La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 148: Laudate Dominum de cælis, la lode di tutto il creato
Laudate Dominum de cælis
Il salmo 148, *Laudate Dominum de cælis*, chiama a lodare Dio tutto ciò che esiste, dagli Angeli e dagli astri fino alle bestie, ai re e ai fanciulli. Il suo numero è lo stesso nella Vulgata e nelle Bibbie moderne. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il suo posto alle Lodi della domenica, la domanda sul matrimonio e il modo di pregarlo.
1 Alleluja. Laudate Dominum de cælis ; laudate eum in excelsis.
1 Alleluia. Lodate Dio. Lodate il Signore voi, che state ne' cieli: lodatelo voi, che siete ne' luoghi altissimi.
2 Laudate eum, omnes angeli ejus ; laudate eum, omnes virtutes ejus.
2 Lodatelo voi tutti Angeli suoi: lodatelo tutti voi sue milizie.
3 Laudate eum, sol et luna ; laudate eum, omnes stellæ et lumen.
3 Lodatelo voi sole, e luna; voi stelle, e tu luce, lodatelo,
4 Laudate eum, cæli cælorum ; et aquæ omnes quæ super cælos sunt,
4 Lodatelo voi, o cieli de' cieli, e le acque tutte, che son sopra de' cieli lodino il nome del Signore.
5 laudent nomen Domini. Quia ipse dixit, et facta sunt ; ipse mandavit, et creata sunt.
5 Perocché egli parlò, e furon fatte le cose, ordinò, e furon create.
6 Statuit ea in æternum, et in sæculum sæculi ; præceptum posuit, et non præteribit.
6 Le ha stabilite per essere in eterno, e per tutti i secoli: fissò un ordine, che non sarà trasgredito.
7 Laudate Dominum de terra, dracones et omnes abyssi ;
7 Date laude al Signore voi, che abitate la terra, voi dragoni, e voi tutti, o abissi.
8 ignis, grando, nix, glacies, spiritus procellarum, quæ faciunt verbum ejus ;
8 Tu fuoco, tu grandine, tu neve, tu ghiaccio, tu vento procelloso: voi, che ubbidite alla sua parola.
9 montes, et omnes colles ; ligna fructifera, et omnes cedri ;
9 Voi monti, e voi tutte, o colline, piante fruttifere, e voi tutti, o cedri.
10 bestiæ, et universa pecora ; serpentes, et volucres pennatæ ;
10 Voi tutte bestie selvagge, e domestiche: voi serpenti, e voi pennuti augelli.
11 reges terræ et omnes populi ; principes et omnes judices terræ ;
11 Regi della terra, e popoli tutti, principi tutti, e giudici della terra.
12 juvenes et virgines ; senes cum junioribus, laudent nomen Domini :
12 I giovanetti, e le vergini, i vecchi, e i fanciulli lodino il nome del Signore,
13 quia exaltatum est nomen ejus solius.
13 perché il nome di lui solo è sublime.
14 Confessio ejus super cælum et terram ; et exaltavit cornu populi sui. Hymnus omnibus sanctis ejus ; filiis Israël, populo appropinquanti sibi. Alleluja.
14 La gloria di lui pel cielo si spande, e per la terra; ed egli ha esaltata la potenza del popol suo. L'inno (conviene) a tutti i santi di lui, a' figliuoli d'Israele, al popolo propinquo a lui. Lodate Dio.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Perché il salmo 148 ha lo stesso numero in tutte le Bibbie?
Per quasi tutto il Salterio la Vulgata, seguita dal Martini e dalla liturgia, conta un numero in meno delle Bibbie moderne tradotte dall'ebraico, perché unisce in uno solo i salmi 9 e 10. Alla fine del libro lo scarto si richiude: la Vulgata divide in due il salmo 147 ebraico (i suoi salmi 146 e 147), e dal 148 in poi i numeri coincidono. Il «salmo 148» è dunque lo stesso testo nella CEI, nel Martini e nel Breviario. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 148?
