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Beatificazione di Fulton Sheen: l'Ora Santa, misura di una vita
L'arcivescovo Fulton Sheen sarà beatificato il 24 settembre 2026 a Saint Louis; la sua vita si misura sull'Ora Santa che la tradizione ha sempre insegnato.

L'arcivescovo Fulton J. Sheen (1895-1979) sarà beatificato il 24 settembre 2026, nel corso della Messa di beatificazione celebrata al Dome at America's Center di Saint Louis. Il cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto della Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari del Dicastero per l'evangelizzazione, la presiede come rappresentante del Papa. Il miracolo riconosciuto per la beatificazione è la sopravvivenza alla nascita di James Fulton Engstrom, la cui madre, Bonnie Engstrom, è scrittrice.
Ordinato sacerdote a Peoria, nell'Illinois, nel 1919, Sheen riposa nella cattedrale di Santa Maria dell'Immacolata Concezione della stessa città. I giorni che hanno preceduto la cerimonia sono stati scanditi da una novena di Ore Sante, dal 15 al 23 settembre a Peoria, da una Messa del cardinale Tagle in cattedrale il 22, e dai vespri a Saint Louis il 23.
Durante la sua vita, Sheen fu un predicatore conosciuto in tutto il paese: diresse e condusse alla radio «The Catholic Hour» (1930-1968), poi in televisione «Life Is Worth Living» (1952-1957), seguito da milioni di ascoltatori e telespettatori, molti dei quali non erano cattolici, e numerose conversioni furono attribuite alla sua influenza. Ma il filo che attraversa tutta la sua vita non è l'antenna: è l'Ora Santa, l'adorazione quotidiana davanti al Santissimo Sacramento, che egli adottò durante la sua formazione al seminario San Paolo (1917-1919) e che non abbandonò più.
L'adorazione dovuta al Santissimo Sacramento
La Chiesa non ha mai tenuto l'Eucaristia per un semplice memoriale. Il Catechismo del Concilio di Trento insegna che i fedeli devono rendere a «questo celeste Sacramento gli onori divini che merita», poiché esso contiene «l'Autore stesso, e il Principio di ogni santità». Il culto di latria, dovuto a Dio solo, spetta dunque all'Ostia consacrata. Adorare il Signore realmente presente non è una devozione facoltativa nata da un temperamento pio: è la conseguenza esatta di ciò che la fede confessa.
E questa adorazione ha una misura che il Signore stesso ha fissato. Al Getsemani, trovando i suoi discepoli addormentati, disse a Pietro: «Cosi, adunque non avete potuto vegliare un'ora con me? Vegliate, e orate, affinché non entriate nella tentazione» (Mt 26, 40-41). L'Ora Santa non inventa nulla; risponde a questo rimprovero.
La misura
Sheen prese quest'ora alla lettera. Ne fece il centro delle sue giornate, ogni giorno, per tutta la vita, e ne parlava senza giri di parole: «L'Ora Santa diventa come una bombola d'ossigeno per ravvivare il soffio dello Spirito Santo in mezzo all'atmosfera fetida e corrotta del mondo.» Una vita sacerdotale costruita sull'adorazione quotidiana del Santissimo Sacramento si tiene tutta intera nella linea di ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Su questo punto non c'è nulla da correggere e tutto da trattenere.
Ciò che il fedele deve ricordare
Ciò che il mondo conserva anzitutto di un tale uomo è la celebrità e l'antenna. Non è là che si misura una vita. Quando la Chiesa eleva un uomo agli altari, non canonizza i suoi successi: designa ciò che, nella sua vita, fu conforme alla santità. Qui, questo dito indica l'ora di silenzio davanti al tabernacolo. Il fedele che vuole onorare questa beatificazione non deve imitare un talento; ha un'ora da donare.
Fonti. Catechismo del Concilio di Trento (1566), del sacramento dell'Eucaristia, sugli onori divini dovuti al Santissimo Sacramento. Vangelo secondo san Matteo 26, 40-41 (Vulgata, versione Martini, 1769-1781).