Santi
Sant'Antonio abate: vita, festa del 17 gennaio e preghiera
Chi era sant'Antonio abate, il padre dei monaci (251-356): la vocazione al Vangelo del giovane ricco, le tentazioni del deserto, l'incontro con san Paolo eremita, la Vita scritta da sant'Atanasio, il protettore degli animali e la benedizione del Rituale, il maialino, il tau e il «fuoco di sant'Antonio», la festa del 17 gennaio e la colletta del Messale del 1962.
Sant'Antonio abate è il padre dei monaci: nato in Egitto nel 251, a vent'anni lasciò tutti i suoi beni per obbedire al Vangelo e visse più di ottant'anni nel deserto, nella preghiera, nel digiuno e nella lotta contro il demonio, fino alla morte nel 356, a centocinque anni. La sua vita, scritta dall'amico sant'Atanasio, ha fatto conoscere a tutta la Chiesa l'ideale monastico, e la pietà popolare ne ha fatto il protettore degli animali domestici e delle stalle. Nel calendario del 1962 la sua festa si celebra il 17 gennaio, come festa di III classe.
Da non confondere con sant'Antonio di Padova, il francescano portoghese morto nel 1231, festeggiato il 13 giugno: sono due santi diversi, separati da quasi nove secoli. Antonio «abate» si chiama così perché è il padre, abba, dei monaci del deserto; in Oriente è detto «il Grande».
Chi era sant'Antonio abate
Antonio nacque nel 251 in un villaggio dell'Alto Egitto, da genitori cristiani e benestanti. Il Breviario lo dice nobílibus et christiánis paréntibus natus. Crebbe in casa, senza frequentare le scuole greche, e parlava soltanto la lingua del suo paese.
Rimasto orfano prima dei vent'anni, con una sorella più giovane da custodire, entrò un giorno in chiesa mentre si leggeva il Vangelo del giovane ricco: Se vuoi essere perfetto, va', vendi ciò che hai, e dallo a' poveri, ed avrai un tesoro nel cielo: e vieni, e seguimi (Matteo 19, 21). Il Breviario racconta che prese quelle parole «come se fossero state dette a lui». Diede ai vicini le terre migliori, vendette il resto e ne distribuì il ricavato ai poveri, trattenendo soltanto il necessario per sé e per la sorella. Poco dopo, sentendo leggere Non vogliate adunque mettervi in pena pel dì di domane (Matteo 6, 34), si spogliò anche di quello, affidò la sorella a una comunità di vergini e si ritirò nella solitudine.
Le tentazioni nel deserto
All'inizio visse non lontano dal suo villaggio, imparando dagli asceti dei dintorni: se sentiva parlare di un uomo virtuoso, andava a cercarlo per imitarne l'esempio. Il suo nutrimento era pane, un po' di sale e acqua, preso dopo il tramonto e talvolta soltanto una volta ogni tre o quattro giorni; dormiva su una stuoia o sulla nuda terra.
Il demonio lo assalì in tutti i modi: prima ricordandogli il bene che avrebbe potuto fare con le sue ricchezze, poi con immagini impure, infine con apparizioni spaventose. Una volta, ritiratosi in un antico sepolcro, fu percosso con tale violenza che l'amico che gli portava il pane lo trovò quasi morto. Tornato in sé, Antonio gridò a Dio: «Dov'eri, mio Signore? Perché non eri qui fin dall'inizio, ad aiutarmi?». Una voce gli rispose: «Antonio, io ero qui, e stavo a guardare la tua lotta; e poiché hai resistito da uomo ai tuoi nemici, ti proteggerò sempre e renderò il tuo nome famoso su tutta la terra».
Verso il 285, a trentacinque anni, attraversò il Nilo e si stabilì tra alcune rovine in cima a un monte, dove visse quasi vent'anni, vedendo soltanto chi gli portava il pane ogni sei mesi. Le scene delle sue tentazioni, con i demoni in forme mostruose, sono diventate uno dei grandi soggetti della pittura cristiana.
Il padre dei monaci
Intorno al 305 molti, attratti dalla sua fama, vollero vivere sotto la sua guida. Antonio scese dal monte e organizzò le prime colonie di eremiti, celle sparse dove ciascuno viveva solo, nel lavoro manuale, nella preghiera e nella lettura della Scrittura. Una regola monastica che porta il suo nome ne conserva forse i tratti essenziali; ma soprattutto il suo esempio e i suoi insegnamenti sono rimasti, per tutti i secoli seguenti, la norma della vita monastica: per questo è chiamato il padre dei monaci.