Il salmo 148 è costruito come una processione di lode che scende dal cielo alla terra. Non chiede nulla e non racconta nulla: convoca. Ogni creatura è chiamata per nome perché prenda il suo posto nel coro. Il titolo è soltanto Alleluia, che il Martini rende «Alleluia. Lodate Dio».
La lode dall'alto (v. 1-6)
«Lodate il Signore voi, che state ne' cieli: lodatelo voi, che siete ne' luoghi altissimi» (v. 1). Vengono prima le creature più alte: «Lodatelo voi tutti Angeli suoi: lodatelo tutti voi sue milizie» (v. 2). Poi il sole, la luna e le stelle (v. 3), i «cieli de' cieli» e «le acque tutte, che son sopra de' cieli» (v. 4), secondo l'immagine della Genesi, dove Dio «separò le acque, che eran sotto il firmamento da quelle che erano sopra il firmamento» (Genesi 1, 7).
La ragione della loro lode è data subito: «Perocché egli parlò, e furon fatte le cose, ordinò, e furon create» (v. 5). E ha dato loro «un ordine, che non sarà trasgredito» (v. 6): la regolarità degli astri è già un'obbedienza.
Gli Angeli sono nominati per primi perché sono, secondo la dottrina cattolica, le creature più elevate, tutte occupate nella lode di Dio. La pagina sui nove cori angelici ne presenta l'insegnamento.
La lode dalla terra (v. 7-12)
Il secondo appello parte dalla terra: «Date laude al Signore voi, che abitate la terra, voi dragoni, e voi tutti, o abissi» (v. 7). I «dragoni» sono i grandi mostri marini: anche ciò che spaventa l'uomo loda Dio. Poi gli elementi: «Tu fuoco, tu grandine, tu neve, tu ghiaccio, tu vento procelloso: voi, che ubbidite alla sua parola» (v. 8). Poi i monti, le colline e i cedri (v. 9), le bestie selvatiche e domestiche, i serpenti e gli uccelli (v. 10).
L'uomo viene per ultimo, come nel sesto giorno della creazione, e senza distinzione di rango né di età: «Regi della terra, e popoli tutti, principi tutti, e giudici della terra» (v. 11); «I giovanetti, e le vergini, i vecchi, e i fanciulli lodino il nome del Signore» (v. 12).
Il solo Nome sublime (v. 13-14)
La conclusione dice perché tutto loda: «perché il nome di lui solo è sublime» (v. 13). L'ultimo versetto torna al popolo di Dio: la lode conviene «a tutti i santi di lui, a' figliuoli d'Israele, al popolo propinquo a lui» (v. 14). Di tutta la creazione, solo questo popolo è «propinquo»: loda con conoscenza e per amore.
I Padri e la lode muta delle creature
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, risponde alla domanda che il salmo pone: come possono il fuoco, la grandine o gli alberi lodare Dio? Le creature prive di ragione lo lodano con ciò che sono: la loro bellezza e il loro ordine proclamano la sapienza del Creatore, e l'uomo che le contempla presta la sua voce alla loro lode muta. L'uomo è così il sacerdote della creazione, colui che offre a Dio con intelligenza ciò che le cose offrono con la loro sola esistenza.
Il salmo annuncia anche la lode finale dell'Apocalisse, dove san Giovanni ode «le creature tutte, che sono nel cielo, e sulla terra, e sotto la terra» dare gloria a Colui che siede sul trono e all'Agnello (Apocalisse 5, 13). Il lettore italiano vi sentirà anche l'eco nel Cantico di frate Sole di san Francesco d'Assisi, che chiama fratelli e sorelle il sole, la luna, il vento e il fuoco per lodare con loro il Signore.
Il salmo 148 nella liturgia del 1962
Le Lodi. Il nome stesso dell'Ora delle Lodi viene dai salmi 148, 149 e 150, le tre «lodi» che la concludevano: il primo e l'ultimo si aprono con Laudate. Nel Breviario romano anteriore alla riforma di san Pio X (1911) questi tre salmi chiudevano ogni giorno le Lodi. Nel Breviario del 1962 il salmo 148 si canta alle Lodi della domenica, sia nello schema ordinario sia in quello dei tempi di penitenza, e quindi anche alle Lodi delle feste, che prendono i salmi della domenica. L'antifona ordinaria è Alleluja, laudate Dominum de cælis, alleluja, alleluja.
