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Il libro di Amos
Il libro di Amos è la profezia di un pastore di Tecoa mandato al regno d'Israele al tempo del re Geroboamo II: nove capitoli contro l'ingiustizia fatta ai poveri e il culto senza conversione, chiusi dalla promessa di rialzare la tenda di Davide. Qui sotto trovate il testo di mons. Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida spiega chi era il profeta Amos, che cosa significa il suo nome, il riassunto del libro e la sua lettura cattolica.
Leggere Amos: 9 capitoli
Amos è il terzo dei dodici profeti minori, dopo Gioele e prima di Abdia. Un pastore delle colline di Giuda è mandato al santuario reale di Betel, nel regno del Nord, per dire a un paese prospero che Dio vede i poveri che esso schiaccia, che rifiuta un culto offerto da mani ingiuste, e che la casa d'Israele sta per cadere. È il primo dei profeti di cui ci sia giunto un libro intero, e uno dei più diretti: nove capitoli in cui non c'è una parola di troppo. Ecco chi era il profeta, quando visse, che cosa contiene il suo libro e come la Chiesa lo ha letto.
Chi era il profeta Amos?
Il titolo del libro dice l'essenziale: «Parole di Amos, che fu un pastore di Thecua, rivelate a lui intorno a Israele» (Am 1,1). Tecoa era un villaggio di Giuda ai margini del deserto, pochi chilometri a sud di Betlemme. Amos non era un profeta di professione, e lo dichiara egli stesso al sacerdote di Betel: «Io non sono profeta, né figliuolo di profeta, ma sono custode di armenti, e bruco i sicomori» (Am 7,14). I “figli dei profeti” erano i discepoli raccolti attorno ai grandi profeti, come al tempo di Eliseo; Amos non apparteneva a nessuna di queste comunità. Dio lo aveva preso da dietro il gregge: «E il Signore mi prese mentr'io seguiva l'armento, e il Signore mi disse: Va, profetizza al popol mio d'Israele» (Am 7,15).
Era dunque un uomo di Giuda, il regno del Sud, mandato a predicare nel regno del Nord. Le sue immagini vengono tutte dalla vita dei campi: il leone che ruggisce, il laccio dell'uccellatore, il carro carico di fieno, il pastore che strappa dalla bocca del leone «due stinchi, o un pezzo d'orecchio» (Am 3,12). Gli antichi interpreti hanno notato che il suo stile è semplice ma la sua dottrina profonda, e san Girolamo, che commentò i dodici profeti, gli applicava volentieri le parole di san Paolo: «quantunque rozzo nel parlare, nol son però nella scienza» (2 Cor 11,6).
Non va confuso con Amos padre di Isaia, che il Martini scrive allo stesso modo («Isaia figliuolo di Amos», Is 1,1) ma che in ebraico ha un nome diverso, Amots.
Che cosa significa il nome Amos?
Il nome ebraico 'Amos si fa derivare comunemente da una radice che significa “portare un peso”: Amos sarebbe “colui che porta”, o “colui che è portato”, sostenuto da Dio. Il senso esatto è discusso, e conviene non costruirvi sopra troppo. Si può notare soltanto che il peso della parola di Dio è proprio ciò che questo pastore ha portato fino a Betel.
Come morì Amos?
La Scrittura non lo dice. Il Martirologio Romano, al 31 marzo, raccoglie un'antica tradizione: il sacerdote Amasia lo avrebbe fatto percuotere più volte, e suo figlio lo avrebbe ferito alla tempia con una sbarra; il profeta, riportato semivivo nella sua patria, vi sarebbe morto e sepolto con i suoi padri. È una tradizione e non un dato biblico, e come tale va ricevuta.
Quando ha profetizzato Amos?
Il primo versetto dà la cornice: «a tempo di Ozia re di Giuda, e a tempo di Geroboam figliuolo di Gioas, re d'Israele, due anni prima del tremuoto». Ozia e Geroboamo II regnarono insieme nella prima metà dell'VIII secolo avanti Cristo. Il terremoto rimase nella memoria del popolo: il profeta Zaccaria lo ricorda ancora, molto tempo dopo, quando parla di fuggire «come fuggiste dal tremuoto a' tempi di Ozia re di Giuda» (Zc 14,5). Di solito si colloca la missione di Amos verso la metà del secolo, poco prima del 750.
