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Santa Maria Egiziaca: la penitente del deserto
Chi era santa Maria Egiziaca, la peccatrice di Alessandria convertita a Gerusalemme nella festa della santa Croce e vissuta per quarantasette anni nel deserto oltre il Giordano: la sua Vita, l'incontro con l'abate Zosimo, ciò che è storia e ciò che è leggenda, il 2 aprile nel Martirologio Romano, l'iconografia e le chiese a lei dedicate.
Santa Maria Egiziaca è la grande penitente dell'antichità cristiana: una donna che per diciassette anni visse nel peccato ad Alessandria d'Egitto e che, convertita a Gerusalemme davanti al legno della santa Croce, passò il resto della vita in solitudine e penitenza nel deserto oltre il Giordano. Il Martirologio Romano la ricorda il 2 aprile, ma la sua festa non figura nel calendario universale del 1962: in Occidente la si venera come santa del Martirologio, mentre l'Oriente cristiano le dedica una domenica di Quaresima. Ecco la sua storia secondo la Vita antica, ciò che appartiene alla leggenda e il posto che ha nella devozione cattolica.
Chi era santa Maria Egiziaca
Tutto ciò che sappiamo di lei viene da una sola fonte: la Vita di santa Maria Egiziaca, un testo greco tradizionalmente attribuito a san Sofronio, patriarca di Gerusalemme (VII secolo). L'attribuzione non è sicura e alcuni studiosi la ritengono più antica; il racconto, comunque, si presenta come la narrazione di un monaco palestinese, l'abate Zosimo, che avrebbe incontrato la santa nel deserto e raccolto dalla sua bocca la storia della sua vita.
Secondo questa Vita, Maria nacque in Egitto. A dodici anni lasciò la casa paterna e andò ad Alessandria, dove per diciassette anni visse pubblicamente nel peccato. Un giorno vide una folla di pellegrini imbarcarsi per Gerusalemme, dove si celebrava la festa dell'Esaltazione della santa Croce, e si unì a loro, non per devozione, ma per continuare a peccare durante il viaggio e nella città santa.
La conversione davanti alla santa Croce
Il giorno della festa, Maria seguì la folla verso la chiesa che custodiva il legno della Croce. Gli altri entravano; lei, giunta sulla soglia, si sentì trattenuta da una forza invisibile. Tentò più volte, e ogni volta fu respinta, mentre la gente le passava accanto. In quell'istante, racconta la Vita, comprese la propria miseria e il proprio peccato.
Alzando gli occhi vide nel portico un'immagine della Madre di Dio. Si rivolse a lei, la Vergine purissima, e le promise che, se le fosse stato concesso di entrare e di adorare la Croce del suo Figlio, avrebbe rinunciato al mondo e fatto penitenza dove lei stessa l'avrebbe guidata. Allora entrò senza difficoltà e venerò il santo legno. Uscendo, inginocchiata ancora davanti all'immagine della Vergine, udì una voce: «Se passerai il Giordano, troverai riposo».
Il cardinale Schuster, commentando la liturgia dell'Esaltazione della Croce nel suo Liber Sacramentorum, ricorda proprio questo episodio: fu in occasione di una di quelle feste, alle quali accorrevano pellegrini da tutto l'Oriente, che Maria Egiziaca, la peccatrice, si convertì e cominciò una vita nuova. La sua conversione appartiene così, in qualche modo, alla storia stessa della festa della santa Croce.
Quarantasette anni nel deserto
Secondo il racconto, con tre monete che un uomo le aveva dato Maria comprò tre pani e passò il fiume. Nel deserto visse per quarantasette anni, senza vedere anima viva, nutrendosi a lungo di quei pani induriti e poi delle erbe del deserto. Per i primi diciassette anni, tanti quanti erano stati gli anni del peccato, fu tormentata dal ricordo dei canti, dei vini e dei piaceri di Alessandria; invocando la Vergine ne fu liberata, e da allora trovò una pace perfetta. È il dettaglio che Butler sottolinea: la memoria del male la perseguitò per diciassette anni, e da allora non conobbe che pace.
