La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 63 (Vulgata 62): Deus, Deus meus, la sete di Dio all'aurora
Deus, Deus meus, ad te de luce vigilo
Il salmo 63 delle Bibbie moderne è il salmo 62 della Vulgata, il *Deus, Deus meus, ad te de luce vigilo*: il canto di Davide nel deserto, l'anima che cerca Dio fin dal primo apparire della luce, che la Chiesa ha sempre pregato al mattino. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, la lettura dei Padri, il posto alle Lodi della domenica e nell'Ufficio dei defunti, e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 62 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 61.
1 Psalmus David, cum esset in deserto Idumææ.
1 Salmo di David, quando stava nel deserto dell'Idumea.
2 Deus, Deus meus, ad te de luce vigilo. Sitivit in te anima mea ; quam multipliciter tibi caro mea !
2 Dio, Dio mio, a te io aspiro al primo apparir della luce. Di te ha sete l'anima mia: in quante maniere ha sete di te la mia carne!
3 In terra deserta, et invia, et inaquosa, sic in sancto apparui tibi, ut viderem virtutem tuam et gloriam tuam.
3 In una terra deserta, che vie non ha, ed è mancante di acque, mi presentai a te come nel santuario, per contemplare la tua potenza, e la tua gloria.
4 Quoniam melior est misericordia tua super vitas, labia mea laudabunt te.
4 Perocché miglior delle vite ell'è la tua misericordia: a te le labbra mie daran laude.
5 Sic benedicam te in vita mea, et in nomine tuo levabo manus meas.
5 Quindi io ti benedirò nella mia vita, e nel nome tuo alzerò le mie mani.
6 Sicut adipe et pinguedine repleatur anima mea, et labiis exsultationis laudabit os meum.
6 Sia come ingrassata, e impinguata l'anima mia: e con voci di giubilo te loderà la mia bocca.
7 Si memor fui tui super stratum meum, in matutinis meditabor in te.
7 Se io mi son ricordato di te nel mio letto al bel mattino, mediterò sopra di te:
8 Quia fuisti adjutor meus, et in velamento alarum tuarum exsultabo.
8 Perocché mio aiuto se' tu. E all'ombra dell'ali tue io esulterò:
9 Adhæsit anima mea post te ; me suscepit dextera tua.
9 dietro a te va anelando l'anima mia: la tua destra mi ha sostenuto.
10 Ipsi vero in vanum quæsierunt animam meam : introibunt in inferiora terræ ;
10 Eglino però indarno cercano la mia vita: entreranno nelle cupe viscere della terra,
11 tradentur in manus gladii : partes vulpium erunt.
11 Saranno dati in poter della spada, saran preda delle volpi.
12 Rex vero lætabitur in Deo ; laudabuntur omnes qui jurant in eo : quia obstructum est os loquentium iniqua.
12 Ma il re in Dio si allegrerà: avranno laude tutti coloro, che per lui giurano; perché è stata chiusa la bocca di coloro, che parlavano iniquamente.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 63 o salmo 62?
Il salmo che le Bibbie moderne, compresa la CEI, numerano 63 è il salmo 62 della Vulgata, del Breviario romano e dei Padri. La Vulgata e la Settanta uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico, e da lì quasi tutti i numeri seguenti scalano di uno. I libri liturgici italiani danno spesso il numero greco, “Sal 62 (63)”: per questo molti lo cercano come «salmo 62», “O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco”. I versetti, invece, hanno la stessa numerazione nelle due Bibbie. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Ne nascono alcune confusioni da evitare:
- salmo 63 (ebraico) = salmo 62 (Vulgata): il Deus, Deus meus, la sete di Dio, presentato in questa pagina;
- salmo 62 (ebraico) = salmo 61 (Vulgata): il Nonne Deo subjecta, «Non sarà ella soggetta a Dio l'anima mia», il salmo dell'anima che riposa in Dio solo, che le Bibbie moderne chiamano salmo 62;
- e il salmo 63 della Vulgata, l'Exaudi, Deus, orationem meam, che è un altro salmo ancora (64 delle Bibbie moderne).
Che cosa significa il salmo 63?
