La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il libro del profeta Osea
Osea apre la serie dei dodici profeti minori: quattordici capitoli in cui il matrimonio del profeta con una sposa infedele diventa l'immagine dell'amore di Dio per Israele. Qui sotto trovate ogni capitolo nel testo del Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida che segue presenta chi era il profeta, l'epoca, il riassunto del libro e la sua lettura cristiana.
Leggere Osea: 14 capitoli
Il libro di Osea è il primo dei dodici profeti minori. Viene subito dopo il libro di Daniele e prima del profeta Gioele. Il nome del profeta, Osee nella Vulgata, Hoshea in ebraico, significa «salvezza»: era il primo nome di Giosuè, al quale Mosè lo cambiò, come riferisce il libro dei Numeri: «ad Osee figliuolo di Nun diede il nome di Giosuè» (Nm 13, 17). Viene dalla stessa radice del nome di Gesù. In quattordici capitoli densissimi Dio parla al suo popolo come uno sposo tradito che non riesce a smettere di amare. Nostro Signore, san Matteo, san Paolo e san Pietro citano questo libro, e la liturgia romana lo fa ascoltare il Venerdì santo.
Chi era il profeta Osea?
Il libro si presenta da sé fin dal primo versetto: «Parola del Signore detta a Osea figliuolo di Beeri a' tempi di Ozia, di Joatham, di Achaz, di Ezechia, regi di Giuda, e a' tempi di Jeroboam figliuolo di Joas, re di Israele» (Os 1, 1). Della sua vita sappiamo soltanto ciò che il libro ne dice. Appartiene al regno del Nord, quello delle dieci tribù, la cui capitale è Samaria.
Ne parla dall'interno: chiama il suo sovrano “il nostro re” e descrive la corte di Samaria con la precisione di un testimone: «E' il giorno del nostro re: cominciarono i principi ad impazzire pel troppo bere» (Os 7, 5). Giuda compare nel libro solo di passaggio, per confronto. Una tradizione antica, raccolta nelle cosiddette Vite dei profeti, lo dice della tribù di Issacar; è una notizia che non possiamo verificare.
Non va confuso con Osea figlio di Ela, l'ultimo re d'Israele, sotto il quale cadde Samaria: i due uomini portano soltanto lo stesso nome. Il Martirologio romano fa memoria il 4 luglio dei santi profeti Osea e Aggeo.
Chi ha scritto il libro di Osea?
La Chiesa ha sempre ricevuto il libro come opera del profeta di cui porta il nome, e il Nuovo Testamento lo cita sotto quel nome. San Paolo scrive ai Romani: «Come ei dice in Osea: chiamerò mio popolo il popolo non mio» (Rm 9, 25). Alcuni critici moderni attribuiscono a mani più tarde le promesse di salvezza del libro. Basta osservare, con misura, che quei passi hanno lo stile di Osea e sono necessari all'economia del suo messaggio: senza di essi la minaccia perderebbe il suo senso, perché tutta la predicazione di Osea tende al ritorno di Israele al suo Dio.
Quando è stato scritto?
Osea ha predicato nell'VIII secolo avanti Cristo. Il primo versetto pone il suo ministero sotto Geroboamo II, re d'Israele, di cui il IV libro dei Re (2 Re nelle Bibbie moderne) dice che «prese a regnare in Samaria Geroboam figliuolo di Gioas re d'Israele per quarantun anno» (IV Re 14, 23), e sotto i re di Giuda da Ozia a Ezechia. Questo copre, all'incirca, la seconda metà del secolo. Osea è dunque il contemporaneo più giovane di Amos, che predicò anch'egli al Nord, e quello di Isaia e di Michea, che parlarono a Gerusalemme.
Furono gli ultimi decenni del regno d'Israele. Sotto Geroboamo II il paese era prospero e pieno di altari, ma il suo culto era corrotto da quando Geroboamo I aveva innalzato i vitelli d'oro di Betel e di Dan, e il culto di Baal vi si era insinuato accanto. Dopo la morte di Geroboamo II i re si succedettero nel sangue, e la corte si volse ora all'Egitto, ora all'Assiria; Osea la paragona a una colomba: «Ephraim è divenuto come stolta colomba priva d'intelletto. Invocarono gli Egiziani, andarono a trovare gli Assiri» (Os 7, 11). La fine annunciata arrivò verso il 722-721 avanti Cristo: «E l'anno nono di Osea, il re degli Assiri prese Samaria, e trasportò gl'Israeliti nell' Assiria» (IV Re 17, 6).