Qui sta la lezione morale della sua storia. Maria non si limitò a piangere i propri peccati: fuggì ciò che glieli faceva commettere. È la conclusione che Butler stesso propone ai lettori: imparare da lei a non accontentarsi di confessare e deplorare i peccati, ma a fuggire le occasioni che vi conducono. È lo stesso proposito che l'atto di dolore mette sulle labbra di chi si confessa: «propongo col vostro santo aiuto di non offendervi mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato».
L'incontro con l'abate Zosimo
Nel racconto entra allora l'abate Zosimo, un santo monaco che si era inoltrato nel deserto oltre il Giordano in cerca di qualche santo padre da cui imparare. Laggiù vide una figura umana, annerita dal sole, che fuggiva davanti a lui. Era Maria. Ella gli chiese di gettarle il suo mantello per potersi coprire, lo chiamò per nome senza averlo mai visto, e su sua insistenza gli raccontò tutta la sua vita, chiedendogli di pregare per lei.
Gli chiese poi un'ultima grazia: di portarle la santa Comunione l'anno seguente, il Giovedì santo, sulla riva del Giordano. Zosimo tornò con il Corpo del Signore; Maria lo ricevette, e lo pregò di tornare ancora dopo un anno nel luogo del loro primo incontro. Quando l'abate vi giunse, trovò il suo corpo disteso sulla sabbia, con una scritta accanto che chiedeva: «Seppellisci qui il corpo di Maria la peccatrice». Solo allora Zosimo conobbe il suo nome. Butler colloca questo incontro nel 420, quarantasette anni dopo la conversione; ma anche questa data dipende dall'unica fonte del racconto, e non c'è modo di stabilirla con certezza.
Ciò che è storia e ciò che è leggenda
Va detto con franchezza: la Vita di santa Maria Egiziaca è un testo edificante dell'antichità, e non un documento d'archivio. Ne conosciamo una sola fonte, l'autore e la data sono discussi, e il racconto contiene episodi che la tradizione ha sempre letto come leggenda pia:
- Maria che attraversa il Giordano camminando sulle acque per raggiungere Zosimo e ricevere la Comunione;
- la preghiera durante la quale Zosimo l'avrebbe vista sollevarsi da terra;
- il leone che sarebbe venuto ad aiutare il vecchio Zosimo a scavare la fossa;
- gli angeli che, in certe immagini devozionali, la portano verso il cielo: la cosiddetta «assunzione di santa Maria Egiziaca», che la Vita antica non racconta.
Questi elementi non sono articoli di fede e non vanno presentati come fatti accertati. Il nucleo della storia, invece, è ciò che la Chiesa ha accolto venerandola: una grande peccatrice convertita per intercessione della Vergine davanti alla Croce, che ha scontato la sua vita passata con una penitenza eroica e ha ricevuto il Corpo del Signore prima di morire. Il culto di santa Maria Egiziaca è antichissimo e diffuso in Oriente come in Occidente, e la Chiesa l'ha sempre onorata come santa.
Santa Maria Egiziaca nel calendario: 2 aprile
Santa Maria Egiziaca non ha una festa nel calendario universale del 1962: nel Messale e nel Breviario romano non si celebra né una Messa né un ufficio in suo onore. È però iscritta nel Martirologio Romano tradizionale, che la ricorda il 2 aprile. Le date, del resto, sono varie: la Chiesa greca la commemora il 1º aprile, e alcune edizioni delle Vite dei Santi di Butler la pongono al 9 aprile.
Nell'Oriente bizantino la sua importanza è molto più grande. La quinta domenica della Grande Quaresima è dedicata a lei, e in Quaresima la sua Vita si legge insieme al grande canone penitenziale di sant'Andrea di Creta: l'Oriente l'ha messa al centro della Quaresima come modello di penitenza per tutti.
Per un fedele che segue i libri del 1962 non c'è dunque una festa da celebrare, ma nulla impedisce di ricordarla il 2 aprile, di invocarla privatamente e di leggerne la vita in Quaresima.
Un'eco italiana: il beato Giovanni Colombini
La storia di santa Maria Egiziaca ha cambiato più di una vita. Butler ricorda che il beato Giovanni Colombini, il fondatore dei Gesuati, si convertì a Dio leggendo proprio la sua vita. È il segno che il racconto della peccatrice del deserto non è un'avventura esotica, ma una parola rivolta a ogni peccatore.