Il quadro: Davide nel deserto. Il titolo della Vulgata dice: «Salmo di David, quando stava nel deserto dell'Idumea»; l'ebraico dice “deserto di Giuda”. Davide conobbe due volte quest'esilio: inseguito da Saul nelle solitudini di Ziph (I Re 23, 1 Samuele nelle Bibbie moderne), poi in fuga davanti al figlio Assalonne, quando «tutta la gente s'incamminò per la strada, che mena al deserto» (II Re 15, 23, 2 Samuele nelle Bibbie moderne). Privato del santuario, scopre che ciò che desidera davvero non è il luogo, è Dio.
La sete (v. 2-3). Il primo versetto è un grido d'amore: «Dio, Dio mio, a te io aspiro al primo apparir della luce». Il latino de luce vigilo dice: veglio verso di te fin dalla prima luce. Poi viene l'immagine che ha reso il salmo celebre: «Di te ha sete l'anima mia: in quante maniere ha sete di te la mia carne!». Tutto l'uomo, anima e corpo, si tende verso Dio come la terra arida: «In una terra deserta, che vie non ha, ed è mancante di acque, mi presentai a te come nel santuario» (v. 3). Nel deserto, lontano dal Tempio, Davide prega come se vi fosse: il santuario è là dove l'anima cerca Dio.
La lode (v. 4-6). Il centro del salmo è un paragone che non si dimentica: «Perocché miglior delle vite ell'è la tua misericordia: a te le labbra mie daran laude» (v. 4). La vita stessa, con tutti i suoi beni, vale meno dell'amore di Dio. Di qui la promessa: «Quindi io ti benedirò nella mia vita, e nel nome tuo alzerò le mie mani» (v. 5), il gesto dell'orante che il sacerdote ripete ancora all'altare. E l'anima sarà «come ingrassata, e impinguata» (v. 6): la sete del deserto si cambia in banchetto.
La notte e l'ombra delle ali (v. 7-9). «Se io mi son ricordato di te nel mio letto al bel mattino, mediterò sopra di te»: la preghiera della notte chiama quella del mattino. Il salmista esulta «all'ombra dell'ali tue» (v. 8), e dice una parola di rara tenerezza: «dietro a te va anelando l'anima mia: la tua destra mi ha sostenuto» (v. 9). Il latino è ancora più forte: adhæsit anima mea post te, l'anima mia si è attaccata a te. L'anima segue Dio da vicino, ed è Dio che la porta.
L'esito (v. 10-12). I nemici che cercavano la sua vita «entreranno nelle cupe viscere della terra» (v. 10), «saran preda delle volpi» (v. 11); «Ma il re in Dio si allegrerà» (v. 12). Il salmo finisce sulla vittoria della verità: la bocca di chi parlava iniquamente è chiusa.
I Padri: il deserto di questa vita
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, fa del deserto dell'Idumea l'immagine della vita presente: vi camminiamo assetati, lontani dalla patria, e questa sete stessa è una grazia, perché ci fa desiderare Dio. Si ferma sul quam multipliciter tibi caro mea: anche la carne ha sete di Dio, e questo desiderio annuncia la risurrezione, quando il corpo avrà parte alla gloria. Vegliare «al primo apparir della luce» è alzarsi verso Cristo, la luce vera.
Cristo è la risposta a questa sete. Nell'ultimo giorno della festa dei Tabernacoli, «stavasi Gesù in piedi e ad alta voce diceva: Chi ha sete, venga a me, e beva» (Giovanni 7, 37). Alla Samaritana aveva promesso un'acqua che diventa «fontana di acqua, che zampillerà sino alla vita eterna» (Giovanni 4, 14). L'anima del salmo 63 è quella che ha udito questo invito.
Il salmo ha dei fratelli nel Salterio. Il salmo 42 (Vulgata 41), Quemadmodum, grida la stessa sete: «L'anima mia ha sete di Dio forte, viva». Il salmo 143 (Vulgata 142), Domine, exaudi, l'ultimo dei salmi penitenziali, paragona l'anima a «una terra priva di acqua». Il salmo 91 (Vulgata 90), Qui habitat, riprende l'ombra delle ali divine.
Il salmo 63 nella liturgia del 1962
Il salmo del mattino. È per eccellenza il salmo dell'aurora. San Giovanni Crisostomo, commentando il salmo 140, riferisce che i Padri avevano stabilito di cantarlo ogni giorno al mattino, come il salmo 140 alla sera. Nel Breviario romano anteriore alla riforma del 1911 lo si diceva infatti ogni giorno alle Lodi, unito al salmo 66 sotto un solo Gloria Patri.