Di cosa parla il libro di Osea? Riassunto
Il libro parla dell'alleanza tra Dio e Israele, descritta come un matrimonio. Israele è corso dietro a Baal e ha messo la sua fiducia nell'Egitto e nell'Assiria; Dio lo minaccia dell'esilio, ma non si rassegna ad abbandonarlo, e promette di riprenderlo per sempre. Il libro si divide in due parti disuguali: il matrimonio del profeta, nei capitoli 1-3, e gli oracoli contro Israele, nei capitoli 4-14.
Il matrimonio del profeta e i tre figli (capitoli 1-3)
Dio comanda a Osea: «Va, prendi per moglie una peccatrice, e fatti de' figliuoli della peccatrice; perocché la terra mancherà indegnamente di fede al Signore» (Os 1, 2). Il Martini addolcisce il latino, che parla di una donna fornicationum, di prostituzione. Il profeta sposa Gomer, figlia di Debelaim, e i nomi dei tre figli diventano profezie. Il primo si chiama Jezrahel, perché Dio vendicherà il sangue versato da Jehu nella valle di quel nome (Os 1, 4). La figlia riceve il nome «La non compassionata» (Os 1, 6), l'ultimo figlio quello di «Non popol mio» (Os 1, 9). Ma subito la sentenza si rovescia in promessa: «dove fu detto loro: Non siete voi mio popolo, si dirà ad essi: Voi figliuolo di Dio vivo» (Os 1, 10).
Il capitolo 2 è un processo intentato alla sposa infedele. Essa dice: «Anderò dietro a' miei drudi, che mi danno il mio pane, la mia acqua» (Os 2, 5), senza sapere che era Dio a darle «il grano, e il vino, e l'olio» (Os 2, 8). Dio le chiuderà la strada «con siepe di spine», poi la riconquisterà: «Ma io poscia la accarezzerò, e la menerò nella solitudine, e parlerò al cuore di lei» (Os 2, 14).
Nel capitolo 3 il profeta riscatta una donna adultera «per quindici monete d'argento» e le impone una lunga attesa: è il segno che Israele resterà molto tempo «senza re, e senza principe, e senza sagrifizio, e senza altare» (Os 3, 4), prima di tornare «a cercare il Signore Dio loro, e Davidde loro re» (Os 3, 5).
Non c'è scienza di Dio sulla terra (capitoli 4-7)
Gli oracoli si aprono sull'atto d'accusa: «non è verità, e non è misericordia, perchè non è scienza di Dio sulla terra» (Os 4, 1). I sacerdoti sono chiamati in causa per primi: «Il mio popolo è rimaso muto, perchè era privo di scienza» (Os 4, 6), e il giudizio cade su tutti: «Onde qual è il popolo, tal sarà il sacerdote» (Os 4, 9). Nel capitolo 5 Efraim malato va a chiedere guarigione all'Assiro, che «non potrà rendervi sanità» (Os 5, 13), e Dio si ritira finché il suo popolo lo cerchi.
Il capitolo 6 comincia con la speranza del popolo: «Nella loro afflizione al mattino si alzeranno per venire a me. Su via torniamo al Signore» (Os 6, 1). Dio giudica questo pentimento fugace come «rugiada, che al mattino sparisce» (Os 6, 4), e pronuncia la parola che Cristo riprenderà: «Perocché la misericordia io amo, e non il sagrifizio; e la scienza di Dio più, che gli olocausti» (Os 6, 6). Il capitolo 7 descrive una corte ardente d'intrighi, ed Efraim diventato «come un pane messo sotto la cenere, e non rivoltato» (Os 7, 8).
Seminare vento (capitoli 8-10)
Nel capitolo 8 Israele si è dato dei re, «e non per me», e idoli del suo oro e del suo argento; «il vitello di Samaria sarà come tela di ragno» (Os 8, 6), perché «Semineranno del vento, e raccoglieranno tempesta» (Os 8, 7). Il capitolo 9 annuncia l'esilio e la fine delle feste: i figli di Efraim «saran vagabondi tralle nazioni» (Os 9, 17). Nel capitolo 10 Israele è una «Vite frondosa» che ha moltiplicato i suoi altari; il suo vitello sarà portato in Assiria, e il popolo dirà «ai monti: cuopriteci: e alle colline: rovesciatevi sopra di noi» (Os 10, 8). Lo stesso capitolo conserva però l'appello: «Spargete voi semenza di giustizia, e mieterete copiosa misericordia» (Os 10, 12).
