La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 100 (Vulgata 99): Jubilate Deo, acclamate Dio da tutta la terra
Jubilate Deo
Il salmo 100 delle Bibbie moderne, salmo 99 della Vulgata, è il *Jubilate Deo, omnis terra*: «servite il Signore con allegrezza», il più breve e il più gioioso dei canti d'ingresso al Tempio. Qui sotto trovate il testo completo nella traduzione di mons. Antonio Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, i versetti 4 e 5, il posto alle Lodi della domenica e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 99 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 98.
1 Psalmus in confessione.
1 Salmo di laude.
2 Jubilate Deo, omnis terra ; servite Domino in lætitia. Introite in conspectu ejus in exsultatione.
2 Canti con giubilo le lodi di Dio tutta quanta la terra: servite il Signore con allegrezza. Presentatevi al cospetto di lui con esultazione.
3 Scitote quoniam Dominus ipse est Deus ; ipse fecit nos, et non ipsi nos : populus ejus, et oves pascuæ ejus.
3 Sappiate, che il Signore egli è Dio: egli ci ha fatti, e noi stessi non ci siam fatti da noi.
4 Introite portas ejus in confessione ; atria ejus in hymnis : confitemini illi. Laudate nomen ejus,
4 Voi suo popolo, e pecorelle de' suoi paschi entrate nelle sue porte con canti di laude, nella sua casa con inni, e rendete a lui grazie.
5 quoniam suavis est Dominus, in æternum misericordia ejus, et usque in generationem et generationem veritas ejus.
5 Lodate il suo nome, perché dolce è il Signore: eterna ell'è la sua misericordia, e la sua verità si mantiene per tutte le generazioni.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 100 o salmo 99?
I due numeri indicano lo stesso Jubilate Deo. Le Bibbie moderne, compresa la traduzione CEI, seguono la numerazione ebraica e lo chiamano salmo 100; la Vulgata latina, la Settanta greca, il Martini, il Breviario e i libri di canto gregoriano lo chiamano salmo 99, perché riuniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Così “salmo 99 (100)” in un foglietto della Messa e “salmo 100” in una Bibbia moderna rimandano allo stesso testo. La tavola completa delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
Chi cerca «salmo 99» in una Bibbia moderna troverà invece il Dominus regnavit, irascantur populi, «Il Signore già regna; fremano i popoli», che nella Vulgata è il salmo 98.
Attenzione anche ai versetti. Il Martini, come la Vulgata, conta il titolo come versetto 1, e divide le frasi in modo un po' diverso dalle Bibbie moderne: il suo versetto 2 corrisponde ai versetti 1 e 2 della CEI, e l'invito a entrare per le porte, che la CEI pone al versetto 4, nel Martini comincia già con le parole «Voi suo popolo, e pecorelle de' suoi paschi».
Che cosa significa il salmo 100?
Il titolo lo indica semplicemente come «Salmo di laude» (v. 1); il latino dice Psalmus in confessione, e l'ebraico precisa: per l'azione di grazie, cioè per il sacrificio di lode offerto al Tempio. Si immagina una processione che sale verso il santuario e si ferma alle porte, dove un cantore lancia l'invito. Dopo il titolo il salmo conta soltanto quattro versetti nel Martini, eppure contiene tutto l'essenziale della preghiera: l'invito, il fondamento, l'ingresso, il motivo.
L'invito: servire con gioia (v. 2)
«Canti con giubilo le lodi di Dio tutta quanta la terra: servite il Signore con allegrezza. Presentatevi al cospetto di lui con esultazione» (v. 2). Tre imperativi, e tutti e tre gioiosi. La parola latina jubilate indica il grido di gioia che oltrepassa le parole. Il più sorprendente è il secondo: servite Domino in lætitia. Il servizio di Dio non è un peso che si accetta con rassegnazione; è la sorgente stessa della gioia. E l'invito è rivolto a «tutta quanta la terra»: non solo a Israele, ma a tutti i popoli.