Insegnava ai discepoli a pensare, ogni mattina, che forse non sarebbero arrivati a sera, e ogni sera che forse non avrebbero visto il mattino, e a fare ogni azione come se fosse l'ultima della vita. Il Breviario riporta il suo insegnamento sulla lotta spirituale: «Credetemi, fratelli: Satana teme le veglie dei giusti, le orazioni, i digiuni, la povertà volontaria, la misericordia e l'umiltà, ma soprattutto l'amore ardente verso Cristo Signore, e al solo segno della santissima croce fugge sconfitto».
Nel 311, durante la persecuzione di Massimino, scese ad Alessandria per sostenere i martiri. Più tardi, verso il 355, vi tornò su richiesta dei vescovi per confutare gli ariani, predicando che il Figlio di Dio non è una creatura ma della stessa sostanza del Padre. Sant'Atanasio, che lo conosceva di persona, lo accompagnò fino alle porte della città: si veda la pagina su sant'Atanasio, vescovo e dottore contro l'eresia ariana. Il Breviario aggiunge che Antonio aveva tanto in orrore gli eretici, e soprattutto gli ariani, da non volerli neppure avvicinare.
L'imperatore Costantino e i suoi figli gli scrissero per raccomandarsi alle sue preghiere. Ai monaci stupiti Antonio disse: «Non meravigliatevi che l'imperatore ci scriva; meravigliatevi piuttosto che Dio abbia scritto a noi e ci abbia parlato per mezzo del suo Figlio».
L'incontro con san Paolo, primo eremita
Il Breviario Romano, nelle lezioni del 15 gennaio, racconta secondo la Vita scritta da san Girolamo l'incontro di Antonio, ormai novantenne, con san Paolo, il primo eremita, che viveva in una grotta del deserto da circa novant'anni. Avvertito da Dio, Antonio andò a cercarlo; i due, che non si erano mai visti, si salutarono chiamandosi per nome. Un corvo, che da sessant'anni portava a Paolo mezzo pane ogni giorno, quel giorno ne portò uno intero.
Paolo annunciò ad Antonio la propria morte vicina; tornando, Antonio vide la sua anima salire al cielo, ne avvolse il corpo nel mantello ricevuto da Atanasio e lo seppellì, aiutato, dice il racconto, da due leoni che scavarono la fossa. Da allora portò, nei giorni di Pasqua e di Pentecoste, la tunica di foglie di palma dell'eremita. Gli storici discutono il valore di questa Vita di Paolo; la Chiesa la legge nel Breviario come un racconto edificante.
Lo stesso spirito del deserto si ritrova in un'altra figura dell'Egitto cristiano, santa Maria Egiziaca, la penitente del deserto.
La morte e la «Vita di Antonio»
Poco prima di morire Antonio visitò i suoi monaci e predisse la sua fine, ma non volle morire tra loro. Ritiratosi sul monte presso il Mar Rosso con due discepoli, Macario e Amata, ordinò che il suo corpo fosse sepolto in segreto, perché non diventasse oggetto di vanità: «Nel giorno della risurrezione lo riceverò incorruttibile dalla mano di Cristo». Lasciò una delle sue pelli di pecora al vescovo Atanasio, in segno di comunione con lui, e un'altra al vescovo Serapione. Poi disse: «Addio, figli miei: Antonio se ne va, e non sarà più con voi», distese i piedi e spirò. Il Breviario indica la data: décimo sexto Kalendas Februarii, cioè il 17 gennaio, nel suo centocinquesimo anno. L'anno è il 356.
Pochi anni dopo sant'Atanasio scrisse la Vita di Antonio, che fece conoscere l'ideale monastico in tutta la cristianità. Sant'Agostino racconta nelle Confessioni quanto lo scosse il racconto della vita di Antonio negli anni della sua conversione: si veda la pagina su sant'Agostino, il dottore della grazia.
Secondo la tradizione, le sue reliquie furono ritrovate verso il 561 e portate ad Alessandria, poi a Costantinopoli, infine in Francia, nel Delfinato, presso Vienne.
Sant'Antonio abate protettore degli animali: il maialino, il tau, la campanella
Nell'arte sant'Antonio abate è raffigurato da vecchio, con la barba bianca, il bastone a forma di tau (la croce egiziana a T), una campanella, un maialino e talvolta un libro o delle fiamme.