L'amore che non si arrende (capitoli 11-13)
Il capitolo 11 è una delle pagine più tenere dei profeti. Dio ricorda l'infanzia di Israele: «Israele era bambino, ed io l'amai, e dall'Egitto richiamai il mio figliuolo» (Os 11, 1). Lo portava tra le braccia e lo traeva «co' vincoli proprj degli uomini, co' vincoli della carità» (Os 11, 4). Il figlio ingrato meriterebbe la sorte di Adama e di Seboim, distrutte con Sodoma, ma Dio esclama: «Il mio cuore alterna dentro di me, io mi ripento insieme, e mi conturbo» (Os 11, 8), e conclude: «perchè io son Dio, e non un uomo» (Os 11, 9).
Il capitolo 12 ricorda Giacobbe, che lottò con l'angelo «e con lagrime a lui si raccomandò» (Os 12, 4); i suoi figli sono invitati a fare lo stesso: «Or tu convertiti al tuo Dio, osserva la misericordia, e la giustizia, e spera sempre nel Dio tuo» (Os 12, 6). Il capitolo 13 pronuncia la sentenza definitiva contro Efraim, poi esplode in promessa: «o morte, io sarò la tua morte: tuo strazio sarò io, o inferno» (Os 13, 14).
Convertiti, o Israele (capitolo 14)
Il capitolo 14 si apre sulla rovina di Samaria, poi sul grande appello: «Convertiti, o Israele, al Signore Dio tuo; perocché per le tue scelleraggini ti sei precipitato» (Os 14, 2). Il profeta mette sulle labbra del popolo le parole del penitente: «Prendete con voi parole, e volgetevi al Signore, e ditegli: Togli tutte le iniquità, accetta questo bene» (Os 14, 3). Dio risponde: «Io sanerò le loro piaghe, gli amerò gratuitamente» (Os 14, 5), e ancora: «Io sarò come rugiada per Israele, ed egli spunterà come giglio» (Os 14, 6). L'ultimo versetto suggella tutto il libro: «perocché le vie del Signore sono diritte, e i giusti le battono, ma i prevaricatori vi ricaderanno» (Os 14, 10).
Gomer, la sposa infedele: come capire il matrimonio di Osea
Matrimonio reale o parabola?
Dio ha davvero ordinato a un profeta di sposare una donna di malaffare? I Padri hanno risposto in due modi. Sant'Ireneo e sant'Agostino ritengono che si tratti di un matrimonio reale: Agostino, rispondendo al manicheo Fausto, difende la condotta del profeta, che sposando quella donna la toglieva dal suo disordine e diventava egli stesso un segno del mistero. San Girolamo, nel suo commento, si sofferma soprattutto sul senso figurato, e altri interpreti vi hanno visto una parabola vissuta in visione più che un matrimonio effettivo. In entrambi i casi il senso dottrinale è lo stesso: la condotta di Osea è una profezia in atto, come i gesti di Geremia o di Ezechiele, e mostra ciò che Dio fa per il suo popolo.
La lettura cattolica: Cristo e la Chiesa
Osea è il primo profeta che sviluppa per intero l'immagine dell'alleanza come matrimonio. Il Cantico dei Cantici la canterà, e san Paolo ne darà la chiave: «Questo sacramento è grande, io però parlo riguardo a Cristo, ed alla Chiesa» (Ef 5, 32). La promessa del capitolo 2 ne è il vertice: «E meco ti sposerò in eterno; e meco ti sposerò, mediante la giustizia, e il giudicio, e mediante la misericordia, e la benignità» (Os 2, 19). La tradizione vi legge le nozze di Cristo e della Chiesa, che nessuna infedeltà può sciogliere, e il modello del matrimonio cristiano, uno, fedele e indissolubile.
I Padri hanno letto le promesse del libro come annunci di Cristo. Sant'Agostino, che dedica a Osea un capitolo della Città di Dio (libro XVIII, capitolo 28), avverte anzitutto che questo profeta è tanto più difficile da penetrare quanto più profondamente parla: Osee propheta quanto profundius quidem loquitur, tanto operosius penetratur.
Applica le parole «figliuolo di Dio vivo» alla chiamata dei pagani, come fa san Paolo: «quivi saran chiamati figliuoli di Dio vivo» (Rm 9, 26), e come san Pietro, che scrive ai cristiani venuti dalla gentilità: «I quali una volta non popolo, ma ora popolo di Dio» (1 Pt 2, 10). Agostino vede nel «solo capo» di Os 1, 11 Cristo che riunisce in sé Giudei e pagani, in «Davidde loro re» il Figlio di Davide, e nel «terzo giorno» di Os 6, 3 la Risurrezione.