Preghiera a santa Maria Egiziaca
Il Messale del 1962 non contiene un'orazione propria per santa Maria Egiziaca, e non vogliamo inventarne una. Chi desidera affidarsi alla sua intercessione può soprattutto fare ciò che lei fece: rivolgersi alla Madre di Dio per ottenere la grazia della conversione, adorare la Croce di Cristo, e prepararsi a una buona confessione con un sincero esame di coscienza. A lei si possono chiedere soprattutto tre grazie: il pentimento vero dei peccati, la forza di fuggirne le occasioni, e la perseveranza nella penitenza fino alla morte.
Come è raffigurata santa Maria Egiziaca nell'arte
Nell'arte, santa Maria Egiziaca si riconosce da pochi attributi:
- i lunghi capelli che le coprono il corpo, segno della sua vita nel deserto;
- i tre pani comprati prima di passare il Giordano;
- nelle scene della fine, l'abate Zosimo che le porta la Comunione, e il leone che scava la fossa.
Il rischio, per chi guarda, è di confonderla con santa Maria Maddalena, che la tradizione occidentale ha spesso dipinto anch'essa coperta dai capelli. A Venezia, nella sala terrena della Scuola Grande di San Rocco, il Tintoretto l'ha dipinta piccola e solitaria dentro un grande paesaggio.
Le chiese di santa Maria Egiziaca
Molti cercano una chiesa di santa Maria Egiziaca. Le più note in Italia sono a Napoli, dove ve ne sono due: Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone, chiesa barocca, e Santa Maria Egiziaca a Forcella. A Roma, l'antico tempio romano del Foro Boario, presso il Tevere, oggi detto tempio di Portuno, fu trasformato in chiesa nel IX secolo e prese poi il nome di Santa Maria Egiziaca. Sono i segni di un culto antico e popolare, che l'Italia ha accolto dall'Oriente.
Domande frequenti
Chi era santa Maria Egiziaca?
Una donna egiziana che, secondo la sua Vita, visse diciassette anni nel peccato ad Alessandria, si convertì a Gerusalemme nella festa dell'Esaltazione della santa Croce per intercessione della Vergine e passò quarantasette anni in penitenza nel deserto oltre il Giordano.
Quando si festeggia santa Maria Egiziaca?
Il Martirologio Romano la ricorda il 2 aprile. Non ha una festa nel calendario universale del 1962; nella Chiesa bizantina è commemorata il 1º aprile e nella quinta domenica di Quaresima.
Qual è la leggenda di santa Maria Egiziaca?
Il racconto tramandato dalla sua Vita e ripreso dalla Legenda aurea: la conversione davanti alla Croce, i tre pani, il deserto, l'incontro con l'abate Zosimo, la Comunione del Giovedì santo, la morte solitaria. Alcuni episodi, come il passaggio del Giordano sulle acque e il leone che scava la fossa, appartengono alla leggenda pia e non sono fatti accertati.
Chi scrisse la Vita di santa Maria Egiziaca?
È tradizionalmente attribuita a san Sofronio, patriarca di Gerusalemme nel VII secolo, ma l'attribuzione è discussa e il testo potrebbe essere più antico.
Qual è l'attributo iconografico di santa Maria Egiziaca?
I lunghi capelli che le coprono il corpo e i tre pani; nelle scene della fine, l'abate Zosimo con la Comunione e il leone.
Santa Maria Egiziaca e Maria Maddalena sono la stessa persona?
No. Sono due sante diverse: Maria Maddalena è la discepola del Signore del Vangelo, Maria Egiziaca una penitente egiziana vissuta secoli dopo. L'arte, che le rappresenta entrambe come penitenti coperte dai capelli, le ha talvolta avvicinate.
Perché santa Maria Egiziaca è un modello per la Quaresima?
Perché la sua vita riassume il cammino della penitenza: riconoscere il peccato, convertirsi, fuggirne le occasioni, espiarlo e ricevere degnamente il Corpo di Cristo.
Per gli altri santi dell'anno liturgico, si veda l'elenco dei santi cattolici mese per mese.
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Fonti. Butler's Lives of the Saints, St. Mary of Egypt. Iacopo da Varazze, Legenda aurea, «Vita di santa Maria Egiziaca». Card. Ildefonso Schuster, Liber Sacramentorum, Esaltazione della santa Croce.