Era un tempo di pace e di ricchezza per il regno del Nord. Geroboamo II aveva allargato i confini, secondo la parola di Giona (2 Re 14,25). Le case d'inverno e d'estate, i letti d'avorio, il vino bevuto «in ampie ciotole» (Am 6,6) mostrano una classe agiata e sicura di sé. Una generazione più tardi, nel 722, Samaria cadeva sotto i colpi dell'Assiria. Amos è così, con Osea, il profeta degli ultimi decenni del regno d'Israele.
Di cosa parla il libro di Amos? Riassunto
Il libro segue un piano chiaro: oracoli contro le nazioni, tre discorsi contro Israele, cinque visioni, una promessa finale.
Gli oracoli contro le nazioni (capitoli 1-2)
Dopo un esordio, «Il Signore ruggirà da Sionne, e da Gerusalemme alzerà la sua voce» (Am 1,2), Amos passa in rassegna i vicini d'Israele con una formula ripetuta: «Dopo le tre scelleraggini di Damasco, e dopo le quattro io non la richiamerò» (Am 1,3). Damasco, Gaza, Tiro, Edom, Ammon e Moab sono giudicati per le loro crudeltà: le donne incinte di Galaad sventrate (Am 1,13), le ossa del re di Edom bruciate (Am 2,1).
Poi il cerchio si stringe su Giuda (Am 2,4) e infine su Israele, il vero destinatario: «perchè egli ha venduto a prezzo d'argento il giusto, e il povero per un paio di scarpe» (Am 2,6). Il capitolo 2 ricorda tutto ciò che Dio ha fatto per questo popolo, l'Esodo, i profeti, i nazirei, ai quali si è detto: «Non profetate» (Am 2,12).
Tre discorsi contro Israele (capitoli 3-6)
I capitoli 3, 4 e 5 cominciano con un invito ad ascoltare. Il primo pone il principio dell'elezione: «Voi soli ho io conosciuti di tutte le famiglie della terra, per questo io vi punirò di tutte le vostre iniquità» (Am 3,2). Più Dio ha dato, più chiede. Una serie di domande conduce alla vocazione del profeta: «Rugge il lione: chi sarà senza paura? Il Signore Dio ha parlato: chi riterrassi dal profetare?» (Am 3,8).
Il secondo discorso apostrofa le donne ricche di Samaria, «grasse vacche del monte di Samaria, voi che opprimete i deboli» (Am 4,1), poi deride il culto di Betel e di Galgala. Elenca i castighi già mandati, fame, siccità, ruggine, peste, con un ritornello ripetuto cinque volte: «ma voi non tornaste a me, dice il Signore». Termina con un avvertimento solenne: «preparati, o Israele, per andar incontro al tuo Dio» (Am 4,12).
Il terzo discorso è un canto funebre sulla vergine d'Israele (Am 5,2), interrotto da appelli: «Cercatemi, e viverete» (Am 5,4). Denunzia quelli «che convertite il giudizio in amarezza» (Am 5,7), quelli che desiderano il giorno del Signore senza capire che sarà «tenebre, e non luce» (Am 5,18), e contiene la parola più dura del libro sul culto: «Io odio, e rigetto le vostre solennità» (Am 5,21). Il capitolo 6 prolunga i “guai” contro «voi, che in Sion nuotate nell'abbondanza» (Am 6,1), che dormono su letti d'avorio e non hanno compassione «dell'afflizione di Giuseppe».
Le cinque visioni e il sacerdote Amasia (capitoli 7-9,10)
Il capitolo 7 riferisce tre visioni: le locuste e il fuoco, che la preghiera del profeta allontana («chi rialzerà Giacobbe, che è si stenuato?», Am 7,2), poi la mestola del muratore, che Dio non ritira più (Am 7,8). In mezzo alle visioni si inserisce l'unico racconto del libro: Amasia, sacerdote di Betel, denunzia Amos al re e lo caccia, perché Betel «è il luogo santo del re, e la sede del regno» (Am 7,13). Amos risponde con il racconto della sua vocazione e con una sentenza contro il sacerdote.
Il capitolo 8 dà la quarta visione, l'uncino per cogliere i frutti: «E venuta la fine pel mio popolo d'Israele» (Am 8,2). Segue la requisitoria contro i mercanti che aspettano la fine del sabato per falsare le bilance (Am 8,5), l'annunzio del sole che tramonta a mezzogiorno (Am 8,9) e la più profonda delle minacce, la fame della parola (Am 8,11). La quinta visione apre il capitolo 9: il Signore ritto sopra l'altare, al quale nessuno sfugge, né nell'inferno né nel cielo (Am 9,2). Ma il vaglio non lascia cadere un chicco: «e non anderanne per terra un granellino» (Am 9,9). Dio distrugge il regno colpevole, non tutta la casa di Giacobbe (Am 9,8).