L'ultimo capitolo, infine, è la grande profezia della conversione. Le parole che Dio mette in bocca al peccatore, e la risposta che gli dà, annunciano ciò che la Chiesa compie ogni giorno nel sacramento della confessione: chi torna con parole di pentimento è accolto, guarito, amato «gratuitamente».
Versetti celebri di Osea
- Osea 6, 6: «Perocché la misericordia io amo, e non il sagrifizio». Nostro Signore l'ha citato due volte: ai farisei scandalizzati di vederlo mangiare con i peccatori, «Ma andate, e imparate quel che sia: Io amo meglio la misericordia, che il sagrifizio» (Mt 9, 13), e a chi accusava i suoi discepoli in giorno di sabato (Mt 12, 7). Dio non rigetta il sacrificio che egli stesso ha prescritto, ma il sacrificio offerto senza amore.
- Osea 6, 3: «Egli ci renderà la vita dopo due giorni, e il terzo giorno ci risusciterà, e viveremo dinanzi a lui». I Padri vi hanno riconosciuto la Risurrezione di Cristo il terzo giorno, pegno della nostra.
- Osea 11, 1: «dall'Egitto richiamai il mio figliuolo». San Matteo lo vede compiuto quando il Bambino Gesù torna dall'Egitto: «affinchè si adempisse, quanto era stato detto dal Signore pel Profeta, che dice: dall'Egitto ho chiamato il mio figlio» (Mt 2, 15). L'uscita d'Israele dall'Egitto era la figura di quella del Figlio vero.
- Osea 13, 14: «Io li salverò dal poter della morte; li riscatterò dalla morte». San Paolo riprende questo grido nel grande capitolo sulla risurrezione dei corpi: «Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov' è, o morte, il tuo pungiglione?» (1 Cor 15, 55). In latino, O mors, ero mors tua: è l'antifona che la Chiesa canta alle Lodi del Sabato santo, mentre il Signore riposa nel sepolcro.
- Osea 10, 8: «diranno ai monti: cuopriteci: e alle colline: rovesciatevi sopra di noi». Nostro Signore riprende queste parole sulla via del Calvario, rivolgendosi alle figlie di Gerusalemme: «Allora comincieranno a dire alle montagne: Cadete sopra di noi: e alle colline: Ricopriteci» (Lc 23, 30), e san Giovanni le sente nel giorno dell'ira dell'Agnello (Ap 6, 16).
- Osea 8, 7: «Semineranno del vento, e raccoglieranno tempesta», da cui il proverbio italiano chi semina vento raccoglie tempesta.
- Osea 2, 14: «la menerò nella solitudine, e parlerò al cuore di lei», versetto caro agli autori spirituali, che vi vedono la chiamata di Dio al ritiro e all'orazione.
- Osea 14, 2: «Convertiti, o Israele, al Signore Dio tuo», l'appello che riassume tutto il libro.
Una nota sulla numerazione
Il Martini segue la Vulgata, e chi confronta con una Bibbia moderna italiana troverà alcuni scarti. Le Bibbie fatte sull'ebraico chiudono il capitolo 1 al versetto 9 e fanno dei due ultimi versetti della Vulgata (1, 10-11) i primi due del capitolo 2, i cui versetti risultano così più alti di due: «parlerò al cuore di lei» (2, 14 qui) è il 2, 16 delle Bibbie moderne, «E meco ti sposerò in eterno» (2, 19) è il loro 2, 21. Allo stesso modo l'ultimo versetto del capitolo 11 della Vulgata apre il capitolo 12 dell'ebraico, e nel capitolo 12 la numerazione moderna è più alta di uno. Il capitolo 14, invece, coincide: «Perisca Samaria» è 14, 1 e «Convertiti, o Israele» è 14, 2 in entrambe.
Osea nel canone e nella liturgia
Osea è un libro protocanonico: si trova nelle Bibbie cattoliche come in quelle protestanti. Nella Bibbia ebraica i dodici profeti minori formavano un solo libro, «i Dodici», e Osea ne ha sempre tenuto la testa, forse per la sua estensione più che per la sua antichità. L'Ecclesiastico li loda già insieme: «E rifioriscano di là, dove giacciono le ossa dei dodici profeti; perocché essi ristoraron Giacobbe» (Sir 49, 12). Il Concilio di Trento, nel decreto sulle Scritture canoniche della sessione IV (8 aprile 1546), enumera i dodici profeti minori, Osea per primo, tra i libri sacri. Per scegliere una traduzione fedele vedete la nostra guida su quale Bibbia cattolica leggere.
