore, ed io farò colla casa d'Israele, e colla casa di Giuda una nuova alleanza» (Ger 31,31); «Imprimerò la mia legge nelle loro viscere, e scriverolla ne' loro cuori» (Ger 31,33); «io perdonerò la loro iniquità, e non avrò più memoria del lor peccato» (Ger 31,34). La lettera agli Ebrei cita tutto il passo come compiuto in Cristo (Eb 8,8). Nell'Ultima Cena Nostro Signore ha chiamato il calice «il nuovo testamento nel sangue mio» (Lc 22,20): è l'alleanza che si rinnova in ogni santa Messa.
Geremia, figura di Cristo
Tutta la vita di Geremia è una profezia vivente del Messia sofferente. Come Nostro Signore, pianse su Gerusalemme, annunziò la rovina del Tempio e fu respinto dai suoi; alcuni, anzi, credevano che Gesù fosse «Geremia, o alcun de' profeti» (Mt 16,14). La Chiesa sente la voce di Cristo nel lamento del capitolo 11: «Ed io come agnello mansueto, che è portato ad esser sacrificato […] dicendo: Venite, diamo a lui il legno in luogo di pane» (Ger 11,19). Tertulliano, nel Contro Marcione, vi legge già la figura del corpo di Cristo sulla croce: il pane è il suo corpo, il legno è la croce. La Chiesa proclama questi versetti il martedì della Settimana Santa.
«Una Donna chiuderà in se un uomo»
«imperocché nuova cosa ha creato il Signore sopra la terra: Una Donna chiuderà in se un uomo» (Ger 31,22). San Girolamo, e dopo di lui molti commentatori cattolici, intendono il versetto della Vergine che concepisce il Messia: la novità inaudita è che una donna porti in sé un uomo perfetto, il Verbo incarnato, senza concorso d'uomo.
Il buon pastore e il Re giusto
Dio condanna i pastori «che dispergono, e lacerano il gregge del mio ovile» (Ger 23,1) e promette: «darò a voi de' pastori secondo il cuor mio, e vi pasceranno colla scienza, e colla dottrina» (Ger 3,15). Annunzia soprattutto un Germoglio per Davide, il cui nome sarà «Il Giusto Dio nostro» (Ger 23,6). Un nome così appartiene solo a Dio, e la Chiesa lo legge di Cristo, Figlio di Davide che è anche il Signore.
Il profeta che prega per il suo popolo
Nel II libro dei Maccabei Geremia appare in visione, e il sommo sacerdote Onia lo presenta così: «Questi è l'amico de' fratelli, e del popolo di Israele; questi è colui che prega fortemente pel popolo, e per tutta la città santa, Geremia Profeta di Dio» (2 Mac 15,14). È una delle testimonianze bibliche sull'intercessione dei santi per chi vive ancora sulla terra. Lo stesso libro racconta che il profeta nascose l'arca dell'alleanza in una caverna del monte di Mosè (2 Mac 2,4-5).
Versetti celebri di Geremia
- Geremia 1,5: «Anzi che ti formassi nel sen della madre, io ti conobbi, ed anzi che tu uscissi dall'utero, io ti santificai, e ti diedi Profeta alle genti» (Ger 1,5). La Chiesa lo applica anche a san Giovanni Battista, santificato nel grembo della madre.
- Geremia 2,13: la fontana d'acqua viva e le cisterne screpolate, tutto il peccato in un'immagine.
- Geremia 11,11: «Ecco che io manderò sopra di essi de' mali, da' quali non potranno uscire: e grideranno verso di me, e io non gli esaudirò» (Ger 11,11). Va letto nel suo contesto: è la sentenza contro un popolo che ha rotto l'alleanza e corre agli idoli; il resto del libro mostra che la porta del perdono resta aperta a chi si converte.
- Geremia 17,5 e 7: «Maledetto l'uomo, che confida nell'uomo» e «Benedetto l'uomo, che nel Signore confida» (Ger 17,5-8), con l'albero piantato lungo le acque.
- Geremia 20,9: deciso a non parlare più in nome di Dio, il profeta sente nel cuore «quasi un fuoco ardente rinserrato nelle mie ossa» (Ger 20,9).
- Geremia 29,11: «Imperocché io so i disegni, che ho sopra di voi, dice il Signore, disegni di pace, e non di afflizione, per dare a voi la fine, e quello, che aspettate» (Ger 29,11). Detto a esuli invitati a stabilirsi per settant'anni, non promette una scorciatoia, ma un buon esito della prova. I versetti seguenti aggiungono: «Mi cercherete, e mi troverete, allorché mi cercherete con tutto il cuor vostro» (Ger 29,13). È l'introito delle ultime domeniche dopo Pentecoste: Dicit Dominus: Ego cogito cogitationes pacis, et non afflictionis.
- Geremia 31,15: «voce di querela, di lutto, e di gemito di Rachele, che piange i suoi figli» (Ger 31,15). San Matteo lo vede compiuto nella strage degli Innocenti (Mt 2,17-18), Vangelo della loro festa il 28 dicembre.
- Geremia 33,3: «Alza a me le tue grida, ed io ti esaudirò; e ti annunzierò cose grandi, e certe, le quali tu ignori» (Ger 33,3).