Alle Lodi ordinarie della domenica il salmo segue il cantico dei tre giovani nella fornace, il Benedicite del libro di Daniele, che chiama allo stesso modo tutte le opere del Signore a benedirlo: «Opere del Signore benedite tutte quante il Signore» (Daniele 3, 57). Potete pregare quest'Ora nel breviario del giorno.
Il Messale. Il versetto 2, Laudate Dominum, omnes Angeli ejus: laudate eum, omnes virtutes ejus, è il versetto alleluiatico della II domenica dopo l'Epifania; è anche il versetto salmico dell'introito di san Luigi Gonzaga (21 giugno), la cui antifona, presa dal salmo 8, canta l'uomo fatto “di poco inferiore agli Angeli”: il giovane santo, per la sua purezza, è stato chiamato dalla pietà cattolica “angelico”.
Il salmo 148 per il matrimonio
Molti cercano il salmo 148 per un matrimonio, e si capisce: è un salmo di gioia, e il versetto 12 riunisce «I giovanetti, e le vergini, i vecchi, e i fanciulli», cioè tutte le generazioni di una famiglia. Il lezionario del rito moderno del matrimonio lo annovera fra i salmi responsoriali che si possono scegliere.
Nella forma tradizionale, la Messa nuziale del Messale del 1962 ha invece i suoi canti propri, presi soprattutto dal salmo 127 (128 ebraico), Uxor tua sicut vitis: «La tua consorte come vite feconda: nell'interior di tua casa», come si legge alla pagina del salmo 128 (Vulgata 127). Il salmo 148 trova allora il suo posto nella preghiera degli sposi e delle famiglie, prima o dopo la celebrazione, come ringraziamento per la casa che nasce.
Come pregare il salmo 148
- Al mattino. È la sua ora: si apre la giornata unendosi alla lode della creazione, nello spirito della preghiera del mattino.
- Davanti alla bellezza del mondo. Un cielo stellato, il mare, la montagna, un temporale: si nomina la creatura, poi si risale al Creatore.
- Nel ringraziamento. Quando la riconoscenza cerca parole, questo salmo ne dà per l'universo intero.
- In famiglia. Il versetto 12, che riunisce giovani e vecchi, si presta alla preghiera comune delle generazioni.
Forma con il salmo 149, Cantate Domino, e il salmo 150, Laudate Dominum in sanctis ejus, il triplice alleluia finale del Salterio; lo si accosta anche al salmo 19 (Vulgata 18), Cæli enarrant, e al salmo 104 (Vulgata 103), Benedic, anima mea, il grande inno della creazione.
Domande Frequenti
Che cosa significa il salmo 148?
È un appello a tutta la creazione perché lodi Dio: gli Angeli, gli astri, gli elementi, gli animali e tutti gli uomini. La ragione è data al versetto 5: Dio ha parlato, e tutto è stato creato. Sant'Agostino spiega che le creature senza ragione lodano con il loro ordine e la loro bellezza, e che l'uomo presta loro la voce.
Il salmo 148 è adatto per un matrimonio?
Sì, per la sua gioia e per il versetto 12, che riunisce giovani, vergini, anziani e fanciulli. Il rito moderno lo propone fra i salmi delle nozze; la Messa nuziale tradizionale ha invece canti propri tratti dal salmo 127, e il 148 si prega allora in famiglia, in ringraziamento.
Perché le Lodi si chiamano così?
Prendono il nome dagli ultimi tre salmi, 148, 149 e 150, salmi di lode di cui due si aprono con Laudate, “lodate”. Per secoli hanno concluso ogni giorno quest'Ora del mattino; dopo la riforma del 1911 il salmo 148 torna alle Lodi della domenica e delle feste.
Chi ha scritto il salmo 148?
Il testo non porta altro titolo che Alleluia. La tradizione lo pone fra i salmi di lode del Salterio, libro che la Chiesa collega a Davide e ai cantori del Tempio, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo; l'autore umano di questo salmo resta sconosciuto.
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