Le Lodi della domenica. Nel salterio di san Pio X, che è quello del Breviario del 1962, il salmo 62 si canta alle Lodi della domenica, al terzo posto: dopo i salmi 92 e 99 nel primo schema, con l'antifona Benedicam te in vita mea, Domine: et in nomine tuo levabo manus meas, alleluia, tratta dal versetto 5; dopo il Miserere e il salmo 117 nel secondo schema, quello delle domeniche di Settuagesima e di Quaresima. Il de luce vigilo dà esattamente il senso delle Lodi, l'Ora del levar del giorno. La domenica potete pregarlo con la Chiesa nel breviario del giorno; sulle Ore dell'Ufficio vedete la pagina sulla liturgia delle Ore.
L'Ufficio dei defunti. La Chiesa lo canta anche alle Lodi dei morti, al terzo posto, sotto l'antifona Me suscepit dextera tua, Domine, tratta dal versetto 9: «la tua destra mi ha sostenuto». L'anima che ha lasciato questo deserto è affidata alla destra che l'ha portata per tutta la vita. Per questo il salmo si addice anche alla preghiera per i defunti.
Nel Messale. L'offertorio della seconda domenica dopo Pasqua, la domenica del Buon Pastore, unisce i versetti 2 e 5: Deus, Deus meus, ad te de luce vigilo: et in nomine tuo levabo manus meas, alleluia.
Come pregare il salmo 63
- Al risveglio. È il suo uso proprio: prima di ogni occupazione, offrire a Dio il primo pensiero del giorno. Si inserisce con naturalezza in una preghiera del mattino, anche ridotta ai versetti 2-5.
- Nell'aridità spirituale. Quando la preghiera sembra secca, questo salmo dà parole alla sete stessa e ne fa una preghiera.
- Di notte. Per chi la pena o l'insonnia tengono sveglio, il versetto 7 trasforma l'attesa in meditazione.
- Nella prova. L'ombra delle ali e la destra che sostiene sono immagini di fiducia da custodire nella memoria.
Lo si dice senza fretta e lo si conclude con il Gloria Patri, come all'Ufficio.
Domande Frequenti
Perché il salmo 63 si chiama anche salmo 62?
Perché esistono due numerazioni. La Vulgata e la Settanta, seguite dalla Chiesa nella liturgia, lo contano come salmo 62; le Bibbie moderne, che seguono l'ebraico, come salmo 63. È lo stesso Deus, Deus meus, ad te de luce vigilo.
Il salmo 62 “O Dio, tu sei il mio Dio” è lo stesso del salmo 63?
Sì. Il canto “O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco” riprende questo salmo, numerato 62 nei libri liturgici, che seguono la numerazione greca, e 63 nella maggior parte delle Bibbie. Nel Martini il versetto dice: «Dio, Dio mio, a te io aspiro al primo apparir della luce».
Chi ha scritto il salmo 63?
Il titolo lo attribuisce al re Davide, nel tempo in cui si trovava fuggiasco nel deserto. È l'attribuzione tradizionale accolta dalla Chiesa; la tradizione lo collega per lo più alla fuga davanti a Saul o davanti ad Assalonne.
Che cosa vuol dire il versetto 4 del salmo 63?
«Perocché miglior delle vite ell'è la tua misericordia»: l'amore di Dio vale più della vita e di tutto ciò che essa può dare. Le Bibbie moderne traducono spesso “il tuo amore vale più della vita”. Per questo il salmista conclude subito: «a te le labbra mie daran laude».
A quale Ora si canta il salmo 63?
Alle Lodi, l'Ora del mattino. Nel Breviario romano del 1962 si canta alle Lodi della domenica e alle Lodi dell'Ufficio dei defunti; prima del 1911 lo si diceva ogni giorno alle Lodi.
Il salmo 63 è una preghiera per avere successo?
Non è una formula per ottenere un risultato: nessun salmo agisce come un talismano. È un salmo del desiderio di Dio, che mette Dio prima di tutto, successo compreso. Pregato all'inizio di una giornata o di un lavoro, rimette l'impresa nelle mani di Colui la cui destra sostiene.
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