- Il tau indica probabilmente la sua età e la sua autorità di abate, o il segno della croce con cui vinceva i demoni.
- Il maiale in origine rappresentava il demonio vinto. Dal XII secolo prese un altro senso, a causa degli Antoniani, ospedalieri sorti alla fine dell'XI secolo nel Delfinato, dove si veneravano le sue reliquie: in molti luoghi essi ottennero il privilegio di lasciar pascolare liberamente i loro maiali, che portavano una campanella al collo.
- La campanella viene dallo stesso uso e divenne il segno dell'ordine e del suo patrono.
- Le fiamme ricordano il «fuoco di sant'Antonio»: nel Medioevo si chiamavano così malattie che bruciavano le membra, tra cui l'ergotismo, che gli Antoniani curavano nei loro ospedali invocando il santo. Oggi in italiano il nome designa comunemente l'herpes zoster.
Proprio per il maiale che lo accompagna, il popolo cristiano si è rivolto a lui come protettore degli animali domestici e del bestiame; si sono messi sotto la sua protezione anche i macellai e altri mestieri legati agli animali. Per questo il 17 gennaio, in molti paesi d'Italia, si benedicono gli animali e le stalle.
Preghiera a sant'Antonio abate (colletta del 1962)
La preghiera più autorevole è quella che la Chiesa recita nella Messa del 17 gennaio, tratta dal comune degli abati. È una preghiera umile, che riconosce di non poter ottenere nulla per i propri meriti e si affida al patrocinio del santo:
Oratio
Intercéssio nos, quǽsumus, Dómine, beáti Antónii Abbátis comméndet: ut, quod nostris méritis non valémus, ejus patrocínio assequámur. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.
Orazione
Ci raccomandi a te, o Signore, te ne preghiamo, l'intercessione del beato Antonio abate, affinché otteniamo per il suo patrocinio ciò che non possiamo ottenere per i nostri meriti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Preghiera a sant'Antonio abate per una grazia
Chi cerca una preghiera a sant'Antonio abate per una grazia può recitare questa stessa colletta per nove giorni consecutivi, dall'8 al 16 gennaio, o in qualunque tempo dell'anno, esponendo con semplicità la propria intenzione, secondo le indicazioni della pagina su che cos'è una novena. Il Catechismo di san Pio X ricorda che «i Santi li preghiamo perchè, come avvocati presso Dio, intercedano per noi»: non è la formula che ottiene la grazia, ma Dio, a cui il santo presenta la nostra domanda. Si può aggiungere l'invocazione che la Chiesa gli rivolge nelle Litanie dei Santi:
Sant'Antonio, prega per noi.
Preghiera a sant'Antonio abate protettore degli animali
La Chiesa ha una vera benedizione degli animali legata a sant'Antonio: nel Rituale Romanum la Benedictio equorum aliorumve animalium (benedizione dei cavalli e di altri animali) contiene tre orazioni, due delle quali invocano il santo abate. È riservata al sacerdote, che la impartisce di solito il 17 gennaio. Ecco la seconda orazione, che chiede il suo esempio prima della sua protezione:
Omnipotens sempiterne Deus, qui gloriosum beatum Antonium, variis tentationibus probatum, inter mundi huius turbines illaesum abire fecisti: concede famulis tuis; ut et praeclaro ipsius proficiamus exemplo, et a praesentis vitae periculis eius meritis et intercessione liberemur. Per Christum, Dominum nostrum. Amen.
Dio onnipotente ed eterno, che facesti sì che il glorioso beato Antonio, provato da varie tentazioni, uscisse illeso dai turbini di questo mondo: concedi ai tuoi servi di giovarsi del suo preclaro esempio e di essere liberati dai pericoli della vita presente per i suoi meriti e la sua intercessione. Per Cristo, nostro Signore. Amen.
E la terza, sugli animali stessi:
Benedictionem tuam, Domine, haec animalia accipiant: qua corpore salventur, et ab omni malo per intercessionem beati Antonii liberentur. Per Christum, Dominum nostrum. Amen.
Ricevano questi animali la tua benedizione, Signore, per la quale siano salvati nel corpo e liberati da ogni male per l'intercessione del beato Antonio. Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Il fedele laico non impartisce la benedizione, ma può fare sue queste parole come preghiera per gli animali che gli sono affidati.