Nella liturgia del 1962 Osea occupa un posto di riguardo:
- il Venerdì santo, la prima lettura dell'azione liturgica del pomeriggio è Os 6, 1-6: In tribulatione sua mane consurgent ad me, «Nella loro afflizione al mattino si alzeranno per venire a me»;
- il venerdì delle Quattro Tempora di settembre, la lettura della Messa è Os 14, 2-10, «Convertiti, o Israele», seguita dal Vangelo della peccatrice perdonata in casa di Simone il fariseo (Lc 7, 36-50);
- alle Lodi del Sabato santo, l'antifona O mors, ero mors tua riprende Os 13, 14;
- il Vangelo dei santi Innocenti (28 dicembre), Mt 2, 13-18, cita Os 11, 1, e quello di san Matteo (21 settembre), Mt 9, 9-13, cita Os 6, 6;
- nel Breviario romano i dodici profeti minori si leggono al Mattutino nel mese di novembre, dopo Ezechiele e Daniele, e Osea apre la serie.
Il calendario liturgico vi indica questi giorni, e il Breviario dà le letture dell'ufficio.
Come leggere il libro di Osea
Leggete prima lentamente i primi tre capitoli: il resto del libro ne è il commento. Tenete a portata di mano la storia degli ultimi re d'Israele, nei capitoli 14-17 del IV libro dei Re, per situare le allusioni ai complotti di corte, alle alleanze con l'Egitto e l'Assiria e alla caduta di Samaria. San Girolamo diceva di Osea che è commaticus, che parla come per sentenze staccate: non cercate un filo logico di versetto in versetto, ma ascoltate il cuore di Dio che passa senza transizione dall'ira alla tenerezza.
Leggete poi i capitoli 6, 11 e 14 come preghiere. Il primo insegna a non accontentarsi di un pentimento di rugiada mattutina; il secondo fa contemplare la pazienza paterna di Dio; l'ultimo si può dire così com'è prima di confessarsi, insieme all'atto di dolore. Accostate infine Osea alla parabola del figliuol prodigo, che ne è come il compimento evangelico. Il libro si legge anche nell'app Bibbia cattolica, in italiano e in latino.
Domande Frequenti
Chi era Osea nella Bibbia?
Osea, figlio di Beeri, è un profeta del regno d'Israele (il regno del Nord), vissuto nell'VIII secolo avanti Cristo, sotto il re Geroboamo II e i suoi successori. È il primo dei dodici profeti minori. Dio gli comandò di sposare Gomer, una donna infedele, perché il suo matrimonio fosse immagine dell'amore di Dio per Israele.
Che cosa significa il nome Osea?
In ebraico Hoshea significa «salvezza». Era il primo nome di Giosuè, che Mosè cambiò in Yehoshua, “il Signore salva” (Nm 13, 17); la radice è la stessa del nome di Gesù.
Chi è Gomer nella Bibbia?
Gomer, figlia di Debelaim, è la sposa che Dio ordina al profeta Osea di prendere, una donna di cattiva vita da cui egli ha tre figli: Jezrahel, «La non compassionata» e «Non popol mio». La sua infedeltà raffigura quella d'Israele, che si prostituisce agli dèi falsi, e la fedeltà del profeta raffigura quella di Dio.
Che cosa significa «la misericordia io amo, e non il sagrifizio»?
Questa parola di Osea 6, 6 significa che Dio non vuole un culto esteriore separato dall'amore e dalla conoscenza di Dio. Non condanna i sacrifici che egli stesso ha istituito, ma li vuole animati dalla carità. Nostro Signore la cita due volte nel Vangelo di san Matteo, per giustificare la sua accoglienza dei peccatori e la condotta dei suoi discepoli.
Che cosa vuol dire «dall'Egitto richiamai il mio figliuolo»?
Nel senso letterale Osea 11, 1 parla dell'Esodo: Dio ha tratto Israele, suo figlio primogenito, dalla schiavitù d'Egitto. San Matteo insegna che questa parola si è compiuta pienamente nel ritorno del Bambino Gesù dopo la fuga in Egitto. La storia d'Israele era figura di quella di Cristo, il Figlio vero.
Chi è Efraim nel libro di Osea?
Efraim è il figlio minore di Giuseppe, che Giacobbe benedisse prima del primogenito Manasse; la sua tribù divenne la più potente delle dieci tribù del Nord. Osea usa il suo nome per indicare tutto il regno d'Israele, con capitale Samaria, in opposizione a Giuda: «Che farò io di te, o Ephraim?» (11, 8).
Quanti capitoli ha il libro di Osea?
Quattordici. È il primo dei dodici profeti minori, chiamati così non per la loro importanza ma per la brevità dei loro scritti, a differenza dei quattro profeti maggiori, Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele.
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