La tenda di Davide rialzata (capitolo 9,11-15)
Il libro finisce in promessa: «Io ristorerò in quel giorno il tabernacolo di Davidde, che è per terra» (Am 9,11). Le nazioni sulle quali è invocato il nome del Signore vi avranno parte (Am 9,12), e la terra diventerà così feconda che «l'aratore verrà subito dietro a quello, che miete» (Am 9,13). L'ultima parola è una piantagione definitiva: «e non gli schianterò mai più dalla loro terra» (Am 9,15).
Temi e lettura cattolica
La giustizia e il culto
Amos non condanna il culto in se stesso: condanna un culto separato dalla giustizia, offerto a Betel, santuario scismatico fondato da Geroboamo I, da uomini che opprimono i poveri. La risposta che attende è nello stesso capitolo: «Odiate il male, e amate il bene, e rimettete in piedi la giustizia alla porta» (Am 5,15), e la giustizia scorra «come impetuoso torrente» (Am 5,24). Nostro Signore dirà lo stesso: «Posa lì la tua offerta davanti all'altare, e va' a riconciliarti prima col tuo fratello» (Mt 5,24). Il catechismo pone l'oppressione dei poveri e la frode nella mercede degli operai tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio: Amos ne è il predicatore per eccellenza. I nostri articoli sui dieci comandamenti e sulle opere di misericordia ne richiamano il fondamento.
La fame della parola di Dio
«Ecco, che viene il tempo, dice il Signore, quand'io manderò sopra la terra la fame, non fame di cibo, né sete di acqua, ma di udire una parola di Dio» (Am 8,11). È il peggiore dei castighi, perché l'anima vive della parola di Dio. I Padri lo hanno applicato a chi chiude l'orecchio al Vangelo, e i maestri spirituali all'anima che trascura la preghiera e la lettura sacra.
Cristo e la Chiesa
Gli Atti degli Apostoli citano Amos due volte. Santo Stefano, davanti al sinedrio, riprende il rimprovero del culto idolatrico nel deserto (At 7,42-43, da Am 5,25-27). Soprattutto, al Concilio di Gerusalemme, san Giacomo fonda l'ammissione dei pagani nella Chiesa sulla tenda di Davide rialzata: «Dopo queste cose io ritornerò, e riedificherò il tabernacolo di Davidde che è caduto» (At 15,16). La casa di Davide, ridotta a una capanna, si rialza in Cristo, figlio di Davide, e si apre a tutte le nazioni: è la Chiesa. Il sole che tramonta a mezzogiorno (Am 8,9) è stato accostato da sant'Ireneo e da altri Padri alle tenebre che coprirono la terra «dall'ora sesta […] sino all'ora nona» (Mt 27,45) il Venerdì Santo.
La sovranità di Dio
Tre frammenti di inno scandiscono il libro (Am 4,13, 5,8, 9,6), ciascuno chiuso dal ritornello «il suo nome egli è, il Signore». Il Dio d'Israele è colui «che creò Arturo, ed Orione», il padrone della storia di tutti i popoli (Am 9,7). Per questo può giudicare Damasco come Samaria. E il suo giudizio non è cieco: «il Signore Dio non fa queste cose, senza rivelare i suoi segreti a' profeti suoi servi» (Am 3,7).
Versetti celebri di Amos
- Amos 3,7: «Perocché il Signore Dio non fa queste cose, senza rivelare i suoi segreti a' profeti suoi servi.»
- Amos 4,12: «preparati, o Israele, per andar incontro al tuo Dio.»
- Amos 5,4: «Cercatemi, e viverete.»
- Amos 5,14: «Cercate il bene, e non il male, affine di aver vita.»
- Amos 5,24: «la giustizia come impetuoso torrente.» Il Martini, con la Vulgata, legge nella prima metà del versetto «la vendetta verrà fuori come acqua», cioè il giudizio di Dio.
- Amos 7,14: «Io non sono profeta, né figliuolo di profeta, ma sono custode di armenti, e bruco i sicomori.»
- Amos 8,11: «la fame, non fame di cibo, né sete di acqua, ma di udire una parola di Dio.»