Quando si festeggia sant'Antonio abate
Sant'Antonio abate si festeggia il 17 gennaio, giorno della sua morte, ricordato dai più antichi martirologi. Nel calendario del 1962 è festa di III classe, con la Messa Os justi del comune degli abati e le lezioni del Breviario sulla sua vita. Il 17 gennaio è rimasto la sua data anche nel calendario riformato del 1969. Lo stesso giorno è l'onomastico di chi porta il nome di Antonio in suo onore; chi si chiama Antonio per il santo di Padova festeggia invece il 13 giugno.
Sant'Antonio abate: frasi
Alcune frasi di sant'Antonio abate ci sono arrivate attraverso la Vita di sant'Atanasio e gli altri autori antichi riassunti da Butler:
- A chi gli chiedeva come potesse vivere senza libri: la natura, rispondeva, era il suo grande libro.
- Vedendo in visione la terra coperta di lacci, gridò: «Chi potrà sfuggire a tutti, Signore?». E udì: «L'umiltà, Antonio!».
- Al governatore che lo pregava di restare in città: «Come i pesci muoiono se sono tolti dall'acqua, così il monaco inaridisce se abbandona la sua solitudine».
- «Il diavolo teme il digiuno, la preghiera, l'umiltà e le opere buone».
Molte altre frasi che circolano sotto il suo nome non si lasciano ricondurre con sicurezza a queste fonti: preferiamo riportare soltanto queste.
Domande frequenti
Quando è sant'Antonio abate?
Il 17 gennaio, festa di III classe nel calendario del 1962; la data è la stessa nel calendario riformato del 1969.
Perché sant'Antonio abate è il protettore degli animali?
Per il maiale che lo accompagna nell'iconografia: in origine simbolo del demonio vinto, poi legato agli Antoniani, i cui maiali pascolavano liberi con una campanella al collo. La pietà popolare ne ha fatto il patrono degli animali domestici e del bestiame, e il Rituale Romano lo invoca nella benedizione degli animali.
Che differenza c'è tra sant'Antonio abate e sant'Antonio di Padova?
Antonio abate è l'eremita egiziano del III-IV secolo, padre dei monaci, festeggiato il 17 gennaio. Antonio di Padova è un frate francescano del XIII secolo, dottore della Chiesa, festeggiato il 13 giugno; a lui è dedicata la novena a sant'Antonio di Padova.
Chi ha scritto la vita di sant'Antonio abate?
Sant'Atanasio, vescovo di Alessandria, che lo aveva conosciuto di persona. La sua Vita di Antonio è la fonte principale su di lui.
Quanti anni visse sant'Antonio abate?
Centocinque anni: nacque nel 251 e morì nel 356. Il Breviario dice che morì «nel suo centocinquesimo anno».
Che cos'è il fuoco di sant'Antonio?
Nel Medioevo era il nome di malattie che bruciavano le membra, tra cui l'ergotismo, per le quali si invocava il santo e che gli ospedalieri Antoniani curavano. Oggi l'espressione indica comunemente l'herpes zoster.
Dove si trovano le reliquie di sant'Antonio abate?
Secondo la tradizione, dopo essere state portate ad Alessandria e a Costantinopoli, giunsero in Francia, nel Delfinato, presso Vienne, dove nacque l'ordine degli Antoniani.
Per gli altri santi dell'anno liturgico, si veda l'elenco dei santi cattolici mese per mese.
L'app Iter Fidei contiene il Messale e il Breviario del 1962 in latino e in italiano, con la colletta e le lezioni di sant'Antonio abate, e un promemoria per ogni festa dell'anno liturgico. Unitevi qui all'accesso anticipato.
Fonti. Butler's Lives of the Saints, St Antony the Abbot (17 gennaio). Breviario Romano, 17 gennaio: lezioni storiche di sant'Antonio abate; 15 gennaio: lezioni di san Paolo primo eremita (nel Breviario del 1962, feste di III classe, una sola lezione contratta; le lezioni lunghe del II notturno sono quelle di prima del 1960). Messale Romano del 1962, festa di sant'Antonio abate, comune degli abati, colletta Intercessio nos. Rituale Romano, Benedictio equorum aliorumve animalium. Calendario Romano del 1962. Sacra Scrittura nella versione di mons. Antonio Martini (Matteo 19, 21; Matteo 6, 34). Catechismo della Dottrina Cristiana di san Pio X, Dell'invocazione dei Santi.