Il fondamento: egli ci ha fatti (v. 3)
«Sappiate, che il Signore egli è Dio: egli ci ha fatti, e noi stessi non ci siam fatti da noi» (v. 3). Il centro del salmo è un atto di conoscenza: scitote, sappiate. La gioia poggia su una verità: siamo creature. La Vulgata dice ipse fecit nos, et non ipsi nos; il testo ebraico si può leggere così, oppure: egli ci ha fatti e noi siamo suoi. Le due letture dicono la stessa dipendenza felice: nessuno si è dato la vita da sé, e per questo nessuno è padrone di sé come di una cosa propria.
Salmo 100, 4: l'ingresso per le porte
Segue l'immagine pastorale, che apre il versetto 4 del Martini: «Voi suo popolo, e pecorelle de' suoi paschi entrate nelle sue porte con canti di laude, nella sua casa con inni, e rendete a lui grazie» (v. 4). Colui che ha fatto il gregge lo guida e lo nutre: è il Dio del salmo 23 (Vulgata 22), Dominus regit me, e quello che annuncia il Venite all'inizio di ogni Mattutino: «noi popolo de' suoi paschi, e pecorelle di suo governo» (salmo 95, Vulgata 94).
La processione arriva: varca le porte, attraversa gli atri. Il latino dice in confessione e in hymnis: si entra da Dio con il rendimento di grazie, come si entra in casa di un benefattore ringraziandolo. Per il cristiano queste porte sono quelle della chiesa in cui entra per la Messa e, al termine del cammino, quelle della Gerusalemme celeste.
Salmo 100, 5: la ragione della gioia
«Lodate il suo nome, perché dolce è il Signore: eterna ell'è la sua misericordia, e la sua verità si mantiene per tutte le generazioni» (v. 5). Il salmo finisce con il «perché». Tre attributi di Dio fondano la lode: la sua dolcezza (suavis), la sua misericordia che non si esaurisce, e la sua verità, cioè la sua fedeltà alle promesse, che attraversa le generazioni. La gioia chiesta al versetto 2 non è dunque un sentimento da fabbricare; è la risposta ragionevole a ciò che Dio è.
I Padri e la lettura cristiana
Sant'Agostino, nel suo commento a questo salmo nelle Enarrationes in Psalmos, si sofferma a lungo sulla parola jubilate. Giubilare, spiega, è ciò che fanno i mietitori e i vendemmiatori quando la gioia li sopraffà: cominciano a cantare con le parole, poi, quando le parole non bastano più, lasciano erompere un canto senza parole. Così è di Dio, che nessuna parola può dire: quando non si può né tacerlo né esprimerlo, resta il giubilo. Ancora oggi il canto gregoriano chiama jubilus il lungo vocalizzo che prolunga l'ultima sillaba dell'alleluia.
Il versetto 3 ha segnato una delle pagine più celebri delle Confessioni. A Ostia, poco prima della morte di santa Monica, Agostino e sua madre immaginano tutte le creature che, dopo aver detto di non essersi fatte da sé ma di essere state fatte da Colui che rimane in eterno, tacciono per lasciar parlare Dio solo. È il non ipsi nos del salmo diventato contemplazione.
La tradizione ha riconosciuto nel Pastore del salmo il Cristo, che dice: «Io sono il buon Pastore: e conosco le mie, e le mie conoscono me» (Giovanni 10, 14). La terra intera chiamata al versetto 2 è la Chiesa radunata da tutti i popoli, e le porte del versetto 4 si aprono ormai a tutti.