- Amos 9,11: «Io ristorerò in quel giorno il tabernacolo di Davidde, che è per terra.»
Amos nel canone e nella liturgia
Amos è un libro protocanonico, ricevuto dagli Ebrei e da tutti i cristiani. Nella Bibbia ebraica i dodici profeti minori formano un solo libro, in cui Amos occupa il terzo posto; la Vulgata conserva quest'ordine, e il Concilio di Trento, nella sessione IV (1546), lo nomina tra i dodici profeti minori. Il testo latino è la traduzione di san Girolamo fatta sull'ebraico, e la numerazione dei nove capitoli è la stessa nelle Bibbie moderne.
Nel Messale del 1962 la prima lezione del mercoledì delle Quattro Tempora di settembre è Amos 9,13-15: «Ecco, che viene il tempo, dice il Signore, quando l'aratore verrà subito dietro a quello, che miete» (Am 9,13). La promessa delle messi e delle vendemmie si addice a queste Tempora d'autunno, in cui la Chiesa ringrazia Dio dei raccolti e prega per i nuovi ordinati. Nel Breviario romano Amos si legge al Mattutino del giovedì dopo la IV domenica di novembre, al suo posto tra i profeti minori, quando l'anno liturgico si volge al giudizio; potete pregare l'ufficio del giorno nel Breviario. Il Martirologio Romano ne fa memoria il 31 marzo.
Come leggere il libro di Amos
Leggete i primi due capitoli d'un fiato, per sentire l'effetto voluto dal profeta: l'ascoltatore approva la condanna dei vicini, poi scopre di essere accusato lui stesso. Leggete i capitoli 3-6 lentamente, come un esame di coscienza sull'uso del denaro e sul rispetto del povero; il nostro articolo sul Giudizio universale aiuta a capire il “giorno del Signore” che Amos annunzia. Leggete infine le visioni del capitolo 7 guardando alla preghiera di Amos: il profeta che minaccia è anche quello che intercede. Tenete Osea, il suo contemporaneo, per una seconda lettura: Amos parla della giustizia di Dio, Osea del suo amore ferito. Tutti i libri sono raccolti nell'indice della Bibbia.
Domande Frequenti
Chi era il profeta Amos?
Un pastore e coltivatore di sicomori di Tecoa, villaggio di Giuda a sud di Betlemme, chiamato da Dio senza essere profeta di professione. Fu mandato a predicare nel regno d'Israele, al santuario di Betel, sotto Geroboamo II, verso la metà dell'VIII secolo avanti Cristo. Il sacerdote Amasia lo cacciò accusandolo di congiurare contro il re.
Che cosa significa il nome Amos?
Si fa derivare comunemente da una radice ebraica che significa “portare un peso”: “colui che porta” o “colui che è sostenuto” da Dio. Il senso preciso è discusso. Non va confuso con Amos padre di Isaia, il cui nome ebraico è diverso.
Quando visse Amos?
Sotto Ozia, re di Giuda, e Geroboamo II, re d'Israele, «due anni prima del tremuoto», cioè nella prima metà dell'VIII secolo avanti Cristo, verso il 760-750. Il regno del Nord era allora ricco e sicuro di sé; cadde sotto l'Assiria nel 722.
Qual è il messaggio del libro di Amos?
Dio esige la giustizia e non gradisce il culto di chi opprime i poveri. Più un popolo ha ricevuto grazie, più severamente sarà giudicato. Ma il giudizio non è l'ultima parola: Dio promette di rialzare la tenda di Davide, e gli Apostoli hanno visto questa promessa compiuta nella Chiesa.
Quanti capitoli ha il libro di Amos?
Nove capitoli e centoquarantasette versetti, con la stessa numerazione nella Vulgata, nel Martini e nelle Bibbie moderne. Si legge in meno di un'ora.
Che cosa significa “dopo le tre scelleraggini e dopo le quattro”?
È una formula proverbiale: la misura è più che colma. Il profeta non conta le colpe, dice che il delitto ha superato ciò che Dio può ancora sopportare. Amos la applica a otto popoli, per finire con Israele.
Dove è citato Amos nel Nuovo Testamento?
Due volte negli Atti degli Apostoli: da santo Stefano, che cita Amos 5,25-27 sull'idolatria nel deserto, e da san Giacomo al Concilio di Gerusalemme, che cita Amos 9,11-12 per giustificare l'ingresso dei pagani nella Chiesa.
Leggete Amos versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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