- I trenta denari: san Matteo scrive che allora «si adempì quello, che fu predetto per Geremia profeta» (Mt 27,9). Le parole sono più vicine a Zaccaria 11,12-13; sant'Agostino esamina la questione nel De consensu evangelistarum.
Geremia nel canone e nella liturgia
Geremia è tra i profeti maggiori in tutte le Bibbie, cattoliche, ortodosse e protestanti, e la numerazione dei capitoli è la stessa nella Vulgata e nelle Bibbie moderne. Nell'ordine della Vulgata il libro è seguito dalle Lamentazioni, il pianto del profeta sulla città distrutta, e da Baruc, il cui sesto capitolo è la lettera che Geremia mandò ai deportati: è questa la risposta alla domanda su quale libro stia “tra Geremia e Baruc”. Il Concilio di Trento, nella sessione IV (1546), lo elenca tra i libri sacri insieme a Baruc. Sulla scelta di una traduzione, vedete la nostra guida su quale Bibbia cattolica leggere.
La Chiesa dà a Geremia un posto speciale nella Quaresima e nel tempo di Passione. Nel Messale del 1962 offre la lezione del giovedì della seconda settimana di Quaresima (Ger 17,5-10), del giovedì della terza settimana (Ger 7,1-7), del venerdì (Ger 17,13-18) e del sabato (Ger 18,18-23) della settimana di Passione, e del martedì santo (Ger 11,18-20). La vigilia della Natività di san Giovanni Battista, il 23 giugno, si legge la vocazione del profeta (Ger 1,4-10). Nel Breviario romano Geremia fornisce le letture del primo notturno della domenica di Passione e della domenica delle Palme, mentre le Lamentazioni si cantano al Mattutino del Triduo, l'antico Ufficio delle Tenebre. Il Martirologio romano ricorda il profeta il 1° maggio. Seguite questi giorni nel calendario liturgico e pregate l'Ufficio nel Breviario del giorno.
Come leggere il libro di Geremia
Cominciate dai capitoli 1 e 36: la vocazione e la storia del libro stesso. Leggete poi il racconto dei capitoli 37-44, per conoscere l'uomo e il suo tempo prima di affrontare gli oracoli, tenendo accanto il IV libro dei Re, capitoli 22-25, per lo sfondo storico. Il libro della Consolazione (capitoli 30-33) è il luogo migliore per pregare con Geremia, e le sue «confessioni» (capitoli 11-20) sono una scuola di preghiera nella prova: «Io trovai la tua parola, e me ne cibai, e la tua parola fu il gaudio, e la letizia del cuor mio» (Ger 15,16). Leggetelo nel tempo di Passione, come fa la Chiesa; a un capitolo al giorno, avrete percorso tutta la profezia in meno di due mesi.
Domande Frequenti
Chi era Geremia nella Bibbia?
Un profeta di Giuda, figlio del sacerdote Helcia di Anatot, chiamato verso il 627 avanti Cristo sotto il re Giosia. Predicò per oltre quarant'anni a Gerusalemme, annunziò la caduta della città per mano di Babilonia, fu perseguitato e imprigionato, e finì i suoi giorni in Egitto. La Chiesa lo venera come santo profeta.
Di cosa parla il libro di Geremia?
Della predicazione e della vita del profeta, dalla sua chiamata fino a dopo la distruzione di Gerusalemme nel 587 o 586. Geremia chiama Giuda a convertirsi dall'idolatria e dall'ingiustizia, annunzia la rovina del Tempio e settant'anni d'esilio, poi promette il ritorno e una nuova alleanza scritta nei cuori.
Chi ha scritto il libro di Geremia?
La Chiesa ne riconosce come autore il profeta stesso, che dettò le sue profezie al segretario Baruc e le fece riscrivere dopo che il re Ioakim aveva bruciato il primo rotolo. L'ultimo capitolo è un'appendice storica, posta dopo la nota: fin qui le parole di Geremia.
Che cosa significa Geremia 29,11?
«Io so i disegni, che ho sopra di voi, dice il Signore, disegni di pace, e non di afflizione.» Il versetto è rivolto agli esuli di Babilonia, ai quali il profeta chiede di stabilirsi per settant'anni. Non promette la fine immediata della prova, ma assicura che Dio la conduce a buon fine e dà la pazienza per attraversarla.
Che cos'è la nuova alleanza annunziata da Geremia?
Nel capitolo 31 Dio promette un'alleanza diversa da quella del Sinai, nella quale scriverà la sua legge nei cuori e perdonerà i peccati. La lettera agli Ebrei insegna che si è compiuta in Cristo, e Nostro Signore l'ha suggellata nell'Ultima Cena con il suo sangue, che la Chiesa offre in ogni Messa.
Quanti capitoli ha il libro di Geremia?
Cinquantadue capitoli e più di milletrecento versetti, uno dei libri più lunghi della Bibbia. La numerazione dei capitoli coincide nella Vulgata e nelle Bibbie moderne.
Che cosa significa il ramo di mandorlo di Geremia?
Nel capitolo 1 il profeta vede un ramo di mandorlo, che il Martini, seguendo la Vulgata, chiama «verga vegliante». In ebraico mandorlo e vigilante sono due parole quasi uguali: Dio dice così che veglia sulla sua parola per compierla, come il mandorlo è il primo albero a svegliarsi dall'inverno.
Leggete tutto il libro di Geremia versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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