Il salmo 100 nella liturgia del 1962
Le Lodi della domenica. Il Breviario romano del 1962 lo canta alle Lodi della domenica, nello schema ordinario, subito dopo il salmo 93 (Vulgata 92), Dominus regnavit, con l'antifona Jubilate Deo omnis terra, alleluja. I due salmi aprono insieme la lode del giorno della Risurrezione: il primo proclama il Re, il secondo invita tutta la terra a entrare nei suoi atri. Seguono il salmo 63 (Vulgata 62), Deus, Deus meus, il cantico dei tre giovani e il salmo 148, Laudate Dominum de cælis. Poiché le feste prendono alle Lodi i salmi della domenica, il Jubilate risuona anche al mattino di tutte le grandi solennità. Era già al suo posto nelle Lodi domenicali prima della riforma di san Pio X.
Nelle domeniche dalla Settuagesima alla Domenica delle Palme, invece, le Lodi seguono il secondo schema, quello della penitenza, e il Jubilate cede il posto al salmo 117, mentre il Miserere prende quello del Dominus regnavit. Potete pregare quest'Ora nel breviario del giorno; la nostra guida alla Liturgia delle Ore ne presenta la struttura.
Alla Messa. Il Messale ne canta i primi versetti in più occasioni. Il Jubilate Deo, omnis terra è il tratto della domenica di Quinquagesima, alla vigilia della Quaresima; è l'offertorio del lunedì della quarta settimana di Quaresima; e nella Messa In excelso throno, propria della prima settimana dopo l'Epifania, fornisce il versetto salmico dell'introito, il versetto dell'alleluia e l'offertorio. Dopo l'Epifania, quando i Magi hanno portato le nazioni al Bambino, l'invito a «tutta quanta la terra» suona come un compimento.
Come pregare il salmo 100
La domenica mattina, come la Chiesa, per entrare nel giorno del Signore con la lode. È un'ottima preghiera del mattino anche nei giorni feriali.
Entrando in chiesa. Si può dire il versetto 4 sulla soglia: si varcano le porte di Dio ringraziandolo.
In ringraziamento dopo una grazia ricevuta, accanto alla preghiera di ringraziamento. Il versetto 5 dà la ragione del grazie: la misericordia di Dio è eterna.
Nella stanchezza del dovere, quando il servizio di Dio sembra pesante: servite Domino in lætitia ricorda che questo servizio è una gioia, perché è il servizio di Colui che ci ha fatti.
Si conclude con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché il salmo 100 si chiama anche salmo 99?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia latina e dal Martini, riuniscono in uno i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Il salmo 100 delle Bibbie moderne, Jubilate Deo, è dunque il salmo 99 della Vulgata.
Che cosa vuol dire «servite il Signore con allegrezza»?
È l'invito del versetto 2, servite Domino in lætitia. Il servizio di Dio non è una schiavitù, ma la libertà di chi sa di essere creatura amata. La gioia non è una condizione per servire Dio: nasce dal servirlo.
Che cosa dice il salmo 100, versetto 4?
Nella CEI è l'invito a varcare le porte del Signore con inni di grazie. Nel Martini il versetto 4 comincia un poco prima: «Voi suo popolo, e pecorelle de' suoi paschi entrate nelle sue porte con canti di laude». È l'ingresso della processione nel Tempio, figura dell'ingresso nella chiesa e nel cielo.
Che cosa dice il salmo 100, versetto 5?
Dà la ragione della lode: «dolce è il Signore: eterna ell'è la sua misericordia, e la sua verità si mantiene per tutte le generazioni». La gioia del salmo poggia sulla bontà, sulla misericordia e sulla fedeltà di Dio.
Chi ha scritto il salmo 100?
Il titolo non nomina un autore: dice soltanto che è un salmo di lode, o di rendimento di grazie. Era cantato probabilmente all'ingresso nel Tempio con le offerte di ringraziamento. L'autore umano è sconosciuto; autore principale è lo Spirito Santo.
Quando si prega il salmo 100?
Nel Breviario del 1962 ogni domenica alle Lodi, fuori del tempo di Settuagesima e di Quaresima, e alle Lodi delle feste. Personalmente si addice al mattino, all'ingresso in chiesa e a ogni ringraziamento.
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